Liberi di scegliere

Ben Carlson ha pubblicato sul suo blog  un articolo molto pragmatico su quello che un investitore può fare dopo aver letto, riletto, sentito, risentito che i mercati azionari sono cari. Non vi tedierò ancora con il CAPE di Shiller ormai sopra a quota 30 per la borsa americana.

Prendendo spunto dallo scritto di Ben ed aggiungendo qualche considerazione del vostro autore, senza girarci troppo attorno con supercazzole varie, quando avete paura di essere alla viglia di un ribasso sui mercati azionari avrete la possibilità di scegliere tra:

  • Mettervi in liquidità. Soluzione condivisile, attualmente a rendimento negativo e con la concreta possibilità che il timing non risulti corretto perdendovi per strada altri 20-30-40% di rialzo dell’azionario.
  • Spostare il capitale tutto sui bond. Soluzione con una sua logica di decorrelazione con le azioni. Se l’uno scende, l’altro solitamente sale. Esistono le eccezioni, esistono i rischi riempendosi il portafogli di obbligazioni a rendimento reale in diverse parti del mondo negativo, esistono i rischi di rialzi dei tassi in un contesto di azionario che continua a tirare.
  • Ruotare l’asset allocation sia geograficamente che settorialmente. Scelta condivisibile ed obbligata per chi ha un “home bias” molto forte all’interno del proprio portafogli, scelta rischiosa se fatta in modo netto e mal diversificato.
  • Muovere tatticamente il portafoglio. Per questo servono competenze, fortuna e tanto tempo libero e non sempre il risultato è garantito lato rendimento (lato costi invece sì).
  • Modificare le proprie aspettative (al ribasso scegliendo soluzioni più prudenti) oppure, e questa per me è la soluzione ideale, aumentare il risparmio da dirottare verso l’investimento. La vostra strategia e la vostra asset allocation potranno andare avanti e le vostre aspettative di capitale finale rimarranno le stesse.

Non esistono soluzioni esoteriche per evitare l’inevitabile.

Quando il vento gira ed è contro i vostri investimenti potrete tirare la coperta da una parte scoprendola dall’altra.

Chi promette soluzioni buone per tutte le stagioni vi sta raccontando solo una parte della verità. Realismo e buon senso, sempre.

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Decennio Perduto

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Di decennio perduto per Europa e mondo emergente si può certamente parlare adesso che stiamo per cominciare il 2017. I confronti sulla decade appena archiviata 2006-2016 sono infatti impietosi per le due geografie azionarie.

Portare a casa l’1,4% (azionario Euro) e l’1,7% (azionario emergente) come rendimento annuo composto, rappresenta  in termini reali una performance insufficiente a coprire la perdita di potere d’acquisto accumulato nell’ultima decade. Su questo punto ritorneremo dopo perchè sono doverose alcune precisazioni che ridimensionano un attimo questi dati.

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Fonte: Metastock al 20/12/2016

Basti pensare che per i paesi emergenti l’inflazione media a livello complessivo è stata negli ultimi 10 anni del 5%, mentre per la zona Euro il risultato è stato questo.

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Con un tasso medio del 1,8% anche in Europa il mercato più volatile e rischioso non ha permesso di coprire nemmeno con i dividendi la perdita del potere d’acquisto. Possiamo quindi dire serenamente che non sempre il lungo periodo (inteso come 10 anni) ripaga gli investitori azionari. Ecco perchè spesso e volentieri ricordiamo che i dati del passato sono utili statistiche, ma basare i proprio piani di investimento esclusivamente su di essi è un’errore.

Per onestà intellettuale vale però la pena sottolineare due cose. Continua a leggere

Il Selfie “finanziario” degli italiani

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Interessante articolo apparso su Citywire qui  nel quale viene citato un sondaggio condotto da GFK per conto di M&G Investments.

Di seguito alcuni estratti degli aspetti a nostro modo di vedere interessanti e specchio di una realtà non propriamente incoraggiante.

Il 48% degli italiani pensa di aver cominciato a risparmiare troppo tardi, e il 57% è preoccupato di non aver risparmiato abbastanza per far fronte alle proprie necessità quando sarà in pensione.

Nel durante si vive con l’angoscia, quando serviranno i soldi con i rimpianti. Non è meglio cambiare lo stile di consumo e risparmio nel momento in cui si prende consapevolezza del fenomeno?

Molti italiani iniziano a risparmiare troppo tardi e, quando lo fanno, raramente mettono a frutto i loro guadagni. In particolare, il 65% degli intervistati ammette di tenere i propri risparmi principalmente sul conto in banca, e solo il 9% dichiara di pianificare i propri obiettivi finanziari avvalendosi di un consulente.

