L’asset allocation di Archeowealth (aggiornamento terzo trimestre 2016)

Siamo a fine trimestre ed è come sempre doveroso fare un tagliando ai nostri portafogli di investimento. Senza essere troppo frenetici o ansiosi, fissare un momento nell’anno per capire dove stiamo andando è importante.

Possiamo verificare se la quantità di risparmio è adeguata, se serve altro per compensare rendimenti non eccezionali, oppure se la nostra asset allocation ha bisogno di qualche piccolo ritocco o ribilanciamento.

Andiamo così a vedere come si sta comportando il portafoglio di Archeowealth che a fine anno raggiungerà i 24 mesi di vita essendo partito in contemporanea con questo blog.

Da inizio anno il rendimento continua ad essere molto interessante (4,3% al netto dei costi già inglobati nel calcolo della performance) e questo porta il nostro controvalore di partenza (50.000 Euro al primo gennaio 2015) a oltre 55.000 Euro. Questo significa +10,5% dalla partenza e soprattutto un buon cuscinetto ammortizzatore nel momento in cui i mercati entreranno in tensione.

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Nessuna ricetta magica, ma semplice diversificazione con azionario ed obbligazionario equamente pesati. La prudenza estiva ci aveva spinti ad assumere un sovrappeso di liquidità pari al 10% del totale investito, ma a questo punto riteniamo doveroso rimettere al “lavoro” almeno 5 punti di cash dirottandoli sull’azionario, nello specifico sull’azionario europeo ad alto dividendo. A questo punto  il peso azionario totale passa al 44%.

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La competizione è serrata anche con il nostro Geowealth che come tutti i fine mese fa girare il suo algoritmo di trend following e si posiziona di conseguenza.

Il +4,8% collezionato da inizio 2016 lo lascia ancora in testa e questo non ci stupisce vista la similitudine dell’esposizione azionaria condita però (buon per lui) da un maggior peso della componente monetaria (14%). La volatilità degli ultimi giorni non fornisce nuovi segnali di ingresso e l’asset allocation rimane così invariata ad ottobre.

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Prossimo appuntamento a fine anno.

Re Dollaro

Capire da che parta potrà andare in futuro una valuta è un esercizio molto complicato, ma una divisa in particolare ha un impatto notevole su tutti i portafogli di investimento. Stiamo parlando del Dollaro americano.

Non ci vuole molto a capire perchè questa affermazione non può essere smentita da nessuno. Il Dollaro è la valuta di riferimento mondiale con la conseguenza che la maggior parte degli asset finanziari, dei fondi di investimento, degli Etf, ecc… sono denominati in Dollari per poi successivamente ed eventualmente essere declinati in Euro per la commercializzazione.

Questo rende pressochè impossibile (e poco saggio) costruire un portafoglio privo del rischio di cambio, con gli asset manager e i consulenti che cercano continuamente di mixare la giusta quantità di biglietti verdi in portafoglio. Oltretutto in questo momento storico avere Dollari Usa significa avere un vantaggio di rendimento superiore al 1% annuo. Per questo motivo tatticamente, tentare di aumentare l’esposizione in Dollari nel momento giusto unisce al  vantaggio di tasso quello valutario. Spesso e volentieri non basta l’analisi tecnica per arrivare a certe conclusioni ed il risultato non sempre è garantito rendendo perciò opportuna una diversificazione nel rischio cambio indipendentemente da quello che si pensa possa accadere. Scommettere su una valuta va bene, ma siccome non abbiamo mai la certezza di essere nel giusto, è corretto non farne una strategia dominante ma solo residuale. Continua a leggere