L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Update 1°trimestre 2017)

Consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di Archeowealth pubblicato ufficialmente, come i nostri lettori più affezionati ben sanno,a gennaio 2015 con una dotazione di 50 mila Euro.

La nostra volontà era quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti. Realizzato tramite strumenti a replica passiva (ETF), l’obiettivo è quello di minimizzare il costo dell’investimento con al massimo una decina di strumenti compresi all’interno del portafoglio.

A fine 2016 il montante di capitale investito era salito a 56 mila Euro.

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Grazie al buon andamento dei mercati finanziari (soprattutto azionari) è diventato alla fine del primo trimestre 2017 di poco superiore ai 57.500 Euro. Una performance trimestrale al netto dei costi che segna +2,87%, percentuale che su base annua ci farebbe andare ben oltre quei 5,7% e 5,8% (sempre netto commissioni di gestione e intermediazione) collezionati rispettivamente nel 2015 e 2016.

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L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Bilancio 2016)

Il 2016 si chiude ancora una volta con delle belle soddisfazioni per il portafoglio di Archeowealth. Dopo il +5,7% (al netto dei costi) del 2015, anche il 2016 porta con sè un risultato considerevole e praticamente in fotocopia (+5,8%). L’anno però è stato travagliato. La prima parte problematica per le azioni, la seconda parte per i bond.

Sapete bene quanto è importante  tenere conto dell’andamento reale della performance. Se nel 2015 il tasso di inflazione annuo italiano fu dello 0,1% limando a 5,6% il rendimento reale del portafoglio, quest’anno la storia si ripete. A novembre l’inflazione annua italiana era ancora dello 0,1% e quindi in termini reali ancora una volta ci posizioneremo attorno a 5,7% annuo.

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Altro confronto che va sempre fatto è quello con l’equivalente titolo di stato italiano a 10 anni. Se il 31 dicembre 2014 il Btp italiano rendeva l’1,8%, a fine 2015 il rendimento del titolo di stato italiano era del 1,6%. Battuto ampiamente pure quello.

Il 2016 non era cominciato nel migliore dei modi con il massimo drawdown del portafoglio toccato a febbraio con un -7,8%, periodo nel quale non mostrammo grandi preoccupazioni perchè eravamo forti del cuscinetto di utile dell’anno precedente. Da quel momento è stato un progressivo recupero culminato con il superamento della linea dello zero già ad aprile. Il rumore assordante dei media della carta stampata e digitale di inizio anno era alle spalle, ma nuove sfide si annunciavano all’orizzonte. Brexit, elezioni presidenziali Usa, referendum italiano. Continua a leggere