La Semplicità Premia

copLa settimana scorsa un lettore ha posto un quesito a margine del post “Meglio stare insieme”.

Ecco qui la domanda:

Un portafoglio che comprenda un azionario e un obbligazionario globale sarebbe sufficientemente diversificato? Si potrebbe fare a meno di materie prime, oro e immobiliare o sono settori indispensabili? Rigirando la domanda, se li aggiungessimo, aumenteremmo in qualche modo il rendimento finale, la decorrelazione e l’efficienza, abbasseremmo la volatilità e i drawdown? Grazie

Qualche doverosa premessa prima di una risposta. Ogni periodo storico è diverso, ogni asset class in certi tempi è portatrice di maggior rendimento e minor volatilità oppure l’opposto.

Aggiungere ingredienti alla ricetta può sempre rappresentare un buon modo per investire su asset class dal potenziale di rendimento più interessante, oppure su strumenti in grado di ammortizzare i cali. Quando però si abusa degli ingredienti si corre il rischio di andare in overdiversificazione.

La semplicità deve essere un pilastro cruciale per ogni investitore. Portafogli con più di 8-10 prodotti cominciano ad essere “eccessivi” anche perchè si presume che con questi numeri massimi sarete già in grado di coprire i principali temi di mercato.

La domanda del lettore è un quesito classico dalla difficile risposta. Ho fatto un back test dal 1987 al 2015 per vedere cosa sarebbe successo ad un semplicissimo portafoglio investito per il  60% in azioni americane e per il 40% in bond americani. Ho poi provato a diversificare questo portafoglio mettendolo a confronto con uno più complesso. L’azionario è stato suddiviso tra 25% di azioni USA, 25% di azioni internazionali e 10% di REIT. Il residuo è andata tra 10% Bond USA, 10% Global Bond, 10% Corporate Investment Grade, 10% Commodity.

Ecco il risultato

portCome potete vedere non ci sono grandissime differenze, anzi la semplicità estrema è premiante.

Ho deciso allora di provare con un terzo portafoglio molto più complesso e frammentato.

assetEd ecco i risultati sempre dal 1987 al 2015.

port2Niente da fare, il portafoglio più semplice rimane vincente.

Ma come direte voi? E allora tutta questa menata della diversificazione? Intanto la diversificazione più importante è proprio racchiusa nel portafoglio semplice. Azioni e titoli governativi.

Poi come vi ho detto i periodi storici non sono sempre uguali ed infatti se facciamo lo stesso esercizio dal 2000 al 2015 ecco il risultato

port3A quanto pare stavolta la diversificazione più spinta ha funzionato garantendo un maggior rendimento seppur a costo di una volatilità più alta, ma comunque in grado di garantire uno Sharpe ratio migliore del portafoglio semplice.

Come vedete non ci sono soluzioni valide per tutte le stagioni. A volte la diversificazione lavora meglio, altre volte no. Quello che conta è però avere un portafoglio semplice negli stili di investimento.

Perdersi in qualche rivolo settoriale, o scommessa secca su un bond o una materia prima, tanto per citare alcuni esempi, rischia di annullare tutti gli effetti benefici di questo “pasto gratis”.

Rimante semplici nell’investire, evitate i prodotti poco trasparenti e che promettono ritorni assoluti e positivi in ogni condizione di mercato. Se poi limitate i costi allora state già avvicinandovi ad un ottimale modo di investire i vostri soldi.

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Deflazione vs Inflazione

Quello che molti analisti di oggi ignorano (o fanno finta di ignorare) con riferimento all’assenza del tasso di inflazione è che fino agli anni 50 la deflazione non era un fenomeno così anomalo negli Stati Uniti, anzi erano piuttosto frequenti i continui salti da tassi di crescita positivi e negativi nei prezzi al consumo. Le banche centrali hanno fatto di tutto per cercare di governare l’inflazione negli ultimi anni, controllandone i picchi verso l’alto ed ora cercando di evitarne la caduta. Se ci pensate è incredibile come negli ultimi 60 anni solo una volta (nella crisi del 2008) l’economia americana è piombata in deflazione. Incredibile perché siamo nel mezzo di una rivoluzione tecnologica senza precedenti che esercita (e continuerà a farlo ancora per anni) una pressione verso il basso sui prezzi alimentata anche da una globalizzazione economica a sua volta senza precedenti. Continua a leggere

La Piramide dell’Investitore

Come esiste la celebre piramide alimentare con alla base i cibi considerati più sani come frutta e verdura ed al vertice quelli il cui consumo dovrebbe essere solo occasionale per i potenziali danni che potrebbero apportare alla salute di ciascuno di noi, Morningstar ha pensato bene di creare una piramide dell’investitore.
Anche in questo caso alla base troviamo ciò di cui ogni persona o famiglia dotata della capacità di risparmiare denaro non dovrebbe mai fare e meno, mentre verso la vetta si spostano quei comportamenti/azioni che solo occasionalmente richiedono tempo e risorse mentali per mantenere comunque sano il portafoglio di investimento.

piramide

Questa figura (ed il significato che essa contiene) può essere utile soprattutto per i nuovi investitori che hanno tempo davanti a sé per costruire un buon piano di investimento.

