Mercati cari, aspettando una correzione…

Quante volte sentiamo dire (o diciamo noi stessi) il mercato azionario è troppo caro, meglio aspettare prima di fare l’investimento.

Questa frase tende ad essere più o meno presente in ogni momento di mercato, quando si è in basso, perchè si teme di prendere il coltello per la lama quando sta cadendo, e quando si è in alto. E’ la solita storia di chi non vuole fare la figura del fesso e perciò si preferisce rimanere liquidi in attesa di acquistare a prezzi ribassati.

Già, ma se come succede di questi tempi per oltre un anno non arriva nemmeno una correzione superiore al 10% che si fa? Siamo sicuri che il beneficio di attendere la correzione superi quello di investire fin da subito?

A questo bel quesito qualcuno ha provato a rispondere qui . Continua a leggere

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Azioni europee, affare o illusione?

Il professore Robert Shiller, già premio Nobel per l’economia ed ideatore del celebre metro di valutazione CAPE, in un’intervista a CNBC ha dichiarato che gli investitori americani farebbero bene a diversificare in azioni non domestiche.

Questa affermazione è generata dal combinato di valutazioni piuttosto elevate negli States (Cape di Shiller a 29)

Fonte: Robert Shiller

a fronte di valutazioni decisamente più interessanti presenti in altre aree geografiche come l’Europa.  Per quello che riguarda l’azionario europeo il Cape medio (al 31 marzo) è di 17.6 con la Germania a 19.6. “Europe is attractive” è stata la dichiarazione di Shiller il quale è convinto che la narrativa piuttosto pessimista sulle sorti dell’Unione Europea sta pesando eccessivamente sulle società europee

Grazie a Portfoliocharts.com abbiamo così provato a vedere qualche dato storico realtivo alle due principali borse europee, quella tedesca e quella inglese (ovviamente in valuta locale). Continua a leggere

Flight to Quality

Il titolo rappresenta quella classica frase che ognuno di voi sente nei momenti di tensione finanziaria in cui gli investitori si rifugiano in massa verso i titoli più sicuri come i Treasury americani o i Bund tedeschi. Chissà poi perchè non è stata coniata una frase speculare per la situazione opposta, ovvero quando dai bond si va verso le azioni come nelle ultime settimane, mah.

L’eterno sogno di ogni grande investitore è quello di saltare da una parte all’altra evitando le perdite e massimizzando i guadagni. Ovviamente tutto questo è irrealizzabile, però con curiosità mi sono studiato la strategia che he presentato Meb Faber sul suo blog alcune settimane fa.

In parole povere Faber, autore dell’eccelente ebook Global Asset Allocation: A Survey of the World’s Top Asset Allocation Strategies ha simulato dal 1993 al 2015 una semplice strategia. Compro azioni dello S&P500 quando le valutazioni prezzo/utili espresse in termini di CAPE sono inferiori a 20; le vendo comprando Treasury a 10 oppure a 30 anni quando il CAPE supera 20, come ora. Ecco il risultato.

cape

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Punto della Situazione

Ogni tanto è giusto fare un punto della situazione sulle valutazioni dei mercati ed i grafici di Doug Short rappresentano per il sottoscritto un eccellente  riferimento.

Senza pretese e consapevoli che servirebbero paginate di analisi per arrivare a conclusioni più approfondite, cominciamo con i principali criteri di valutazione fondamentale del mercato azionario americano. Non ci sono grandi dubbi circa il fatto che dopo oltre 8 anni di bull market le borse sono acquistate in questo momento a caro prezzo. Nella migliore delle ipotesi (il QRatio di Tobin) abbiamo valutazioni distanti almeno il 50% dalle medie storiche. La media dei 4 valori presi in considerazione da Doug Short ci porta a due deviazioni storiche di distanza dalla media storica.

peValutazioni care non significa necessariamente rendimenti elevati per tutti coloro che hanno investito. Chi ha comprato nel 2000 ha finora vista un ritorno nominale del 49.2% sullo S&P500 e del 11.2% sul Nasdaq. Siccome un investimento si valuta in termini reali (quindi al netto dell’inflazione) si può vedere dal grafico successivo come ancora c’è qualcuno che maledice il buy and hold.

