Un Portafoglio per Tutte le Stagioni

Negli Stati Uniti esiste un portafoglio valido per tutte le stagioni, almeno questo nelle intenzioni del suo creatore Ray Dalio di BridgeWater Associates, uno dei più grandi hedge fund mondiali. La composizione del portafoglio è piuttosto basica ed è rappresentata dal 30% di azioni a cui si aggiunge un 15% di commodity (metà oro e metà generico) e per finire bond su scadenze diverse.
Il portafoglio All Seasons è stato costruito sull’idea che le asset class si muovono in risposta a 4 forze. Crescita economica, rallentamento economico, inflazione e deflazione. Continua a leggere

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Un pò di Sano Realismo

Continuo a sentire da troppe parti affermazioni che vedono, con i rendimenti attualmente offerti dai mercati obbligazionari (in Italia al netto di patrimoniale sui depositi, tassazione ordinaria, costi deposito, ecc… lo zero comincia a diventare un obiettivo ambizioso per un portafoglio bond equilibrato) le azioni come unica soluzione di investimento in grado di soddisfare le ambizioni degli investitori.

Peccato che in questi discorsi non si parla mai di valutazioni. Posso essere d’accordo sull’approccio più rischioso, questo è inevitabile oggi, ma va sempre parametrato a orizzonte temporale e grado di sopportazione alla volatilità da parte di ciascuno, chiarendo quali sono le aspettative realistiche a cui si può ambire. Noi abbiamo già cercato di fare qualche numero come qui, ma per i lettori distratti riprendiamo il discorso allargandolo un po’ partendo da un bel grafico di Source Multi Asset Research che inquadra le valutazioni attuali delle principali asset class inserite in un contesto storico.

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Partiamo dall’America. Continua a leggere

Inserite il pilota automatico

Non c’è dubbio che scelte azzardate di asset allocation possono far deviare da un percorso ideale di crescita il valore del nostro piano di investimento. All’investitore medio (soprattutto italiano, ma non solo) piace la scommessa sentendosi gratificato dall’aver anticipato il mercato.

pilota
Purtroppo, per una semplice questione di autostima e di autocompiacimento, tendiamo a rimuovere dalla mente le scommesse perse e a pensare a quanto il nostro portafoglio è cresciuto per effetto di quelle vinte.
Personalmente ritengo molto più efficiente per un investitore di medio lungo periodo ancorarsi ad asset allocation tarate su orizzonte temporale dell’obiettivo che si vuole raggiungere considerando sempre il rischio che si è disposti a sopportare. Inserite il pilota automatico nel vostro piano di investimento e allontanate da voi la tentazione di prendere i comandi.
Sulla valenza di inserire materie prime in un portafoglio finanziario ci siamo già espressi qui, ma il solo 2014 è un classico esempio di come si può rovinare una performance che il mercato ci ha concesso solo perché ritenevamo le commodities a buon mercato. Ho creato tre portafogli per spiegare tutto ciò in modo concreto.
Il primo è un Continua a leggere

EurUsd 15 anni dopo siamo al punto di partenza

Il primo gennaio 1999 l’Euro avviò le prime contrattazioni contro il Dollaro americano ad un concambio di 1.18. Da quella data EurUsd è sceso fino a 0,8230 nel 2000 per poi salire ad un massimo di 1,6038 nel 2008. Tra massimo e minimo abbiamo quindi avuto un’oscillazione di quasi il 100% ma, ironia della sorte, le chiusure di queste giornate si posizionano proprio a 1.18.

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Sono passati 15 anni ed il cambio è sempre allo stesso livello. Pane per speculatori e trader, ma scarse soddisfazioni per gli investitori di lungo periodo.
Ipotizziamo un investitore scettico di nome Luca che il primo giorno di contrattazione dell’Euro non fidandosi della moneta unica va in banca e apre un conto valutario in valuta americana oppure in alternativa acquista (e rinnova continuamente) un Bot americano a 3 mesi (T-Bill) per stare tranquillo e non rischiare nulla.
Il fratello Marco invece, europeista convinto, decide di mantenere i suoi soldi investiti in Euro in un classico deposito bancario indicizzato all’Euribor. Dopo 15 anni Continua a leggere

Gli investitori hanno troppa paura di un rialzo dei tassi?

