Mercati cari, aspettando una correzione…

Quante volte sentiamo dire (o diciamo noi stessi) il mercato azionario è troppo caro, meglio aspettare prima di fare l’investimento.

Questa frase tende ad essere più o meno presente in ogni momento di mercato, quando si è in basso, perchè si teme di prendere il coltello per la lama quando sta cadendo, e quando si è in alto. E’ la solita storia di chi non vuole fare la figura del fesso e perciò si preferisce rimanere liquidi in attesa di acquistare a prezzi ribassati.

Già, ma se come succede di questi tempi per oltre un anno non arriva nemmeno una correzione superiore al 10% che si fa? Siamo sicuri che il beneficio di attendere la correzione superi quello di investire fin da subito?

A questo bel quesito qualcuno ha provato a rispondere qui . Continua a leggere

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Giusto rischio per cattivi momenti

Uno dei pensieri ricorrenti che attanagliano le menti degli investitori  è legato al rischio di entrare su quotazioni azionarie particolarmente elevate subendo, dopo pochi mesi, una maxi correzione nell’ordine del 30, 40 o 50%.

E’ già successo, potrebbe risuccedere. E’ anche vero però che i due eventi visti nel 2000 e nel 2007 possono essere annoverati tra gli eventi “epocali” come la crisi del ’29.

Come ripeto spesso investire è anche un gioco di probabilità ed essere bravi significa stare dalla parte con maggiori percentuali di successo. Se vi dico che la media delle perdite subite dalla borsa americana nella sua storia quando la caduta supera il 20% è stata del 35%, la cosa può consolarvi?

Non credo, però aiuta e prendendo spunto da un bel post di Jonathan Clements sul suo blog HumbleDollar facciamo un esercizio che credo potrà essere utile a tutti. Continua a leggere

Ignoranza Intenzionale

In un recente articolo sul WSJ, Jason Zweig autore del libro Il Piccolo Libro che Salva i tuoi Soldi ha commentato un tipico comportamento degli investitori, quello dell’ignoranza intenzionale.

In un sondaggio americano condotto tra investitori benestanti è emerso che le aspettative di lungo periodo per un investimento bilanciato è del 8.5% in termini reali. Questo significa 2.5% da bond e 12.5% da azioni su un portafoglio bilanciato 50/50. Tutto può succedere, ma che con le valutazioni di questi mesi l’azionario possa fare di più della media storica ci pare un attimino azzardato.

Ottimismo ed eccesso di fiducia nei propri mezzi e capacità (o di quelle dei consulenti finanziari) genera aspettative decisamente irrealistiche, fonte di delusione in futuro. In realtà l’ignoranza intenzionale è proprio la volontà di rifiutare una realtà che di fatto minerebbe i nostriu progetti e soprattutto comporterebbe sacrifici (di risparmio) ulteriori. Preferiamo mettere la testa sotto la sabbia, cullarci con ricorsi storici irrealizzabili oppure pensare di essere i più furbi facendo meglio, molto meglio del mercato. Continua a leggere

Pillole di Esperienza Finanziaria

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Il blog di Lance Roberts è sempre fonte interessante a cui attingere. Nelle scorse settimane l’advisory americano ha pubblicato delle linee guida di investimento che racconta di aver appreso negli ultimi 30 anni di carriera. Ognuno potrà fare le considerazioni del caso ma ecco uno stralcio dell’elenco con a seguire i commenti del sottoscritto:

  • Investire non è una competizione. L’invidia è una brutta bestia e troppo spesso si fanno confronti con i risultati degli altri. Quando investiamo i nostri soldi non dobbiamo arrivare prima o dopo i nostri amici o colleghi di lavoro, dobbiamo centrare i nostri obiettivi, punto!
  • Le emozioni non devono trovare spazio quando si investono soldi. Se siete dei romantici o dei sognatori o pensate che lo vostre sensazioni creeranno valore, rischiate grandi delusioni e i vostri soldini hanno alte probabilità di cambiare padrone.
  • Le valutazioni di mercato sono degli indicatori di timing scadenti. No comment è corretto sia lato obbligazionario che azionario.
  • Fondamentali e dati economici guidano le decisioni di investimento di lungo periodo, la paura e l’euforia quelle di breve. Anche su questo poco da dire se non che dovete sforzarvi di capire che razza di investitore siete. Troppo pauroso? Troppo aggressivo? Siate onesti ed investite di conseguenza senza sforzarvi di essere diversi.

