Il Fattore Tempo

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A luglio dell’anno passato avevamo pubblicato il post “Onde Sismiche”.

Capisco che, in seguito ai recenti e tragici eventi, per alcune persone possa non essere gradevole l’associazione (e me ne scuso fin da subito), però l’articolo serviva in quel momento per chiarire come nel breve periodo cercare di prevedere l’andamento di un asset finanziario risulta essere un’attività molto complicata.

Voglio provare a chiarire ancora meglio il concetto di quanto sia importante il fattore tempo negli investimenti nelle righe successive. Lo farò utilizzando un esempio tratto dal libro di Charles Ellis – Winning the Loser’s Game, 6th edition: Timeless Strategies for Successful Investing

Supponiamo di avere un’azione che oscilla tra 49 € e 50 €, una differenza di 1 € ovvero circa il 2% di movimento intraday.

Sappiamo anche che l’azionario mondiale nel lungo periodo offre tassi di rendimento annui nominali di circa il 9% (numero che cambia a seconda delle medie utilizzate, ma prendo questo tanto per usarlo come esempio). Continua a leggere

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Ottenere 1 Trilione di Euro partendo con 1 Euro

La matematica permette di ottenere risultati sbalorditivi anche partendo da operazioni banali.

Ad esempio lo sapevate che risparmiando 1 Euro all’età di 20 anni e raddoppiando ogni anno la quantità di risparmio (2 Euro a 21 anni, 4 Euro a 22, 8 Euro a 23, ecc…)  a 40 anni vi ritroverete con 1 milione e mezzo di Euro? E se vi dicessi che a 60 anni vi ritroverete con oltre 1 trilione e mezzo di Euro?

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Lo so state pensando che Archeowealth stavolta la sta sparando grossa, ma fate anche voi questo esercizio su Excel ed otterrete questi risultati.

L’effetto moltiplicatore del *2 fa sentire i suoi effetti soprattutto nella seconda parte del periodo; questo sintetizza anche l’effetto benefico della capitalizzazione composta quando investiamo i nostri soldi. Quasi impercettibile nei primi anni, dirompente nella fase finale.

Ovviamente l’esempio fatto sopra è quasi impossibile da realizzare, ma c’è qualcosa di molto più “umano” che ogni risparmiatore può mettere in campo per raggiungere obiettivi di ricchezza a prima vista molto ambiziosi. Continua a leggere

Tanta fatica per avere l’1% in più…

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Supponiamo di avere a disposizione 10 mila Euro e la possibilità di risparmiare 100 Euro al mese per i prossimi 10 anni. Nel 2026 avremo di fatto accantonato 12 mila Euro che si aggiungono ai 10 mila esistenti.

Questi 22 mila Euro potranno seguire varie strade. Se ipotizziamo un rendimento medio annuo composto del 5%, il montante finale che potremo riscattare sarà di 32.137 Euro. Se facciamo lo stesso esercizio con un rendimento atteso del 6% il montante diventerà di 34.674, circa l’8% in più.

Questi numeri a distanza di 20 anni diventano rispettivamente 68.196 Euro per un rendimento annuo del 5% e 78.862 Euro per un rendimento annuo del 6%, il 15% in più.

Più passa il tempo (e più salgono gli importi di denaro investiti), più un risparmiatore è ovviamente ingolosito; ecco allora ecco che qui si infila il mitico alfa, ovvero la capacità del gestore di produrre rendimenti superiori a quello di un benchmark.

Supponiamo di non considerare i costi di un fondo e di prendere in considerazione solo il fatto che la gestione è attiva proprio per cercare di produrre alfa.

Alcuni studi hanno stimato un excess return dei gestori di fondi americani compreso tra il -8% e il +5%. Ovviamente non voglio prendere questi numeri per oro colato, ma che esista una grande variabilità nella possibilità di battere il benchmark da parte dei gestori è fuori di dubbio; noi vogliamo democraticamente sintetizzare quesot alfa medio in circa l’1%. Dobbiamo però trovarlo questo gestore ed ecco che qui comincia un lavoro piuttosto difficile. Continua a leggere

Effetto Demografia sul Risparmio del Futuro

Il sito internet di Jonathan Clements, l’autore del libro The Little Book of Main Street Money: 21 Simple Truths That Help Real People Make Real Money , è spesso e volentieri un concentrato di pillole di buon senso, invidia pura per blogger come noi che cercano spesso la sintesi nei post quotidiani.

