Il bear market è arrivato. E adesso?

Con  il prezzo di chiusura della vigilia di Natale di 2351 punti, lo S&P500 ha perso più del 20% dai massimi di questo ciclo rialzista cominciato nell’ormai lontano 2009. Siamo tecnicamente entrati in bear market anche sul mercato azionario americano.

La misura del 20% è puramente simbolica, ma nell’ultimo secolo finanziario è stata adottata come metro universale per confermare il passaggio da un mercato toro ad un mercato orso.

Ma cosa dobbiamo aspettarci ora che questa correzione in doppia cifra è arrivata anche sulla borsa più importante del mondo?

Tanto per cominciare vi consiglio una ri-lettura di un nostro post del 2015 dal titolo “Investire sulla Borsa americana”. 

Da questo articolo potrete estrapolare un sacco di numeri e statistiche più che mai attuali, ma intanto cerchiamo di stare tranquilli. Se anche i nostri investimenti stanno perdendo il 20%, la storia ci dice che fra 10 anni c’è una bassa probabilità che un investimento sull’azionario americano risulti in perdita. Bassa non vuole dire nulla e certo, tutto può succedere; qualcuno (come sempre) comincerà presto a dire che questa volta è diverso ed il pessimismo comincerà a guadagnare terreno nelle menti degli investitori.

Personalmente vedo nelle correzioni di mercato, anche così profonde, un elemento positivo. Quello che tre mesi fa costava 100 ora costa 80 e l’anno prossimo continuerà a pagarmi il 2/3% di dividendi. Nessuno può negare che comprare ora è un affare migliore rispetto a fine settembre. Continua a leggere

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Il mondo non crollerà, tranquilli

Nessuno può sapere dove saranno i mercati finanziari fra 1 settimana, 1 mese, 1 anno, questo concetto lo sentite ripetere spesso su queste pagine. Correzioni arriveranno lo sappiamo, ma non sarà la fine del mondo. Questa volta non è diverso.

Lo scetticismo che accompagna il bull market corrente è certamente un qualcosa che stupisce, ma chi dice che è solo ed esclusivamente la liquidità delle banche centrali che fa salire le quotazioni a mio modo di vedere è in errore.

Vi porto due esempi.

Nei mesi scorsi è apparsa questa notizia. Facebook ha una enorme convenienza ad accelerare la diffusione dell’auto senza guidatore e la conferma arriva da due numeri. Continua a leggere

Rame e crescita non parlano sempre la stessa lingua

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Circolano tanti luoghi comuni sui mercati finanziari. A volte sono gli stessi professionisti che trovano  vantaggioso trovare associazioni anche quando non ci sono. Una di queste è quella che vuole come anticipatore del ciclo economico il prezzo del rame.

Siccome dall’elezione di Trump il rally del metallo rosso è stato travolgente (+25%), la salita più forte in un mese dal 2009, i titoli sui media in tal senso non si sono sprecati.

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L’associazione ci può anche stare vista la concomitanza temporale. Più spesa pubblica in America per la Trumpeconomics, più utilizzo di rame e quindi più crescita.

Da qui però a pensare che la salita del rame significa per forza ripresa economica e quindi anche azioni in rialzo ne deve passare di acqua sotto i ponti.

A questo proposito ci viene in soccorso Pension Partner’s che dal suo blog chiarisce meglio il concetto a livello statistico. Continua a leggere

1 Volta su 2 i Prezzi delle Azioni Salgono Durante una Recessione Economica

Dal 1926 gli Stati Uniti hanno visto in media una recessione ogni 59 mesi mentre ad oggi siamo a quota 80 mesi dall’ultima variazione negativa di Pil. Durante le fasi intercorse fra due recessioni in media la borsa americana è salita del 111% ora siamo sopra al 140%. Tutto farebbe pensare che “stiamo prendendo a prestito tempo” e forse è così. Ma come disse anni fa l’economista Paul Samuelson “The stock market has forecast nine of the last five recessions” (in italiano il mercato azionario ha previsto nove delle ultime cinque recessioni), segno che il mercato non sempre azzecca le previsioni catastrofiche e che non tutti i bear market sfociano in recessioni. Ne abbiamo già discusso qui. Continua a leggere

Nuovi Minimi dell’Anno? E Io Compro!

Sembra una frase fatta, ma tra le strategie dei trader cosiddetti trend follower, rientra quella che prevede di comprare quando il prezzo supera il massimo massimo delle ultime 52 settimane (1 anno) oppure vendere sotto al minimo delle ultime 52 settimane. Il motivo si chiama momentum, ed un prezzo che torna sul luogo del delitto superando la resistenza / supporto continuerà a muoversi in quella direzione per i prossimi mesi.
Con tutti i limiti legati al generalizzare un fenomeno limitandosi all’analisi della sola borsa americana, Pension Partners ha dimostrato il contrario.
Pension Partners ha simulato quali risultati avrebbe prodotto dal 1929 al 2016 l’acquisto dell’indice S&P500 al superamento dei sui massimi annuali, ma anche l’acquisto della borsa americana quando questa scende sotto i suoi minimi annuali; i risultati sono contrari a ciò che ogni trader si aspetterebbe. Continua a leggere

Azionario Mondiale Travestito da Orso

Il Msci World Alla Country è entrato ufficialmente in bear market la settimana scorsa perdendo più del 20% dai suoi massimi. Come sempre succede questi eventi ottengono una grande copertura mediatica mentre lo stesso non può dirsi quando un mercato, all’opposto, entra in bull market ovvero guadagna più del 20% dai minimi. Si sa la mente umana è fatta così, almeno in finanza. Il peso della paura di perdere denaro è superiore a quella della gioia di guadagnarlo.

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