Problemi di resistenza

Pubblicato nel mese di luglio il report SPIVA , documento dal quale si desume la cosiddetta “Persistance Scorecard”, ovvero quanti fondi collocati negli Stati Uniti sono riusciti a mantenersi nei quartili più alti in termini di performance battendo di fatto un investimento a replica passiva che come ben sappiamo altro non fa che cercare di copiare l’andamento di un indice.

Come scrive S&P Dow Jones Index che cura questo rapporto, il detto “le performance passate non sono un indicatore di quelle future” è assolutamente azzeccato.

Non voglio commentare con tante parole questo rapporto, credo che i numeri risulteranno per tanti di voi molto parlanti.

Dei fondi azionari che erano al top nel primo quartile nel 2014 (571), nel 2015 erano ancora sulla cresta dell’onda il 30.4%, diventati il 7.8% nel 2016, lo 0.18% nel 2018. Continua a leggere

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Fatti delle domande, datti delle risposte

Una delle leggende metropolitane presente nel mondo dei fondi di investimento a gestione attiva è quella della (presunta) protezione maggiore che questi prodotti offrono nelle fasi negative di mercato. Ne abbiamo già parlato in questo post, ma ci conforta sapere che anche un “santone” dell’editoria finanziaria come Jason Zweig ha di fatto smontato questa idea distorta del vantaggio competitivo della gestione attiva durante i ribassi.

Personalmente credo che la gestione attiva offra comunque qualche vantaggio sia nelle fasi di discesa che di salita, ma solo in alcune particolari nicchie di mercato e comunque in termini non così eclatanti come qualcuno sistematicamente vuole farci credere. Del resto come ben sapete in finanza il gioco è a somma zero e se investiamo in fondi (ed anche ETF) il banco vince sempre.

L’autore del best seller Il piccolo libro che salva i tuoi soldi. Come avere la meglio su mercati rischiosi, sui truffatori e su voi stessi ha citato sul suo blog una ricerca condotta dal professor Rui Dai della Wharton Research Data Services. Lo studio ha preso in considerazione le performance dei fondi a partire dal 1962 ed il risultato non può certo dirsi esaltante. Continua a leggere

Squadra che perde…scompare (Update SPIVA 2016)

Pubblicato il rapporto di fine 2016 SPIVA U.S. Scorecard , un documento che la società S&P Dow Jones Indices  pubblica regolarmente da anni e che come abitudine commentiamo sulle pagine del blog.

La novità di quest’anno è l’analisi su un orizzonte temporale più lungo (15 anni) delle over/under performance dei gestori di fondi americani.

Purtroppo per loro la storia si ripete, giustificando da questo punto di vista il flusso di denaro che sta favorendo fondi indice ed ETF.

Cominciano dall’anno 2016 dove si nota un miglioramento generalizzato da parte dei gestori attivi che “solo”  nel 60% dei casi sottoperformano il benchmark. Se questo sembra un numero comunque elevato ricordiamo che nel 2015 eravamo al 74% e nel disastroso 2014 al 86%. Numeri che pesano sulla percentuale a 5 anni la quale mostra una percentuale di fondi peggiore del benchmark nell’85% dei casi. Continua a leggere

Un metodo originale per scegliere i gestori di fondi

I fund selector di tutto il mondo basano le loro valutazioni su una miriade di indicatori di rischio, performance e informazioni varie di ogni tipo.

Quello che però è apparso sul sito del National Bureau of Economic Research americano  credo che rappresenti un metodo di selezione del gestore a cui nessuno aveva pensato prima d’ora.

Lo studio è stato orientato sulla capacità di produrre extra rendimento da parte dei gestori di fondi che hanno investito nell’azionario americano tra il 1975 e il 2012. Quello che si voleva capire era se il background di reddito (in pratica se i gestori erano originari di famiglie ricche o meno ricche) poteva influire sulle performance dei prodotti da loro gestiti  ed anche sullo stile di gestione. La risposta (e lo dico con grande piacere) è sì.

manager

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Tanta fatica per avere l’1% in più…

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Supponiamo di avere a disposizione 10 mila Euro e la possibilità di risparmiare 100 Euro al mese per i prossimi 10 anni. Nel 2026 avremo di fatto accantonato 12 mila Euro che si aggiungono ai 10 mila esistenti.

Questi 22 mila Euro potranno seguire varie strade. Se ipotizziamo un rendimento medio annuo composto del 5%, il montante finale che potremo riscattare sarà di 32.137 Euro. Se facciamo lo stesso esercizio con un rendimento atteso del 6% il montante diventerà di 34.674, circa l’8% in più.

