Ingolositi e delusi

Da almeno un paio di anni un piccolo spicchio del mio portafoglio di investimento utilizza una strategia molto simile a quella presentata nel post “Investire nei bond che rendono di più, una strategia alla prova della storia”.

Simile ma non identica, visto che ritengo in questo caso specifico importante il momentum di ingresso. Non posso certamente affidarmi a fondi o ETF per questo tipo di strategia e i modesti importi possono tranquillamente sopportare l’inevitabile volatilità futura legata anche all’acquisto di scadenze molto lunghe. Basse commissioni, tassazione al 12.5% (tendo a preferire dei liquidi sovranazionali in valute emergenti) e tanto rendimento da flusso cedolare. Visto così sembra il mondo perfetto, ma ovviamente ad alto rendimento corrisponde alto rischio di perdite in conto valutario. Per questo, ritengo fondamentale  acquistare solo a certe condizioni tecniche dei rispettivi cross valutari.

Come ben sapete, le mie “guide” in questo campo sono gli amici di Age Italia ai quali regalo un doppio spot gratuito. Continua a leggere

Brexit, Sicuri che Non è Una Storia già Vista?

Ringrazie come di consueto gli amici di Age Italia – Strategie Valutarie per pubblicare un estratto del loro rapporto settimanale dedicato alle valute. Nello specifico si parla di EurUsd ripassando un pò di storia recente di tutta l’architettura europea.

Si va parecchio indietro con gli anni e scopriamo che sempre la Sterlina e sempre un referendum sull’Europa furono le cause scatenanti di un periodo di fortissime tensioni già in passato.

La tempesta Brexit  è uno di quegli eventi che resterà nella storia valutaria e questo ce lo dice l’impressionante volatilità di venerdì. Il movimento di EurUsd in un solo giorno è stato superiore ai 500 pips, evento che ritroviamo solamente in rapida sequenza tra ottobre 2008 e marzo 2009 e settembre 1992 (cambio rettificato). Tutti ricordiamo cosa accadde nei drammatici mesi che seguirono il fallimento di Lehman, ma in pochi ricordano cosa accadde nel settembre 1992 . Sterlina e Lira furono vittime di uno degli attacchi speculativi più violenti della storia costringendole ad uscire dallo Sme, questo pochi mesi dopo la stipula degli accordi di Maastricht. Anche in quel caso l’incendio divampò dopo che un membro dell’Unione, in quel caso la Danimarca, con un referendum si pronunciò per il no alla ratifica del trattato. Storia è vero, ma preoccupante per le analogie.

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Torniamo a EurUsd. Abbattuti in pochi minuti i supporti di 1.12 ora la sensazione è quella di un cambio che potrebbe puntare la sua prua verso 1.05 dopo aver trovato un certo supporto tra 1.09/1.08. Questo sarebbe anche l’obiettivo anche del testa e spalla ribassista formalizzato venerdì, oltre al doppio massimo minore prossimo alla materializzazione in caso di rottura definitiva di 1.11.

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Il nostro Cot Fx parlava chiaro la settimana scorsa con una netta preferenza per i biglietti verdi che si è tramutata in realtà. Altra conferma di come gli hedge fund avevano completamente sbagliato le previsioni andando dalla parte sbagliata, ovvero contro Dollaro.  La volatilità è qui per restare ancora per un po’.

Già, la volatilità è qui per restare ancora un pò. L’importante è vederla come amica e non come avversario.

 

Guerra Valutaria in Corso

Ogni tanto gli amici redattori del report settimanale Age Italia – Strategie Valutarie ci permettono di attingere dal loro interessante reportorio. Di seguito un articolo secondo noi molto interessante sulla situazione delle valute emergenti, croce e delizia di molti investitori italiani. Buona lettura.

Interessantissimo articolo dell’economista Carmen Reinhart circa la presunta guerra valutaria in corso sui mercati finanziari. Guerra che tanto presunta non è visto che il numero dei paesi con una svalutazione della moneta superiore al 15% (quasi la metà dei 179 analizzati) ha toccato un massimo nel corso del 2015 con il 2016 che sembra non voler essere da meno.

crashDa gennaio 2014 a gennaio 2016 la svalutazione competitiva media contro dollaro Usa è stata di quasi il 35% e questo, a detta di Reinhart, richiama ciò che successe tra il 1994 e il 1997 ma a parti invertite. Allora fu la massiccia svalutazione cinese a mettere in difficoltà le tigri asiatiche che si ritrovarono con cambi effettivi reali troppo forti. Stavolta è la svalutazione degli altri che rischia di lasciare il cerino in mano alla stessa Cina.

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La tabella fonte Bloomberg ci mostra infatti i REER (tassi effettivi di cambio) dei principali paesi e, considerando che 100 è il valore centrale, risulta evidente come la rivalutazione del cambio non ha permesso al Renmimbi cinese di svalutarsi come altre valute emergenti hanno effettivamente fatto. Problema di competitività ma anche di quel debito privato contratto dalle aziende cinesi con abbondante generosità in questi anni. Il mercato questo lo sa e non è un caso che le scosse telluriche più forti si sono viste quando Pechino ha deciso di svalutare. Il rischio è che l’aggiustamento valutario risulti essere troppo soft rispetto a quanto servirebbe realmente alla Cina…

Tanto di Cappello

Analisi fatte con serietà meritano risalto. Se ve lo siete perso ripropongo integralmente il post Buy Rumors Sell News. Vi chiedo di prestare particolare attenzione alle ultime 3 righe e ringrazio pubblicamente coloro che mi hanno convinto ad adottare lunedì scorso una consistente copertura dal rischio cambio dollaro sul mio portafoglio di investimento.

eurusdEcco il post di lunedì.

