Rialzo dei tassi, tanto rumore per nulla?

rumore

I tassi decennali americani hanno chiuso l’anno poco sotto il 2,50%. Se riportiamo le lancette indietro di 12 mesi ci accorgiamo come in realtà la parte lunga della curva dei rendimenti si posiziona “appena” 25 punti base sopra la chiusura del 2015 e 35 punti base sopra la chiusura del 2014; rispetto al 2013, quando il T-Note rendeva il 3% a scadenza, siamo addirittura sotto di 50 punti base.

tassi

Per chi ha seguito nelle ultime settimane le notizie apparse in rete o sui periodici specializzati non sfuggirà di certo quanto rilievo è stato dato alla salita dei rendimenti americani.

Tutti a correre dietro la notizia dell’inversione di tendenza, della fine della politica monetaria a basso costo, del ritorno dell’inflazione solo perché Trump è stato eletto Presidente.

Vero è che il rendimento decennale americano è reduce dal rialzo trimestrale più forte dal 1970 con un +50% rispetto ai minimi del trimestre precedente quando il T-Note ha toccato il suo minimo storico a 1.31% di rendimento a scadenza.

Ovvio che qui ci mette lo zampino la matematica, ma anche la statistica non scherza. Un conto è un 50% di rendimento su numeri contenuti, un conto è quando si parte da basi più elevate. E che dire del più classico dei ritorni verso la media? Continua a leggere

Lepre e Tartaruga

indexInteressante studio  che ancora una volta conferma come acquistare i fondi a gestione attiva con il miglior rendimento passato è una scelta sbagliata oltre che miope da parte degli investitori. Ne abbiamo a tal proposito già parlato qui.
Gli stessi ricercatori ammettono che i flussi dei fondi sono correlati positivamente alle performance passate, segno che anche gli investitori istituzionali preferiscono rivolgersi verso prodotti dal glorioso andamento storico sentendosi più confortati anche nella difesa delle loro scelte di fronte agli investitori.
Tornando allo studio i tre ricercatori Cornell, Hsu e Nanigian hanno sostanzialmente cercato di capire se una selezione basata sulle performance del passato di fondi americani ha poi generato effettivamente una overperformance negli anni successivi utilizzando i 3 anni come orizzonte temporale di riferimento. Vi dico subito che finirà come nel racconto della lepre e la tartaruga. Continua a leggere

Il Buon Senso del Principio di Ritorno Verso la Media

Uno dei libri che penso non possano mancare dagli scaffali (o dagli e-reader) di ogni persona interessata a capire come funziona la nostra mente e quali conseguenze essa genera su tutti i nostri comportamenti (anche finanziari) credo possa essere tranquillamente Daniel Kahneman – Pensieri lenti e veloci.

Daniel Kahneman ha la straordinaria capacità di parlare con un linguaggio semplice e chiaro di psicologia umana, ma soprattutto di mettere a nudo, con esempi concreti, quanti errori di valutazione facciamo ogni giorno.
Siccome sono alla seconda lettura del libro cito alcuni passaggi secondo me molto interessanti relativi al concetto di ritorno verso la media.
In uno degli esperimenti presso la scuola di volo militare israeliana, Kahneman ci fa capire come ignorare questo concetto può portare ad errori di valutazione. Gli istruttori di volo erano convinti che lodare i piloti che si erano comportati bene nella prima prova fosse deleterio visto che nella fase successiva peggioravano la performance;diverso il convincimento nel caso opposto, strigliare i piloti che nella prima prova si erano comportati male solitamente aveva effetti migliorativi nella seconda, questo almeno nella convinzione degli istruttori. Continua a leggere

