Una Semplice Monetina

1 euro

Molto spesso quando ci troviamo in mano delle monetine tendiamo a non associare ad esse il valore che realmente contengono. Un Euro lo associamo al carrello della spesa oppure alla mancia data al barista o alla paghetta di un bambino per un lavoro svolto in casa.

Avete mai provato a chiedervi con 1 Euro risparmiato al giorno dove potreste arrivare? Certamente se tenuto dentro un salvadanaio non vi darà grande soddisfazioni, ma sappiate che monetina dopo monetina passati 40 anni avrete disponibili 14.600 Euro al lordo dell’inflazione.

Se però utilizzerete la stessa saggezza che avete avuto nel mettere da parte quel soldino e investirete a fine anno quei 365 Euro raccolti sui mercati azionari, ad un tasso di rendimento annuo del 5%  fra 40 anni quelle monetine si saranno trasformate in 44 mila Euro. Wow!

A volte piccoli gesti insignificanti racchiudono tesori che neanche immaginate e sono certo che da domani guarderete con occhio diverso quell’Eurino appoggiato sul portaoggetti della vostra auto.

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Un Piano di Accumulo Perfetto per Mercati in Discesa

Libro consigliato per l’estate: Tony Robbins – Soldi: Sette semplici passi per la libertà finanziaria (Overlook)

Quando i mercati scendono i nervi degli investitori vengono messi a dura prova. Tutti i buoni propositi fatti nella fase iniziale di un investimento scompaiono in un mix di sconforto, delusione e amarezza. Chi legge questo blog sa che non parliamo quasi mai di investimenti di breve termine (per quello ci sono siti dedicati al trading) preferendo impostare i discorsi con un orizzonte di medio e lungo termine, quello dove metodo e disciplina riescono a spingere al massimo la redditività dei nostri risparmi.

Molto spesso i consulenti cercano di “invogliare” gli investitori a mettere denaro sui mercati più rischiosi proponendo i benefici del classico Piano di Accumulo o PAC. Indubbiamente questo è un metodo valido per investire denaro progressivamente attingendo a piccole dosi dal proprio capitale senza preoccuparsi troppo del timing. Ne abbiamo già parlato qui, ma è ovvio che questo tipo di procedura richiede costanza nel tempo sia in termini di denaro investito (se aumentato è meglio ma non sempre è possibile) e soprattutto la forte convinzione di non abbandonare il piano quando le perdite cominciano a diventare consistenti. E’ proprio in quel momento che il PAC lavora al meglio permettendovi di comprare più quote di un fondo azionario grazie al prezzo più basso.

L’acquisto periodico di quote per un importo costante (ad esempio 100 euro ogni mese) è chiamato in America Dollar Cost Average. Esiste però un altro metodo e che in Italia in pochi conoscono e che funziona in modo eccellente e spesso meglio del classico PAC a importo costante. Questa tecnica si chiama Value Averaging e fu ideata negli anni 80 da un professore di Harvard, Michael Edleson. Continua a leggere

Quali sono i Giorni Migliori per un PAC?

Qual’è il giorno di borsa più performante dell’anno? E qual’è il giorno ideale per avviare un Piano di Accumulo?

Ovviamente non esistono verità assolute, ma statistiche di lunghissimo periodo quelle sì ed il sempre ottimo Ryan Detrich ci offre una tabella riepilogativa molto esaustiva.

PERFORMANCE PER GIORNATE DAL 1928

Non disponiamo di percentuali “bulgare”, ma certamente possiamo notare come fare acquisti o avviare Piani di Accumulo nei primi sei giorni del mese non rappresenta una scelta statisticamente vincente.

Viceversa tra i giorni 18 e 23 del mese esiste una leggera evidenza statistica a sfavore dei mercati azionari che potrebbe perciò essere idealmente preso come periodo temporale più indicato nel quale farsi addebitare le rate dei PAC.

