Speciale Asset Allocation: No Brainer Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del cosiddetto “No Brainer Portfolio”, un’asset allocation molto semplice citata da William Bernstein nel suo libro più famoso The Intelligent Asset Allocator: How to Build Your Portfolio to Maximize Returns and Minimize Risk.

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Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo modello (ovviamente tarata sull’investitore americano). Portafoglio molto semplice e facilmente replicabile. Ancora una volta la fonte è Portfoliocharts.com.

25% Azioni America Large Cap (S&P500)

25% Azioni Internazionali (ex-Us)

25% Azioni America Small Cap

25% Governativi Usa breve termine

Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra il risultato storico di No Brainer Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,3% con una volatilità del 13,2%.

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Flight to Quality

Il titolo rappresenta quella classica frase che ognuno di voi sente nei momenti di tensione finanziaria in cui gli investitori si rifugiano in massa verso i titoli più sicuri come i Treasury americani o i Bund tedeschi. Chissà poi perchè non è stata coniata una frase speculare per la situazione opposta, ovvero quando dai bond si va verso le azioni come nelle ultime settimane, mah.

L’eterno sogno di ogni grande investitore è quello di saltare da una parte all’altra evitando le perdite e massimizzando i guadagni. Ovviamente tutto questo è irrealizzabile, però con curiosità mi sono studiato la strategia che he presentato Meb Faber sul suo blog alcune settimane fa.

In parole povere Faber, autore dell’eccelente ebook Global Asset Allocation: A Survey of the World’s Top Asset Allocation Strategies ha simulato dal 1993 al 2015 una semplice strategia. Compro azioni dello S&P500 quando le valutazioni prezzo/utili espresse in termini di CAPE sono inferiori a 20; le vendo comprando Treasury a 10 oppure a 30 anni quando il CAPE supera 20, come ora. Ecco il risultato.

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Speciale Asset Allocation: The Ivy Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del celebre Ivy Portfolio reso famoso dal libro dell’analista americano Meb Faber. Il libro sostanzialmente cerca di spiegare le strategie di investimento dei gestori finanziari di Harvard e Yale, due delle università più importanti degli States.

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Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo modello (ovviamente tarata sull’investitore americano). Lo stesso Faber propone un approccio di momentum mentre i dati che mostreremo a seguire prevedono una simulazione basata sulla staticità ed il solo ribilanciamento. Ancora una volta la fonte è Portfogliocharts.com.

20% Azioni America

20% Azioni Internazionali (ex-Us)

20% Governativi Usa

20% Commodities

20% Reit

Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra  il risultato storico di Ivy Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,6% con una volatilità del 11,4%.

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Un Portafoglio per Tutte le Stagioni

Negli Stati Uniti esiste un portafoglio valido per tutte le stagioni, almeno questo nelle intenzioni del suo creatore Ray Dalio di BridgeWater Associates, uno dei più grandi hedge fund mondiali. La composizione del portafoglio è piuttosto basica ed è rappresentata dal 30% di azioni a cui si aggiunge un 15% di commodity (metà oro e metà generico) e per finire bond su scadenze diverse.
Il portafoglio All Seasons è stato costruito sull’idea che le asset class si muovono in risposta a 4 forze. Crescita economica, rallentamento economico, inflazione e deflazione. Continua a leggere

Globalizzare il Portafoglio di Investimento

Abbiamo già parlato qui della semplicità di replica di un portafoglio globale scelta certamente interessante per chi vuole allineare i propri investimenti a quelle che sono le capitalizzazioni mondiali delle varie asset class scambiate sui mercati finanziari. Sempre con riferimento all’importanza della diversificazione qui abbiamo celebrato l’assoluta inadeguatezza di uno stile di investimento “home bias” che privilegia azioni/bond nazionali a quelli internazionali.

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Ringraziando Meb Faber per la cortesia estraggo dal suo libro Global Asset Allocation: A Survey of the World’s Top Asset Allocation Strategies (English Edition) un’idea di Global Portfolio soprattutto per valutarne il comportamento nel periodo 1973-2013 e fare alcune considerazioni.
Quello che vedete qui sotto è un’approssimazione di come dovrebbe essere composto un portafoglio globale composto per un 40% da azioni internazionali, da un 53% di bond e da un 7% di asset reali spalmati tra titoli indicizzati all’inflazione e immobiliari. Continua a leggere