Supponete di conoscere il futuro e di sapere già che negli anni a venire i tassi di interesse saliranno, cosa fate con i vostri investimenti obbligazionari, fuggite perché date per scontato una perdita sul capitale? Vi rifugiate nell’azionario (se avete alta propensione al rischio) o nel monetario (se ne avete poca)?
Non fate sciocchezze e come sempre la verità sta nel mezzo, il buon senso può darvi una mano a sbrogliare la matassa. Fortunatamente la lunga storia della finanza americana contempla già una casistica numerica in grado di farci capire cosa potrebbe succedere ai nostri investimenti in futuro se lo scenario di rialzo dei tassi si dovesse verificare realmente.

Nel 1950 infatti i tassi decennali americani stazionavano sui livelli attuali (a dire il vero lo stavano facendo già da parecchi anni e questa è una possibilità che in pochi contemplano, chissà perché…), poi lentamente cominciarono a virare verso l’altro anticipando anche il rialzo nei tassi di interesse ufficiali (i Fed Funds) che nel 1958 erano ancora inferiori al 1%. La parabola ascendente dei tassi decennali proseguì fino al 1981 quando i Fed Funds toccarono un picco del 19%. Quello fu l’anno in cui cominciò ufficialmente il bear market sui rendimenti decennali americani che arriva fino ai giorni nostri.
Impressionante il balzo dei rendimenti che in questo arco temporale superiore al 500% e questo dovrebbe aver avuto come conseguenza una perdita devastante sui portafogli obbligazionari, niente di più sbagliato!
Guardate la tabella seguente. Continua a leggere

L’investimento Obbligazionario Non va Abbandonato ma Ripensato

Come abbiamo visto nel post “Il coro unanime degli analisti su bond e azioni” le previsioni 2015 per gli investitori obbligazionari non sembrerebbero essere delle più felici, ma lo stesso accadde anche alla fine del 2013 e di fatto non andò esattamente come si pensava un anno fa.
Vogliamo però mettere sotto un’altra luce l’investimento obbligazionario che rimane comunque un’arma da mantenere in portafoglio per alleviare la pressione sui nostri investimenti nei momenti di maggiore tensione finanziaria.
L’ottimo blog A Wealth of Common Sense ci offre un buon punto di partenza per la discussione in questo post.
La prima tabella mostra infatti i 10 maggiori guadagni annuali di un investimento in bond a lunga scadenza. Il 2014 si pone nella top five della classifica ed è abbastanza evidente come questi numeri sono tutti arrivati a partire dal 1982 quando è cominciata la tendenza ad un generale ribasso dei tassi di interesse sulla parte lunga della curva.

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Oggi ogni investitore si aspetta un rialzo nei tassi di interesse e questo sembra essere più una speranza legata alla matematica che non una certezza finanziaria. Dal 1926 al 1960 i rendimenti dei bond a scadenza lunga rimasero ingabbiati tra il 2 e il 4% e nulla esclude che questo scenario si possa ripetere per i prossimi anni.
La tabella successiva mostra Continua a leggere

Ha senso investire in commodity?

Il calo nei prezzi delle materie prime del 2014 (-16% da inizio anno sull’indice Bloomberg Commodity Index) ha rappresentato certamente una zavorra importante per coloro che avevano deciso di sovrappesare questo asset finanziario nei propri portafogli. Ma possono le commodities essere considerate uno strumento di investimento adatto a far crescere il nostro capitale nel corso degli anni? Cerchiamo di rispondere con dei dati numerici certi ad un quesito che coinvolge molti investitori.
La premessa è intanto legata al parametro di riferimento che viene adottato per la misura dei prezzi delle materie prime. Morningstar offre una panoramica sulla selva di indici che popolano il mercato delle commodity
Per fare un esempio, dal 1996 ad oggi comprare un indice Bloomberg Commodity Index (ex DJUBS) ha generato un extrarendimento totale di oltre il 6% rispetto ad un ipotetico acquisto di Crb Index.
La tabella che proponiamo di seguito vuole però confrontare rendimenti e volatilità del più performante tra i due (Bloomberg Commodity Index) con l’andamento della borsa americana (Msci USA) ed un classico prodotto monetario (T-Bill a 3 mesi). Continua a leggere