Con un Esempio il Rialzo dei Tassi non fa così Paura

Vista la richiesta di alcuni lettori circa un chiarimento di quali potrebbero essere gli strumenti in grado di contrastare un rialzo dei tassi di interesse, riproponiamo questo articolo relativo alle obbligazioni a tasso variabile. Ci scusiamo con i lettori più anziani ma ogni tanto riprendere in mano alcuni concetti può servire per investire con maggiore lucidità. Buona lettura.

Interessante simulazione fatta sul WSJ da Allan Roth. Come sempre è molto facile fare esempi quando la pancia è piena, molto più complicato quando si è nel mezzo della tempesta, ma questo pezzo mi sembra azzeccato.
Quello che trovo interessante è la casistica reale dell’esempio. L’autore dell’articolo infatti ha simulato i risultati total return da 1 a 10 anni di un fondo “intermediate bond” assumendo come livelli di partenza del 2,3% nel rendimento a scadenza con una duration di 5,6 anni. Ovviamente lo scenario è quello di rialzo dei tassi. Continua a leggere

Un numero più importante del rendimento a scadenza

bond

Nel post “Ha senso investire in prodotti a duration hedged” abbiamo cercato di spiegare il concetto di duration di un portafoglio obbligazionario.

La duration può essere calcolata in vari modi, ma il termine generico si riferisce alla duration effettiva, ossia alla variazione percentuale approssimativa del prezzo di un titolo al variare di 100 punti base del suo rendimento. Ad esempio, il prezzo di un’obbligazione con una duration effettiva pari a 5 anni aumenterà (o diminuirà) del 5% ad ogni diminuzione (o aumento) pari al 1% del suo rendimento.

Probabilmente questa informazione a molti è scivolata addosso un po’ come quando si discute di money management, la gestione del rischio. Tendenzialmente, l’occhio dell’investitore medio di un fondo/Etf obbligazionario che si trova davanti un documento informativo, tende a cadere in prima battuta sul rendimento a scadenza del prodotto (informazione abbastanza inutile visto che il 99% dei fondi/Etf non ha scadenza) e solo negli investitori più consapevoli e preparati la seconda occhiata finisce sulla duration.

Prendiamo ad esempio questo factsheet. Continua a leggere

Déjà Vu sui Tassi?

Magari non sarà così stavolta, però i cicli di borsa sono fatti per ripetersi con una certa frequenza (in analisi tecnica c’è proprio una vera e propria letteratura su questo) e quello che stiamo vedendo sui tassi di interesseamericani sa tanto di deja-vu.

Perché dico questo? Osservate l’andamento del tasso decennale americano nel 2013, 2014 e 2015. Prima della chiusura dell’anno i rendimenti cominciano a salire e poi appena il calendario dà il benvenuto all’annuo nuovo gli acquisti di obbligazioni arrivano a raffica.  Nel 2014 i tassi scesero di quasi 50 punti base, nel 2015 di oltre 60, nel 2016 di 80 punti base.

tnote

Perché questo accade non lo possiamo ovviamente sapere, ma parlare di combinazione casuale ci sempre un po’ da fatalisti.

Questi cicli prima o poi si interrompono ed anche stavolta il 2017 potrebbe non andare come nel triennio precedente, ma la sensazione di gestori che stanno prendendo profitto su un mercato obbligazionario è forte. Mediamente i bond hanno reso quest’anno tra il 4% e il 5% con rendimenti mondiali che partivano da un valore medio del 2% a scadenza il primo gennaio 2016.

Nessun cambio di tendenza per ora, ma una bella boccata di aria fresca (ribasso dei prezzi significa margine di utile per l’anno successivo per tutti i gestori) per affrontare il 2017 con un’arma, quella obbligazionaria, che rischiava di essere non solo spuntata, ma anche antieconomica alla luce di tassi negativi o prossimi allo zero.

 

Schema 6:2:1

Potremmo chiamarla la regola del 6:2:1 quella che estrapoliamo dai ritorni medi annui reali (quindi depurati dall’inflazione) presentati nel Credit Suisse Global Investment Return Yearbook 2016.

Per sei punti di guadagno sull’azionario, la torta lascia poco più di 2 punti alle obbligazioni e poco meno di 1 sull’investimento monetario. Tra 1 e 2 si posizionerebbero anche oro ed investimenti immobiliari.

Ricordiamo sempre che questi sono rendimenti reali già al netto dell’inflazione e quindi ciò che il cittadino realmente ha incassato prima del pagamento delle tasse.

I 6 punti mediamente guadagnati sull’azionario americano dal 1913 al 2015 tengono conto di devastanti bear market ma anche di cicli rialzisti e ribassisti dei tassi.

storia-rendimenti-1913-2015 Continua a leggere

Non Sempre Recessione degli Utili = Calo in Borsa

Richard Bernstein indica nell’assuefazione degli investitori moderni a considerare possibili solo bull market guidati da ribassi nei tassi ed espansione dei multipli di prezzo /utile, uno degli errori che potrebbe compromettere eventuali posizionamenti futuri sul mercato azionario.  Esiste infatti un tipo di rialzo dei mercati azionari alternativo a quello guidato dal ribasso dei tassi ed è il cosiddetto “earning driven”, guidato cioè da un incremento degli utili in alcuni casi anche contemporaneo ad un rialzo dei tassi.

