Una Calda Estate Cinese

Ci auguriamo di sbagliare completamente la previsione ma la sensazione è che questa estate potrebbe veder tornare prepotentemente alla ribalta la Cina e la sua situazione finanziaria ed economica.

Guardate il grafico seguente estratto da Google Trend. Abbiamo inserito le parole chiave “China financial”. Le impennate di luglio-agosto 2015 e poi quella successiva di gennaio 20126 sono alle spalle ed ora sul motore di ricerca queste due parole chiave sono molto meno inflazionate rispetto ad allora.

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Fonte: Google Trend

Segno che la massa non considera più la Cina un potenziale problema e questo lo consideriamo un errore e soprattutto una buona indicazione contrarian.

L’interessantissimo blog dei canadesi di Bca Research http://blog.bcaresearch.com/blog ci spiega anche il perché. Il debito privato cinese dal 2009 ha cominciato a salire e dal 2012 ha superato quello dei paesi avanzati in termini di percentuale del Pil. Sfondato anche il muro dei massimi del 2008-2009 siamo ormai alla cifra astronomica di oltre il 200% del Pil.

bcaFonte: Bca Research

Il Governo cinese non sta facendo granchè per frenare questo fenomeno, anzi pur di non far scendere il tasso di crescita dell’economia sotto al 6,5% annuo, continua ad utilizzare politiche monetarie espansive di ribasso dei tassi e svalutazione della moneta.

E’ vero che i cinesi risparmiano tanto (oltre il 40% del reddito disponibile) ed è vero che il debito pubblico è tutto sommato contenuto se rapportato al Pil. Il rapporto debito totale su Pil è ormai prossimo al 250% e questo non può che zavorrare le aspettative di crescita future, rendendo semplicemente sostitutivo del debito privato e non propulsivo un maggiore debito pubblico.

Il problema della Cina non è solo questo. Cercando di cambiare il suo modello economico, la Cina si trova di fronte ad imponenti eccessi di capacità produttiva accumulati negli anni passati i quali  richiederanno tempo per essere smaltiti. Abbinando a questo un elevato carico debitorio privato e una svalutazione della moneta nel tentativo di dare ossigeno al sistema produttivo, si rischia un imponente esportazione di deflazione in giro per il mondo…tutto questo mentre la Fed alza i tassi di interesse e la Bce cerca di ricacciarla indietro con il Quantitative Easing.

Il giochino è ad altissimo rischio e siamo proprio curiosi di vedere quale interpretazione daranno i mercati di questa situazione potenzialmente esplosiva.

 

Guerra Valutaria in Corso

Ogni tanto gli amici redattori del report settimanale Age Italia – Strategie Valutarie ci permettono di attingere dal loro interessante reportorio. Di seguito un articolo secondo noi molto interessante sulla situazione delle valute emergenti, croce e delizia di molti investitori italiani. Buona lettura.

Interessantissimo articolo dell’economista Carmen Reinhart circa la presunta guerra valutaria in corso sui mercati finanziari. Guerra che tanto presunta non è visto che il numero dei paesi con una svalutazione della moneta superiore al 15% (quasi la metà dei 179 analizzati) ha toccato un massimo nel corso del 2015 con il 2016 che sembra non voler essere da meno.

crashDa gennaio 2014 a gennaio 2016 la svalutazione competitiva media contro dollaro Usa è stata di quasi il 35% e questo, a detta di Reinhart, richiama ciò che successe tra il 1994 e il 1997 ma a parti invertite. Allora fu la massiccia svalutazione cinese a mettere in difficoltà le tigri asiatiche che si ritrovarono con cambi effettivi reali troppo forti. Stavolta è la svalutazione degli altri che rischia di lasciare il cerino in mano alla stessa Cina.

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La tabella fonte Bloomberg ci mostra infatti i REER (tassi effettivi di cambio) dei principali paesi e, considerando che 100 è il valore centrale, risulta evidente come la rivalutazione del cambio non ha permesso al Renmimbi cinese di svalutarsi come altre valute emergenti hanno effettivamente fatto. Problema di competitività ma anche di quel debito privato contratto dalle aziende cinesi con abbondante generosità in questi anni. Il mercato questo lo sa e non è un caso che le scosse telluriche più forti si sono viste quando Pechino ha deciso di svalutare. Il rischio è che l’aggiustamento valutario risulti essere troppo soft rispetto a quanto servirebbe realmente alla Cina…