Immaginare uno Scenario Realistico di Rendimento

Molto spesso su questo blog abbiamo citato le aspettative di rendimento come una componente fondamentale per investire correttamente il proprio denaro. Troppo spesso si parte con ambizioni eccessive per poi ritrovarsi dopo qualche settimana, mese o anno a fare retromarcia perché delusi dai ritorni offerti dal mercato.
Quando si accantona del denaro per motivi vari (investimento, previdenza, studio dei figli, ecc…) si deve cercare di capire fin da subito quanto dobbiamo risparmiare per raggiungere un obiettivo per poi calarci nella realtà e stabilire quanto effettivamente possiamo mettere da parte ogni mese/anno. E’ controproducente vivere il risparmio come un sacrificio e per questo non bisogna mai alzare troppo l’asticella rispetto al tenore di vita corrente. Continua a leggere

Un Piano di Accumulo Perfetto per Mercati in Discesa

Quando i mercati scendono i nervi degli investitori vengono messi a dura prova. Tutti i buoni propositi fatti nella fase iniziale di un investimento scompaiono in un mix di sconforto, delusione e amarezza. Chi legge questo blog sa che non parliamo quasi mai di investimenti di breve termine (per quello ci sono siti dedicati al trading) preferendo impostare i discorsi con un orizzonte di medio e lungo termine, quello dove metodo e disciplina riescono a spingere al massimo la redditività dei nostri risparmi.

Molto spesso i consulenti cercano di “invogliare” gli investitori a mettere denaro sui mercati più rischiosi proponendo i benefici del classico Piano di Accumulo o PAC. Indubbiamente questo è un metodo valido per investire denaro progressivamente attingendo a piccole dosi dal proprio capitale senza preoccuparsi troppo del timing. Ne abbiamo già parlato qui, ma è ovvio che questo tipo di procedura richiede costanza nel tempo sia in termini di denaro investito (se aumentato è meglio ma non sempre è possibile) e soprattutto la forte convinzione di non abbandonare il piano quando le perdite cominciano a diventare consistenti. E’ proprio in quel momento che il PAC lavora al meglio permettendovi di comprare più quote di un fondo azionario grazie al prezzo più basso.

L’acquisto periodico di quote per un importo costante (ad esempio 100 euro ogni mese) è chiamato in America Dollar Cost Average. Esiste però un altro metodo e che in Italia in pochi conoscono e che funziona in modo eccellente e spesso meglio del classico PAC a importo costante. Questa tecnica si chiama Value Averaging e fu ideata negli anni 80 da un professore di Harvard, Michael Edleson. Continua a leggere

Investire sulla Borsa Americana

La borsa americana ha chiuso il 2014 con una crescita del 13,7% in versione total return andandosi ad incastrare nella casella di performance compresa tra il 10 e il 20% che negli ultimi 89 anni ha accolto ben 52 rilevazioni, praticamente il 59% del tempo totale di storia del mercato a partire dal 1926.

Questa frequenza può essere visualizzabile in maniera piuttosto agevole tramite il grafico della distribuzione dal quale desumiamo come raramente lo S&P500 chiude l’anno tra il 5 e il -5%.

spx1Altra considerazione statistica che possiamo fare sulla base dei dati storici è quella legata alla percentuale di tempo in cui lo S&P500 comprensivo di dividendi chiude in positivo; il 73% accumulato finora ci dice che ogni anno nuovo abbiamo 3 probabilità su 4 di chiudere con segno più.

spx2Come sempre è questione di linguaggio ed alcuni anni fa mi era molto piaciuto un esempio che illustrava in modo semplice come le persone cambiassero atteggiamento di fronte allo stesso dato ma comunicato con parole diverse. Se vi chiedessero di scegliere tra una vincita sicura al 100% di 80 mila Euro oppure avere l’80% di probabilità di vincere 100 mila Euro ed il 20% di non vincere nulla cosa scegliereste? Il 79% degli intervistati ha scelto la certezza degli 80 mila Euro. Questo perchè la parola usata era guadagno.