2000 Continua a leggere

Luoghi Comuni

Quella miniera di spunti di discussione che è il blog di Jonathan Clements ha indicato nei giorni scorsi alcuni  luoghi comuni che ognuno di noi sente raccontare nel momento in cui raggiunge l’età adulta e che hanno a che fare con i soldi e gli investimenti.

Vediamone alcuni a cui il sottoscritto aggiunge qualche commento personale.

  • Le azioni sono rischiose. Certo che lo sono rispetto ad obbligazioni e liquidità, ma questo vi esenta dalle perdite? Assolutamente no, poiché liquidità e bond trovano nell’inflazione quel killer che le rende perdenti qualora la remunerazione nominale risulti troppo bassa.

    Quindi l’affermazione corretta è, ogni asset finanziario è rischioso (e in questi giorni anche i bond holders se ne stanno accorgendo) e niente e nessuno vi può garantire un risultato finale al netto dell’inflazione positivo.

  • Si possono battere i mercati studiando ed analizzando i mercati in maniera approfondita. Anche no a giudicare dal consueto rapporto SPIVA che indica come nel lungo periodo solo una stretta cerchia di gestori batte il benchmark e non in modo persistente. Anche ammettendo che esista la possibilità di avere un gestore geniale per qualche anno, come facciamo a sapere prima chi sarà la star per quell’anno?

Competenza e fortuna hanno un ruolo notevole nel mondo finanziario. La prima dovrebbe creare terreno fertile per istruire il cliente sul modo giusto di investire, NON per prevedere il futuro.

  • L’acquisto di una casa è sempre un valido investimento. Anche no a giudicare dagli ultimi 10 anni di prezzi degli immobili americani (appunto immobili!).

    Anche a giudicare dalle statistiche di lungo periodo citate da Robert Shiller e riportate qui l’affermazione risulta confermata.

  • Il mutuo immobiliare è sempre un ottimo investimento. La casa è una necessità e come tale il mutuo risponde a questa necessità.

    Che poi si trasformi in investimento redditizio vedi il punto sopra.

  • Quando siete giovani seguite le vostre passioni. La vita va vissuta, ma forse è meglio impegnarsi al massimo e spingere a mille per guadagnare il più possibile. Risparmiare una fetta importante di questi guadagni fin da giovani renderà possibile il raggiungimento dell’indipendenza finanziaria ad un’età che vi permetterà di godervi la vita.

    Giusta affermazione. Non siamo certamente tra coloro che incitano alla carriera a tutti i costi. Ma da giovani la mente è lucida, flessibile, si ricarica più in fretta. Quello che manca è l’esperienza e per questo bisogna cercare di scontrarsi con la realtà fin da subito, buttandosi nella mischia consapevoli che si può sbagliare, ma anche ricominciare perchè di tempo ce n’è un bel pò davanti.

  • La pensione è fatta per vivere l’ultima parte della vita in relax dopo le fatiche e lo stress dell’attività lavorativa. Giusto, ma siamo così sicuri di essere capaci di riempire ogni minuto con il relax? L’uomo è nato per progredire, per vincere sfide, per cercare soddisfazione e attestati di stima, e questo vale anche durante la pensione, altrimenti la fiammella della vita si spegne.

    E allora la pensione è fatta sì per godersi il denaro messo da parte per una vita, ma è anche fatta per dare un senso a questo denaro e questo senso non sono solo viaggi o tv a pagamento. Questo è il miglior rendimento che potete ottenere dai vostri investimenti del passato ,vivere l’ultima parte della vita continuando ad aver voglia di leggere, studiare e scoprire.

Si Guadagnerà, ma si Ballerà anche

Due grafici di CMG Investment Research che trovo molto interessanti per disegnare gli scenari futuri dell’azionario, almeno sponda americana, quindi più del 50% della capitalizzazione mondiale.

