Mollare la Zavorra

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Proprio in questi giorni mi sono liberato (con un modestissimo utile) di uno di quei fondi acquistati nei momenti di “incoscienza finanziaria” del mio passato.

Si tratta di un fondo che investe in azioni aurifere e che, in un attimo di debolezza, il vostro autore acquistò diversi anni fa. Debolezza non tanto per il settore, il quale può risultare uno dei tanti strumenti di decorrelazione del portafoglio nei momenti di tensione finanziaria (le azioni aurifere sono praticamente un asset a leva sull’oro con una volatilità decisamente più spinta), quanto per i costi astronomici del prodotto che dal KIID risultano essere sotto forma di TER (spese correnti) del 3,08% all’anno!!!

Avete capito bene, ogni 100 Euro investiti più di 3 se li tiene il gestore e per fare cosa? Replicare un indice come può fare qualsiasi ETF, condendo il tutto con una gestione attiva. Continua a leggere

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Alla Faccia del Mordi e Fuggi

Prudential  ha di recente pubblicato uno studio piuttosto interessante che ancora una volta mette all’angolo il cosiddetto fai da te. Studio che abbraccia un arco temporale molto vasto di 20 anni (1995-2015) e che si basa sul destino di un investimento da 10 mila dollari fatto l’1 gennaio 1995 sulla borsa americana S&P500. Attenzione perché in questo ventennio ci sono state due bear market devastanti e due crisi dei paesi emergenti mica da ridere.

Dunque, con il più classico dei “compra e tiene” o buy and hold come dicono gli anglofoni, 10 mila dollari investiti nel 1995 si sono trasformati in 48.250$ per un rendimento annuo composto del 8,19%. Ricordo che siamo sempre al lordo di tasse, di inflazione e commissioni di intermediazione.

Bene, togliendo i 10 migliori giorni (che coloro che si sentono dei fenomeni sicuramente sapranno già dirmi quali sono per i prossimi 20 anni…) ci saremmo trovati alla fine con esattamente la metà dei soldi (24.079$) per un rendimento annuo del 4,49%. Già qui cominciate a capire che togliendo tasse, commissioni e inflazione il rischio è quello di vedere evaporare parecchio di questo numero. Continua a leggere

Particolari da Non Trascurare Quando si Creano Scenari di Rendimento

Lance Roberts è un ottimo advisor americano che diverse volte all’anno pubblica articoli in cui cerca di sfatare alcuni luoghi comuni circa le tecniche di investimento e soprattutto i rendimenti che questi generano nel tempo. Di uno di questi ne abbiamo già parlato nel post “Il rendimento storico delle azioni, un mito da sfatare”. Oggi vogliamo approfondire un altro di questi “miti da sfatare” sul quale sono pienamente d’accordo con Lance, ovvero l’accuratezza delle simulazioni di lungo periodo effettuate dai consulenti finanziari nella creazione di un piano di investimento. Continua a leggere

Un Parallelo Storico Interessante: 1941 vs 2015

Nel 1941 i rendimenti di un investimento monetario negli Stati Uniti risultarono superiori a quelli di un investimento azionario ed obbligazionario, uno scenario molto simile a quello attuale.
In quell’anno i tassi monetari erano a livelli infimi ed il ritorno annuo di un T-Bill risultò essere dello 0,08%. La borsa americana perse il 12% mentre il bond decennale perse il 2%. Sono molte le analogie numeriche vero?
Come abbiamo visto nel post “Cash is NOT the Kingsono state solo 12 su 87 le annate in cui investire in liquidità ha portato su base annua risultati migliori di azioni e obbligazioni americane. Tutto ovviamente è riferito al mercato a stelle e strisce, quello con maggiore profondità storica.
Ma cosa è successo a coloro che alla fine del 1941 scelsero di spostare gli investimenti depositati in liquidità in azioni ed obbligazioni? E cosa è successo invece a coloro che sfiduciati dalle borse e scoraggiati dai bassi rendimenti delle obbligazioni spostarono il proprio capitale su investimenti di liquidità? Continua a leggere

Trimestre in Chiaro Scuro

Si è chiuso il secondo trimestre dell’anno per i mercati finanziari, uno dei più difficili degli ultimi tempi almeno stando ai ritorni percentuali che hanno offerto le varie classi di investimento.
Grazie ai dividendi l’azionario americano, emergente e mondiale (inteso come Msci World) sono riusciti a chiudere con un marginale segno positivo mentre l’Europa, complice l’affare greco, ha chiuso in rosso di 3 punti percentuali. Continua a leggere