Perchè i giovani investitori sono avversi al rischio

Corsi, Parti, Forex, Analisi, Grafico

Sei giovane e ti puoi permettere di investire con una dose di rischio più elevata. Stai per andare in pensione (o ci sei già) ed è meglio se cominci ad investire in un maniera più conservativa.

Quante voglie vi siete sentiti dire questa frase da un consulente oppure l’avete letto su blog come questo?

Tante, ne sono sicuro. Per chi è alla ricerca di un punto fermo su come investire i propri soldi questo macro concetto potrebbe essere un porto sicuro verso il quale convergere. In realtà diverse volte abbiamo scritto che, pur essendo vero in linea di principio, questo assunto deve essere sempre contestualizzato.

Oltre a questo l’impressione che ha sempre avuto il vostro blogger è che questi concetti sono molto più facili da dire che da realizzare. Un interessante studio inglese pubblicato nei mesi scorsi ci dice anche perché.

Lo studio è quello dei ricercatori del Pensions Institute of Case Business School di Londra e potete scaricalrlo gratuitamente qui. Ringrazio il sempre ottimo blog di Joachim Klement per la segnalazione.

L’analisi statistica fatta su circa 4 mila inglesi ha fatto emergere un primo concetto chiave.

Non è vero che il dolore di una perdita è sempre doppio rispetto alla gioia di un guadagno. Dipende. Continua a leggere

Quell’istinto di sopravvivenza che spesso rovina i piani finanziari

Mano, Lifebuoy, Boa, Annegamento, Vita

Kahneman e Tversky sono i due psicologi ai quali dobbiamo tantissima di quella finanza comportamentale che oggi aiuta ognuno di noi ad investire con buon senso senza commettere errori capaci di compromettere un progetto finanziario di lungo periodo.

Uno dei punti più celebri della Prospect Theory di Kahneman e Tversky è legata all’avversione alle perdite.

Per la maggior parte degli investitori la motivazione di evitare una perdita è superiore a quella di realizzare un guadagno. Il mistero attorno a questo fenomeno è ancora fitto anche se la spiegazione antropologica appare la più convincente. Preferiamo evitare le perdite per istinto di sopravvivenza, un istinto che nel nostro cervello continua a serpeggiare fin dall’età della pietra. Continua a leggere

Se avessi comprato… adesso sarei ricco

Speranza, Rimpianti, Futuro, Passato

Quando un mercato sale in maniera prepotente come negli ultimi mesi, oppure quando asset alternativi fino a poco tempo fa semi sconosciuti realizzano guadagni in tripla cifra, tra molti investitori di tutto il mondo serpeggia il rimpianto.

Il rimpianto per non aver comprato una certa azione o una certa criptovaluta. Il rimpianto per aver venduto troppo presto quella che si è rivelata essere la nuova Amazon, Il rimpianto per non aver ascoltato l’amico o il sito internet votato al trading che una ne prende e dieci ne sbaglia ma al quale continuiamo a dare credito confermando in pieno la teoria del broker di Baltimora.

In mesi esaltanti come quelli che stiamo vivendo questo bias del rimpianto è vivo più che mai.

Ma tra le cose che più mi fanno sorridere ci sono frasi del tipo

Se avessi comprato bitcoin quando stava a 1000 $ ora sarei ricco.

O ancora

Se avessi comprato Tesla quando stava a 100$ avrei raggiunto l’indipendenza finanziaria in meno di 2 anni senza dover sorbirmi quella pizza del lungo periodo e della diversificazione.

Oppure

Se avessi messo tutto in borsa due anni fa avrei raddoppiato il mio capitale, altro che obbligazioni per ammortizzare il rischio.

Lo confesso anche il sottoscritto nel corso della sua carriera ha fatto questi pensieri che non sono affatto impuri, ma sono semplicemente inapplicabili e ora lo dimostrerò. Continua a leggere

Quello che temo succederà

Domande, Chi, Cosa, Come, Perché, Dove

Frequentando da qualche mese le discussioni a tema finanza personale presenti su Reddit (questa la pagina e se volete seguire i nostri commenti ci trovate come u/Investbuonsenso) ho la netta sensazione che la grande offerta degli ETF sui quali sta investendo una buona parte dei Millennials e quasi tutta la Gen Z, sta creando aspettative distorte. Ma di quale tipo di distorsione sto parlando?

Le buone intenzioni che vengono palesate spesso nelle discussioni sono evidenti e di questo mi rallegro. Anni di martellamento su diversificazione degli investimenti piuttosto che prodotti a basso costo passivi, o ancora l’importanza di un’adeguata scorta di sicurezza stanno dando i loro risultati.