Clements ha discusso in 7 punti gli effetti  del cambiamento demografico in atto sui nostri soldi. Ovvio sono ipotesi e come tali vanno interpretate, però l’invecchiamento della popolazione è un fenomeno in corso con il quale dovremo fare i conti ancora per parecchi lustri.

E allora vediamoli questi sette punti.

Punto 1) La crescita economica rallenterà. Negli ultimi 50 anni in America la metà della crescita annua del Pil (mediamente il 2,9%) è stata generata dall’incremento nel numero dei lavoratori e l’altra metà dall’aumento della produttività. Se la forza lavoro è prevista crescere negli USA del 0,5% all’anno è inevitabile un rallentamento della crescita. Ammesso e non concesso che la produttività tenga il passo, gli utili aziendali si ridurranno e quindi il ritorno dell’azionario sarà inferiore in termini di rendimento rispetto alle medie storiche. Nulla di nuovo, come ben sapete già con alcuni parametri di mercato possiamo avere una stima di questi rendimenti futuri attesi. La soluzione? Aumentare la quantità di denaro risparmiato a parità di obiettivi.

Punto 2) Si lavorerà di più. La minor crescita economica ridurrà il welfare a favore dei cittadini oppure aumenteranno le tasse per mantenerlo. Inevitabile quindi allungare i tempi di percezione di reddito da lavoro per mantenere un tenore di vita adeguato.

Punto 3) Lavorare di più dimenticandosi che per quattro o cinque decadi si possano fare le stesso cose anche in posti di lavoro diversi. Servono aggiornamenti professionali continui e sappiamo bene come da una certa età in avanti la flessibilità mentale comincia a diminuire.

Punto 4) La pensione diventerà un affare sempre più oneroso. L’età media si allunga, il tempo al lavoro anche. Per mantenere lo stesso tenore di vita servono quindi più soldi e le spese sanitarie private inevitabilmente aumenteranno.

Punto 5) Il rischio più grande diventerà quello di vivere troppo a lungo e non avere denaro a sufficienza in un momento della vita in cui non si potrà più tornare indietro e soprattutto sarà impossibile rientrare nel mondo del lavoro. Quindi prevenire è meglio che curare.

Punto 6) Si riducono le aspettative di rendimento su azioni ma anche sulle obbligazioni ed ai tassi attuali non ci vuole molto a capirlo. Inevitabile quindi allungare l’orizzonte temporale in avanti (in fondo si lavorerà di più e si vivrà di più, almeno si spera), ce lo possiamo e ce lo dobbiamo permettere nel tentativo di catturare quei punti di rendimento aggiuntivi che serviranno al nostro capitale per essere più elevato nel momento del bisogno.

Punto 7) Alla luce dei punti precedenti cominciamo a risparmiare il prima possibile. Il tempo è dalla nostra e compreremo con pazienza la nostra sicurezza sociale del futuro.

Autostrada, Panoramica o Tortuosa?

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Quando si comincia un piano di risparmio dobbiamo avere ben in testa dove vogliamo arrivare. Tempi e capitale finale sono i primi due numeri che vengono in mente, questo ovviamente dopo aver focalizzato l’obiettivo materiale di tutto il piano.

Facciamo finta di non avere 1 Euro di risparmio in tasca e di voler accantonare 100.000 Euro da qui a 20 anni. Prima ancora di dove investire la prima domanda da porsi è:

Quanto devo versare ogni mese nel mio piano di risparmio per centrare l’obiettivo?

La tabella che trovate sotto risponde agevolmente al vostro quesito.

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Ho simulato una serie di rendimenti annui dell’investimento ipotetico che andremo a fare abbinandoli ad un tasso medio di inflazione del 2%. Continua a leggere

Un Ottimo Metodo per “Imporre” il Risparmio in Famiglia

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In Italia il reddito mediano nel 2013 per famiglie di tre componenti (di cui due percettori di reddito) è stato di poco più di 32 mila Euro netti. Quando il percettore di reddito scende a uno, ovvero uno dei due componenti adulti perde volontariamente o involontariamente il lavoro, scendiamo a poco meno di 17 mila Euro netti.

IYAFonte Istat.

Senza entrare troppo nei dettagli e nelle particolarità anche geografiche delle statistiche, questi sono numeri medi che possono tornare utili nel seguire un ragionamento fatto qualche settimana fa sul sito Money.Cnn.com.

