Rame e crescita non parlano sempre la stessa lingua

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Circolano tanti luoghi comuni sui mercati finanziari. A volte sono gli stessi professionisti che trovano  vantaggioso trovare associazioni anche quando non ci sono. Una di queste è quella che vuole come anticipatore del ciclo economico il prezzo del rame.

Siccome dall’elezione di Trump il rally del metallo rosso è stato travolgente (+25%), la salita più forte in un mese dal 2009, i titoli sui media in tal senso non si sono sprecati.

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L’associazione ci può anche stare vista la concomitanza temporale. Più spesa pubblica in America per la Trumpeconomics, più utilizzo di rame e quindi più crescita.

Da qui però a pensare che la salita del rame significa per forza ripresa economica e quindi anche azioni in rialzo ne deve passare di acqua sotto i ponti.

A questo proposito ci viene in soccorso Pension Partner’s che dal suo blog chiarisce meglio il concetto a livello statistico. Continua a leggere

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Alla Ricerca della Volatilità

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Leggendo il consueto post giornaliero di Ben Carlson sul suo blog http://awealthofcommonsense.com/ ho avuto un’idea per cercare di spiegare ancora meglio il perché mi piace la volatilità dei mercai finanziari.

Nello specifico il post riguarda la corretta osservazione di Carlson circa il fatto che associare ad un investimento azionario le ipotesi (se non anche peggio le performance passate) di crescita economica di una specifica area geografica è un esercizio non corretto. Peccato che spesso e volentieri anche media specializzati guardino al Pil come ad un elemento decisivo nelle sorti future del mercato azionario. Contano le aspettative di utile, oltre ovviamente ad altri fattori e NON esclusivamente i tassi di crescita economica.

Il grafico successivo mostra infatti la volatilità a 5 anni delle azioni americane e del tasso di crescita economica. Vedete somiglianze? Assolutamente no. Qualcuno cita la deludente crescita media finora conseguita dal 2010 (2,1%) come un fattore non in grado di supportare le attuali quotazioni azionarie dello S&P500. Peccato che non esistono evidenze empiriche del contrario, ovvero che alta crescita economica eviti ribassi di borsa. Continua a leggere

Più Tecnologia Meno Produttività

Mentre il mondo impazzisce per l’innovazione tecnologica ed i suoi benefici presenti e futuri, mentre il mondo si interroga del perché tassi ed inflazione non ripartono, mentre gli investitori si interrogano sui rendimenti potenziali da investimento che saranno in grado di catturare in futuro, due grafici possono fornire una parziale risposta, almeno secondo il sottoscritto.

Il primo grafico indica i tassi di variazione della produttività americana dal dopoguerra ad oggi. La robotica, internet, le biotecnologie e tantissime altre innovazioni che la tecnologia sta apportando stanno in realtà producendo il più basso tasso di variazione della produttività dalla fine degli anni ’70. Ma come? Le macchine non dovrebbero produrre di più con meno costi e maggiore velocità? Evidentemente per ora non è così, anzi allo stato attuale i numeri dicono l’esatto contrario. Continua a leggere

Incrostazioni Mentali

Uno degli errori che gli investitori fanno molto frequentemente è quello di non riuscire a cambiare una mentalità che magari ha incrostato i nostri comportamenti finanziari in passato.
Continuiamo a cercare la cedola da un obbligazione nonostante il mercato ci stia dicendo come questo non è affatto il momento per avere diritto a rendite facili se non correndo dei rischi pazzeschi. Siccome ci sentiamo più confidenti nel comprare un obbligazione ad alto rendimento con debiti elevati e business non sempre di qualità piuttosto che un bond governativo che rende lo 0,1% , allora dimentichiamo il rischio emittente pur di soddisfare il nostro bisogno di riscuotere regolarmente una cedola. Continua a leggere

Credere alle Favolette

Approfitto di questo articolo apparso per ribadire ancora il concetto che ogni investitore deve cercare di dirottare i suoi soldi su prodotti ampiamente diversificati a livello settoriale e geografico. Evitare di imbarcarsi in qualche avventura solitaria è un bene per il vostro portafoglio. Continua a leggere

Lasciate perdere le previsioni finanziarie di fine anno

Il mondo della finanza ha sempre fornito tanto materiale ad analisti, economisti e media in genere per stilare previsioni a volte catastrofiche altre volte ottimistiche. Spesso e volentieri ascoltiamo o leggiamo di complicate analisi che cercano di anticipare il comportamento dei mercati, previsioni che, essendo future ed arrivando da voci magari autorevoli, non possono essere smentite nel momento preciso in cui vengono emesse.

La realtà è molto più semplice e lasciare perdere i guru che puntualmente si affacciano a fine anno con gli out look per quello successivo è la migliore scelta di investimento che possiate fare.
Buon senso e null’altro, ecco quello che serve.

Un grazie in tal senso ad Alliance Bernstein che con questo report  smonta un luogo comune, ovvero che una forte crescita economica si trasmette in forte crescita dell’azionario.
Mi sono spesso chiesto a cosa servono quelle noiose e quasi esoteriche previsioni sui Pil delle varie aree economiche mondiali smentite regolarmente dopo uno o due trimestri. Ho finalmente avuto la risposta, a nulla!
Alliance Bernstein porta l’esempio di due economie, quella cinese e quella messicana dal 1992 ad oggi ed i risultati parlano da soli. Continua a leggere