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Fregati, anno dopo anno

Oggi post breve ma che vuole essere un memo per chi inizia l’anno con propositi bellicosi. Il desiderio di partire alla grande con guadagni favolosi, arbitraggi sempre azzeccati con tanto di onda perfetta sul trend secolare che sta per partire, è un classico come buon proposito di inizio anno.

Poi nel giro di qualche settimana tutto va a naufragare, ma è innegabile come l’industria finanziaria e quella dei media hanno le loro colpe soffiando sul fuoco.

Nel 1940 il periodo medio di possesso di un’azione in America era 7 anni, oggi è di 1 mese!

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Tutto è più frenetico è vero, ma dietro questo c’è un’industria che guadagna se il cliente “muove” i soldi. E se il cliente muove i soldi vuole anche essere costantemente informato ed ecco che carta stampata e digitale appunto soffiano sul fuoco affinchè il movimento dei titoli finanziari sia continuo.

Se come ben sapete la finanza non è un gioco a somma zero, chiedetevi che senso ha per voi fare trading così frenetici se il vostro piano di investimento deve durare lustri o decenni. Tanto per rinfrescare la mente vi consiglio questo post. Continua a leggere

Come perdere denaro nel 2017

Il blog inglese Monevator pubblica da un paio di anni a questa parte post in cui “consiglia” come perdere denaro nel nuovo anno che arriva. Ovviamente un titolo che gioca sulle parole e che probabilmente attirerà meno i lettori alla ricerca del numero giusto sulla ruota dei mercati finanziari.

Ma se all’inizio di ogni anno troviamo oroscopi o consigli su come mangiare bene per il resto dell’anno, perché non stilare una lista dei comportamenti virtuosi in ambito di investimento?

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Estrapolando qualcosa da Monevator e aggiungendo qualcosa di nostro, vediamo dunque cosa evitare nell’anno appena iniziato per migliorare il benessere dei nostri investimenti:

  • Abbonarsi a siti internet smaccatamente negativi, pessimisti o ribassisti. Non è negare la realtà, è evitare di cadere nella trappola degli estremi (vi consiglierei di non abbonarvi nemmeno a quelli sempre ottimisti, ma ne vedo pochi in giro).
  • Acquistare libri dai titoli accattivanti. O troppo catastrofici (con parole tipo depressione, stagnazione, bolla, ecc…) oppure troppo tentatori (come diventare ricchi, soldi subito, arricchisciti come Buffett, ecc…).
  • Fare eccessiva movimentazione sul vostro deposito titoli. E’ ormai accertato da studi accademici che troppo trading nuoce alla salute dei vostri soldi. I costi sono certi, i risultati sono incerti e spesso negativi (ricordate sempre che la finanza è un gioco a somma zero, anzi peggio di zero).
  • Mediare al ribasso o vendere al rialzo. E’ un classico, ma la tentazione di mettersi in tasca 100 Euro di utile guadagnato in un paio di settimane è forte. Quando gli stessi 100 Euro se ne stanno andando difficile ammettere l’errore e allora via a rincarare la dose mediando al ribasso.

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Le 10 regole d’oro di Bob Farrell

Bob Farrell è un di quei veterani di Wall Street che con l’esperienza accumulata nel corso degli anni sui mercati finanziari ha potuto permettersi di sfornare pillole di buon senso e consigli che ogni investitore farebbe bene ogni tanto a ricordare. Le famose “10 regole di investimento” di Bob Farrell sono tanto ovvie quanto difficili da mettere in pratica in modo sistematico.

Noi ve le ricordiamo, poi l’esercizio di training autogeno tocca a voi.

  • I mercati finanziari si muovono seguendo il principio della mean reversion, ovvero tendono a ritornare verso le medie di lungo periodo.
  • Gli eccessi rialzisti o ribassisti di un movimento tendono a sfociare in un movimento analogo ma dalla parte opposta. Come il movimento di un pendolo viene rispettata la terza legge di Newton secondo la quale per ogni azione ce ne sarà un’altra uguale nella direzione opposta, i mercati tendono a muoversi nella stessa maniera all’interno di un trend.
  • Non ci sono nuove ere, ma ci sono sempre nuove mode capaci di attirare gli investitori nella speculazione. Il tipico “questa volta è differente”.