In questo ultimo caso il tasso di crescita degli utili, in fase di risalita dei rendimenti obbligazionari, crea le condizioni per un Prezzo Utili sì in contrazione (per effetto degli aumentati utili) che però non impedisce performance positive agli indici azionari.

La tabella storica di Wall Street spiega ancora meglio e con parole meno tecniche e complicate di quelle usate finora il fenomeno.

bernstein

Nella prima colonna sono riportati i casi di recessione degli utili annuali (come quello del 2015), mentre la terza colonna mostra lo stesso dato un anno dopo. Solo in un caso (1985) abbiamo visto due annate consecutive di tasso di crescita degli utili in calo. Interessante notare come il rapporto Prezzo Utili in alcuni casi è salito, in altri è sceso, ma questo non ha impedito un rialzo dello S&P500.

Personalmente credo che queste analisi di lungo periodo vadano sempre contestualizzate ed il momento attuale è decisamente eccezionale e ricco di esperimenti economico – monetari. Quindi non farei grande affidamento ai valori numerici medi, quanto al fatto che non necessariamente le cose finiranno male solo perché le società americane sono reduci da un’annata di crescita negativa degli utili.

Potrebbe essere così ma anche no. E allora non abbiate paura di investire anche sui mercati rischiosi soprattutto quando  i saldi arrivano così forti e violenti. Fa parte del gioco e se non partecipate quando il biglietto dello spettacolo costa meno, quando avete intenzione di farlo? Siete convinti che potreste trovare prezzi ancora più bassi? Ok avete ragione, ma perché non prenotare il posto e partecipare ad entrambe gli spettacoli più avanti nel tempo.

Il Coraggio Paga

Ho sempre pensato che la forte resistenza di ogni giovane ragazzo italiano ad investire i suoi primi risparmi su mercati rischiosi come quello azionario fosse più frutto di un retaggio culturale del passato (e di una cultura finanziaria volutamente tenuta a livelli infimi dalle istituzioni governative e bancarie) che di una reale paura di perdere denaro. Il Bot o il CCT ha sempre rappresentato per le vecchie generazioni un elemento di certezza, generatore di rendita sicura. Peccato che se confrontati in termini reali questi investimenti non sono mai stati in grado di fornire ritorni superiori all’azionario, ma questo capisco che è difficile da spiegare quando le cedole percepite sono del 5%-6% o anche più alte.
Ora però questo mondo non esiste più. Continua a leggere

Avvertimento Preventivo

«TASSI MINIMI, ARMA A DOPPIO TAGLIO». Del resto, ha spiegato, la stabilità economica, garantita anche attraverso una politica di tassi ai minimi storici, «è sempre un’arma a doppio taglio», e bisogna più che mai tenere sotto controllo la situazione. L’orientamento della Fed, comunque, per ora non cambia, «accadrà solo se verrà riscontrata nel sistema finanziario una sopravvalutazione degli asset insieme a una concentrazione dei rischi». Continua a leggere

La Libertà si Paga

Interessante articolo del Financial Times che evidenzia ancora una volta quanto l’industria del risparmio gestito sa assecondare nel momento giusto i desideri e le paure degli investitori.
L’oggetto dell’articolo sono i cosiddetti fondi “Unconstrained”, ovvero quei prodotti prevalentemente id natura obbligazionaria che esplosero in termini di popolarità nel 2013 quando Bernanke annunciò l’avvio del tapering, ovvero la rimozione degli stimoli monetari. A quel punto ogni investitore cominciò a temere il rialzo dei tassi e soprattutto consistenti perdite sui bond in portafoglio. Ecco allora che il marketing finanziario arrivò in soccorso proponendo prodotti “No limits” che potevano investire su qualsiasi tipo di mercato obbligazionario, scopo raggiungibile utilizzando anche l’ampio spettro della duration che in alcuni casi poteva anche diventare negativa. Continua a leggere

Rialzo dei Tassi, la Storia si Ripete?

Interessante infografica che ci viene offera dalla banca americana Wells Fargo e che mette insieme il comportamento delle principali asset class finanziarie con i quattro recenti casi di aumento dei tassi americani (1994, 1997, 1999 e 2004). In pratica Wells Fargo mostra per bond, oro, dollaro e azioni cosa è successo prima del rialzo, immediatamente dopo, cosa sta succedendo ora (presumibilmente il 16 dicembre la Fed alzerà di 25 cent il costo del denaro) e cosa aspettarsi.

Giusto per riprendere un’analisi già fatta potete verificare anche cosa diceva Allianz ad inizio anno. Continua a leggere