Piano di Accumulo nel settore immobiliare: comincio ad investire in UK con Property Partners (7° Puntata)

Dopo aver iniziato l’esperienza del crowdfunding immobiliare con Housers alla fine del 2017, ho deciso di aumentare la diversificazione del mio (per ora piccolo) portafoglio di quote di immobili acquistati tramite piano di accumulo con il sistema del crowdfunding.

In piena incertezza legata alla Brexit ho deciso così di iniziare la mia esperienza con uno dei più importanti player del settore real estate crowdfunding, l’inglese Property Partner.

Sono oltre 10 i miliardi di Sterline di progetti immobiliari acquistati, gestiti e venduti dal team di Property Partners a partire da gennaio 2015 quando la piattaforma online di negoziazione è stata aperta agli investitori inglesi e non. Una delle caratteristiche che sicuramente hanno attirato la mia attenzione in questi mesi di “rodaggio” è stata proprio l’apertura degli investimenti anche agli investitori stranieri una peculiarità che, come abbiamo visto nell’articolo della settimana scorsa, non si trova nel crowdfunding americano dove piattaforme come Realtyshare, Fundrise e Realty Mogul sono chiuse ai cittadini extra USA.

Rimossa la barriera all’ingresso ho voluto però approfondire ulteriormente la conoscenza della società dapprima iscrivendomi al sito come utente e poi applicandomi con un primo investimento di prova in questo progetto.

Un antico forte adibito ad abitazioni di lusso sull’isola di Wight era il progetto perfetto per un amante dei paesaggi inglesi some il sottoscritto. E da qui è partita la mia avventura con Property Partner.

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Piano di Accumulo nel settore immobiliare con ETF e Crowdfunding Housers (6° puntata)

Fonte Housers – Santa Pola

Dopo la pausa estiva torno a parlare del mio personale piano di accumulo nel mondo real estate. Chi ha letto i primi cinque articoli della serie sa che per portare avanti questo progetto utilizzo strumenti classici di investimento a basso costo come ETF Reit sul mercato immobiliare europeo più strumenti innovativi di crowdfunding come quelli proposti da Housers (in attesa di capire come funzionerà la proposta del nuovo player italiano di crowdfunding immobiliare Concrete).

Proprio l’esperienza con la società spagnola Housers prosegue pur se tra alti e bassi. Housers sta cercando di adeguarsi ai rapidi cambiamenti anche regolamentari imposti (giustamente) dalle autorità di vigilanza, ma tutto sommato devo dire che i nuovi progetti proposti al pubblico sono numerosi per tutti e tre i tipi di modalità, risparmio, tasso fisso e investimento.

Modifiche sono intervenute nell’attività del marketplace che dopo, una fase un po’ tentennante, mi pare adesso essere tutto sommato ben gestito. Qualche perplessità rimane sul discorso legato alla fiscalità sulla quale mi aspetto che Housers fornisca chiarimenti entro la fine dell’anno. Per chi fosse interessato sul forum di Finanza Online è aperta da tempo una discussione su tutti gli aspetti di questo tipo di investimento.

Come sempre in questi casi di nuove forme di investimento consiglio comunque prudenza, un pò di studio della documentazione, curiosità ed ingressi graduali con piccoli importi su ogni progetto per aumentare la diversificazione e ridurre il rischio; importante anche una discreta dose di stress al servizio clienti per verificare la serietà della società.

Tra un po’ vi racconterò come procede il mio piano di accumulo di proprietà immobiliari, ma non solo. Infatti prosegue anche la crescita dei prodotti ETF Reit in portafoglio. Continua a leggere

Speciale Asset Allocation: No Brainer Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del cosiddetto “No Brainer Portfolio”, un’asset allocation molto semplice citata da William Bernstein nel suo libro più famoso The Intelligent Asset Allocator: How to Build Your Portfolio to Maximize Returns and Minimize Risk.

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Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo modello (ovviamente tarata sull’investitore americano). Portafoglio molto semplice e facilmente replicabile. Ancora una volta la fonte è Portfoliocharts.com.

25% Azioni America Large Cap (S&P500)

25% Azioni Internazionali (ex-Us)

25% Azioni America Small Cap

25% Governativi Usa breve termine

Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra il risultato storico di No Brainer Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,3% con una volatilità del 13,2%.

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Speciale Asset Allocation: The Ivy Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del celebre Ivy Portfolio reso famoso dal libro dell’analista americano Meb Faber. Il libro sostanzialmente cerca di spiegare le strategie di investimento dei gestori finanziari di Harvard e Yale, due delle università più importanti degli States.

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Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo modello (ovviamente tarata sull’investitore americano). Lo stesso Faber propone un approccio di momentum mentre i dati che mostreremo a seguire prevedono una simulazione basata sulla staticità ed il solo ribilanciamento. Ancora una volta la fonte è Portfogliocharts.com.

20% Azioni America

20% Azioni Internazionali (ex-Us)

20% Governativi Usa

20% Commodities

20% Reit

Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra  il risultato storico di Ivy Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,6% con una volatilità del 11,4%.

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10 anni di REIT, dall’altare alla polvere e ritorno

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L’aggiornamento trimestrale sull’andamento del mercato dei REIT ( ovvero di quegli indici che replicano l’andamento delle società impegnate nel settore immobiliare) da parte della società di indici S&P,  ci offre la possibilità di fare il punto su una componente di portafoglio che, seppur in modo residuale, a nostro modo di vedere deve sempre trovare spazio all’interno di un paniere di investimento, anche in una fase di rendimenti crescenti come quella di queste ultime settimane.

Interessanti dividendi (soprattutto in tempi comunque di magra per i bond holders) abbinati alla capacità di proteggere il capitale dall’inflazione fanno sì che il mercato dei REIT rappresenti un buon compromesso tra mercato azionario e inflation linked.

L’estratto del rapporto che pubblichiamo di seguito offre uno spaccato di cosa hanno restituito a livello mondiale gli investimenti nel settore immobiliare lato REIT. Soprattutto il periodo 10 anni è importante perché incorpora l’apice della bolla speculativa, la deflagrazione ed il recupero. Continua a leggere