Il tempo è la risorsa gratis che tutti noi abbiamo a disposizione. Oltretutto è anche quella più profittevole visto che smussa la volatilità nel lungo periodo.

Tenere i risparmi fermi in banca per tanto tempo produce una perdita di potere d’acquisto che alla lunga rende più poveri. La pianificazione di un viaggio è gradevole e necessaria per non avere imprevisti nel momento in cui soddisferemo il nostro bisogno di svago. Qualcuno dovrebbe spiegarmi per quale motivo questo non deve valere anche per gli investimenti.

Più frequentemente (37%) ci si appoggia ad amici e conoscenti non professionisti, e il 7% pensa che investire in fondi comuni sia troppo dispendioso.

Il problema non sono i fondi comuni, ma lo sono quelli troppo dispendiosi e se solo il 7% ne è consapevole c’è ancora da lavorarci su.  Vi fareste prescrivere una medicina o una consulenza legale da  parenti ed amici? Se sì allora auguri…

Per gli italiani cosa significa accantonare denaro già oggi in ottica futura?

per il 39% pensare al futuro quando si sarà andati in pensione è la molla principale che spinge al risparmio e investimenti; segue l’esigenza di accantonare per spese quotidiane (23%), acquisto della casa o immobile (19%), scuola o tasse universitarie dei figli (19%), o per una vacanza importante (6%).

Quando si chiede quale sia la principale preoccupazione finanziaria per il proprio futuro, il 72% degli intervistati indica il costo delle spese per le cure sanitarie presenti e future; segue il timore di perdere il lavoro (39%), il costo per l’educazione dei figli (33%), non avere sufficienti soldi per mantenere uno standard di vita adeguato in pensione (26%), e dover affrontare spese inattese (23%).

Sarebbe curioso sapere se alla consapevolezza segue l’azione.

l’83% degli investitori  afferma di avere come obiettivo d’investimento il capitale garantito e rischi pari a zero anche a costo di ritorni bassi o bassissimi.

Inoltre, la mancanza di diversificazione è un rischio che spesso viene sottostimato, come dimostrerebbe il fatto che il 58% degli intervistati investono in gran parte in singole azioni ed emissioni, e che quando viene chiesta quale sia la ripartizione geografica degli investimenti, il 69% conferma che il proprio portafoglio è esclusivamente esposto ad asset italiani.

Troppo home bias, troppa concentrazione prodotti, troppo rischio, scarso rendimento prospettico e cocenti delusioni. Ricordatevi che se c’è una cosa che non potete controllare è l’evoluzione futura dei mercati.

Ben vengano queste misurazioni della “febbre” culturale degli italiani. Ora dalle parole bisogna passare ai fatti e questi fatti si chiamano educazione finanziaria. Non servono prospetti informavi chilometrici o piano di investimento basati su fumose proiezioni del futuro. Serve concretezza, poche ma intelligenti mosse, pochi ma giusti prodotti, pochi ma corretti concetti. E la salute finanziaria degli italiani, almeno lato gestione dei risparmi (quando ci sono), migliorerà.

Lehman Moment…8 anni dopo

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Sono passati poco più di otto anni da quando Lehman Brothers fallì in quel drammatico 15 settembre del 2008. Il mondo sembrava sull’orlo del collasso finanziario, la depressione del ’29 era quasi inevitabile ed i prezzi delle azioni in caduta libera, molte attività obbligazionarie illiquide. Detto questo, per ricordare a me stesso che pure nei momenti più drammatici il discorso dell’orizzonte temporale è importante quanto e come quello sulla diversificazione, mi piace tirare le somme di dove ci troviamo ora rispetto a quei momenti (vi consiglio di leggervi anche questo post – Che bella palestra il 2000)

La tabella che segue riporta al 30 settembre 2016 l’andamento degli indici azionari mondiali a partire dal 16 ottobre 2008. Gli indici sono espressi in dollari per avere uniformità di giudizio ed alla performance complessiva affianchiamo il Cagr (tasso di rendimento annuo composto). Non abbiamo inserito la volatilità perché in questo caso ci interessa la direzione non tanto la rischiosità.

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Vincitori e Vinti dei Primi 15 Anni del Ventunesimo Secolo

Sempre molto illuminante gettare uno guardo ogni mese al sito di Doug Short che ringrazio per avermi accordato il permesso di pubblicare un estratto dei suoi articoli.
Il grafico che vediamo riportato qui sotto (aggiornato al 12 febbraio) mostra l’andamento dei principali indici azionari mondiali dal gennaio del 2000. Sintetizzando possiamo vedere in un’unica immagine vincenti e perdenti di questo primo pezzettino di ventunesimo secolo.

