Un Portafoglio Anti Inflazione

In una recente analisi di ResearchAffiliates.com, gli analisti americani hanno cercato di capire qual’è  stato lo strumento di investimento (o il portafoglio composto da strumenti) capace di avere il maggior grado di correlazione con l’inflazione nel periodo 1993-2016.

La tabella riportata sotto porta una risposta.

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Considerando il valore che diamo spesso su questo blog alla diversificazione sarebbe impensabile cercare di ottenere una copertura dall’inflazione giocandosi  un solo prodotto.

Allora ecco che Research Affiliates ha simulato la correlazione di un classico portagoglio 60% azioni / 40 % bond (tutto USA) e la correlazione di un portafoglio suddiviso in parti uguali tra 5 asset. Commodities, prestiti bancari, high yield bond, REIT ed azioni dei mercati emergenti.

Il risultato del test è positivo con una correlazione positiva di quasi 0.5 in grado di collocarsi sul terzo gradino del podio.

Ovviamente l’inserimento di inflation linked avrebbe il potere di aumentare ulteriormente l’aderenza al movimento del tasso di inflazione, ma per chi vuole anestetizzare o quanto meno rendere profittevole una potenziale fase di inflazione nei prossimi anni, può avere senso cercare di creare un mini portafoglio satellite ben diversificato e composto dalle asset elencate sopra.

E’ evidente che in termini prospettici, ad oggi con il free risk (ovvero i titoli di stato) a rendimento negativo o prossimo allo zero e una deflazione che in modo subdolo serpeggia in Europa, queste asset class risultano ancora convenienti in termini di prezzo proprio perché scontano una bassissima quota di inflazione per il futuro. Quindi chi teme le fiammate di un futuro prossimo o remoto adesso sa come deve comportartsi.

Leggi anche: Gli asset di investimento reali per battere l’inflazione

Quando gli ETF sono Peggio dei Fondi a Gestione Attiva

L’Economist  ha pubblicato recentemente un articolo nel quale vengono messi a nudo tutti i limiti degli ETF che replicano gli indici obbligazionari high yield. Come abbiamo già spiegato qui l’investimento in strumenti di questo tipo non ci piace particolarmente essendo per noi preferibile investire in azioni di alta qualità piuttosto che su obbligazioni di scadente qualità. Detto ciò l’analisi dell’Economist mette in evidenza come non tutta la gestione attiva è da gettare visto che ci sono comparti dove gli ETF hanno grossi problemi di replica ed il mondo bond high yield è uno di questi. Continua a leggere

High Yield Sì, High Yield No

Morningstar di recente ha dedicato due articoli aventi ad oggetto gli investimenti in obbligazioni high yield, uno degli strumenti più gettonati dalla clientela privata (ma anche dai gestori che ricercano il rendimento assoluto) vista la penuria di rendimento offerta dall’intero mondo del reddito fisso. Per quello che riguarda la valenza dell’investimento nel lungo periodo ce ne siamo già occupati qui.

hyQuello che mi ha colpito di questi due articoli è la contraddizione del messaggio. In quello avente come autore il validissimo Samuel Lee  gli investitori che vogliono canalizzare i loro denari verso questo tipo di asset vengono invitati ad utilizzare strumenti a gestione attiva. Il motivo condivisibile è legato al fatto che la liquidità è un fattore critico per questi strumenti e il cosiddetto excess return può essere generato da gestori capaci di catturare occasioni anche molto illiquide sul mercato. Secondo Lee è un grosso errore utilizzare fondi passivi che replicano indici di un mercato con problemi di liquidità strutturali come quello degli high yield e del private equity.
La stessa Morningstar ha poi pubblicato un articolo in cui viene in realtà smentita la presunta superiorità della gestione attiva.
La tabella che riportiamo sotto ci fa vedere come nel 2014 il ritorno annuo dei fondi Continua a leggere

Perchè è preferibile acquistare un ETF piuttosto che un singolo Bond

S&P Dow Jones Indices ha pubblicato di recente una bella analisi sui costi medi di transazione al dettaglio (quindi quelli acquistabili da un comune risparmiatore un qualsiasi sportello bancario) che gravano sull’investitore in corporate bond ed high yield bond. La premessa è che siamo in America dove i costi sono più bassi, ma questi dati possono esserci utili, se confrontati ad esempio con un Etf equivalente, per capire i pregi o i difetti del possedere bond in forma individuale.
Di seguito la tabella di S&P che ovviamente tiene conto di commissioni di trading, ma anche dello spread denaro-lettera che ogni investitore lascia al mercato ogni volta che compra.

costo corporate

Tralasciando i Municipal Bonds, realtà tutta americana, possiamo notare come acquistare un corporate investment grade ha un costo di transazione implicito medio di 0,80%, mentre un High Yield del 1,65%. Poco, tanto? Per capirlo dobbiamo confrontarci con un Etf. Ho scelto due Etf Continua a leggere