Conoscere il proprio nemico

L’inflazione è uno dei peggiori nemici dell’investitore (rendimento nominale vs rendimento reale), ma anche dello Stato esattore fiscale. Ora vi spiego perché, ma perdonatemi se virtualmente sorrido ogni volta che sento dire (anche a presunti esperti del settore finanziario), che gli attuali tassi di interesse impediscono qualsiasi forma di investimento sul mercato obbligazionario perché non redditizi. Redditizi per chi?

Ma andiamo con ordine, l’esempio è tanto semplice quanto concreto. Se investo in un’obbligazione al prezzo di 100 e cedola nominale del 4% ottengo per l’appunto un rendimento del 4%. Lo Stato mi chiede, all’atto di riscossione della cedola, il 12,5% se abbiamo investito in titolo di Stato o sovranazionale, il 26% se trattasi di bond corporate.

Quindi lo 0,50% nella migliore delle ipotesi va in tasse riducendo il mio rendimento nominale a 3,5%. Se al termine del primo anno l’inflazione risultasse del 4% noi investitori dovremmo restituire tutto il guadagno (3,50%) più 50 punti base (0,50%) visto che il mio potere d’acquisto si sarebbe ridotto dello 0,50%.

Alla fine della partita investitore -0,50%, Stato +0,50%. Continua a leggere

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Il mangiatore di soldi

mangi

Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

Il mangiatore di soldi

mangi

Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

Immaginare l’impossibile

imposs

Dal blog Pragmatic Capitalism abbiamo estratto un interessante spunto di riflessione che dovrebbe riportare sulla Terra tutti coloro che decidono di costruire aspettative di rendimento irrealistiche sui propri investimenti. Ne abbiamo già parlato qui di come costruire un piano di investimento realistico, ma i nuovi contributi possono arricchire ulteriormente la riflessione.

Il titolo del post “Capire il vostro reale rendimento reale”  chiarisce bene il concetto. Quando si parla di rendimenti reali (ovvero al netto dell’inflazione) non siamo ancora arrivati al punto di definire con certezza quanti soldi entrano nel nostro borsellino.

Il rendimento reale del rendimento reale infatti dipende da altri fattori che ne limitano il valore. Costi dei prodotti di investimento e tasse sono due classici fattori di distruzione di rendimento. Il grafico qui sotto esprime in modo lampante la differenza tra la ricchezza immaginata e quella effettivamente portata a casa su 100 $ investiti nel 1983 in America (lo studio in questione apparso sul blog PragCap era del 2013).

1 Continua a leggere

L’Inflazione non è uguale per tutti

L’inflazione è un fenomeno che tendenzialmente ogni investitore medio tende a trascurare ma che purtroppo incide in modo subdolo (assieme ai costi legati all’investimento) sul ritorno dei nostri investimenti. Questo effetto erosione può essere più o meno intenso a seconda dei momenti storici in cui si vive.

In Italia per la prima volta dal dopoguerra si assiste ad un fenomeno di deflazione e paradossalmente questo sta trasformando il costo occulto in un guadagno occulto, ma ovviamente stiamo parlando di tempi eccezionali ed un marginale fenomeno inflazionistico comunque caratterizzerà  i prossimi anni rendendo comunque necessaria la consapevolezza di quello che potrebbe accadere.

fred

Un oggetto che nel 2000 aveva un costo di 10 mila Euro, per effetto della crescita dell’inflazione lo troviamo nel 2016 in vendita a 13500 Euro circa.  Continua a leggere

Che bella palestra il 2000!

palest

Il Nasdaq Composite ha di recente superato i mitici massimi storici del 2000. Valutazioni folli fecero deflagrare una delle più importanti bolle speculative dell’ultimo secolo (quella della new economy) bolla completamente riassorbita 16 anni dopo. Da quel 10 marzo del 2000 il per un indice come il Nasdaq Composite è stato pressochè nullo.

Il Nasdaq però non è nato a marzo 2000 e non è certamente rappresentativo di tutta la borsa americana.

