Le 4 R

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Le 4 R sono le iniziali delle parole chiave che caratterizzano a nostro modo di vedere ogni ciclo di vita di un piano di investimento.

Reddito, Risparmio, Rendimento, Ritiro.

  1. Reddito: è l’elemento essenziale per risparmiare. Senza di esso è tutta filosofia. Prima di accantonare denaro bisogna preoccuparsi di trovare una fonte di reddito, mettersi in sicurezza con una adeguata scorta di denaro e poi cominciare a risparmiare. In questo caso i massimi sforzi devono essere orientati verso l’aumento delle entrate.
  2. Risparmio: risolto il punto 1, e sappiamo perfettamente quanto oggi è complicato, è necessario lavorare sulle spese per far sì che diventino strutturalmente inferiori ai redditi percepiti. La differenza ottenuto è il tanto desiderato risparmio e la giusta dose dello stesso è fondamentale per cominciare a ragionare su degli obiettivi. Automatizzate il più possile la fase di accumulo del risparmio per evitare di cadere in tentazione. In questo caso lo sforzo maggiore è di carattere comportamentale, rinunciare a consumi immediati per avere una ben più corposa quantità di denaro in futuro.
  3. Rendimento: dopo aver accantonato il denaro, sono soprattutto gli anni della maturità a generare il vero valore aggiunto del piano di risparmio. E’ qui che il motore della capitalizzazione composta comincia a generare l’effetto moltiplicatore ed è qui che dobbiamo trovare il giusto compromesso di asset allocation sulla base della nostra propensione al rischio. In questo caso lo sforzo principale deve essere rivolto alla massimizzazione del rendimento.
  4. Ritiro: arriva il momento in cui il risparmio accumulato (ed il rendimento che è stato generato dallo stesso) viene riscattato. Non tutto ovvio, ma gradualmente cominciamo a godercerlo nel momento del ritiro dal mondo del lavoro (o quando arriva il momento di raggiungere il nostro obiettivo). In questo caso il massimo sforzo deve essere finalizzato alla gestione del rischio del portafoglio che rimane investito. Non azzerare completamente le fonti di rendimento, ma nemmeno avventurarsi in percorsi accidentati che potrebbero rovinare i sacrifici di tanti anni.
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Guadagno, Risparmio, Accumulo e Ritiro

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Sono diverse le fasi che attraversa ogni persona durante il lungo processo di accumulazione del capitale finalizzato  al raggiungimento degli obiettivi.

La prima fase del processo è quella legata alla generazione di una forma di guadagno. Da lavoro o da rendita (ad esempio un affitto), quello che conta in questa prima fase è ottenere delle entrate monetarie con una relativa stabilità.

A questo punto si possono cominciare a fare valutazioni per accedere alla seconda fase, quella del risparmio. Per fare questo è inevitabile un confronto tra la quantità di entrate e la quantità di uscite. Se queste ultime sono superiori basta fare una valutazione oggettiva e comprimere tutto ciò che non è essenziale. A quel punto si può passare alla seconda fase.

Obiettivamente per un giovane che comincia a lavorare è difficile pensare che gli importi di denaro eccedenti l’essenziale siano molto alti ed allora ecco che il consiglio “spendi meno risparmia di più” rischia di essere poco utile. Forse il consiglio migliore in questa fase è risparmia quello che puoi, ma cerca di investire su te stesso per guadagnare di più al fine di risparmiare di più.

Entrati nella fase 2, quella del risparmio, i guadagni dovrebbero stabilmente stare sopra (di molto o di poco) le spese di tutti i giorni. Aumentano i debiti, aumentano magari i componenti della famiglia, aumenta anche l’ambizione di spendere di più per godersi la vita. Ecco che entra in gioco la classica mentalità del c’è tempo per risparmiare. Continua a leggere

Scuse e Ricorsi Storici

Qualche pensiero in libertà circa l’attuale momento di mercato prendendo spunto dall’ottimo blog http://thereformedbroker.com/
La recente impennata della volatilità a Wall Street è stata caratterizzata da una correlazione tra le varie asset class (azioni e bond in primis) molto più elevata rispetto alle medie storiche. Questo ha fatto saltare molti schemi di risk management costringendo gli operatori professionali a liquidare le posizioni quando il semaforo rosso si è accesso sugli alert di rischio dei portafogli.
In questo contesto anche i gestori cosiddetti “attivi” fanno fatica ad esprimere il loro presunto talento poiché la dispersione dei rendimenti tra le azioni tende a ridimensionarsi di fatto allineando tutti quanti sulla stessa linea. Continua a leggere

