Siete Veramente Sicuri che gli Inflation Linked vi Proteggono Sempre dall’Inflazione? (replica)

Come per la settimana scorsa abbiamo fatto le obbligazioni a tasso variabile, anche questa settimana torniamo a pubblicare un vecchio articolo che mira a rispondere alle richieste di alcuni lettori. Il tema sono le obbligazioni indicizzate all’inflazione e la loro capacità di proteggere il potere d’acquisto.  Buona lettura.

Si sente sempre più spesso parlare negli ultimi mesi di deflazione, un evento non così frequente ma che ha fatto capolino diverse volte nella storia finanziaria moderna. Gli investitori dovrebbero però essere preoccupati delle conseguenze sui propri investimenti del fenomeno ben più frequente di inflazione.

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Se gli investitori non proteggono il loro portafoglio dagli effetti deleteri dell’inflazione il rischio è quello di trovarsi con un capitale notevolmente più povero negli anni successivi. La consolazione di non aver perso nulla potrà darvi un conforto psicologico, ma non certo finanziario.
Se ad esempio manteniamo a rendimento zero 10000 euro depositati su un conto corrente bancario, con un’inflazione annua del 3% ci ritroveremo con un capitale corretto per l’inflazione di circa 8600 euro reali dopo 5 anni.
In pratica pur disponendo nominalmente di 10000 euro, il potere d’acquisto sarà quello di 8600 euro alla data di partenza. Se 5 anni prima potevate acquistare un’utilitaria con tutti gli optional, ora il pack degli accessori lo dovrete pagare.
Ecco il motivo per cui la liquidità non può essere considerato un asset di investimento soprattutto agli attuali tassi di mercato. Negli ultimi 42 anni in ben 18 casi Continua a leggere

Schema 6:2:1

Potremmo chiamarla la regola del 6:2:1 quella che estrapoliamo dai ritorni medi annui reali (quindi depurati dall’inflazione) presentati nel Credit Suisse Global Investment Return Yearbook 2016.

Per sei punti di guadagno sull’azionario, la torta lascia poco più di 2 punti alle obbligazioni e poco meno di 1 sull’investimento monetario. Tra 1 e 2 si posizionerebbero anche oro ed investimenti immobiliari.

Ricordiamo sempre che questi sono rendimenti reali già al netto dell’inflazione e quindi ciò che il cittadino realmente ha incassato prima del pagamento delle tasse.

I 6 punti mediamente guadagnati sull’azionario americano dal 1913 al 2015 tengono conto di devastanti bear market ma anche di cicli rialzisti e ribassisti dei tassi.

storia-rendimenti-1913-2015 Continua a leggere

Lehman Moment…8 anni dopo

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Sono passati poco più di otto anni da quando Lehman Brothers fallì in quel drammatico 15 settembre del 2008. Il mondo sembrava sull’orlo del collasso finanziario, la depressione del ’29 era quasi inevitabile ed i prezzi delle azioni in caduta libera, molte attività obbligazionarie illiquide. Detto questo, per ricordare a me stesso che pure nei momenti più drammatici il discorso dell’orizzonte temporale è importante quanto e come quello sulla diversificazione, mi piace tirare le somme di dove ci troviamo ora rispetto a quei momenti (vi consiglio di leggervi anche questo post – Che bella palestra il 2000)

La tabella che segue riporta al 30 settembre 2016 l’andamento degli indici azionari mondiali a partire dal 16 ottobre 2008. Gli indici sono espressi in dollari per avere uniformità di giudizio ed alla performance complessiva affianchiamo il Cagr (tasso di rendimento annuo composto). Non abbiamo inserito la volatilità perché in questo caso ci interessa la direzione non tanto la rischiosità.

leh1Fonte Metastock

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Illusione Monetaria

illuIl fenomeno dell’illusione monetaria trova molto spazio nei dibattiti economici quando i tassi di interesse sono elevati (ma l’inflazione lo è di più erodendo così potere d’acquisto), mentre non se ne parla affatto in un mondo di tassi bassissimi o addirittura negativi.

Il perché succede ciò è spiegato in tanti esperimenti fatti negli anni da studiosi della materia. Uno di questi chiedeva alle persone se erano più felici:

  • di un aumento di stipendio del 2% con inflazione a zero
  • di un aumento di stipendio del 5% con inflazione al 4%

In termini reali la prima ipotesi è vantaggiosa, permettendo al lavoratore di aumentare il suo potere d’acquisto del 2% rispetto al caso n.2 in cui il miglioramento è pari alla metà. Continua a leggere

Dedicato a Chi è Investito da 10 Anni

E’ sempre opportuno tenere traccia di come si stanno muovendo i rendimenti annui dei mercati azionari ed obbligazionari, questo soprattutto per essere consapevoli dell’ambiente nel quale il nostro piano di investimento si sta muovendo.
Cominciamo oggi con l’azionario ed in un prossimo post esploreremo l’obbligazionario. Lo ripeto fino alla noia; per profondità storica i due indicatori analizzati sono lo S&P500 americano e il tasso decennale sempre made in USA.
Bene, fatta questa doverosa premessa ci siamo spinti un pochino oltre i numeri ufficiali di fine 2015, andando a graficare il rendimento a 3, 5 e 10 anni rolling della borsa americana assumendo, per assurdo, che la performance attuale da inizio 2016 dello S&P500 total return (-6%) risulti essere quella finale di quest’anno.

