Esercizio da fare una volta all’anno

In attesa dell’uscita del report 2018, consiglio a tutti quanti ogni anno di gettare uno sguardo al rapporto di Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook https://publications.credit-suisse.com/tasks/render/file/?fileID=B8FDD84D-A4CD-D983-12840F52F61BA0B4. Documento in inglese, ma tabelle e grafici sono parlanti e soprattutto analizzano un periodo storico molto ampio e che supera il secolo. Nel rapporto del 2017 alcuni elementi meritano attenzione soprattutto per inquadrare nel giusto contesto il momento che stiamo vivendo.

A seconda delle giornate e della necessità di catturare lettori sui media specializzati passiamo dalla pazzesca bolla sui bond, all’azionario con rapporto prezzo utili assolutamente irrealistici.

Nel rapporto di Credit Suisse tutto diventa molto più ovattato ed adatto ad investitori di lungo periodo. Non avrete certezze,non avrete indicazioni di investimenti, ma metri di misura questo sì.

Cominciamo a vedere qualche dato. Continua a leggere

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Carramba che sorpresa!

Oggi proviamo a fare un gioco che credo possa aiutare tutti a capire quanto la nostra mente tende ad irrigidirsi nel tempo su certi pre concetti o su determinati elementi trascurandone altri tremendamente importanti per i nosti soldi.

Ok, cominciamo precisando che la fonte numerica è il sempre ottimo sito di Vanguard.

Se vi mostrassi la prima tabella cosa scegliereste per i vostri investimenti.

In un mondo finanziario in cui tutti vogliono controllare la volatilità non ho dubbi sulle scelte della maggior parte di voi soprattutto in questo momento.  D’accordo, dipende ovviamente dalla vostra propensione al rischio, ma messa giù così in momenti come oggi in cui i prezzi di certi mercati azionari e di certi mercati obbligazionari sono elevati, credo che molti di voi sceglierebbero il cash . I più preparati e competenti ( o come va di modo dire adesso negli ambienti fighetti della consulenza finanziaria, “skillati”…bleah, un insulto alla lingua italiana) naturalmente ci dicono che le azioni nel lungo periodo pagano il rischio; questo è vero come dimostra la seconda tabella.

Ora però la stessa tabella la ripropongo, ma con i numeri depurati dall’inflazione, quindi rendimenti reali. Continua a leggere

Carramba che sorpresa!

Oggi proviamo a fare un gioco che credo possa aiutare tutti a capire quanto la nostra mente tende ad irrigidirsi nel tempo su certi pre concetti o su determinati elementi trascurandone altri tremendamente importanti per i nosti soldi.

Ok, cominciamo precisando che la fonte numerica è il sempre ottimo sito di Vanguard.

Se vi mostrassi la prima tabella cosa scegliereste per i vostri investimenti.

In un mondo finanziario in cui tutti vogliono controllare la volatilità non ho dubbi sulle scelte della maggior parte di voi soprattutto in questo momento.  D’accordo, dipende ovviamente dalla vostra propensione al rischio, ma messa giù così in momenti come oggi in cui i prezzi di certi mercati azionari e di certi mercati obbligazionari sono elevati, credo che molti di voi sceglierebbero il cash . I più preparati e competenti ( o come va di modo dire adesso negli ambienti fighetti della consulenza finanziaria, “skillati”…bleah, un insulto alla lingua italiana) naturalmente ci dicono che le azioni nel lungo periodo pagano il rischio; questo è vero come dimostra la seconda tabella.

Ora però la stessa tabella la ripropongo, ma con i numeri depurati dall’inflazione, quindi rendimenti reali. Continua a leggere

Nasdaq 6000

Il Nasdaq Composite ha superato negli ultimi giorni quota 6000 punti. A marzo del 2000 il massimo di prezzo dell’indice fu 5132 punti. Rispetto a quel livello siamo quindi poco più di 20 punti percentuali sopra il che, sommando i dividendi (il famoso total return), porta l’utile totale dell’investimento in valuta locale Dollaro a +42%. Annualizzato abbiamo un rendimento annuo composto del 2.1% lordo tasse, lordo inflazione, lordo imposte di bollo, lordo eventuali commissioni di gestione su fondi/Etf. Vi sembrano numeri da bolla speculativa in corso questi? Suvvia siamo seri, al massimo possiamo parlare di bollicina da acqua frizzante.

Se pensiamo che tutto questo è stato ottenuto in 17 anni, la delusione di chi ha avuto la sfortuna di mettere denaro in quel momento è ovviamente elevata. E il famoso premio al rischio nel lungo termine per le azioni?

Portiamo  indietro le lancette del tempo al 3 novembre 2016, prima dell’elezione di Trump. Alla chiusura di quella sera la performance di prezzo sul Nasdaq Composite comprato a marzo 2000 era del +2% assoluto che in versione total return diventava +20%; in termini annui 1.1%.

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E’ ancora possibile guadagnare in doppia cifra con i bond statali? Oh Yes

Post molto sintetico ma credo estremamente pratico a difesa del mondo obbligazionario.

Non tanto per la convinzione che gli attuali livelli di rendimento rappresentino un’occasione clamorosa, ma semplicemente per smentire chi continua a mettere nella testa dell’investitore l’idea che le obbligazioni a lunga scadenza a questi livelli saranno una sicura fonte di perdita.

Forse lo saranno in termini nominali se i tassi di interesse saliranno, forse lo saranno in termini reali se l’inflazione salirà oltre i rendimenti nominali attuali. Tanti se, ma nessuna certezza.

