La campana del rischio – rendimento

Mi piacciono quei post dove le immagini valgono più di mille parole.

Questo grafico è stato estrapolato dal blog dell’autore Daniel P.Egan e tratta l’argomento del rischio e della sua percezione da parte degli investitori.

Assumendo di investire per il 50% in asset azionari con un rendimento medio annuo del 6% ed una volatilità al 17% (il resto del portafoglio è assunto senza rischio), dal grafico possiamo percepire come nei primi anni il rischio di perdite è consistente in termini di numerosità delle rilevazioni, poi con il passare del tempo questa campana si appiattisce fin quasi a stendersi. La parte inferiore della campana (quella delle perdite per intenderci) risulta al decimo anno molto schiacciata e con una numerosità di rilevazioni decisamente bassa.

I pallini rossi indicano poi i percentili di rilevazione delle performance, rispettivamente il 20esimo, il 50esimo e l’80esimo. Già a partire dal settimo anno la statistica comincia ad essere dalla nostra parte con una elevata probabilità di non perdere soldi.

Osservate anche dove arriva la campana finale estremamente schiacciata dal lato positivo e dal lato negativo del ritorno atteso. Non solo probabilità a favore, ma anche potenzialità di guadagno superiori alle perdite.

Certo non possiamo escludere perdite quando investiamo metà del nostro patrimonio in azioni, ma siamo sicuri che vale la pena rinunciare ai potenziali guadagni solo perchè riteniamo, non si sa in base a cosa, che i nostri soldi finiranno sotto la linea dello zero di rendimento?

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Non fa ancora caldo a Wall Street

caldo

Ormai ogni giorno appare qualche analista che indica nella borsa americana quella con le prospettive di rendimento più grame per la prossima decade e questo alla luce delle valutazioni raggiunte. La cosa che però nessuno vi dice è che se osserviamo il ritorno annuo di un investimento sulla borsa americana negli ultimi 10 o 20 anni siamo ben sotto la media storica.

Un lavoro egregio è stato fatto da Richard Bernstein sul suo blog. In pratica l’advisor americano ha ordinato le performance a 1, 3, 5, 7, 10 e 20 anni dello S&P500 in versione total return, quindi comprensiva di utili.

Negli ultimi 12 mesi ad esempio il ritorno totale è stato di quasi il 14% con il ritorno mediano del corrente bull market pari al 15,1%. Suddividendo idealmente in 5 quintili (quindi suddividendo in 5 fette le performance annue dal 1926 ad oggi della borsa americana), il risultato degli ultimi 12 mesi si inserisce nel terzo quintile. Non siamo di fronte ad un anno eccezionalmente “caldo” insomma. Continua a leggere

Più Tecnologia Meno Produttività

Mentre il mondo impazzisce per l’innovazione tecnologica ed i suoi benefici presenti e futuri, mentre il mondo si interroga del perché tassi ed inflazione non ripartono, mentre gli investitori si interrogano sui rendimenti potenziali da investimento che saranno in grado di catturare in futuro, due grafici possono fornire una parziale risposta, almeno secondo il sottoscritto.

Il primo grafico indica i tassi di variazione della produttività americana dal dopoguerra ad oggi. La robotica, internet, le biotecnologie e tantissime altre innovazioni che la tecnologia sta apportando stanno in realtà producendo il più basso tasso di variazione della produttività dalla fine degli anni ’70. Ma come? Le macchine non dovrebbero produrre di più con meno costi e maggiore velocità? Evidentemente per ora non è così, anzi allo stato attuale i numeri dicono l’esatto contrario. Continua a leggere

Amanti delle Cedole Smarriti Cercano Rendimento

Annata complicata quella del 2015 per gli asset manager americani alle prese con rialzi nei tassi e azionario piatto. Qualunque scelta di portafoglio l’anno passato non vi avrebbe fatto uscire da performance finali molto modeste. Ecco la solita scaletta dei rendimenti degli ultimi 10 anni.

asset class 31.12.2015La tabella successiva ci mostra le performance annue dei principali ETF quotati a New York e, se mai ce ne fosse bisogno, viene confermata la potenza della diversificazione.
Diversificazione di asset, di duration e di rischio credito.

etf fine 2015 Continua a leggere

L’anno Azionario più Noioso della Storia Moderna…per ora

Abbiamo già commentato ieri l’andamento piuttosto piatto del secondo trimestre 2015 dei mercati finanziari. Nello specifico vorrei però soffermarmi sul contesto che stiamo vivendo, ovvero quello di bassissima volatilità soprattutto sull’azionario americano. Spesso si utilizza il VIX come indicatore capace di misurare le attese di volatilità da parte degli investitori, ma il grafico seguente risulta essere ancora più eloquente se inserito in un contesto storico più allargato. Continua a leggere

E se nel 2015 Bond ed Azioni Chiudessero con il Segno Meno?

Più il mercato azionario galoppa più il timore degli investitori di un ribaltone pesante aumenta. Tutto normale, nulla sale all’infinito, ma come abbiamo già visto qui ogni risparmiatore ha a disposizione armi adegutate per contrastare gli eventuali cali di mercato. Ovviamente mi riferisco al mercato obbligazionario il quale però oggi offre garanzie di ritorno sempre più modeste trasformandolo nella mente degli investitori come un rischio potenziale forse pari a quello dell’azionario. E’ arrivato il momento di buttare giù qualche numero per fare chiarezza e rimettere in carreggiata le idee.

paura
E’ verissimo che il mercato monetario e dei bond offre veramente poco. In alcuni casi esso è arrivato a livelli mai visti prima (bond europei) ed i ritorni che avremo in futuro quasi sicuramente non saranno più quelli che ci ha consegnato mediamente la storia finanziaria. Da qui ad abbandonare questa asset class però ce ne passa e mi avvalgo della tabella successiva per confermare la valenza di questo strumento di investimento nelle giuste quantità in coerenza con orizzonte temporale, profilo di rischio ed obiettivi di ciascun risparmiatore.

La mia fonte di analisi storica non può che essere il mercato americano con numeri che partono dal 1928 per arrivare al 2014. Continua a leggere