Budget di Rendimento per i Prossimi Anni

Scovare in rete delle analisi di aspettativa di rendimento delle varie asset class è sempre una piacevole sorpresa non tanto per la precisione dei numeri contenuti nella previsione (quasi mai esatti), quanto per capire come operatori professionisti vedono il mercato in un certo momento dell’anno.
Per quello che riguarda l’azionario ad esempio è gettonatissima la teoria di Shiller (il famoso Cape) sulla base della quale si possono stilare degli scenari di massima.
Non mi dispiace questa pagina poichè per ogni area economica possiamo avere un range di ipotesi di rendimento reale al netto di un’inflazione stimata del 1%; i numeri sono comprensivi dei dividendi incassati. Continua a leggere

Concentratevi su Cosa potete Controllare

Tra gli errori più comuni che gli investitori commettono in maniera sistematica ci sono alcuni evergreen duri a morire. Ottenere risultati positivi e migliori di quello che offre il mercato, oppure ricercare ostinatamente il timing di ingresso di un investimento sono solo due esempi. Fretta di entrare e timing giusto di ingresso mal si conciliano, ma soprattutto questi sono fattori fuori dal vostro perimetro di controllo mettetevelo in testa.

Non potete controllare l’andamento dei mercati domani o fra un anno o fra 10 anni e questo porta fuori dai vostri radar ogni tentativo di prevedere l’andamento dell’economia (ammesso che serva), oppure quale sarà il miglior fondo nel 2015, o l’azione che diventerà la nuova Apple. Continua a leggere

Investire sulla Borsa Americana

La borsa americana ha chiuso il 2014 con una crescita del 13,7% in versione total return andandosi ad incastrare nella casella di performance compresa tra il 10 e il 20% che negli ultimi 89 anni ha accolto ben 52 rilevazioni, praticamente il 59% del tempo totale di storia del mercato a partire dal 1926.

Questa frequenza può essere visualizzabile in maniera piuttosto agevole tramite il grafico della distribuzione dal quale desumiamo come raramente lo S&P500 chiude l’anno tra il 5 e il -5%.

spx1Altra considerazione statistica che possiamo fare sulla base dei dati storici è quella legata alla percentuale di tempo in cui lo S&P500 comprensivo di dividendi chiude in positivo; il 73% accumulato finora ci dice che ogni anno nuovo abbiamo 3 probabilità su 4 di chiudere con segno più.

spx2Come sempre è questione di linguaggio ed alcuni anni fa mi era molto piaciuto un esempio che illustrava in modo semplice come le persone cambiassero atteggiamento di fronte allo stesso dato ma comunicato con parole diverse. Se vi chiedessero di scegliere tra una vincita sicura al 100% di 80 mila Euro oppure avere l’80% di probabilità di vincere 100 mila Euro ed il 20% di non vincere nulla cosa scegliereste? Il 79% degli intervistati ha scelto la certezza degli 80 mila Euro. Questo perchè la parola usata era guadagno.

Ma se vi chiedessereo di scegliere tra il 100% di perdere 80 mila Euro e l’80% di probabilità di perdere 100 mila a fronte di un 20% di probabilità di non perdere nulla cosa scegliereste? L’81% degli intervistati ha preferito scegliere l’ipotesi che lascia un margine di possibilità di vittoria pur con il rischio di perdere tutto. Questo perchè è stata usata la parola perdita e la maggioranza di fronte ad una perdita certa preferisce giocarsi la possibilità di evitarla.

Scusate la digressione ed andiamo avanti con l’analisi storica e analizziamo quante volte la borsa americana ha ritornato rendimenti negativi dopo 5 anni di investimento. Continua a leggere

La Rivoluzione Tecnologica che cambierà il Modo di Investire

Alcuni mesi fa la Oxford University ha pubblicato uno studio in cui venivano stimati una serie di lavori che la tecnologia e i robot avrebbero rimpiazzato in futuro. Tra questi lavori vittima dell’automazione rientravano anche il 58% delle professioni di consulente finanziario (il personal advisor).

oxfordQuesto studio è stato un po’ snobbato dai consulenti i quali continuano a ritenere fondamentale il rapporto umano con la clientela per creare piani di investimenti duraturi e soprattutto efficaci.
Peccato che nell’arco di un anno l’avanzata dei ROBO-Advisors ha spiazzato tutti mostrando caratteristiche che, soprattutto per la fascia patrimonialmente più bassa della clientela, renderanno probabilmente molto reali le previsioni della Oxford University.

Negli Stati Uniti realtà come Continua a leggere