Finanza comportamentale per ogni età

Silhouettes, Cohesion, Women, Old, Young

  • Il premio Nobel per l’economia riconosciuto a Richard Thaler nel 2017 ha suggellato l’importanza della finanza comportamentale nel mondo degli investimenti
  • Uno studio americano ha evidenziato come i bias comportamentali cambiano in base alla generazione a cui si appartiene
  • Ancora una volta la diversificazione degli investimenti appare l’arma migliore per rispondere a queste distorsioni del nostro comportamento

Da diversi anni la finanza comportamentale ha trovato uno spazio sempre maggiore nei manuali e nei corsi di specializzazione di consulenti finanziari ed analisti. Capire come investono i clienti è fondamentale per fornire il servizio migliore o vendere il prodotto finanziario più indicato.

Uno studio condotto tra i consulenti americani dal broker americano Charles Schwab  ha messo in evidenza quelli che sono i cosiddetti bias comportamentali prevalenti tra gli investitori statunitensi, ma anche le differenze che ci sono tra generazione e generazione.

Questo risultato evidenzia con quante diverse sfaccettature di finanza comportamentale si devono destreggiare i consulenti finanziari cambiando approccio a seconda del cliente ( o meglio dire dell’anagrafe) che hanno davanti. Continua a leggere

Il pericolo di aspettative troppo alte

Alcune settimane fa la casa di investimento Schroders ha pubblicato un report sulle aspettative di rendimento degli investitori dal quale escono ovviamente delle differenze generazionali di guadagni attesi da investimenti, ma dove soprattutto emerge una perdita di contatto con la realtà trasversale che sta colpendo soprattutto i millennials.

Se il 30% dei millennials preferirebbero investire 1000 dollari in Bitcoin piuttosto che in azioni ed obbligazioni (il che la dice tutta sul livello di cultura finanziaria di questa fetta per i quali la domanda cos’è una cedola o un dividendo è superflua), dal sondaggio Schroders emerge che i nati tra il 1982 e il 1999 si attendono nei prossimi 5 anni rendimenti annui nell’ordine del 11,7%. La generazione 1923-1944 si attende comunque un troppo generoso 8,1%.

Questo presuppone un mercato azionario non solo che non scende mai, ma anche che guadagna ogni anno in doppia cifra per compensare gli infimi livelli offerti ad esempio da un’obbligazione decennale emessa dal Governo Federale americano (2,50% ad oggi).

Continua a leggere

Nuove generazioni, nuovi stili di vita

Il Merrill Edge Report 2017  pubblicato di recente è particolarmente interessante perché mostra i diversi comportamenti ed aspettative che hanno gli investitori americani suddivisi per fascia di età. Pur con i limiti di un’indagine sondaggistica e con le scontate differenze che ogni categoria di età si porta dietro, la spaccatura tra Baby Boomers e Millennials è evidente anche se per entrambi lo scopo di tutto è la cosiddetta indipendenza finanziaria. I significati di queste due parole sono però diversi a seconda della fascia di età.

Il primo elemento che emerge in modo dirompente è il fine che porta gli investitori a risparmiare denaro. I millennials per migliorare il proprio stile di vita, i babyboomers invece per cercare una exit strategy anticipata dal mondo lavorativo. I primi si focalizzano molto meno sul raggiungimento di tradizionali obiettivi come sposarsi o mettere in piedi una famiglia, elementi che hanno rappresentato la stella polare per le generazioni precedenti. Continua a leggere

Prima o poi Risparmiate!

In un articolo di un mese fa apparso qui, un asset manager di Wells Fargo indicò in 26 dollari la settimana il risparmio che avrebbe consentito ad un Millennials di diventare milionario.

Ne abbiamo già parlato qui e qui, ma sarebbe sempre opportuno andare nel dettaglio dei numeri per spiegare meglio dei concetti che appaiono parecchio esoterici.

Detta così un giovanissimo “credulone” accantona il minimo indispensabile (ovvero i famosi 26 Dollari la settimana) per poi ritrovarsi a 60, 65 o 70 anni con cosa? Nessuna certezza, questo è sicuro. Quel numero magico 1 milione di Euro è stato generato con un ipotesi di rendimento che immagino assomiglino molto al 8,73%  annuo che ho ottenuto per deduzione.

1

Dopo 50 anni di investimento (quindi se avete 20 anni e versate 1.352 Dollari o Euro all’anno) disporrete di 1 milione di Euro. Ma siamo sicuri che l’8,7% non è un numero un po’ troppo ambizioso alla luce dei rendimenti di bond e delle valutazioni delle azioni attuali? Questo numero andrebbe poi decurtato da inflazione e tasse, ed ecco che nel giorno magico in cui andrò a scartare il pacco la sorpresa sarà amara. Continua a leggere

Millennials e Soldi secondo Facebook

mill

Interessante sondaggio di Facebook circa il legame tra denaro e Millennials americani ( ovvero quei ragazzi con età compresa tra i 21 e i 34 anni) . Interessante dicevo perché mette in evidenza concetti che in futuro potrebbero uccidere definitivamente vecchi modelli di business ed aprirne dei nuovi.
Su tutto prevale al momento la logica della mobilità e della condivisione. I Millennials, come è naturale, esigono che ogni possibilità operativa possa essere fornita in mobilità.
Sono molto oculati sul fronte del nuovo indebitamento e per questo il 46% degli intervistati da Facebook indica nell’essere liberi dal debito come la principale chiave di successo finanziario. Solo il 13% vede il ritiro anticipato come fonte di successo mentre il 21% vede l’acquisto della casa come ambizione legata al successo. Continua a leggere

Lo Spauracchio della Pensione

spaur

Articolo del Financial Times abbastanza discutibile e che, come spesso accade, tende a ricercare il titolone affrontando il problema dal lato sbagliato.  Secondo la Treccani la parola Spauracchio ha il significato di persona, cosa, situazione che incute timore e spavento. Pur condividendo il sottoscritto la necessità di pianificare il proprio futuro finanziario a volte si tende un attimino a esagerare e, spesso e volentieri, credo anche a qualche conflitto d’interessi di troppo. Ma andiamo con ordine.
Il fatto che i millennials (all’italiana i 20-30enni di oggi) possano avere in futuro degli enormi problemi di adeguate prestazioni pensionistiche è noto da tempo. Il nodo critico non è però legato al costo della vita o ai bassi stipendi nella fase iniziale della carriera (quello bene o male è toccato a tutti), quanto alla continuità delle prestazioni lavorative abbinato ad un numero di alternative professionali credibili e di qualità che possano permettere di far crescere progressivamente gli stipendi in base al merito . Continua a leggere