Le Perdite Non Sono Tutte Uguali

I nervi degli investitori sono messi alla prova molto più spesso di quello che pensiamo ed è per questo motivo che una buona programmazione di lungo periodo, abbinata a fisiologiche opere di ribilanciamento di portafoglio, aumentano notevolmente le possibilità di ottenere un rendimento percentuale in grado di soddisfare gli obiettivi che ogni investitore ha fissato nella propria mente.

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Dal sito di Meb Faber Research abbiamo una eccellente indicazione statistica di cosa è successo ad un classico portafoglio bilanciato 60% azioni 40% obbligazioni in termini di drawdown (perdita dai massimi).

Per ogni investitore l’atteggiamento mentale verso la discesa del prezzo di un proprio investimento è molto più negativo rispetto alla salita. Se investiamo 50€ e dopo 1 anno ci troviamo con 100€ allora metabolizziamo un guadagno di 50€. Ma se successivamente da 100€ il nostro portafoglio perde di valore fino a 80€ si tende a dimenticare il valore di partenza di 50€ (e quindi il guadagno di 30€), mentre mentalmente metabolizziamo una perdita di 20€ rispetto al massimo valore raggiunto in precedenza a 100€.

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Inserite il pilota automatico

Non c’è dubbio che scelte azzardate di asset allocation possono far deviare da un percorso ideale di crescita il valore del nostro piano di investimento. All’investitore medio (soprattutto italiano, ma non solo) piace la scommessa sentendosi gratificato dall’aver anticipato il mercato.

pilota
Purtroppo, per una semplice questione di autostima e di autocompiacimento, tendiamo a rimuovere dalla mente le scommesse perse e a pensare a quanto il nostro portafoglio è cresciuto per effetto di quelle vinte.
Personalmente ritengo molto più efficiente per un investitore di medio lungo periodo ancorarsi ad asset allocation tarate su orizzonte temporale dell’obiettivo che si vuole raggiungere considerando sempre il rischio che si è disposti a sopportare. Inserite il pilota automatico nel vostro piano di investimento e allontanate da voi la tentazione di prendere i comandi.
Sulla valenza di inserire materie prime in un portafoglio finanziario ci siamo già espressi qui, ma il solo 2014 è un classico esempio di come si può rovinare una performance che il mercato ci ha concesso solo perché ritenevamo le commodities a buon mercato. Ho creato tre portafogli per spiegare tutto ciò in modo concreto.
Il primo è un Continua a leggere

Un Portafoglio per Tutte le Stagioni

Negli Stati Uniti esiste un portafoglio valido per tutte le stagioni, almeno questo nelle intenzioni del suo creatore Ray Dalio di BridgeWater Associates, uno dei più grandi hedge fund mondiali. La composizione del portafoglio è piuttosto basica ed è rappresentata dal 30% di azioni a cui si aggiunge un 15% di commodity (metà oro e metà generico) e per finire bond su scadenze diverse.
Il portafoglio All Seasons è stato costruito sull’idea che le asset class si muovono in risposta a 4 forze. Crescita economica, rallentamento economico, inflazione e deflazione. Continua a leggere

Un pò di Sano Realismo

Continuo a sentire da troppe parti affermazioni che vedono, con i rendimenti attualmente offerti dai mercati obbligazionari (in Italia al netto di patrimoniale sui depositi, tassazione ordinaria, costi deposito, ecc… lo zero comincia a diventare un obiettivo ambizioso per un portafoglio bond equilibrato) le azioni come unica soluzione di investimento in grado di soddisfare le ambizioni degli investitori.