L’educazione finanziaria sta insomma lentamente crescendo. Quello che mi pare mancare in buona parte di questi propositi è la quasi totale assenza di obiettivi ben definiti oltre che la creazione di un vero e proprio piano di investimento. Nulla di nuovo sotto al sole. La pigrizia umana trova grande sponda nel mondo degli investimenti. Meglio seguire le mode o i sogni del ricco subito, piuttosto che leggere, studiare, contestualizzare e progettare.

Purtroppo non basta avere 25 anni e scegliere l’ETF Vanguard Ftse All World come destinatario del piano di accumulo dei prossimi anni per essere bravi investitori. Continua a leggere

L’effetto Dunning-Kruger nel mondo degli investimenti

Viviamo nell’era della conoscenza più o meno disponibile per tutti. Viviamo però anche un momento storico dove grandi società multinazionali decidono di ridurre o addirittura eliminare gli annunci pubblicitari su Facebook perché il mondo social sta diventando una vetrina più per ignoranti esibizionisti che per persone intelligenti che hanno qualcosa da dire e da insegnare.

Effetti collaterali della libertà di espressione della rete.

In pratica questo lago immenso di cultura che abbiamo a disposizione oggi con internet e dal quale attingiamo in maniera a volte un po’ disordinata (e non sempre da sorgenti di acqua pulita), sta aumentando una consapevolezza in ognuno di noi,

La consapevolezza che stiamo diventando, quasi a costo zero, esperti di tante cose con il diritto (o la superbia) di controbattere alla pari su temi spiegati da studiosi che hanno passato buona parte della loro vita a spulciare libri e ricerche. Furbi noi, perditempo loro, questa quella che rischia di essere l’associazione più semplice ed immediata.

Siamo insomma di fronte all’ispessirsi in maniera parabolica del cosiddetto effetto Dunning-Kruger. Continua a leggere

7 regole di finanza comportamentale applicate al 2020

Ansia, Nube Di Parola, Parola, Cronica

Con la solita maestria Jonathan Clements ha pubblicato qualche mese fa un articolo nel quale incapsulava il momento di mercato all’interno di 7 comportamenti tipici della finanza comportamentale che ci portano a scelte non sempre felicissime lato investitore. E’ passato un pò di tempo e quindi cerchiamo di ricalcare quell’articolo con un update sui temi del momento.

Cominciamo

Recency bias: Come indicato sul sito di Consob la definizione di questo comportamento è la seguente.  In periodi di crisi proiettarsi verso scenari positivi può apparire una forzatura. L’idea che i prezzi di mercato possano tornare a salire viene sopraffatta dall’informazione relativa ai recenti cali dei valori di mercato, che diventa saliente fungendo da àncora (euristica dell’ancoraggio). Gli individui, infatti, tendono a recuperare nella memoria l’informazione più recente (in base all’euristica della disponibilità) e a basare su quella le loro aspettative per il futuro (recency bias).

Nel 2019 le borse mondiali avevano guadagnato il 30%, nel 2020 stanno guadagnando poco più del 2%. Dove finisce la nostra mente quando riflettiamo sulle prospettive? Sull’ultimo numero disponibile, ovvero in questo caso la perdita. Naturalmente vale anche la considerazione contraria innescando euforia quando le performance sono particolarmente eccitanti. Continua a leggere

Fumare fa male, anche agli investimenti

 

Non-Smoking, Cigarette, Forbidden

  • Il fumo fa male ai polmoni, ma anche agli investimenti secondo una recente ricerca tedesca
  • Un fumatore risparmia in media un mese e mezzo in meno rispetto ad un non fumatore secondo la ricerca
  • eccessivo turnover degli investimenti e mancanza di autocontrollo tra le cause di questa sottoperformance

Fumare fa male, non solo alla salute ma anche ai nostri investimenti finanziari.

Questo l’esito di una interessante quanto originale ricerca dell’università di Francoforte

Su un campione di 3.553 investitori fumatori comparati a 10.091 non fumatori sono emersi dei risultati molto interessanti.

Il rendimento annuo al lordo delle commissioni di un portafoglio di investimento di un investitore fumatore è risultato più basso dello 0,81% rispetto al non fumatore. Al netto delle commissioni questo rendimento è risultato più basso del 2,57%. Il turnover mensile di portafoglio di un investitore fumatore è risultato dello 0,57% più alto. Un fumatore risparmia in un anno per 1.5 mesi in meno rispetto a chi non consuma sigarette. Continua a leggere