1

Le valutazioni sono elevate (al momento siamo nella colonna numero 5, ovvero quella delle rilevazioni storicamente più alte) visto il rapporto prezzo utili realizzato con il criterio di Shiller tra 26 e 27.

Come abbiamo già avuto modo di discutere questo non ci dice nulla nel breve e non spiega nemmeno al 100% i prossimi 10 anni. Però offre indicazioni utili e significative per chi fa piani di investimento.

Sappiamo che dal 1981 ad oggi borse care non privano gli investitori di guadagni; nello stesso tempo hanno limitato comunque i segni negativi (il ritorno massimo a distanza di 10 anni è stato del 9,8% annuo, il minimo del -0,5% annuo).

Valutazioni care come quelle attuali se fra due lustri probabilmente (e sottolineo probabilmente e non certamente) non arrecheranno danni al nostro capitale portando  un rendimento positivo, nello stesso tempo richiederanno coronarie forti. Sarà necessaria una profonda conoscenza di noi stessi e del grado di sopportazione di volatilità e perdite (potenziali) anche severe che inevitabilmente dovremo patire durante questo periodo.

Il perché ce lo spiega la seconda tabella.

2Valutazioni alte = massimi drawdowns (massime perdite) più elevate.

Per chi fa piani di accumulo una gioia, per chi fa buy and hold una sofferenza.

Nervi saldi e mente rivolta all’obiettivo. Tutto il resto è rumore.

Leggi anche: I piani di investimento devono essere SMART

                       I 7 vizi capitali dell’investitore

Difendersi dai furbetti della finanza? Si può…

phishing

Durante le mie ultime vacanze estive ho letto in sequenza due libri dai quali ho estrapolato tanti concetti utili nella vita quotidiana di consumatore / risparmiatore, ma anche di investitore non sempre razionale.

Entrambi hanno per oggetto il modo in cui coloro che vendono un prodotto o servizio riescono a mettere in pratica una sorta di rete capace di persuadere anche il più diffidente dei consumatori.

Il primo libro Ci prendono per fessi. L’economia della manipolazione e del’inganno è stato scritto dal Premio Nobel Robert Shiller affiancato da Robert Akerlof già autore di
Economia dell’identità. Come le nostre identità determinano lavoro, salari e benessere.

L’argomento centrale (da cui la grafica della copertina con il pesce che viene preso all’amo) di questo libro è appunto il phishing.

Come scrivono gli autori, il phishing è un modo per indurre qualcuno a prendere una decisione che rechi benefici a chi esegue il raggiro e non a chi viene raggirato. Le nostre decisioni scaturiscono perlopiù dal racconto della nostra situazione che facciamo a noi stessi. Viene così introdotta nella teoria economica una nuova variabile: la storia che l’individuo racconta a se stesso.

Quante volte abbiamo acquistato un prodotto finanziario abboccando all’amo del consulente di turno il quale pensava più al suo budget che al vostro interesse finanziario? Quante volte ci siamo fatti dei viaggi incredibili circa un’operazione finanziaria presa in autonomia e che ancora ci portiamo dietro perchè non abbiamo avuto il coraggio di ammettere l’errore commesso? Quante volte abbiamo acquistato prodotti di cui non ci era chiarissima la struttura solamente per “sognare” ad occhi aperti un rendimento superiore alla media?

Ovviamente Robert Shiller cita innumerevoli casi di phishing nel mondo della finanza. Vi lascio con la curiosità di leggere il libro, ma uno spazio specifico è dedicato ai cosiddetti “noise traders”, ovvero coloro che affidano al rumore piuttosto che all’informazione le proprie decisioni. Questi traders (detti anche idiot) acquistano sull’onda di voci occasionali muovendosi come banchi di pesce impazziti da una parte all’altra; ovviamente in questo ambiente l’azione di phishing è possibile proprio quando ci sono investitori avveduti in grado di approfittarne.