Alla continua ricerca di costi da tagliare per aumentare i risparmi messi da parte durante la vita quotidiana e quindi la capacità di indipendenza finanziaria, è ovvio che dal punto di vista psicologico una famiglia che sa, quando ha la fortuna di essere in questa condizione, di poter contare su due stipendi allarga e parecchio le maglie del controllo della spesa familiare.

Non solo ci sentiamo, ma lo siamo anche più ricchi. Il problema arriva quando si perdono per periodi più o meno lunghi i posti di lavoro o le capacità di generare lo stesso volume di reddito. Continua a leggere

Semplicità e Buon Senso, i Segreti del Buon Investitore Stanno Tutti Qui

Il risparmio e la sua crescita nel tempo rappresentano un’attività importantissima per ognuno di noi. Esso è il mezzo con il quale accantoniamo parte del denaro guadagnato con il lavoro per utilizzarlo in futuro. Rinunciamo a qualche cosa di immediato tipo un viaggio, un automobile, un casa più grande, per ottenere qualcosa che reputiamo più importante fra qualche anno.
Non si torna indietro e questo processo deve essere curato con grande attenzione. Certo serve la conoscenza del mondo finanziario per navigare in queste acque, ma diffidate sempre da consulenti che promettono rendimenti futuri certi o che vogliono vendervi prodotti complicati o costosi per futuri (ed incerti) guadagni.
Non si torna indietro e sbagliare per qualche anno può costare veramente caro. Semplicità e buon senso sono la base di ogni buon investimento. I costi sono certi, il rischio possiamo cercare di controllarlo, ma i prezzi dei mercati sono impossibili da prevedere.
Preparate da soli o assieme al vostro consulente un buon piano di investimento, scegliete i prodotti più efficienti e meno costosi che seguono semplicemente gli indici di mercato, ribilanciate costantemente il portafoglio e non cercate scorciatoie per arrivare prima del tempo ai vostri obiettivi.
Il mercato finanziario vede ogni giorno un 50% di vincitori e un 50% di vinti, quello che conta non è essere dalla parte giusta oggi o domani, ma fra 10, 20 o 30 anni, quando il mio piano di risparmio arriverà a destinazione.
Quelle che seguono sono alcune pillole di buon senso che spero vi aiuteranno in questo percorso. Buon viaggio!

1) Creare un piano di investimento adatto a ogni condizione di mercato
La creazione di un piano di investimento equilibrato che vi permetterà di centrare i vostri obiettivi futuri rappresenta un punto di partenza fondamentale nella costruzione di un portafoglio di investimento. Inutile perdere tempo nella ricerca del timing migliore di ingresso e di uscita da un investimento se il vostro orizzonte temporale è molto lungo; molto meglio creare un processo di investimento oggettivo che tenga le emozioni fuori dalla porta. Continua a leggere

Se rinunciassi ad una Cena al Mese

Libro consigliato per l’estate: Peter Bernstein – Oro. Storia di un’ossessione

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Per un giovane d’oggi è difficile risparmiare ed è difficile anche solo trovare un posto di lavoro e quindi non posso certamente rivolgermi a chi ha solo problemi di “sopravvivenza” e per i quali risparmiare è quasi un’utopia. Ci sono però ragazzi e ragazze che un lavoro lo trovano e che magari si mettono in testa anche di creare una famiglia e fare dei figli.

A quel punto le persone responsabili pensano al presente (mutui, rate, divertimenti, scuola, ecc…) ma obbligatoriamente devono anche pensare al futuro. Sarebbe da suicidio non farlo anche perché il tempo passa per tutti e ad un certo punto chiederà il conto.

Ecco perché è fondamentale cercare di fare qualche piccolo sacrificio nelle pieghe del bilancio che permetta a tutti di sognare e progettare un futuro migliore. Continua a leggere

L’asset allocation del tempo

Mi è piaciuto molto il post apparso su questo blog  . Spesso per asset allocation  si intende la ripartizione di strumenti che caratterizzano un investimento, ripartizione che viene modulata sulla base di un profilo di rischio che tendenzialmente cala (ma non per tutti) con l’approssimarsi dell’ultima fase di vita. Sappiamo quindi come ripartire i nostri investimenti, ma per quello che riguarda il tempo che scorre nella nostra vita?

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La torta è esemplificativa e mi trova d’accordo. La vita va allocata suddividendola in tre parti uguali. La prima fase, quella che arriva fino ai 26-28 anni deve essere votata all’apprendimento. Continua a leggere