L’asset allocation di ArcheoWealth (secondo trimestre 2020)

Quando ad inizio aprile ho pubblicato l’aggiornamento del portafoglio buy and hold  di Archeowealth la paura aveva fatto breccia su una buona fetta di investitori. Le percepivo anche dai commenti ricevuti sul blog, piuttosto che dalle mail ricevute dai lettori.

Alcuni di questi investitori hanno compiuto l’errore più vecchio del mondo vendendo ai minimi e consegnando a qualcun’altro l’affare del 2020 (almeno finora). Altri per fortuna non hanno avuto nemmeno il tempo di prendere una decisione talmente veloce è stata la ripresa delle quotazioni. In pochi, ne sono sicuro, hanno comprato azioni tra marzo ed aprile ed ancora una volta i piani automatici di investimento hanno confermato la loro valenza strategica all’interno di un piano di investimento annullando l’emotività dell’investitore.

Ripredendo una delle mie scelte operative di fine marzo “per il mio portafoglio buy and hold ho preparato la mossa di gestione del rischio più semplice ed efficacie del mondo. Il ribilanciamento” posso dire di aver fatto una scelta corretta.

Poteva andare peggio, nel senso che avrei potuto ritrovarmi a fine giugno con i prezzi più bassi di un altro 30%, ma come ripeto spesso, se il mio obiettivo non è quello di fare trading ma di investire nel lungo periodo il problema non sussiste. Qualcuno di voi si è preoccupato della discesa nel valore del fondo pensione? Qualcun’altro si è preoccupato del fatto che i prezzi delle abitazioni in questi anni sono solo scesi? Direi proprio di no.

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L’asset allocation di ArcheoWealth (primo trimestre 2020)

Dopo un 2020 travolgente ed irripetibile è arrivata la doccia gelata di un 2020 che di certo non comincia sotto i migliori auspici finanziari. E non solo.

Purtroppo quando ancora la serrata italiana era là da venire avevo capito che ci stava capitando qualcosa di grave.

Avrei potuto prendere le dovute contromisure sul mio portafoglio di investimento.

In fondo in quel 24 febbraio il mercato azionario mondiale era appena sotto di 5 punti percentuali rispetto ai massimi storici. Potevo vendere azioni e comprare bond oppure mettermi in liquidità. Il timing stavolta non era sbagliato e con il cappello da trader non vi nascondo che qualche piccola operazione l’ho messa in piedi.

Ma come investitore no, non ha fatto nulla, consapevole che avrei perso probabilmente denaro nelle settimane successive. O meglio avrei visto il valore del mio capitale scendere, ma non perdere perchè quello accade quando effettivamente cediamo i nostri asset a qualcun altro.

Ma rileggendo il racconto di tre mesi fa forse dentro di me sentivo qualcosa che non andava. Continua a leggere

L’asset allocation di ArcheoWealth (quarto trimestre 2019)

Si chiude un 2019 memorabile per chi ha avuto la possibilità di investire denaro sui mercati finanziari, azionari o obbligazionari poco cambia. Tutto quanto ha avuto una sola direzione ed è stata quella rialzista.

E’ giunto quindi il momento del consueto aggiornamento del portafoglio di ArcheoWealth partito ad inizio 2015 con una dotazione fissa di 50 mila € diventata 5 anni dopo di oltre 65 mila €.

La performance del 2019 migliora ancora il già spettacolare +14.2% della fine di settembre. Il risultato finale ci dice infatti che il patrimonio investito in questo 2019 è salito del 17.8%.

Considerando che alla fine del terribile 2018 il capitale era sceso a poco più di 55 mila €, l’incremento di valore di oltre 10 mila € di quest’anno dimostra ancora una volta quanto sia importante mantenere un atteggiamento poco emotivo e molto distaccato con i nostri investimenti. Se avessi smantellato un pò di rischio alla fine dell’anno scorso sarei qui a mordermi le dita.

Invece al 31 dicembre 2019 il portafoglio risulta avere un valore complessivo di 65.800 € circa.

La performance complessiva dalla partenza sale al 30% per un rendimento annuo composto del 5.6%, in linea con il mio target fissato in 4-5%.

Ricordo che il controvalore attuale è già al netto dei costi degli ETF  e delle  commissioni di negoziazione, ma al lordo di fiscalità ed inflazione.

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L’asset allocation di ArcheoWealth (terzo trimestre 2019)

Si chiude anche il terzo trimestre di un 2019 assolutamente spettacolare sia per chi ha investito in azioni sia per chi ha investito in obbligazioni. E’ giunto quindi il momento di fornire il consueto aggiornamento del portafoglio di ArcheoWealth partito ad inizio 2015 con una dotazione fissa di 50 mila Euro.

Approfittando di questa “Bonanza” finanziaria  la performance da inizio anno sale +14.2%, dando seguito a quella progressione che aveva visto il primo trimestre 2019 chiudersi a +8.4% e il secondo a +10.2%.

Il montante finale era salito di 1000 Eur tra il primo ed il secondo trimestre, ma nel terzo trimestre fa ancora di più salendo di oltre 2000 Eur.

Al 30 settembre 2019 il portafoglio risulta quindi valorizzato a 63.590 Eur.

La performance complessiva dalla partenza sale anch’essa a 26.3% per un rendimento annuo composto del 5.2%, in linea con il mio target ideale  di 4-5%.

Ricordo che il controvalore attuale è già al netto dei costi degli ETF (0,26% il valore medio delle spese correnti del portafoglio) e delle  commissioni di negoziazione, ma al lordo di fiscalità ed inflazione.

