Speciale Inflation Linked (Parte II)

Nel primo articolo dedicato allo strumento degli Inflation Linked abbiamo capito a quali scopi è destinata questo tipo di obbligazione. Il grande pregio dei titoli indicizzati all’inflazione, TIPS o BTPi o altro ancora, è quello di fare capire a noi comuni mortali il valore dei tassi di interesse reali.

Anni fa questo indicatore rappresentava un qualcosa di oscuro ed accessibile solo ad operatori specializzati. Ai giorni nostri basta prendersi un titolo qualsiasi e rendersi conto di quali sono le aspettative di inflazione da parte del mercato. Se infatti il titolo Inflation Linked offre un rendimento reale, la differenza tra il rendimento nominale offerto da un classico BTP a cedola fissa ed un rendimento reale offerto da un BTP indicizzato all’inflazione, altro non è che l’aspettativa di inflazione sull’anno X.

Aspettative appunto e non necessariamente il mercato azzeccherà in pieno la previsione. Questo spiega perchè, prima della scadenza, il titolo indicizzato subirà delle oscillazioni.

Se però noi scomponiamo in vari pezzi l’inflation linked, ci rendiamo conto come in realtà il suo rendimento è determinato anche da altre componenti. Continua a leggere

Speciale Inflation Linked (parte I)

Un pò di esperienza personale e soprattutto l’ampio materiale presente in rete, mi permettono di fare un pò di chiarezza su che cosa sono i titoli Inflation Linked. Dopo anni di torpore e deflazione, i titoli Inflation sono stati riscoperti dal marketing finanziario alla disperata ricerca di temi obbligazionari capaci di fronteggiare, nell’immaginario degli investitori, il rialzo dei tassi. Sotto forma di fondo o di obbligazione l’importante è assecondare le voglie dei clienti impauriti dal rialzo dei tassi e/o future fiammate dell’inflazione. Per gli effetti collaterali c’è sempre tempo verrebbe da dire.

Peccato che questi strumenti non possono essere paragonati ad un perfetto “hedge” contro l’inflazione, a meno che non decidiate di comprare  un titolo Inflation Linked governativo e portarlo a scadenza.

I titoli Inflation con maggiore storia sono quelli americani, i cosiddetti TIPS, nati nel 1997. I titoli hanno, come i Btpi (non i Btp Italia che hanno struttura diversa), una cedola nominale di partenza ed un valore facciale di 100 che salirà nel corso degli anni per effetto dei tassi di inflazione che via via verranno capitalizzati andando ad aumentare il valore del bond. Questo è il motivo per cui quando comprate Inflation Linked il prezzo dell’obbligazione (sopra sotto o uguale a 100) verrà aumentato di una quota di inflazione già accumulata nel corso del tempo dal bond. Continua a leggere

Aspettatevi previsioni “inflazionate” nel 2017

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Immagino già ora outlook 2017 in cui verranno (ancora!!!) dipinti tassi di interesse in netto rialzo sulla parte lunga della curva dei rendimenti e soprattutto un’inflazione in salita. Ah l’inflazione tanto desiderata che ora con il ciclone Trump non potrà far alto che impennarsi. E via che arriveranno serviti su un piatto d’argento fior di prodotti inflation linked standard o con duration hedged. E perchè non qualche prodotto absolute return in grado di contrastare il rialzo dei tassi? Ed infine come dessert l’immancabile macedonia di asset reali per contrastare il rialzo nel costo del denaro.

Prima di parlarvi di inflazione vorrei però invitarvi a leggere due post che scrivemmo tempo fa e che hanno analogie molto forti con il periodo attuale. In Era il 1936 e tutto sembrava caro e in Era il 1936 e tutto sembrava caro, la storia continua   abbiamo ricordato ai lettori come il periodo post 1929 fu caratterizzato in America  da tassi ufficiali e decennali molto bassi per oltre 20 anni, con sporadiche quante effimere fiammate sui rendimenti esattamente in un momento in cui le politiche keynesiane andavano alla grande (quello che vorrebbe fare Trump).

Nonostante opere pubbliche imponenti l’inflazione americana rimase mediamente sotto l’1% fin dopo la Seconda Guerra Mondiale. Continua a leggere

Un Portafoglio Anti Inflazione

In una recente analisi di ResearchAffiliates.com, gli analisti americani hanno cercato di capire qual’è  stato lo strumento di investimento (o il portafoglio composto da strumenti) capace di avere il maggior grado di correlazione con l’inflazione nel periodo 1993-2016.

La tabella riportata sotto porta una risposta.

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Considerando il valore che diamo spesso su questo blog alla diversificazione sarebbe impensabile cercare di ottenere una copertura dall’inflazione giocandosi  un solo prodotto.

Allora ecco che Research Affiliates ha simulato la correlazione di un classico portagoglio 60% azioni / 40 % bond (tutto USA) e la correlazione di un portafoglio suddiviso in parti uguali tra 5 asset. Commodities, prestiti bancari, high yield bond, REIT ed azioni dei mercati emergenti.

Il risultato del test è positivo con una correlazione positiva di quasi 0.5 in grado di collocarsi sul terzo gradino del podio.

Ovviamente l’inserimento di inflation linked avrebbe il potere di aumentare ulteriormente l’aderenza al movimento del tasso di inflazione, ma per chi vuole anestetizzare o quanto meno rendere profittevole una potenziale fase di inflazione nei prossimi anni, può avere senso cercare di creare un mini portafoglio satellite ben diversificato e composto dalle asset elencate sopra.

