Schema 6:2:1

Potremmo chiamarla la regola del 6:2:1 quella che estrapoliamo dai ritorni medi annui reali (quindi depurati dall’inflazione) presentati nel Credit Suisse Global Investment Return Yearbook 2016.

Per sei punti di guadagno sull’azionario, la torta lascia poco più di 2 punti alle obbligazioni e poco meno di 1 sull’investimento monetario. Tra 1 e 2 si posizionerebbero anche oro ed investimenti immobiliari.

Ricordiamo sempre che questi sono rendimenti reali già al netto dell’inflazione e quindi ciò che il cittadino realmente ha incassato prima del pagamento delle tasse.

I 6 punti mediamente guadagnati sull’azionario americano dal 1913 al 2015 tengono conto di devastanti bear market ma anche di cicli rialzisti e ribassisti dei tassi.

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Lehman Moment…8 anni dopo

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Sono passati poco più di otto anni da quando Lehman Brothers fallì in quel drammatico 15 settembre del 2008. Il mondo sembrava sull’orlo del collasso finanziario, la depressione del ’29 era quasi inevitabile ed i prezzi delle azioni in caduta libera, molte attività obbligazionarie illiquide. Detto questo, per ricordare a me stesso che pure nei momenti più drammatici il discorso dell’orizzonte temporale è importante quanto e come quello sulla diversificazione, mi piace tirare le somme di dove ci troviamo ora rispetto a quei momenti (vi consiglio di leggervi anche questo post – Che bella palestra il 2000)

La tabella che segue riporta al 30 settembre 2016 l’andamento degli indici azionari mondiali a partire dal 16 ottobre 2008. Gli indici sono espressi in dollari per avere uniformità di giudizio ed alla performance complessiva affianchiamo il Cagr (tasso di rendimento annuo composto). Non abbiamo inserito la volatilità perché in questo caso ci interessa la direzione non tanto la rischiosità.

leh1Fonte Metastock

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Illusione Monetaria

illuIl fenomeno dell’illusione monetaria trova molto spazio nei dibattiti economici quando i tassi di interesse sono elevati (ma l’inflazione lo è di più erodendo così potere d’acquisto), mentre non se ne parla affatto in un mondo di tassi bassissimi o addirittura negativi.

Il perché succede ciò è spiegato in tanti esperimenti fatti negli anni da studiosi della materia. Uno di questi chiedeva alle persone se erano più felici:

  • di un aumento di stipendio del 2% con inflazione a zero
  • di un aumento di stipendio del 5% con inflazione al 4%

In termini reali la prima ipotesi è vantaggiosa, permettendo al lavoratore di aumentare il suo potere d’acquisto del 2% rispetto al caso n.2 in cui il miglioramento è pari alla metà. Continua a leggere

Dedicato a Chi è Investito da 10 Anni

E’ sempre opportuno tenere traccia di come si stanno muovendo i rendimenti annui dei mercati azionari ed obbligazionari, questo soprattutto per essere consapevoli dell’ambiente nel quale il nostro piano di investimento si sta muovendo.
Cominciamo oggi con l’azionario ed in un prossimo post esploreremo l’obbligazionario. Lo ripeto fino alla noia; per profondità storica i due indicatori analizzati sono lo S&P500 americano e il tasso decennale sempre made in USA.
Bene, fatta questa doverosa premessa ci siamo spinti un pochino oltre i numeri ufficiali di fine 2015, andando a graficare il rendimento a 3, 5 e 10 anni rolling della borsa americana assumendo, per assurdo, che la performance attuale da inizio 2016 dello S&P500 total return (-6%) risulti essere quella finale di quest’anno.

rollingFonte dati: Damodaran Continua a leggere

Concetti Chiave per Investire Bene

Interessante articolo di Michael Batnick apparso nei giorni scorsi sul blog del Cfainstitute.
L’analista americano si pone alcune domande che spesso e volentieri vengono in modo inappropriato girate dai consulenti finanziari ai clienti anche per scaricare alcune responsabilità di eventuali e future inefficienze gestionali.
Tra questi quesiti ci sono ad esempio qual è l’orizzonte temporale più appropriato per misurare i risultati o quale tipo di rendimenti utilizzare nella misurazione delle performances o ancora su quale scansione temporale è più opportuno confrontarsi.
Comincio fin da subito a dire che personalmente non ho una posizione netta. Ogni investitore fa storia a sé. Situazione familiari diverse, obiettivi diversi, condizioni economiche di partenza diverse. Generalizzare è impossibile e spesso fuorviante, fattori che purtroppo i questionari propinati dai vari istituti di credito non catturano. Sicuramente su questo punto il consulente “umano” è irraggiungibile dalla “macchina” e qui bisognerebbe investire parecchio in conoscenza per creare valore aggiunto.
Chiusa questa parentesi vediamo alcuni concetti di fondo sui quali ogni investitore dovrebbe sempre cercare di ragionare in modo lucido.
Ad esempio corre una bella differenza tra Price Return e Total Return. Continua a leggere

Quel Difetto chiamato “Home Bias”

Credit Suisse pubblica tutti gli anni un prezioso documento in cui vengono storicizzati i rendimenti reali di tutte le asset class dei principali paesi industrializzati. Questo documento è interessante sia perché abbraccia un periodo storico di oltre 100 anni di storia finanziaria, sia perché è incentrato sul dato reale, depurati dall’inflazione, un concetto molto difficile da far passare all’investitore medio poco abituato a fare i conti con la perdita di potere d’acquisto dei propri investimenti.
Ecco una tabella riepilogativa che ci mostra la varietà di rendimenti ottenuti in più di un secolo, ma soprattutto ribadisce l’importanza della diversificazione e degli effetti negativi del cosiddetto “home bias” ovvero quella forma di investimento che concentra in obbligazioni ed azioni domestiche la maggior parte del proprio portafoglio.

riepilogo 1900-201 parte1 Continua a leggere