rollingFonte dati: Damodaran Continua a leggere

Concetti Chiave per Investire Bene

Interessante articolo di Michael Batnick apparso nei giorni scorsi sul blog del Cfainstitute.
L’analista americano si pone alcune domande che spesso e volentieri vengono in modo inappropriato girate dai consulenti finanziari ai clienti anche per scaricare alcune responsabilità di eventuali e future inefficienze gestionali.
Tra questi quesiti ci sono ad esempio qual è l’orizzonte temporale più appropriato per misurare i risultati o quale tipo di rendimenti utilizzare nella misurazione delle performances o ancora su quale scansione temporale è più opportuno confrontarsi.
Comincio fin da subito a dire che personalmente non ho una posizione netta. Ogni investitore fa storia a sé. Situazione familiari diverse, obiettivi diversi, condizioni economiche di partenza diverse. Generalizzare è impossibile e spesso fuorviante, fattori che purtroppo i questionari propinati dai vari istituti di credito non catturano. Sicuramente su questo punto il consulente “umano” è irraggiungibile dalla “macchina” e qui bisognerebbe investire parecchio in conoscenza per creare valore aggiunto.
Chiusa questa parentesi vediamo alcuni concetti di fondo sui quali ogni investitore dovrebbe sempre cercare di ragionare in modo lucido.
Ad esempio corre una bella differenza tra Price Return e Total Return. Continua a leggere

Quel Difetto chiamato “Home Bias”

Credit Suisse pubblica tutti gli anni un prezioso documento in cui vengono storicizzati i rendimenti reali di tutte le asset class dei principali paesi industrializzati. Questo documento è interessante sia perché abbraccia un periodo storico di oltre 100 anni di storia finanziaria, sia perché è incentrato sul dato reale, depurati dall’inflazione, un concetto molto difficile da far passare all’investitore medio poco abituato a fare i conti con la perdita di potere d’acquisto dei propri investimenti.
Ecco una tabella riepilogativa che ci mostra la varietà di rendimenti ottenuti in più di un secolo, ma soprattutto ribadisce l’importanza della diversificazione e degli effetti negativi del cosiddetto “home bias” ovvero quella forma di investimento che concentra in obbligazioni ed azioni domestiche la maggior parte del proprio portafoglio.

riepilogo 1900-201 parte1 Continua a leggere

Tre Menu al Banchetto della Finanza

Si fa di tutto pur di vendere prodotti finanziari ed ovviamente chi confeziona strumenti che hanno come scopo quello di produrre un rendimento elevato per l’investitore, cercheranno sempre di più in futuro di utilizzare tutte le leve di marketing a loro disposizione per cercare di spingervi verso l’acquisto di merce il cui potenziale di apprezzamento risulta decisamente spuntato fin da ora.

menuQualcuno si muove (vedi qui), ma nel mondo del gestito c’è una certa titubanza a ridurre i margini di guadagno forniti dalle generose commissioni; piuttosto si tende ad isolare (o addirittura chiudere) prodotti dal potenziale di rendimento molto scarso, per far convergere (e sognare) i risparmiatori verso prodotti a commissioni uguali o superiori (così gli utili societari 2015 sono a posto), senza però certezze di rendimento che per loro natura questi prodotti non possono naturalmente offrire.
Total, absolute, long short, il mondo del gestito sta spingendo su questo tipo di strategie perché possono tenere buono l’investitore smarrito dal tasso zero, promettendo come obiettivo (obiettivo non è uguale a certezza) un certo livello di rendimento al di sopra del tasso monetario (praticamente zero).
Su questo pagine non troverete mai negatività assoluta su certi tipi di investimento direzionali e old style, come in questo caso l’obbligazionario. Anche se i tassi sono ridotti all’osso la sua importanza strategica sul portafoglio è essenziale. Bisogna solo essere realisti e mettere le carte sul tavolo, peccato che lo si faccia per una parte (spesso e volentieri i bond) e non per l’altra che genera le maggiori entrate commissionali (quasi sempre azionario, bond alto rendimento, ecc…).
Oggi vogliamo perciò essere realisti sul mondo bond e commentare un’analisi molto interessante Continua a leggere

Geografia e Finanza

Uno dei blogger più pragmatici che conosco è certamente Seth e questo articolo, come spesso succede quando passo da qui, quanto meno fa riflettere.

GEO

La fine della geografia non può essere certamente intesa come la fine di una materia di studio interessantissima (almeno per chi scrive), ma la fine di un mondo basato sugli spostamenti fisici a vantaggio di quelli virtuali. Questo che c’entra con la finanza direte voi?
Pagamenti con un click, confort da aria condizionata che aumenta la produttività, differenze linguistiche sempre meno rilevanti (andate a vedervi le evoluzioni recenti dei traduttori vocali di Skype e Google e capirete…), la possibilità di afferrare la merce o il servizio migliore al costo più contenuto (il sistema dei feedback sta funzionando alla grande anche nell’assegnazione di tanti lavori sulla rete), sono solo alcuni degli elementi che stanno creando una situazione mai vista nell’ultimo secolo.
Nonostante la marea di denaro che le banche centrali stanno cercando di iniettare nel sistema finanziario l’inflazione non riparte ed anzi questa è la condizione dei tassi di interesse decennali delle principali economie mondiali sviluppate. Continua a leggere