Forse darà fastidio a coloro che  da mesi, se non anni, predicano la necessità di allontanarsi dalle obbligazioni governative. Se i tassi di interesse scenderanno però di 1 punto percentuale dai livelli attuali il guadagno in termini di prezzo sarà molto più alto rispetto ad una variazione analoga ma partendo da rendimenti più elevati.

Non ci credete vero? La tabella successiva chiarisce meglio il concetto.

Se improvvisamente una mattina vi svegliate e vi accorgete che i tassi a 30 anni americani sono scesi dal 3% al 2% quel guadagno del 22% che avrete ottenuto sarà molto più consistente di quello generato da un calo di 100 punti base (o 1% di rendimento) partendo ad esempio dal 6% per arrivare al 5%.

E’ semplicemente matematica.

1

Tradotto su un Btp a 30  anni (ad esempio il 3.25% 2046) che a 30 anni supponiamo renda  il 2.12% con un prezzo di 125, un calo di 100 punti base capace di portare il rendimento al 1.12% genererebbe un prezzo  di circa 154. Improbabile ma non impossibile.

Qui nessuno nega che la stessa regola vale al contrario, ovvero le perdite in caso di salita dei tassi. Attenzione però perché in questo caso avremmo un seppur modesto effetto cuscinetto esercitato dalle cedole, effetto che diventa amplificatore di guadagni nel caso di ribasso dei tassi presentato prima.

Quello che si vuole trasmettere ai lettore con questo post è che fino a quando qualcuno non mi dimostrerà di saper prevedere il futuro, indicare nelle obbligazioni governative una fonte sicura di perdite è una balla atomica.

Esiste anche la possibilità che le obbligazioni governative, a certe condizioni, possano addirittura generare guadagni in doppia cifra partendo dagli infimi livelli attuali e ve lo abbiamo dimostrato.

Equilibrio ragazzi, sempre e comunque in ogni momento di mercato.

Leggi anche: Rialzo dei tassi, con un esempio non fa così paura

Tassi Negativi e Namibia, un Pò di Ottimismo

mani

Oggi gli autori del blog si prendono una “vacanza” di penna (o meglio di tastiera) segnalando due articoli completamenti diversi tra loro ma secondo noi molto istruttivi.

Il primo articolo lo trovate sull’ottimo blog di M&G Investments.

Si parla di tassi negativi,  della percezione errata che hanno gli investitori di questo fenomeno. Intanto perché lo stesso fenomeno non è nuovo (l’esempio è fatto sulla remunerazione della liquidità in Gran Bretagna al netto di imposte ed inflazione).

Come è ovvio che sia non necessariamente tassi nominali bassi o addirittura sotto lo zero si traducono in tassi reali altrettanto negativi. Anzi fenomeni di deflazione come quelli recentemente sperimentati spingono verso l’alto i rendimenti reali, il tutto esentasse visto che con tassi negativi nessuno può pretendere il pagamento di imposte. Continua a leggere

Le Soddisfazioni Arriveranno

Viviamo tempi che difficilmente possono considerarsi ricchi di soddisfazioni finanziarie per gli investitori di questo inizio ventunesimo secolo e di cui abbiamo già parlato in questo post. Il grafico che riporto sotto è stato preso dal blog di Michael Batnick e mostra i ritorni di 1$ investito su azioni americane suddividendolo per blocchi di periodo.

1$
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Perchè le Banche Centrali Cercano Disperatamente l’Inflazione

A volte bisognerebbe smettere di farsi coinvolgere dal rumore generato ogni giorno da notizie, dati macroeconomici, banchieri centrali ed altro.
Nei giorni scorsi leggendo le recenti dichiarazioni di Mario Draghi e Janet Yellen mi chiedevo perché le due più importanti autorità monetarie del mondo stanno cercando con questa insistenza di raggiungere il 2% di inflazione tramite iniezioni di liquidità (e forse distorsioni dei prezzi di mercato) senza precedenti. La deflazione può avere aspetti positivi e negativi, ma certamente diventa una brutta bestia quando succede questo

Courtesy of: Visual Capitalist

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C’è Posta dal Giappone

La curva dei rendimenti è stata oggetto di analisi sul nostro blog diverse volte e questo soprattutto per la sua limpidezza nell’esprimere l’idea che il mercato si sta facendo della politica monetaria corrente, dell’inflazione e delle aspettative di crescita.
Se la curva dei rendimenti degli ultimi mesi è un vero e proprio incubo per le banche che si finanziano a breve per prestare a lungo, quello che sta succedendo a livello mondiale va ben al di là dei problemi legati alla redditività bancaria.
Prendiamo ad esempio il Giappone. La decisione di portare i tassi sui depositi in negativo di 10 punti base ha scatenato una vera e propria corsa agli acquisti sui bond a scadenze lunghe. Pensate che il rendimento del titolo di stato giapponese a 10 anni è sceso dallo 0,23% allo 0,05% di rendimento in 48 ore! Continua a leggere

Dedicato a Chi è Investito da 10 Anni (Parte II)

Rimangono ancora storicamente elevati i rendimenti reali offerti dal mondo obbligazionario americano. Il 2,83% realizzato nel 2015 è infatti superiore alla media storica di 1,7%; questo rispecchia la generosità che, soprattutto nella prima parte della decade, ha graziato gli investitori in reddito fisso. In termini nominali infatti i numeri sono molto consistenti (4,7% di rendimento annuo composto per chi ritira i soldi oggi), mentre deludente al lordo dell’inflazione il ritorno degli ultimi 3 anni (1,2%).

cagr bondFonte: Damodaran Continua a leggere