Dai Bill Non Ti Preoccupare

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Il 17 aprile Bill Gross con un tweet indicava il Bund tedesco come lo “short della vita”  convinto che rendimenti così bassi non sarebbero mai più stati toccati dal decennale tedesco, da quel momento destinato solo a risalire. Sarà anche lo short di una vita ma se Bill non è stato rapido ad uscire da quel trade i “margin call” stanno nelle ultime settimane massacrando la sua scommessa; capita quando si tira la monetina con troppo pubblico che ti osserva. Continua a leggere

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Effetto “Casalinga di Shanghai”

L’indice azionario cinese è da un po’ sotto i riflettori per la sua impressionante volatilità e soprattutto per i ripetuti cali a cui l’indice di Shanghai è andato incontro in un solo mese, circa il 30%. Ci si dimentica, come spesso succede in questi casi, che nell’anno precedente il rialzo era stato del 150% e questo di fatto porta il rendimento di un investimento a +80%.

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Ne abbiamo già parlato qui di come le perdite facciano male e portano la memoria a fissarsi su queste dimenticando il pregresso. In casi come questi un investitore è arrabbiato perché pensa alle perdite ma non al fatto che semplicemente il suo guadagno è più basso di quello che era un mese fa.

Detto ciò la situazione in Cina è effettivamente preoccupante per come si sta sviluppando la gestione del fenomeno da parte delle autorità locali.

Nei mesi scorsi il Governo ha sostanzialmente incentivato i risparmiatori a dirigere i propri risparmi verso le azioni di società private quotate aumentando l’apertura del mercato cinese anche a investitori stranieri e soprattutto broker desiderosi di catturare le risorse finanziarie di potenziali trader alle prime armi adatti a farsi spiumare ben bene.
Più le azioni salivano più sul carro salivano nuovi investitori. La casalinga di Shanghai vedendo salire ogni mese del 20% il valore del portafoglio azionario del fruttivendolo sotto casa si è fatta trascinare nella mania ed il risultato è stato questo

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Esploso il numero dei conti di trading aperti ed ovviamente esploso il numero di broker che hanno cominciato ad offrire operatività sempre più spregiudicate. Tra queste rientra l’operatività a leva, quella che con 20 euro mi può permettere di controllare azioni per 100 euro. Io povero risparmiatore che non ho i soldi per partecipare alla festa non vedo l’ora di trovare qualcuno che mi faccia entrare e sono disposto a non guardare in faccia alle condizioni economiche offerte pur di entrare il prima possibile.

Ed ecco che il pallone comincia a gonfiarsi, tutti guadagnano, tutti sono felici, l’amico dell’amico si è comprato la macchina nuova con il guadagno sulle azioni e via così fino all’impatto con la dura realtà.

E’ verissimo che il mercato cinese veniva da anni di sottovalutazione e che la salita era ed è fenomeno non così fuori dal mondo. E’ anche vero che i risparmiatori cinesi sono passati da zero a 100 in un attimo visto che prima di questa liberalizzazione potevano fare poco o nulla. Quello che colpisce è la platea degli investitori su questo mercato. A differenza delle piazze europee ed americane frequentate prevalentemente da investitori istituzionali (banche, fondi, ecc…), il mercato cinese è ancora acerbo con il 90% di investitori domestici individuali con un livello di cultura molto basso (circa 1 su 3 arriva appena alla licenza elementare).

Capite come in questa situazione la possibilità che qualcosa sfugga di mano è concreta ed il pezzo di Mario Seminerio è come sempre chiarissimo nello spiegare come il governo cinese sta gestendo a malo modo la sbornia.

Adesso che è arrivato per i trader in erba il momento del cosiddetto “margin call”, ovvero della richiesta di capitale aggiuntivo da parte dei broker per compensare le perdite accumulate sulle operazioni a leva, stiamo assistendo alla fase più acuta del ritorno sulla Terra. Perdite che si autoalimentano per effetto di una mancanza di liquidità necessaria a compensare le perdite con il risultato di copiose vendite al meglio per rientrare.

Le società di brokeraggio aperte allegramente nei mesi scorsi vanno in crisi di liquidità ed allora ecco che il Governo Centrale cerca di metterci una pezza che però appare maldestra. Abbassare i requisiti sui margini, ridurre il costo per fare trading, sono tutte manovre che rischiano di alimentare ulteriormente un incendio che sta cominciando a svilupparsi.

Forse un giorno anche i cinesi capiranno l’importanza della diversificazione del rischio. Probabilmente le società del risparmio gestito avranno un bel terreno fertile sul quale investire nei prossimi anni quando anche questa ondata avrà mietuto le solite vittime tra i tanti piccoli pesci ( o pecore da tosare a seconda di quale ambiente preferite) che popolano i borsini cinesi.

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