Il Costo della Liquidità

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Il motivo per cui abbiamo preferito non investire in strumenti gestiti di liquidità nell’ultimo aggiornamento del nostro portafoglio sta tutto nei numeri con i quali oggi un investitore può accedere a strumenti a basso costo (ETF) senza rischio di tasso e cambio.

Siamo andati a verificare due strumenti simili per caratteristiche e benchmark, Amundi Cash 3 mesi EuroMts e Powershares Cash 3 mesi EuroMts.

Entrambi questi ETF investono in titoli di stato europei con scadenza compresa tra zero e 6 mesi. Il rischio di cambio è inesistente, il rischio di tasso pure come il rischio di credito. Un classico monetario senza teoriche possibilità di perdere denaro, quello che una volta sarebbe stata definita di parcheggio. Peccato che adesso il parcheggio non è più gratis ma ci hanno messo un  bel parchimetro. Continua a leggere

Bond e Azioni Quando il Toro verrà Preso per le Corna?

Ho trovato molto interessanti nei giorni scorsi due tabelle che possono bene sintetizzare quella che è la comprensibile apprensione che oggi attanaglia la maggior parte degli investitori.
La prima tabella, fonte Bespoke, ci mostra come il bull market attuale cominciato nel 2009, rappresenta il quarto più lungo della storia (almeno partendo dal 1928) così come il quarto più potente in termini di intensità del rialzo (+212,9%). Per bull market si intende sempre quella fase dei mercati azionari che prevede un rialzo di almeno il 20% seguente una correzione di almeno il 20%.

storia bull market sp500
La terza piazza però non è lontana e fra circa due mesi potrà essere suggellato il sorpasso portando sul gradino più basso del podio l’attuale fase rialzista dei mercati cominciata nel 2009.
La seconda tabella che voglio postare è invece di fonte JpMorgan Asset Management e mostra l’impatto sui prezzi delle obbligazioni di un ipotetico rialzo nei tassi del 1%. Continua a leggere

Cash in NOT King

Spesso si legge di borse care, tassi di interesse ai minimi, rischi di bolle speculative, Banche Centrali che perderanno di credibilità, crisi del debito, insomma di scenari catastrofici per l’investitore. La soluzione che spesso viene proposta in questi casi è quella di mettersi liquidi e stare a guardare cosa succederà dopo lo tsunami. In questo caso si ravvisano due problemi non di poco conto.

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Il primo è prevedere con esattezza il momento del pesante storno di mercato. Il secondo è trovare delle motivazioni per sostenere l’idea che “Cash is King”. Nell’immaginario collettivo esiste l’idea che mettersi liquidi prima di una tempesta finanziaria è la scelta ottimale per ottenere il rendimento migliore nelle fasi turbolente ed avere così liquidità disponibile da investire per entrare a prezzi più bassi in un momento successivo.

Questa seconda idea sarebbe interessante se non fosse che notoriamente gli investitori sono piuttosto riluttanti a rientrare sui mercati azionari dopo cali pesanti come le recenti esperienze del 2000 e del 2007 ci hanno insegnato. Per quello che riguarda la prima affermazione, ovvero che il Cash è la scelta ottimale durante le fase di ribasso dei mercati, beh ci dispiace ma i numeri storici degli indici americani non ci offrono la stessa prospettiva. Ho fatto un’analisi nel periodo 1928-2014 selezionando le sole annate in cui tenere i soldi investiti in T-Bill a 3 mesi americani avrebbe portato ad un rendimento superiore a quello di azioni (S&P500) e bond (Treasury 10 anni). Continua a leggere