Questi numeri a distanza di 20 anni diventano rispettivamente 68.196 Euro per un rendimento annuo del 5% e 78.862 Euro per un rendimento annuo del 6%, il 15% in più.

Più passa il tempo (e più salgono gli importi di denaro investiti), più un risparmiatore è ovviamente ingolosito; ecco allora ecco che qui si infila il mitico alfa, ovvero la capacità del gestore di produrre rendimenti superiori a quello di un benchmark.

Supponiamo di non considerare i costi di un fondo e di prendere in considerazione solo il fatto che la gestione è attiva proprio per cercare di produrre alfa.

Alcuni studi hanno stimato un excess return dei gestori di fondi americani compreso tra il -8% e il +5%. Ovviamente non voglio prendere questi numeri per oro colato, ma che esista una grande variabilità nella possibilità di battere il benchmark da parte dei gestori è fuori di dubbio; noi vogliamo democraticamente sintetizzare quesot alfa medio in circa l’1%. Dobbiamo però trovarlo questo gestore ed ecco che qui comincia un lavoro piuttosto difficile. Continua a leggere

Luoghi Comuni

Quella miniera di spunti di discussione che è il blog di Jonathan Clements ha indicato nei giorni scorsi alcuni  luoghi comuni che ognuno di noi sente raccontare nel momento in cui raggiunge l’età adulta e che hanno a che fare con i soldi e gli investimenti.

Vediamone alcuni a cui il sottoscritto aggiunge qualche commento personale.

  • Le azioni sono rischiose. Certo che lo sono rispetto ad obbligazioni e liquidità, ma questo vi esenta dalle perdite? Assolutamente no, poiché liquidità e bond trovano nell’inflazione quel killer che le rende perdenti qualora la remunerazione nominale risulti troppo bassa.

    Quindi l’affermazione corretta è, ogni asset finanziario è rischioso (e in questi giorni anche i bond holders se ne stanno accorgendo) e niente e nessuno vi può garantire un risultato finale al netto dell’inflazione positivo.

  • Si possono battere i mercati studiando ed analizzando i mercati in maniera approfondita. Anche no a giudicare dal consueto rapporto SPIVA che indica come nel lungo periodo solo una stretta cerchia di gestori batte il benchmark e non in modo persistente. Anche ammettendo che esista la possibilità di avere un gestore geniale per qualche anno, come facciamo a sapere prima chi sarà la star per quell’anno?

Competenza e fortuna hanno un ruolo notevole nel mondo finanziario. La prima dovrebbe creare terreno fertile per istruire il cliente sul modo giusto di investire, NON per prevedere il futuro.

  • L’acquisto di una casa è sempre un valido investimento. Anche no a giudicare dagli ultimi 10 anni di prezzi degli immobili americani (appunto immobili!).

    Anche a giudicare dalle statistiche di lungo periodo citate da Robert Shiller e riportate qui l’affermazione risulta confermata.

  • Il mutuo immobiliare è sempre un ottimo investimento. La casa è una necessità e come tale il mutuo risponde a questa necessità.

    Che poi si trasformi in investimento redditizio vedi il punto sopra.

  • Quando siete giovani seguite le vostre passioni. La vita va vissuta, ma forse è meglio impegnarsi al massimo e spingere a mille per guadagnare il più possibile. Risparmiare una fetta importante di questi guadagni fin da giovani renderà possibile il raggiungimento dell’indipendenza finanziaria ad un’età che vi permetterà di godervi la vita.

    Giusta affermazione. Non siamo certamente tra coloro che incitano alla carriera a tutti i costi. Ma da giovani la mente è lucida, flessibile, si ricarica più in fretta. Quello che manca è l’esperienza e per questo bisogna cercare di scontrarsi con la realtà fin da subito, buttandosi nella mischia consapevoli che si può sbagliare, ma anche ricominciare perchè di tempo ce n’è un bel pò davanti.

  • La pensione è fatta per vivere l’ultima parte della vita in relax dopo le fatiche e lo stress dell’attività lavorativa. Giusto, ma siamo così sicuri di essere capaci di riempire ogni minuto con il relax? L’uomo è nato per progredire, per vincere sfide, per cercare soddisfazione e attestati di stima, e questo vale anche durante la pensione, altrimenti la fiammella della vita si spegne.

    E allora la pensione è fatta sì per godersi il denaro messo da parte per una vita, ma è anche fatta per dare un senso a questo denaro e questo senso non sono solo viaggi o tv a pagamento. Questo è il miglior rendimento che potete ottenere dai vostri investimenti del passato ,vivere l’ultima parte della vita continuando ad aver voglia di leggere, studiare e scoprire.