Ma se vi chiedessereo di scegliere tra il 100% di perdere 80 mila Euro e l’80% di probabilità di perdere 100 mila a fronte di un 20% di probabilità di non perdere nulla cosa scegliereste? L’81% degli intervistati ha preferito scegliere l’ipotesi che lascia un margine di possibilità di vittoria pur con il rischio di perdere tutto. Questo perchè è stata usata la parola perdita e la maggioranza di fronte ad una perdita certa preferisce giocarsi la possibilità di evitarla.

Scusate la digressione ed andiamo avanti con l’analisi storica e analizziamo quante volte la borsa americana ha ritornato rendimenti negativi dopo 5 anni di investimento. Continua a leggere

Mi Aspetto che…

La questione delle aspettative di rendimento che ogni investitore nutre verso ciò che acquista sul mercato è una delle variabili meno controllabili dai consulenti finanziari che esista (assieme ovviamente all’andamento dei mercati stessi) semplicemente perché sono in continuo movimento.

Partendo dal presupposto che nessuno vuole perdere soldi è altrettanto evidente che nelle fasi di rialzo tutti si sentono più tranquilli e confortati nell’acquistare avendo paradossalmente aspettative di rendimento superiori a quelle che si dovrebbero nutrire in una fase di mercati in declino. Paradossalmente perché è logico che quotazioni più basse matematicamente alzano le aspettative, mentre nella mente umana quotazioni più basse vengono tradotte in “diventeranno ancora più basse” abbassando le aspettative stesse.

Ma quali sono i luoghi comuni (veri) che accompagnano la maggioranza degli investitori a livello di aspettative? Continua a leggere

Investire sulla Borsa Americana

La borsa americana ha chiuso il 2014 con una crescita del 13,7% in versione total return andandosi ad incastrare nella casella di performance compresa tra il 10 e il 20% che negli ultimi 89 anni ha accolto ben 52 rilevazioni, praticamente il 59% del tempo totale di storia del mercato a partire dal 1926.

Questa frequenza può essere visualizzabile in maniera piuttosto agevole tramite il grafico della distribuzione dal quale desumiamo come raramente lo S&P500 chiude l’anno tra il 5 e il -5%.

spx1Altra considerazione statistica che possiamo fare sulla base dei dati storici è quella legata alla percentuale di tempo in cui lo S&P500 comprensivo di dividendi chiude in positivo; il 73% accumulato finora ci dice che ogni anno nuovo abbiamo 3 probabilità su 4 di chiudere con segno più.

spx2Come sempre è questione di linguaggio ed alcuni anni fa mi era molto piaciuto un esempio che illustrava in modo semplice come le persone cambiassero atteggiamento di fronte allo stesso dato ma comunicato con parole diverse. Se vi chiedessero di scegliere tra una vincita sicura al 100% di 80 mila Euro oppure avere l’80% di probabilità di vincere 100 mila Euro ed il 20% di non vincere nulla cosa scegliereste? Il 79% degli intervistati ha scelto la certezza degli 80 mila Euro. Questo perchè la parola usata era guadagno.

Ma se vi chiedessereo di scegliere tra il 100% di perdere 80 mila Euro e l’80% di probabilità di perdere 100 mila a fronte di un 20% di probabilità di non perdere nulla cosa scegliereste? L’81% degli intervistati ha preferito scegliere l’ipotesi che lascia un margine di possibilità di vittoria pur con il rischio di perdere tutto. Questo perchè è stata usata la parola perdita e la maggioranza di fronte ad una perdita certa preferisce giocarsi la possibilità di evitarla.

Scusate la digressione ed andiamo avanti con l’analisi storica e analizziamo quante volte la borsa americana ha ritornato rendimenti negativi dopo 5 anni di investimento. Continua a leggere