Base della piramide: Definire i propri obiettivi finanziari Continua a leggere

Investire al Netto della Borsa Americana

Nel 2014 il mondo azionario sviluppato esclusa la borsa americana (ex USA) ha realizzato una performance negativa del -4,5%, quello che potremmo definire una normale boccata d’ossigeno dopo la corsa sostenuta del 2012 e del 2013 rispettivamente +18% e +23%.
Quello che abbiamo visto nel 2014 è quindi il 13esimo caso di calo su 45 anni di rilevazioni dell’indice di riferimento MSCI EAFE. Questo benchmark nasce nel 1970 ed è utilizzato dagli investitori americani che vogliono mettere il loro denaro sulle azioni internazionali. L’Etf di Ishares quotato a New York vede nella borsa giapponese il contributore maggiore con il 21% di azioni sul totale, seguito dalla Gran Bretagna (20%), Francia (9%), Svizzera (9%), Germania (9%) e Australia (7%). Altri paesi compongono l’indice rendendolo un ottimo strumento di diversificazione per gli investitori americani.
Tutti i dati che illustreremo di seguito sono espressi in dollari americani per evitare distorsioni valutarie.
Quello che a noi interessa però è capire il significato statistico del calo del 2014 per cercare spunti di riflessione ed investimento nel 2015.
Intanto possiamo notare come il -4,5% del 2014 rappresenta un evento piuttosto raro nella distribuzione dei rendimenti annui dell’EAFE, allergico ai valori centrali attorno allo zero.

eafe1

Quello che abbiamo registrato è il tredicesimo caso di segno negativo su 45 rilevazioni; il 29% del tempo quindi le azioni internazionali dei paesi sviluppati hanno chiuso Continua a leggere

Ribilanciare il portafoglio per ottimizzare rischio e rendimento

Il ribilanciamento altro non è che un’attività di manutenzione del portafoglio che mantiene costantemente l’asset allocation allineata ai pesi ideali prefissati in fase di panificazione.
I movimenti di mercato provocano dei continui spostamenti della nostra ideale asset allocation ed il ribilanciamento è essenziale per mantenere il portafoglio allineato al nostro profilo di rischio, ma non solo.

bilancia
Il ribilanciamento è un’attività di buon senso che permette di ottimizzare il ritorno del portafoglio nel corso degli anni abbassando il rischio dello stesso perché ci costringe a mantenere diversificato l’investimento. Forzando l’investitore a vendere ciò su cui guadagna reinvestendo il ricavato in ciò su cui perde, non si fa altro che mettere in piedi un processo sistematico di acquisto a bassi prezzi e vendita ad alti prezzi, una scelta ottimale per mantenere efficiente e redditizio il portafoglio, nonché per ottimizzare il risparmio fiscale scontando eventuali minusvalenze ove presenti.

Non c’è una ricetta ideale di ribilanciamento, l’importante è fissare delle regole e rispettarle. Ad esempio si può decidere di ribilanciare il portafoglio con cadenza semestrale o annuale per ridurre i costi di intermediazione, oppure di farlo quando una certa asset class è distante del 5% la nostra esposizione ideale per effetto di guadagni o perdite, oppure di combinare le due cose.
Unendo il concetto di Piano di Accumulo già discusso qui a quello di ribilanciamento costante del portafoglio si ottengono risultati ancora più interessanti in termini di rendimento rispetto al classico investimento in un’unica soluzione.
Ecco un esempio pratico di quello che vi ho illustrato finora. Continua a leggere

La nuova era dei Robo-Advisors

Negli Stati Uniti sta trovando una sempre maggiore diffusione tra la fascia di popolazione più giovane (o fra quella con livelli di risparmi non elevati) il fenomeno dei cosiddetti Robo-Advisors. Questi consulenti virtuali di fatto permettono di aver accesso a processi automatici di creazione e gestione dei portafogli sfruttando i concetti della moderna teoria di portafoglio.
Asset allocation orientata quindi agli obiettivi, all’orizzonte temporale e al profilo di rischio di ciascun cliente, il tutto a costi bassissimi e con un grado di efficienza molto elevato vista l’automazione dell’intero processo di investimento.