La bolla della new economy degli anni 2000 quando tutto ciò che aveva la parola web, internet o .com veniva piazzato da investitori istituzionali in collocamenti miliardari, oppure lo scandalo delle obbligazioni strutturate legate ai mutui subprime del 2007 con grandi investitori che camuffavano da tripla A discariche a cielo aperto guadagnando laute commissioni, sono solo due dei casi emblematici analizzati.

Il secondo libro che mi ha colpito in modo positivo è un classico (anche considerando l’anno di pubblicazione) di Robert Cialdini dal titolo Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì. Sono talmente tanti gli esempi che anche in questo caso il consiglio è di leggersi un libro che non annoia mai.

Uno dei passaggi che ben si può incastrare con l’analisi di Shiller illustrata in precedenza, riguarda la necessità per le persone di cercare  una forma di “riprova sociale” prima di prendere una decisione. Il passo del libro che riguarda questo fenomeno cita:

Quando siamo dubbiosi, quando la situazione è ambigua e regna l’incertezza, è più facile che guardiamo al comportamento altrui e lo prendiamo per buono. Mentre osserviamo le reazioni degli altri per risolvere la nostra incertezza, rischiamo però di trascurare un fatto importante: anche loro probabilmente stanno cercando una qualche riprova sociale.

Specialmente in una situazione ambigua, la tendenza di ciascuno a stare a guardare per vedere che cosa fanno gli altri può causare un fenomeno straordinario, la cosiddetta “ignoranza collettiva”.

Vi dicono qualcusa queste parole circa il comportamento degli investitori nelle fasi di esuberanza o pessimismo estremo? Si tende spesso a fare riferimento a guru o presunti tali, a seguire la massa, gli articoli di giornale, a non pensare con la propria testa con il risultato di generare una fase di ignoranza collettiva.

E piuttosto che perdere tempo con questo “rumore” per favore leggete tanto, anche questi libri. Capirete molto del comportamento umano in certi contesti storici rimandando al mittente l’amo che cercava di catturarvi.

Buona lettura a tutti.

Letture consigliate:

Robert Shiller – Ci prendono per fessi: L’economia della manipolazione e dell’inganno

Robert Cialdini – Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì

 

Promesse Mantenute

Abbiamo già analizzato in altre occasioni pregi e difetti di alcuni Etf cosiddetti smart beta, ma riteniamo interessante annotare il loro comportamento in seguito al verificarsi di eventi cruciali. La Brexit lo è e allora abbiamo deciso di mettere a confronto l’andamento di alcuni Etf smart beta di iShares (a cui abbiamo aggiunto il Cape di Ossiam). Il confronto è tarato ovviamente su un Etf che genericamente riproduce l’Msci Europe.

La tabella mostra piuttosto agevolmente come nei momenti di particolare tensione il prodotto che seleziona le azioni a minima volatilità ne escono vincenti. Ridotta infatti del 40% la perdita rispetto al prodotto investito nell’indice generico. Addirittura leggermente migliore la performance dell’Etf di Ossiam che mira ad utilizzare come strategia quella di selezionare i titoli più convenienti seguendo la regola del Cape di Shiller. Continua a leggere

Perchè il Rapporto Prezzo Utili non Serve a Chi fa Investimenti di Breve Periodo

Molto spesso si leggono sui giornali commenti circa le valutazioni dei mercati azionari. Noi abbiamo trattato l’argomento pochi giorni fa. Si medita se il mercato è caro oppure conveniente. Per fare questo ragionamento gli analisti utilizzano il Price Earnings, ovvero il classico rapporto prezzo utili che ci aiuta a capire se stiamo entrando sul mercato a prezzi interessanti o troppo surriscaldati.
E se vi dicessi che utilizzare il P/E per valutare quanto un indice azionario è conveniente non serve a nulla? Se dobbiamo semplicemente utilizzare il rapporto prezzo utili come misura capace di indicare a noi investitori se entro 12-24 mesi la nostra scelta risulterà vincente è proprio così. Continua a leggere