E’ evidente che in termini prospettici, ad oggi con il free risk (ovvero i titoli di stato) a rendimento negativo o prossimo allo zero e una deflazione che in modo subdolo serpeggia in Europa, queste asset class risultano ancora convenienti in termini di prezzo proprio perché scontano una bassissima quota di inflazione per il futuro. Quindi chi teme le fiammate di un futuro prossimo o remoto adesso sa come deve comportartsi.

Leggi anche: Gli asset di investimento reali per battere l’inflazione

Tutto Questo ci Farà Bene

Un bell’articolo del columnist del  Wall Street Journal, Jason Zweig, mette ancora una volta i risparmiatori di fronte alla cruda realtà. Se 13 mila miliardi di dollari di obbligazioni mondiali rendono oggi meno di zero, se ad un rendimento medio del 3% questo ammontare in altri tempi avrebbe messo nelle tasche degli investitori quasi 400 miliardi di dollari da spendere, la soluzione è una sola, risparmiare di più.

Questo esercizio a dire la verità nasconde anche un lato positivo. Tutti quanti noi risparmiatori se vorremo raggiungere in futuro degli obiettivi finanziari ben precisi dovremo imparare a spendere meglio. Questo risultato sarà strutturale nella nostra mentalità, ci forgerà, perché tutti noi saremo quella generazione che ha imparato a sopravvivere e a risparmiare con i tassi sotto zero. Fidatevi questo esercizio farà solo bene a tutti quanti.

Tuttavia lo stesso Zweig ci tiene a sottolineare  che la situazione che stiamo vivendo non è unica nella storia americana. In termini reali infatti i tassi monetari sono stati negativi in 18 dei 27 anni compresi tra il 1933 e il 1957. In ben 13 anni i tassi sui T-Bill rimasero sotto quota 0,50% in termini nominali, come ora. Continua a leggere

Grafico della Settimana: TIPS Usa

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo l’Etf quotato a Milano che replica i TIPS, ovvero i titoli di stato americani indicizzati all’inflazione. Se nessuno prende in considerazione lo scanrio inflazionistico, perchè i titoli indicizzati salgono? Mistero.

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Regole Basilari per Costruire un Piano di Investimento Realistico

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Abbiamo parlato diverse volte di quanto importante sia per ogni investitore definire fin da subito un piano di investimento basato su aspettative di rendimento realistiche. Come il valore e il tipo di investimenti, anche le aspettative possono cambiare nel corso del tempo. Proprio per questo motivo credo sia un errore grande come una casa far partire un processo di piano di accumulo o investire subito sul mercato i propri risparmi seguendo una certa asset allocation con la convinzione che queste scelte rappresentino il punto finale del processo di investimento.

Al contrario (e a questo servono e serviranno i consulenti finanziari umani) è necessario fare tagliandi regolari all’asset allocation (ribilanciando oppure modificando gli asset sui quali si investe) come alle aspettative di rendimento.

In quest’ultimo caso si possono adottare diverse metodologie. Prendere i dati del passato e proiettarli nel futuro, prendere le valutazioni offerte dal mercato e proiettarle nel futuro o ragionevolmente mediare le due cose (la mia preferita). Continua a leggere

Gli Asset di Investimento Reali per Battere l’Inflazione

Molto spesso si sente parlare di asset di investimento reali la cui caratteristiche peculiare dovrebbe essere quella di difendere l’investitore da periodi di inflazione crescente. Non che questo risulti essere un problema immediato, ma molto spesso le campagne commerciali delle case di investimento stuzzicano l’investitore con accattivanti immagini o scenari che insinuano nel risparmiatore la paura di veder eroso il capitale  da improvvise fiammate inflazionistiche o, ancora peggio, nell’investitore emerge la volontà di anticipare tutto il mondo su uno scenario escluso dalla maggior parte degli analisti.

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In realtà è di buon senso considerare questi asset, ma per altri motivi che capirete alla fine dell’analisi.
Abbiamo preso quattro classici asset reali (REIT, Inflation Linked Bond, Commodities e Oro) e li abbiamo confrontati con l’andamento di un classico portafoglio 60% azioni 40% bond investito sul mercato americano dal 1972. Continua a leggere

Siete Veramente Sicuri che gli Inflation Linked vi Proteggono Sempre dall’Inflazione?

Si sente sempre più spesso parlare negli ultimi mesi di deflazione, un evento non così frequente ma che ha fatto capolino diverse volte nella storia finanziaria moderna. Gli investitori dovrebbero però essere preoccupati delle conseguenze sui propri investimenti del fenomeno ben più frequente di inflazione.

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Se gli investitori non proteggono il loro portafoglio dagli effetti deleteri dell’inflazione il rischio è quello di trovarsi con un capitale notevolmente più povero negli anni successivi. La consolazione di non aver perso nulla potrà darvi un conforto psicologico, ma non certo finanziario.
Se ad esempio manteniamo a rendimento zero 10000 euro depositati su un conto corrente bancario, con un’inflazione annua del 3% ci ritroveremo con un capitale corretto per l’inflazione di circa 8600 euro reali dopo 5 anni.
In pratica pur disponendo nominalmente di 10000 euro, il potere d’acquisto sarà quello di 8600 euro alla data di partenza. Se 5 anni prima potevate acquistare un’utilitaria con tutti gli optional, ora il pack degli accessori lo dovrete pagare.
Ecco il motivo per cui la liquidità non può essere considerato un asset di investimento soprattutto agli attuali tassi di mercato. Negli ultimi 42 anni in ben 18 casi Continua a leggere