Investire al Netto della Borsa Americana

Nel 2014 il mondo azionario sviluppato esclusa la borsa americana (ex USA) ha realizzato una performance negativa del -4,5%, quello che potremmo definire una normale boccata d’ossigeno dopo la corsa sostenuta del 2012 e del 2013 rispettivamente +18% e +23%.
Quello che abbiamo visto nel 2014 è quindi il 13esimo caso di calo su 45 anni di rilevazioni dell’indice di riferimento MSCI EAFE. Questo benchmark nasce nel 1970 ed è utilizzato dagli investitori americani che vogliono mettere il loro denaro sulle azioni internazionali. L’Etf di Ishares quotato a New York vede nella borsa giapponese il contributore maggiore con il 21% di azioni sul totale, seguito dalla Gran Bretagna (20%), Francia (9%), Svizzera (9%), Germania (9%) e Australia (7%). Altri paesi compongono l’indice rendendolo un ottimo strumento di diversificazione per gli investitori americani.
Tutti i dati che illustreremo di seguito sono espressi in dollari americani per evitare distorsioni valutarie.
Quello che a noi interessa però è capire il significato statistico del calo del 2014 per cercare spunti di riflessione ed investimento nel 2015.
Intanto possiamo notare come il -4,5% del 2014 rappresenta un evento piuttosto raro nella distribuzione dei rendimenti annui dell’EAFE, allergico ai valori centrali attorno allo zero.

eafe1

Quello che abbiamo registrato è il tredicesimo caso di segno negativo su 45 rilevazioni; il 29% del tempo quindi le azioni internazionali dei paesi sviluppati hanno chiuso Continua a leggere

Investire al Netto della Borsa Americana

Nel 2014 il mondo azionario sviluppato esclusa la borsa americana (ex USA) ha realizzato una performance negativa del -4,5%, quello che potremmo definire una normale boccata d’ossigeno dopo la corsa sostenuta del 2012 e del 2013 rispettivamente +18% e +23%.
Quello che abbiamo visto nel 2014 è quindi il 13esimo caso di calo su 45 anni di rilevazioni dell’indice di riferimento MSCI EAFE. Questo benchmark nasce nel 1970 ed è utilizzato dagli investitori americani che vogliono mettere il loro denaro sulle azioni internazionali. L’Etf di Ishares quotato a New York vede nella borsa giapponese il contributore maggiore con il 21% di azioni sul totale, seguito dalla Gran Bretagna (20%), Francia (9%), Svizzera (9%), Germania (9%) e Australia (7%). Altri paesi compongono l’indice rendendolo un ottimo strumento di diversificazione per gli investitori americani.
Tutti i dati che illustreremo di seguito sono espressi in dollari americani per evitare distorsioni valutarie.
Quello che a noi interessa però è capire il significato statistico del calo del 2014 per cercare spunti di riflessione ed investimento nel 2015.
Intanto possiamo notare come il -4,5% del 2014 rappresenta un evento piuttosto raro nella distribuzione dei rendimenti annui dell’EAFE, allergico ai valori centrali attorno allo zero.

eafe1

Quello che abbiamo registrato è il tredicesimo caso di segno negativo su 45 rilevazioni; il 29% del tempo quindi le azioni internazionali dei paesi sviluppati hanno chiuso Continua a leggere

Partecipare e divertirsi alla festa dei mercati senza ubriacarsi

Una tabella ed un grafico giusto per evidenziare ancora una volta quanto il concetto di “mean reversion” (ritorno verso la media) dovrebbe rappresentare una faro indiscusso in ogni piano di investimento.
Cominciamo dalla tabella fonte JP Morgan.

table1Questa tavola ci consente di apprezzare come scelte di investimento piuttosto nette con relativa concentrazione dei rischi in portafoglio, possono essere tanto pericolose quanto entusiasmanti. E’ il caso dei REIT (azioni legate al settore immobiliare) dal 2009 ad oggi sempre ai primi posti (unica eccezione il 2013), oppure dal lato opposto il caso delle commodity già al quarto anno consecutivo di pesante negatività. La verità come sempre sta nel mezzo? Parrebbe proprio di sì con l’asset allocation bilanciata proposta da JPM (un 60% azioni, 35% bond 5% commodity ben diversificato) che si posiziona sempre a metà tavola. Questo evita all’investitore sorprese negative permettendogli nello stesso tempo di vedersi retrocesso ciò che il mercato è in grado di offrire. Insomma partecipiamo alla festa, ci divertiamo, ma non ci ubriachiamo e non corriamo il rischio di vederci ritirare la patente sulla via del ritorno.

Altro esempio stavolta su un tema di grande attualità, il cambio dell’Euro Continua a leggere