E’ ancora possibile guadagnare in doppia cifra con i bond statali? Oh Yes

Post molto sintetico ma credo estremamente pratico a difesa del mondo obbligazionario.

Non tanto per la convinzione che gli attuali livelli di rendimento rappresentino un’occasione clamorosa, ma semplicemente per smentire chi continua a mettere nella testa dell’investitore l’idea che le obbligazioni a lunga scadenza a questi livelli saranno una sicura fonte di perdita.

Forse lo saranno in termini nominali se i tassi di interesse saliranno, forse lo saranno in termini reali se l’inflazione salirà oltre i rendimenti nominali attuali. Tanti se, ma nessuna certezza.

Forse darà fastidio a coloro che  da mesi, se non anni, predicano la necessità di allontanarsi dalle obbligazioni governative. Se i tassi di interesse scenderanno però di 1 punto percentuale dai livelli attuali il guadagno in termini di prezzo sarà molto più alto rispetto ad una variazione analoga ma partendo da rendimenti più elevati.

Non ci credete vero? La tabella successiva chiarisce meglio il concetto.

Se improvvisamente una mattina vi svegliate e vi accorgete che i tassi a 30 anni americani sono scesi dal 3% al 2% quel guadagno del 22% che avrete ottenuto sarà molto più consistente di quello generato da un calo di 100 punti base (o 1% di rendimento) partendo ad esempio dal 6% per arrivare al 5%.

E’ semplicemente matematica.

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Tradotto su un Btp a 30  anni (ad esempio il 3.25% 2046) che a 30 anni supponiamo renda  il 2.12% con un prezzo di 125, un calo di 100 punti base capace di portare il rendimento al 1.12% genererebbe un prezzo  di circa 154. Improbabile ma non impossibile.

Qui nessuno nega che la stessa regola vale al contrario, ovvero le perdite in caso di salita dei tassi. Attenzione però perché in questo caso avremmo un seppur modesto effetto cuscinetto esercitato dalle cedole, effetto che diventa amplificatore di guadagni nel caso di ribasso dei tassi presentato prima.

Quello che si vuole trasmettere ai lettore con questo post è che fino a quando qualcuno non mi dimostrerà di saper prevedere il futuro, indicare nelle obbligazioni governative una fonte sicura di perdite è una balla atomica.

Esiste anche la possibilità che le obbligazioni governative, a certe condizioni, possano addirittura generare guadagni in doppia cifra partendo dagli infimi livelli attuali e ve lo abbiamo dimostrato.

Equilibrio ragazzi, sempre e comunque in ogni momento di mercato.

Leggi anche: Rialzo dei tassi, con un esempio non fa così paura

Il Lancio della Monetina

monetaSarebbe interessante sapere quante pagine di inchiostro o di pixel sono state scritte in questi mesi circa le conseguenze di un ipotetico rialzo dei tassi negli Stati Uniti sui mercati azionari. I gufi predicano catastrofi perché il mercato si è assuefatto alla cosidetta ZIRP (Zero Interest Rata Policy); le aziende poi si sono indebitate anche quando sarebbe stato meglio non farlo.
Dall’altra parte ci sono gli inguaribili ottimisti che sfoderano statistiche nelle quali viene dimostrato che in realtà il rialzo dei tassi storicamente non fa male ai mercati azionari. Credo che una risposta molto saggia su cosa NON succederà all’azionario a fronte del rialzo dei tassi di interesse l’ha data nei giorni scorsi S&P Dow Jones Indices. Nella ricerca “What Rising Ratesi Will Not Do” . Continua a leggere

Bond e Azioni Quando il Toro verrà Preso per le Corna?

Ho trovato molto interessanti nei giorni scorsi due tabelle che possono bene sintetizzare quella che è la comprensibile apprensione che oggi attanaglia la maggior parte degli investitori.
La prima tabella, fonte Bespoke, ci mostra come il bull market attuale cominciato nel 2009, rappresenta il quarto più lungo della storia (almeno partendo dal 1928) così come il quarto più potente in termini di intensità del rialzo (+212,9%). Per bull market si intende sempre quella fase dei mercati azionari che prevede un rialzo di almeno il 20% seguente una correzione di almeno il 20%.

storia bull market sp500
La terza piazza però non è lontana e fra circa due mesi potrà essere suggellato il sorpasso portando sul gradino più basso del podio l’attuale fase rialzista dei mercati cominciata nel 2009.
La seconda tabella che voglio postare è invece di fonte JpMorgan Asset Management e mostra l’impatto sui prezzi delle obbligazioni di un ipotetico rialzo nei tassi del 1%. Continua a leggere

Chi è il vero Killer dei Bond

Come abbiamo già spiegato in altri post il vero killer del mercato obbligazionario non sono i bassi tassi di interesse quanto piuttosto l’inflazione. Con un cuscinetto cedolare così basso come quello attuale è verissimo che un rialzo dei rendimenti, soprattutto nella parte lunga della curva, inciderà sui corsi dei bond a cedola nominale, ma se questo rialzo è lento e graduale i ritorni tutto sommato potrebbero rimanere positivi in termini assoluti se l’orizzonte sarà quello di medio lungo periodo (vedi qui).
Quello che invece può rendere pesantemente negativo il ritorno su un investimento obbligazionario nei prossimi anni è l’inflazione, attualmente snobbata dalla maggior parte di economsti e analisti e riflessa nei bassi livelli di inflazione attesa presenti sul mercato. Negli Stati Uniti la media di inflazione attesa per i prossimi 10 anni è del 1.6%, mentre in Italia e Germania siamo allo 0.80%.

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Come si può allora combattere questo avversario degli investimenti a reddito fisso? Molti risparmiatori stanno abbracciando la logica dei bond indicizzati all’inflazione senza tenere in dovuta considerazione i limiti Continua a leggere