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  • Salite rapide e vertiginose hanno sempre come controaltare discese altrettanto brutali. Difficile scamparla con una lunga fase laterale senza perdite.
  • Il punto precedente ha spesso il sopravvento su ogni ragionamento razionale impostato su obiettivi e lungo periodo.
  • L’ampiezza di mercato è fondamentale. Quanto un rialzo è sostenuto da poche azioni allora non si può definire sostenibile.
  • I mercati orso (ribassisti) vivono tre stadi. Una prima pesante correzione che lascia smarriti e confusi. Una seconda fase di rimbalzo che genera la speranza e la fiducia. Una terza fase di nuovo pesante ribasso che lascia spazio a scoramento e depressione.
  • Quando tutto gli esperti sono d’accordo sulla direzione di un mercato state all’erta e cominciata a ragionare in modo contrarian.
  • La psicologia dell’investitore si ripete in modo ciclico. Quando il mercato sale è tutto merito del talento, quando scende della sfortuna.

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I 7 Vizi Capitali dell’investitore

Libro consigliato per l’estate: Padre ricco padre povero. Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro

Il sito BusinessInsider.com ha stilato i 7 “vizi capitali” degli investitori medi. Concetti che in modo sparso abbiamo già incontrato nel blog ma che mettendoli insieme hanno il pregio di fissare una volta per tutte concetti che tutti noi tendiamo a dimenticare quando investiamo.

1) Overconfidence, ovvero la troppa fiducia nelle nostre capacità di individuare le occasioni giuste di mercato. Ci sentiamo dei guru della finanza e sopravalutiamo le nostre scelte creando portafogli poco diversificati e molto influenzati dalla volatilità.

2) Ancoraggio mentale, ovvero il fossilizzarsi sulle idee che in origine ci hanno portato ad una certa scelta di investimento senza avere l’umiltà di cambiare idea quando nuove informazioni giungono alle nostre orecchie. Uno dei problemi più comuni in questo caso è quello dell’amplificarsi delle perdite di un investimento palesemente errato.

3) Rappresentatività, ovvero prendere fattori positivi del passato e traslarli nel futuro senza che possano subire modifiche. Se le ultime trimestrali hanno mostrato sempre utili in crescita, allora anche la prossima trimestrale sarà positiva. Se un’azienda offre ottimi prodotti sarà un buon investimento di borsa. Continua a leggere

Dinamici Non Significa Migliori

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Vi siete  mai chiesti quanto denaro avete perso per strada per effetto di comportamenti sbagliati tipo eccesso di operatività ( e quindi di costi) oppure vendite/acquisti irrazionali presi da panico o euforia?

Questo rendimento smarrito durante il cammino è stato chiamato behavior gap dal celebre articolista americano Carl Richards. Il tema non è nuovo e tanti sono stati gli studi accademici fatti sul tema. Il Robo-Advisors Betterment ha messo  in un grafico queste stime.

betterment beviour gapFonte Betterment Continua a leggere

Il Costo della Soggettività

Nell’articolo Pochi vincenti ma buoni, Pareto docet abbiamo mostrato come  il 20% delle azioni americane è stato responsabile del 80% della performance finale dell’indice tra il 1989 e il 2015.. A rafforzare un concetto che dovrebbe convincere ogni investitore circa la bontà della diversificazione   (e l’utopia del market timing e dello stock picking fai da te) un bel grafico pubblicato dalla banca americana Wells Fargo.

Privarsi in ogni trimestre  dal 1985 al 2015 delle prime 10 azioni per performance dell’indice americano più completo e diversificato, il Russell 3000 (quindi lo 0,33% del totale delle società quotate), ha generato una sottoperformance media dal 1985 del 2% rispetto all’indice stesso.

Se a questo aggiungiamo il costo dei prodotti utilizzati per replicare il parametro di riferimento e poi gli errori comportamentali di ogni singolo investitore, il gap rischia di essere molto più ampio.

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Non conoscendo le performance dei prossimi anni, possiamo però evitare di adottare comportamenti dannosi per la salute del nostro portafoglio.

L’asset allocation è fondamentale, ma quando scegliamo i componenti che vanno a creare il mosaico, cercare di personalizzare troppo il quadro  in termini di tempi, gestori, tattiche di breve periodo e altro ancora, rischia di creare una specie di rumore di fondo capace di farvi deviare dalla traiettoria ideale.

Così andrà a finire che cercherete di incolpare qualcuno o qualcosa per rendimenti che non soddisfano le vostre aspettative, attese magari gonfiate in partenza dal solito effetto di basarsi sui dati del passato e non su numeri che sarebbe ragionevolmente attendersi sulla base delle informazioni che ogni giorno il mercato trasmette a ogni investitore.

Leggi anche: Pochi vincenti ma buoni, Pareto docet