Volatilità = Perdite in Borsa = Mezza Verità

volLa volatilità è un concetto che solitamente incute timori in un investitore poichè è spesso (se non sempre) associata a fasi di mercato calanti. Quando le borse scendono, lo fanno in modo rapido, con oscillazioni scomposte e da qui l’associazione volatilità = bear market.

E’ vero, tutto ciò? La risposta è no, non è sempre vero e quindi diffidate da chi vi dice che ci dobbiamo aspettare un mercato molto più volatile e perciò ribassista.

Ma mettiamo in fila le cose e cerchiamo di capire meglio tutti questi concetti.

Punto 1) Il Dow Jones nell’ultimo mese ha vissuto il periodo meno volatile della sua storia. Tra massimo e minimo la distanza non è stata superiore al 1.4%.

Punto 2) Il Vix (ovvero l’aspettativa di volatilità sul mercato azionario americano S&P500) ha chiuso il quinto anno consecutivo con un livello medio inferiore a 20. Per un semplice effetto statistico di ritorno verso la media il 2017 (o al massimo il 2018) sono candidati a rivedere un Vix sopra 20.

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Rialzo dei tassi, tanto rumore per nulla?

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I tassi decennali americani hanno chiuso l’anno poco sotto il 2,50%. Se riportiamo le lancette indietro di 12 mesi ci accorgiamo come in realtà la parte lunga della curva dei rendimenti si posiziona “appena” 25 punti base sopra la chiusura del 2015 e 35 punti base sopra la chiusura del 2014; rispetto al 2013, quando il T-Note rendeva il 3% a scadenza, siamo addirittura sotto di 50 punti base.

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Per chi ha seguito nelle ultime settimane le notizie apparse in rete o sui periodici specializzati non sfuggirà di certo quanto rilievo è stato dato alla salita dei rendimenti americani.

Tutti a correre dietro la notizia dell’inversione di tendenza, della fine della politica monetaria a basso costo, del ritorno dell’inflazione solo perché Trump è stato eletto Presidente.

Vero è che il rendimento decennale americano è reduce dal rialzo trimestrale più forte dal 1970 con un +50% rispetto ai minimi del trimestre precedente quando il T-Note ha toccato il suo minimo storico a 1.31% di rendimento a scadenza.

Ovvio che qui ci mette lo zampino la matematica, ma anche la statistica non scherza. Un conto è un 50% di rendimento su numeri contenuti, un conto è quando si parte da basi più elevate. E che dire del più classico dei ritorni verso la media? Continua a leggere

Le 10 regole d’oro di Bob Farrell

Bob Farrell è un di quei veterani di Wall Street che con l’esperienza accumulata nel corso degli anni sui mercati finanziari ha potuto permettersi di sfornare pillole di buon senso e consigli che ogni investitore farebbe bene ogni tanto a ricordare. Le famose “10 regole di investimento” di Bob Farrell sono tanto ovvie quanto difficili da mettere in pratica in modo sistematico.

Noi ve le ricordiamo, poi l’esercizio di training autogeno tocca a voi.

  • I mercati finanziari si muovono seguendo il principio della mean reversion, ovvero tendono a ritornare verso le medie di lungo periodo.
  • Gli eccessi rialzisti o ribassisti di un movimento tendono a sfociare in un movimento analogo ma dalla parte opposta. Come il movimento di un pendolo viene rispettata la terza legge di Newton secondo la quale per ogni azione ce ne sarà un’altra uguale nella direzione opposta, i mercati tendono a muoversi nella stessa maniera all’interno di un trend.
  • Non ci sono nuove ere, ma ci sono sempre nuove mode capaci di attirare gli investitori nella speculazione. Il tipico “questa volta è differente”.

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  • Salite rapide e vertiginose hanno sempre come controaltare discese altrettanto brutali. Difficile scamparla con una lunga fase laterale senza perdite.
  • Il punto precedente ha spesso il sopravvento su ogni ragionamento razionale impostato su obiettivi e lungo periodo.
  • L’ampiezza di mercato è fondamentale. Quanto un rialzo è sostenuto da poche azioni allora non si può definire sostenibile.
  • I mercati orso (ribassisti) vivono tre stadi. Una prima pesante correzione che lascia smarriti e confusi. Una seconda fase di rimbalzo che genera la speranza e la fiducia. Una terza fase di nuovo pesante ribasso che lascia spazio a scoramento e depressione.
  • Quando tutto gli esperti sono d’accordo sulla direzione di un mercato state all’erta e cominciata a ragionare in modo contrarian.
  • La psicologia dell’investitore si ripete in modo ciclico. Quando il mercato sale è tutto merito del talento, quando scende della sfortuna.

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Lepre e Tartaruga

indexInteressante studio  che ancora una volta conferma come acquistare i fondi a gestione attiva con il miglior rendimento passato è una scelta sbagliata oltre che miope da parte degli investitori. Ne abbiamo a tal proposito già parlato qui.
Gli stessi ricercatori ammettono che i flussi dei fondi sono correlati positivamente alle performance passate, segno che anche gli investitori istituzionali preferiscono rivolgersi verso prodotti dal glorioso andamento storico sentendosi più confortati anche nella difesa delle loro scelte di fronte agli investitori.
Tornando allo studio i tre ricercatori Cornell, Hsu e Nanigian hanno sostanzialmente cercato di capire se una selezione basata sulle performance del passato di fondi americani ha poi generato effettivamente una overperformance negli anni successivi utilizzando i 3 anni come orizzonte temporale di riferimento. Vi dico subito che finirà come nel racconto della lepre e la tartaruga. Continua a leggere

Un Sogno Infranto di Nome Commodity

Quello che vedrete nel grafico seguente è il Crb Index, ovvero il decano degli indicatori rappresentativi delle materie prime. Non ho la più pallida idea di quale sarà il prezzo delle materie prime alla fine di questo decennio, ma certamente il calo sta assumendo contorni da record.

crb Continua a leggere

Il Buon Senso del Principio di Ritorno Verso la Media

Uno dei libri che penso non possano mancare dagli scaffali (o dagli e-reader) di ogni persona interessata a capire come funziona la nostra mente e quali conseguenze essa genera su tutti i nostri comportamenti (anche finanziari) credo possa essere tranquillamente Daniel Kahneman – Pensieri lenti e veloci.

Daniel Kahneman ha la straordinaria capacità di parlare con un linguaggio semplice e chiaro di psicologia umana, ma soprattutto di mettere a nudo, con esempi concreti, quanti errori di valutazione facciamo ogni giorno.
Siccome sono alla seconda lettura del libro cito alcuni passaggi secondo me molto interessanti relativi al concetto di ritorno verso la media.
In uno degli esperimenti presso la scuola di volo militare israeliana, Kahneman ci fa capire come ignorare questo concetto può portare ad errori di valutazione. Gli istruttori di volo erano convinti che lodare i piloti che si erano comportati bene nella prima prova fosse deleterio visto che nella fase successiva peggioravano la performance;diverso il convincimento nel caso opposto, strigliare i piloti che nella prima prova si erano comportati male solitamente aveva effetti migliorativi nella seconda, questo almeno nella convinzione degli istruttori. Continua a leggere