Peccato che in questi discorsi non si parla mai di valutazioni. Posso essere d’accordo sull’approccio più rischioso, questo è inevitabile oggi, ma va sempre parametrato a orizzonte temporale e grado di sopportazione alla volatilità da parte di ciascuno, chiarendo quali sono le aspettative realistiche a cui si può ambire. Noi abbiamo già cercato di fare qualche numero come qui, ma per i lettori distratti riprendiamo il discorso allargandolo un po’ partendo da un bel grafico di Source Multi Asset Research che inquadra le valutazioni attuali delle principali asset class inserite in un contesto storico.

source1 storico
Partiamo dall’America. Continua a leggere

Inserite il pilota automatico

Non c’è dubbio che scelte azzardate di asset allocation possono far deviare da un percorso ideale di crescita il valore del nostro piano di investimento. All’investitore medio (soprattutto italiano, ma non solo) piace la scommessa sentendosi gratificato dall’aver anticipato il mercato.

pilota
Purtroppo, per una semplice questione di autostima e di autocompiacimento, tendiamo a rimuovere dalla mente le scommesse perse e a pensare a quanto il nostro portafoglio è cresciuto per effetto di quelle vinte.
Personalmente ritengo molto più efficiente per un investitore di medio lungo periodo ancorarsi ad asset allocation tarate su orizzonte temporale dell’obiettivo che si vuole raggiungere considerando sempre il rischio che si è disposti a sopportare. Inserite il pilota automatico nel vostro piano di investimento e allontanate da voi la tentazione di prendere i comandi.
Sulla valenza di inserire materie prime in un portafoglio finanziario ci siamo già espressi qui, ma il solo 2014 è un classico esempio di come si può rovinare una performance che il mercato ci ha concesso solo perché ritenevamo le commodities a buon mercato. Ho creato tre portafogli per spiegare tutto ciò in modo concreto.
Il primo è un Continua a leggere

EurUsd 15 anni dopo siamo al punto di partenza

Il primo gennaio 1999 l’Euro avviò le prime contrattazioni contro il Dollaro americano ad un concambio di 1.18. Da quella data EurUsd è sceso fino a 0,8230 nel 2000 per poi salire ad un massimo di 1,6038 nel 2008. Tra massimo e minimo abbiamo quindi avuto un’oscillazione di quasi il 100% ma, ironia della sorte, le chiusure di queste giornate si posizionano proprio a 1.18.

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Sono passati 15 anni ed il cambio è sempre allo stesso livello. Pane per speculatori e trader, ma scarse soddisfazioni per gli investitori di lungo periodo.
Ipotizziamo un investitore scettico di nome Luca che il primo giorno di contrattazione dell’Euro non fidandosi della moneta unica va in banca e apre un conto valutario in valuta americana oppure in alternativa acquista (e rinnova continuamente) un Bot americano a 3 mesi (T-Bill) per stare tranquillo e non rischiare nulla.
Il fratello Marco invece, europeista convinto, decide di mantenere i suoi soldi investiti in Euro in un classico deposito bancario indicizzato all’Euribor. Dopo 15 anni Continua a leggere

Gli investitori hanno troppa paura di un rialzo dei tassi?

Supponete di conoscere il futuro e di sapere già che negli anni a venire i tassi di interesse saliranno, cosa fate con i vostri investimenti obbligazionari, fuggite perché date per scontato una perdita sul capitale? Vi rifugiate nell’azionario (se avete alta propensione al rischio) o nel monetario (se ne avete poca)?
Non fate sciocchezze e come sempre la verità sta nel mezzo, il buon senso può darvi una mano a sbrogliare la matassa. Fortunatamente la lunga storia della finanza americana contempla già una casistica numerica in grado di farci capire cosa potrebbe succedere ai nostri investimenti in futuro se lo scenario di rialzo dei tassi si dovesse verificare realmente.

Nel 1950 infatti i tassi decennali americani stazionavano sui livelli attuali (a dire il vero lo stavano facendo già da parecchi anni e questa è una possibilità che in pochi contemplano, chissà perché…), poi lentamente cominciarono a virare verso l’altro anticipando anche il rialzo nei tassi di interesse ufficiali (i Fed Funds) che nel 1958 erano ancora inferiori al 1%. La parabola ascendente dei tassi decennali proseguì fino al 1981 quando i Fed Funds toccarono un picco del 19%. Quello fu l’anno in cui cominciò ufficialmente il bear market sui rendimenti decennali americani che arriva fino ai giorni nostri.
Impressionante il balzo dei rendimenti che in questo arco temporale superiore al 500% e questo dovrebbe aver avuto come conseguenza una perdita devastante sui portafogli obbligazionari, niente di più sbagliato!
Guardate la tabella seguente. Continua a leggere