Considerare un’azione come un’obbligazione a lunga scadenza almeno in termini di orizzonte temporale è fondamentale. Se guardiamo al ritorno del Nasdaq Composite a distanza di 10 anni scopriamo che siamo al 9,4% composto annuo, a 20 anni scendiamo al 7,9% (qui c’è lo zampino della bolla internet appunto), a 30 anni torniamo guarda caso al 9,4% annuo.

Ovviamente questo non significa che le performance del passato si ripetono, ma nel lungo periodo tendono ad essere positive e ad appiattirsi verso livelli similari.

Un secondo punto su cui battiamo sempre è la rappresentatività di un indice. Continua a leggere

Regole Basilari per Costruire un Piano di Investimento Realistico

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Abbiamo parlato diverse volte di quanto importante sia per ogni investitore definire fin da subito un piano di investimento basato su aspettative di rendimento realistiche. Come il valore e il tipo di investimenti, anche le aspettative possono cambiare nel corso del tempo. Proprio per questo motivo credo sia un errore grande come una casa far partire un processo di piano di accumulo o investire subito sul mercato i propri risparmi seguendo una certa asset allocation con la convinzione che queste scelte rappresentino il punto finale del processo di investimento.

Al contrario (e a questo servono e serviranno i consulenti finanziari umani) è necessario fare tagliandi regolari all’asset allocation (ribilanciando oppure modificando gli asset sui quali si investe) come alle aspettative di rendimento.

In quest’ultimo caso si possono adottare diverse metodologie. Prendere i dati del passato e proiettarli nel futuro, prendere le valutazioni offerte dal mercato e proiettarle nel futuro o ragionevolmente mediare le due cose (la mia preferita). Continua a leggere

Educazione Finanziaria

Pochi giorni fa il Nasdaq Composite ha ritrovato i valori di marzo 2000 a 5 mila punti, l’ormai arcinoto picco della bolla speculativa delle dot-com. Il recupero di questa soglia sarebbe stata una buona occasione per i principali diffusori di informazione economica per educare finanziariamente il risparmiatore, peccato che sui radar mediatici si è visto molto poco calcando la mano più sul fatto che la lunga rincorsa è tornata al punto di partenza.

nasdaq

In modo sintetico proveremo a esprimere qualche concetto che può essere utilizzato per qualunque tipo di investimento che andrete a fare da oggi in avanti.

1) Il Nasdaq non è vero che è tornato al punto di partenza. Il Nasdaq Composite da quella data fatidica del 10 marzo 2000 è sopra del 14% e questo grazie ai dividendi che l’indice (e le società che lo compongono) ha accumulato in 15 anni. Lo 0,9% rappresenta quindi il rendimento annualizzato che gli investitori Continua a leggere

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Quando si raggiunge l’obiettivo di lungo periodo di un processo di accumulazione del risparmio ovviamente ciascuno di noi dispone a proprio piacimento dei denari guadagnati per godersi il capitale accantonato. Una delle regole che va per la maggiore in America è quella di un tasso di prelievo dagli investimenti pari al 4% annuo reale, una percentuale che si ritiene adeguata per avere un buon tenore di vita senza azzerare in un periodo troppo breve il capitale accumulato. Non sarebbe piacevole trovarsi in età molto avanzata senza cuscinetto di sicurezza e quindi è sempre meglio evitare di bruciare alla velocità della luce la propria ricchezza.

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Per ottenere questa autonomia del 4% annuo reale di prelievo del capitale è necessario che i nostri investimenti nel durante del loro lavoro di accumulazione siano stati in grado di fornire questo risultato. La storia ci dice che cercare di ottenere questo obiettivo con un portafoglio di soli bond è un suicidio.

Considerando poi che i tassi di interesse non sono mai stati così bassi come ora è lecito attendersi livelli di rendimenti attesi più bassi del passato nei prossimi anni, anche inserendo quote sostanziose di azionario.
Un bell’aiuto ci arriva dall’analisi di Servowealth. Continua a leggere