Leggi anche: Come capire quanto costa un ETF

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L’asset allocation di ArcheoWealth (Secondo trimestre 2019)

Terminato il trimestre spazio al consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di ArcheoWealth partito ad inizio 2015 con una dotazione fissa di 50 mila Euro.

Come avevo previsto il corposo progresso accumulato nel primo trimestre dell’anno (+8.4%) si è progressivamente consolidato nel corso del secondo trimestre con dei continui sali e scendi che portano il bilancio da inizio anno  a +10,2%. Quasi 1000 Euro in più di valore nel secondo trimestre con un montante di  61.375 Eur.

La performance complessiva sale anch’essa oltre il 22%, per un rendimento annuo composto del 4.5%, in linea con il mio target ideale nominale di 4-5%. Ricordo che il controvalore attuale è già al netto dei costi degli ETF (0,23% il valore medio delle spese correnti del portafoglio) ma al lordo di fiscalità ed inflazione.

Leggi anche: Come capire quanto costa un ETF

Ma chi ha generato questa eccellente performance nel 2019? Continua a leggere

L’asset allocation di Archeowealth (Primo trimestre 2019)

Recuperare in soli tre mesi la perdita dell’intero 2018 (-5,5%) sembrava abbastanza improbabile ad inizio anno, ma arrivare a fine marzo addirittura con un progresso del 8.5% è un risultato che va ben oltre le più rosee aspettative.

La risposta migliore che potesse fornire un portafoglio di investimento che non ricerca il market timing.

La tenuta (nel 2018) e la reattività (nel 2019) fanno parte del DNA di un insieme di mattoncini che insieme cercano di contrastare una tendenza all’appiattimento dei rendimenti futuri da investimento. Un tema a mio modo di vedere innegabile e che credo molti pianificatori finanziari vivono ancora in modo inconsapevole crogiolandosi nei pasti del passato.

La diversificazione ragionata ha dimostrato ancora una volta di essere un’arma vincente. La disciplina permette di ottenere quel buon senso che a sua volta frena gli istinti da trader desiderosi di cavalcare l’onda perfetta.

Leggi anche: 6 regole per diventare investitori disciplinati

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La Semplicità Premia

copLa settimana scorsa un lettore ha posto un quesito a margine del post “Meglio stare insieme”.

Ecco qui la domanda:

Un portafoglio che comprenda un azionario e un obbligazionario globale sarebbe sufficientemente diversificato? Si potrebbe fare a meno di materie prime, oro e immobiliare o sono settori indispensabili? Rigirando la domanda, se li aggiungessimo, aumenteremmo in qualche modo il rendimento finale, la decorrelazione e l’efficienza, abbasseremmo la volatilità e i drawdown? Grazie

Qualche doverosa premessa prima di una risposta. Ogni periodo storico è diverso, ogni asset class in certi tempi è portatrice di maggior rendimento e minor volatilità oppure l’opposto.

Aggiungere ingredienti alla ricetta può sempre rappresentare un buon modo per investire su asset class dal potenziale di rendimento più interessante, oppure su strumenti in grado di ammortizzare i cali. Quando però si abusa degli ingredienti si corre il rischio di andare in overdiversificazione.

La semplicità deve essere un pilastro cruciale per ogni investitore. Portafogli con più di 8-10 prodotti cominciano ad essere “eccessivi” anche perchè si presume che con questi numeri massimi sarete già in grado di coprire i principali temi di mercato.

La domanda del lettore è un quesito classico dalla difficile risposta. Ho fatto un back test dal 1987 al 2015 per vedere cosa sarebbe successo ad un semplicissimo portafoglio investito per il  60% in azioni americane e per il 40% in bond americani. Ho poi provato a diversificare questo portafoglio mettendolo a confronto con uno più complesso. L’azionario è stato suddiviso tra 25% di azioni USA, 25% di azioni internazionali e 10% di REIT. Il residuo è andata tra 10% Bond USA, 10% Global Bond, 10% Corporate Investment Grade, 10% Commodity.

Ecco il risultato

portCome potete vedere non ci sono grandissime differenze, anzi la semplicità estrema è premiante.

Ho deciso allora di provare con un terzo portafoglio molto più complesso e frammentato.

assetEd ecco i risultati sempre dal 1987 al 2015.

port2Niente da fare, il portafoglio più semplice rimane vincente.

Ma come direte voi? E allora tutta questa menata della diversificazione? Intanto la diversificazione più importante è proprio racchiusa nel portafoglio semplice. Azioni e titoli governativi.

Poi come vi ho detto i periodi storici non sono sempre uguali ed infatti se facciamo lo stesso esercizio dal 2000 al 2015 ecco il risultato

port3A quanto pare stavolta la diversificazione più spinta ha funzionato garantendo un maggior rendimento seppur a costo di una volatilità più alta, ma comunque in grado di garantire uno Sharpe ratio migliore del portafoglio semplice.

Come vedete non ci sono soluzioni valide per tutte le stagioni. A volte la diversificazione lavora meglio, altre volte no. Quello che conta è però avere un portafoglio semplice negli stili di investimento.

Perdersi in qualche rivolo settoriale, o scommessa secca su un bond o una materia prima, tanto per citare alcuni esempi, rischia di annullare tutti gli effetti benefici di questo “pasto gratis”.

Rimante semplici nell’investire, evitate i prodotti poco trasparenti e che promettono ritorni assoluti e positivi in ogni condizione di mercato. Se poi limitate i costi allora state già avvicinandovi ad un ottimale modo di investire i vostri soldi.