L’incredibile resilienza dei dividendi azionari

Marchio, Marcatore, Mano, Scrivere

Come promesso la scorsa settimana, oggi pubblichiamo l’articolo di un autore con il quale abbiamo deciso di collaborare. Per il momento lo chiameremo mister X ma intanto cominciamo a prendere confidenza con i suoi “scritti”, a mio modo di vedere molto interessanti e competenti. L’articolo segue idealmente quello di lunedì scorso dove maschere apotropaiche e obbligazioni sono stati messi assieme. Buona lettura.

Abbiamo trattato, di recente, il tema dei tassi di interesse che sono a zero in tutto il mondo e che ci rimarranno per molto tempo. Sappiamo che la Banca Centrale Americana ha gettato alle ortiche il loro mantra storico di modalità della lotta all’inflazione, decidendo di alzare i tassi solo quando l’inflazione sarà sopra il 2% per un po’ di tempo, invece di alzarli preventivamente in previsione di una salita dell’inflazione stessa. RI-tradotto per noi, anche se l’inflazione riparte i tassi di interesse rimarranno a zero per molto tempo.  E così anche i rendimenti delle obbligazioni e dei titoli di Stato. Sappiamo quindi anche che investire in un titolo di Stato o un’obbligazione, oggi, è come mettere dei soldi in uno strumento che non rende niente: anzi, al netto dell’inflazione, abbiamo un rendimento negativo. Continua a leggere

Comunque Vada Non è Ancora Equity Mania

Interessante lettura estiva sul blog del celebre advisor americano Richard Bernstein.

Nelle motivazioni utilizzate per sostenere la tesi che il mercato azionario americano non è ancora da abbandonare due immagini.

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La prima immagine mette a confronto la percezione che avevano gli investitori dei mercati (e la realtà nella quale erano veramente immersi) nel 1999, mettendola a confronto con quella attuale. Evidente come ai giorni nostri prevale la ricerca della sicurezza su tutto.

Il secondo grafico rafforza ancora di più questo concetto. Continua a leggere

Strategie e Programmazione

La società canadese Bca Research è una delle più apprezzate a livello mondiale per la qualità delle sue previsioni.  Recentemente sul suo blog sono apparse delle stime di rendimento a 10 anni dei principali mercati azionari mondiali. Sostanzialmente non sono molto diverse da quelli che da mesi pubblichiamo sul nostro blog, però una voce autorevole può aiutarci a perfezionare le nostre attese di rendimento. Continua a leggere

Usare le Emozioni per Valutare le Azioni

In momenti di tensione finanziaria come quelli che stiamo vivendo le pillole di buon senso che fornisce Jason Zweig sul suo libro Il piccolo libro che salva i tuoi soldi. Come avere la meglio su mercati rischiosi, sui truffatori e su voi stessi possono tornare molto utili.

Con riferimento specifico al mercato azionario Zweig ricorda come sono le nostre emozioni a rappresentare uno dei miglior strumenti a costo zero per valutare un’azione e soprattuto il suo ritorno futuro. Quando pensate che i guadagni azionari saranno generosi anche in futuro (e soprattutto vi sentite tranquilli circa il fatto che l’investimento azionario è l’unico possibile, aggiungo io), le delusioni sono dietro l’angolo ed è probabile che i prezzi sono destinati a scendere. Quando il mondo vi sembra prossimo alla fine, allora le azioni sono probabilmente convenienti. Continua a leggere

2015 = 1936 ?

Per rinfrescare alcuni concetti vi consiglio di andare a rileggere i due post che abbiamo pubblicato nel 2015 sulla storia dei mercati americani alla fine degli anni ’30, rispettivamente “Era il 1936 e tutto sembrava caro” e “Era il 1936 e tutto sembrava caro la storia continua“.

Dopo la Grande Depressione l’America stava cercando di risollevare la testa con una Banca Centrale molto supportiva in termini di politica monetaria e mercati che nel triennio 1933-1936 misero a segno tre maxi rialzi (+49,9%, +46,7%, +31,9%) inframezzati da un annata in calo del 1,1% nel 1934.

Nel 1936 il Pil mostrava tassi di crescita non eccezionali ma costanti con i tassi decennali che si posizionavano attorno al 2,6% e l’inflazione al 1%. La Fed cominciò a ridurre gli stimoli monetari ed anche i tassi cominciarono a salire. I mercati colpirono duramente la decisione della Banca Centrale facendo scendere lo S&P500 del 37% nel 1937 e poi ancora tre volte nel 1939, 1940 e 1941.
Oggi troviamo condizioni per certi versi simili Continua a leggere

Buy the Losers

La cosa non mi sorprende affatto ma di certo è interessante l’analisi della recente correzione che trovate in questo articolo.
Il meccanismo adottato dagli analisti di Bespoke è molto semplice, si comprano i perdenti (buy the losers). Suddiviso lo S&P500 in decili (10 gruppi da 50 azioni ciascuno) basatndoli sulle performance realizzate dal 21 maggio (massimo storico della borsa americana) al minimo del 29 settembre. In seguito sono state calcolate le performance medie delle 50 azioni di ogni decile durante il successivo rally rialzista.
Questo il risultato Continua a leggere