Quando sentiamo parlare di “buy rumors e sell news” ci troviamo spesso di fronte Continua a leggere

Buy Rumors, Sell News

Quando sentiamo parlare di “buy rumors e sell news” ci troviamo spesso di fronte a sparate giornalistiche di brevissimo periodo senza una profondità di analisi tale da confermare se effettivamente il mercato si è poi mosso in questa maniera con una certa continuità. Il motivo per cui non riusciamo a frenare i nostri istinti animali nel momento in cui escono le notizie forse è proprio legato all’assenza di qualcuno che ci sbatte in faccia la dura realtà.

Siccome siamo ormai prossimi (3 dicembre) all’evento più importante di dicembre assieme al rialzo dei tassi in America, ovvero l’ormai annunciatissimo QE2 della Banca Centrale Europea, ringrazio gli amici di Strategie Valutarie – Age Italia, per avermi permesso di pubblicare un estratto del loro rapporto settimanale.

L’argomento è proprio il QE della BCE; passato, presente e forse futuro.

Il 9 marzo la BCE ha avviato ufficialmente il suo piano di Quantitative Easing. Considerando l’elevata probabilità che a dicembre parta un QE2 riteniamo interessante vedere cosa è successo da marzo ad oggi sul mondo valutario, questo per capire se l’aumento delle misure non convenzionali è destinato ad indebolire l’Euro post annuncio.
Ad un primo sommario bilancio la risposta è sì.

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La tabella mostra infatti la variazione contro Euro delle principali valute suddivise in tre blocchi temporali. Per misurare l’effetto del QE sull’Euro abbiamo fatto una valutazione sul periodo 9 marzo (partenza ufficiale del QE1) – 14 ottobre (data dell’annuncio di Draghi del probabile QE2). L’Euro ha sostanzialmente guadagnato su tutte le valute in modo trasversale con punte di forza maggiori sulle emergenti; questo deve essere uno dei fattori che spinge Draghi ad intervenire adesso. Nella prima colonna osserviamo invece quello che è successo da dicembre 2014 a marzo 2015, ovvero nei tre mesi precedenti la partenza ufficiale del QE. Tolto il problematico Real, tutte le valute hanno guadagnato (e di brutto) contro Euro.
Quando si dice buy rumors sell news.
E veniamo allora ai giorni nostri. Cosa è successo da metà ottobre quando Draghi ha cominciato a parlare di QE2? La terza colonna risponde al quesito e le analogie con il periodo dicembre 2014-marzo 2015 ci sono tutte. Lascio a voi ogni considerazione su cosa potrebbe succedere al mercato qualora Draghi deludesse le aspettative il 3 dicembre.

Quando un Post Salva il Portafoglio

Quando un post (ed un abbonamento ad un ottimo servizio per quello che riguarda il sottoscritto) vi fanno risparmiare un sacco di perdite.

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Ovviamente il titolo è scherzoso e provocatorio, ma giusto per vostra informazione dal 29 maggio (ultimo giorno utile per l’acquisto del bond di cui parlammo a suo tempo) la valuta neozelandese NZD ha perso oltre il 7% rispetto all’Euro.

In due settimane vi sareste completamente fumati quel luccicante cedolone del 6% che gli abili giocolieri del marketing avevano cercato di sventolarvi davanti. Ma per fortuna leggete Investire con Buon Senso e non vi siete fatti trarre in inganno vero??

Leggi anche: Investire informati

I migliori consulenti del vostro risparmio

Quei vizi difficili da sconfiggere

 

Investire Informati

Questa settimana approfitto della gentile concessione di un estratto del rapporto “Strategie Valutarie” pubblicato ogni settimana dagli amici di Age Italia per farvi capire quando importante sia una corretta informazione, e soprattutto conoscenza del prodotto che si va ad investire.

In questi giorni una famosa banca d’affari francese sta proponendo due emissioni in Aud e Nzd  con l’invitante cedolone iniziale (6%) per i primi due anni ed un premio variabile tra il 2% per Aud e 3% per Nzd a partire dal terzo anno. Indubbiamente una bella emissione anche accettando il rischio valutario, peccato che ci sia un piccolo dettaglio al quale gli investitori dovrebbero prestare attenzione. Lo spread di 2-3% sarà applicato non sul tasso interbancario locale (australiano o neozelandese) ma su quello europeo, il classico Euribor.

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(grafico fonte Bloomberg)

Il grafico che vi presentiamo sopra ci mostra la debolezza di questa struttura. Tendenzialmente ad un rialzo del tasso europeo (lo scenario favorevole per il possessore di questi bond) maggiore rispetto ad esempio a quello australiano, corrisponde una debolezza della valuta australiana che spesso e volentieri annulla o rende negativo il ritorno da interessi. Viceversa solo quando lo spread tra Australia ed Europa si allarga (come nel 2009) l’apprezzamento valutario si fa considerevole, ma a quel punto bisognerebbe avere tasso variabile australiano non europeo.

Non sono particolarmente amante dell’investimento in singoli prodotti e la ricerca sembra in effetti supportare la tesi che gestito è meglio. Ma sono ancora meno amante di tutti quei prodotti strutturati che si presentano con lo specchietto per le allodole rappresentato da un cedolone iniziale sbattuto a pagina intera sulle pubblicità dei giornali specializzati. Ricordate sempre che oltre a non essere un gioco a somma zero, in finanza nessuno regala nulla e quindi tenete gli occhi ben aperti ed investite sempre informati … e con buon senso!