robot advisors
La parola Robo-Advisor può essere fuorviante visto che si tende a percepire questo consulente come una macchina che di fatto investe i risparmi privati, ma in realtà dietro ad ogni algoritmo e ad ogni scelta di asset allocation ci sono esperti finanziari ed accademici che regolano il processo in base a quelle che sono le condizioni dei mercati.
Un pregio notevole del Robo-Advisor è ad esempio quello del Continua a leggere

Piano di Accumulo (PAC), alla fine la Soluzione di Investimento Migliore

Il Piano di accumulo del capitale, altresì noto come PAC  rappresenta una delle forme di investimento più semplici ed al tempo stesso efficaci che ogni investitore può portare avanti se lo scopo è quello di accumulare gradualmente e nel lungo periodo pochi o tanti risparmi. Previdenza, investimento, spese future sono innumerevoli le finalità che possono rendere giustificato e di buon senso l’avvio di un piano di accumulo dei risparmi, ma fin da subito bisogna chiarire che questa è la soluzione che trova il giusto compromesso tra rischio e rendimento, non quella che permette di ottenere i ritorni migliori ed ora ve lo spiegherò con degli esempi concreti.

I consulenti finanziari tendono ad utilizzare lo strumento del PAC con simulazioni sempre favorevoli a questa pratica, ovvero con orizzonti temporali molto lunghi, ma soprattutto con contesti di mercato discendenti o laterali. Provate a chiedere una simulazione di un PAC in un mercato che nel lungo periodo cresce (tipo la borsa americana) e l’imbarazzo del consulente sarà evidente.

Ma andiamo con ordine. Il PAC nasce con l’intento di permettere a chi ha poche disponibilità di risparmio di investire comunque sui mercati finanziari con piccoli versamenti periodici (mensili, bimensili,trimestrali, ecc…). Questa pratica ha il grande vantaggio di mettere da parte la soggettività del momento di entrata sul mercato (market timing) e nello stesso tempo di evitare il cosiddetto buy and hold tramite una costante opera di mediazione del prezzo, al rialzo o al ribasso.
Come dicevo prima tutti i consulenti finanziari vi diranno che il PAC è lo strumento che garantisce sempre il miglior rendimento nel lungo periodo, affermazione sbagliata e ve la dimostro con i numeri (poi se non vi fidate visitate il sito della banca americana WellsFargo e fate una simulazione , avrete lo stesso risultato).
Ho voluto fare un test prendendo gli indici total return Continua a leggere

Obiettivo…diventare Milionari

millionUno dei sogni ricorrenti che almeno una volta nella vita entra nella mente di una persona è quello di diventare milionario. A volte la fortuna ci viene incontro con eredità, altre volte la strada è più impervia e irta di ostacoli richiedendo rinunce e sacrifici. Come in tutti i viaggi non bisognerebbe mai partire alla cieca, il rischio è quello di avere brutte sorprese.
Soprattutto quando i viaggi vengono programmati in terre lontane e poco conosciute è buona abitudine almeno comprarsi una mappa e stilare un itinerario. Si determinano i luoghi che desideriamo visitare (gli obiettivi) e di conseguenza strada+auto per raggiungerli nel più breve tempo possibile possibilmente senza rischi (percorso+strumenti). Continua a leggere

Quando un’immagine Vale più di Tante Parole

piramide investimenti

Come sempre le immagini spiegano i concetti più di mille parole e siccome ho finalmente trovato una piramide che meglio delle altre esprime la mia filosofia di investimento la condivido con voi.
A dire il vero ne avevamo già parlato qui, ma come tutte le piramidi, nella parte bassa ci sono le cose buone a più elevato contenuto di crescita finanziaria, più si sale in alto gli asset marginali ad alto contenuto di protezione o di “divertimento personale” trovano spazi sempre più ristretti. Continua a leggere

Semplicità o Complessità?

Ho trovato molto interessante questo post  nel quale vengono messe a confronto le performances 2014 di un portafoglio molto semplice costituito al 60% da S&P500 e al 40% dal Barclays Us Aggregate Bond con un portafoglio più complesso arricchito da elementi di diversificazione. Il portafoglio semplice di fatto nel 2014 ha vinto sempre anche perché aggiungendo commodities avremmo abbassato il rendimento, aggiungendo azioni internazionali avremmo abbassato il rendimento, aggiungendo emergenti avremmo abbassato il rendimento, aggiungendo high yield avremmo abbassato il rendimento.
Quindi Archeowealth la diversificazione è una bufala? No, non lo è e vediamo di capire quale messaggio nascosto nasconde il 2014. Continua a leggere