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Le performance sono di prezzo e non total return così come sono espresse in valuta locale, quindi non tengono conto di eventuali guadagni o perdite che un investitore estero avrebbe accumulato investendo su questi indici.
Nonostante le violente correzioni recenti non c’è dubbio che India e Cina rimangono i vincitori di questa singolare corsa. L’America occupa il terzo gradino del podio mentre piuttosto folto è il plotone di quegli indici in territorio negativo. La Francia fa peggio di tutti, ma vi tolgo subito l’imbarazzo, l’Italia dal primo gennaio 2000 fa segnare un deprimente -66%.
Accidenti direte voi, oltre 15 anni di investimento per avere ritorni negativi? Non è proprio così perché come ben sapete i ritorni sull’azionario si misurano in versione total return ovvero comprensiva dei dividendi erogati. Continua a leggere

Quei Vizi difficili da Sconfiggere

Prendo spunto da un’interessante analisi di mercato di SigFig su un campione di clienti americani, per riassumere alcuni concetti già espressi sul blog, ma soprattutto per ribadire come certi comportamenti non hanno confini, fanno parte della mente umana e basta.
Il sondaggio ha evidenziato come sul campione di circa 250 mila investitori, un terzo di questi ha avuto rendimento pari a zero o inferiore di zero. Questo fattore ha zavorrato il risultato finale dell’investitore private il quale è riuscito ad ottenere solamente il 4,2% in un annata in cui lo S&P500 ha ritornato il 13,6% e un classico portafoglio 60% azioni 40% bond il 10,6%. Continua a leggere

Memoria Storica di Buon Senso

Nel post di oggi vorrei condividere con voi un’attività ricorrente che faccio ogni tre mesi e che reputo assolutamente di buon senso oltre che utile per estraniarmi dal rumore di giornali e blog specializzati di finanza.
Ogni trimestre prendo il mio database di indici Msci e ne valuto l’andamento storico. In particolare mi disinteresso della volatilità e mi concentro solamente sulla performance assoluta e di conseguenza del tasso di rendimento composto (CAGR). I parametri temporali sono diversi, ma oggi a titolo di esempio vi porto quelli a 5 e 15 anni sui principali indici settoriali ed aree geografiche. Come vedremo insieme questo esercizio molto semplice dispone di una grande dose di realismo.
Partiamo dalle performances a 5 anni approfittando del fatto che ci celebra il poderoso rally delle borse europee arrivate a massimi storici con lo Stoxx 600. Continua a leggere

Quel Difetto chiamato “Home Bias”

Credit Suisse pubblica tutti gli anni un prezioso documento in cui vengono storicizzati i rendimenti reali di tutte le asset class dei principali paesi industrializzati. Questo documento è interessante sia perché abbraccia un periodo storico di oltre 100 anni di storia finanziaria, sia perché è incentrato sul dato reale, depurati dall’inflazione, un concetto molto difficile da far passare all’investitore medio poco abituato a fare i conti con la perdita di potere d’acquisto dei propri investimenti.
Ecco una tabella riepilogativa che ci mostra la varietà di rendimenti ottenuti in più di un secolo, ma soprattutto ribadisce l’importanza della diversificazione e degli effetti negativi del cosiddetto “home bias” ovvero quella forma di investimento che concentra in obbligazioni ed azioni domestiche la maggior parte del proprio portafoglio.

riepilogo 1900-201 parte1 Continua a leggere

Banzai!

Approfitto di questa notizia relativa alla decisione di come allocherà in futuro i propri capitali uno dei fondi pensioni più importanti del Giappone, per evidenziare ciò che nessun investitore di buon senso dovrebbe fare all’interno del suo piano di investimento.

BANZAI
Lascio per un attimo da parte le motivazioni di opportunità politica dei giapponesi circa la mossa di aumentare dal 8% al 25% l’esposizione alle azioni domestiche (ribilanciate in termini di rischio paese da un calo dei bond nipponici posseduti dal 60 al 35%), ma è evidente che il gioco è parecchio pericoloso.
Il fondo pensione punterà la metà del suo capitale di rischio, quello azionario, su un’unica piazza finanziaria, oltretutto quella domestica che non si può dire goda di grandissima salute, storicamente parlando.
Questa sembra la classica mossa dello scommettitore da casinò che Continua a leggere