Comincia il 2017 e speriamo in un bel rialzo dei tassi…

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Fino a quando la nostra attività è destinata ad essere quella di risparmiatori netti di denaro dovremmo essere contenti di assistere a correzioni nei prezzi degli asset finanziari che andiamo regolarmente ad acquistare.

Vale per le azioni, ma vale anche per le obbligazioni per le quali c’è una sensibilità del pubblico molto diversa. E’ chiaro che quando ci avviciniamo al momento in cui dovremo utilizzare i nostri soldi dovremmo preoccuparci di abbassare il rischio sia sulle azioni che sulle obbligazioni, ma nel durante, caspita, poter comprare reddito fisso a rendimenti più alti è un qualcosa che ci offre la certezza di alzare le aspettative di rendimento.

Storicamente un portafoglio costituito da obbligazioni ha visto storicamente il proprio rendimento generato prevalentemente dal flusso cedolare (interamente se portiamo le obbligazioni a scadenza) ed allora ecco che con soldi nuovi o semplicemente con il reinvestimento delle cedole, comprare bond a rendimenti più elevati è una gran bella cosa per chi ha davanti anni di investimento e vuole costruirsi una rendita nominale positiva a basso rischio.

Paradossalmente il rischio è molto più alto in ambienti con bassi tassi di interesse per chi costruisce asset allocation e questo perché le obbligazioni o i fondi che investono in esse diventano un portatore netto di performance piuttosto scarso con tanti rischi. Continua a leggere

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Ci risiamo, panic bond

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In un momento di “fuga dai bond” come quello attuale credo valga la pena mettere qualche punto fermo ricordando post già pubblicati sul nostro blog per poi chiudere con un grafico di lunghissimo periodo che ci dirà tanto.

Per non farsi prendere nè dal panico, nè dalla depressione (questo ovviamente per i tanti possessori di obbligazioni) vi consiglio la rilettura di questi articoli:

A questo recap vorrei aggiungere due tabelle pubblicate nel 2015, ma sempre attuali.

La prima riguarda gli unici due anni in cui azioni ed obbligazioni americane hanno chiuso negative (ricordate l’importanza della diversificazione?)

1La seconda riguarda una statistica storica più ampia che mostra come storicamente i bond sono scesi in circa il 20% del tempo (quindi ogni tanto succede).

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Chiudo con il grafico dei tassi a 10 anni americani.

tnoteAl momento di inversione di tendenza non se ne vedono affatto, anzi quella che si sta aprendo potrebbe essere una nuova finestra favorevole per coloro che scommettono su uno scenario di rendimenti bassi per un periodo prolungato di tempo. Area 2,5% sulla scadenza a 10 anni americana il livello chiave.

Potremmo essere invece di fronte al cambio di un trend potremmo dire secolare. Certo tutto può essere. Se la politica di Trump sarà ancora più espansiva di quella attuale (ma ricordo che il debito mondiale è già sui massimi storici), se il protezionismo prenderà piede (e allora la strada verso la recessione sarà alquanto spianata), se per la demografia siamo all’inversione di tendenza (ma ricordo che il pianeta viagga verso gli 8 miliardi di persone), tutto è possibile. Se però ragioaniamo in modo equilibrato evitiamo di prenderci rischi inutili o di decidere in modo frettoloso su cosa è meglio per i nostri soldi.

Per stare sicuri diversificate e non seguite la volatilità di breve periodo. E se i bond continueranno a perdere, le azioni compenseranno. I ribilanciamenti futuri vi permetteranno di vendere azioni alte e comprare obbligazioni basse a rendimenti più interessanti. E poi ci sono i nuovi risparmi che vi permetteranno di spuntare prezzi migliori. Insomma, una bella tempesta di fine anno con tante opportunità.

Déjà Vu sui Tassi?

Magari non sarà così stavolta, però i cicli di borsa sono fatti per ripetersi con una certa frequenza (in analisi tecnica c’è proprio una vera e propria letteratura su questo) e quello che stiamo vedendo sui tassi di interesseamericani sa tanto di deja-vu.

Perché dico questo? Osservate l’andamento del tasso decennale americano nel 2013, 2014 e 2015. Prima della chiusura dell’anno i rendimenti cominciano a salire e poi appena il calendario dà il benvenuto all’annuo nuovo gli acquisti di obbligazioni arrivano a raffica.  Nel 2014 i tassi scesero di quasi 50 punti base, nel 2015 di oltre 60, nel 2016 di 80 punti base.

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Perché questo accade non lo possiamo ovviamente sapere, ma parlare di combinazione casuale ci sempre un po’ da fatalisti.

Questi cicli prima o poi si interrompono ed anche stavolta il 2017 potrebbe non andare come nel triennio precedente, ma la sensazione di gestori che stanno prendendo profitto su un mercato obbligazionario è forte. Mediamente i bond hanno reso quest’anno tra il 4% e il 5% con rendimenti mondiali che partivano da un valore medio del 2% a scadenza il primo gennaio 2016.

Nessun cambio di tendenza per ora, ma una bella boccata di aria fresca (ribasso dei prezzi significa margine di utile per l’anno successivo per tutti i gestori) per affrontare il 2017 con un’arma, quella obbligazionaria, che rischiava di essere non solo spuntata, ma anche antieconomica alla luce di tassi negativi o prossimi allo zero.

 

Il Messaggio della Curva dei Rendimenti

Nel mese di ottobre citammo la curva dei rendimenti americani come una delle variabili più importanti per monitorare gli umori dei mercati. Un ulteriore appiattimento non sarebbe stato un buon segno ed infatti questo è quello che è successo. Prestando particolare attenzione a ciò che è evidenziato in grassetto vi riprendo il post di allora:

La curva dei rendimenti è una delle preoccupazioni principali della Federal Reserve nel momento in cui alzerà i tassi di interesse ed è anche il modo più esplicito da parte dei mercati di invitare la Fed a non farlo o per mostrare il proprio disappunto. Se la Fed alza i tassi ufficiali in modo modesto (diciamo 25 o 50 punti base) allora per semplici ragioni matematiche la differenza tra tassi a lunga scadenza e quelli a breve si riduce ma rimane pur sempre positiva (ovviamente a parità di tassi decennali). Se però la Fed alza i tassi ed il mercato risponde con una pressione sui rendimenti a lunga abbassandoli con acquisti massicci di TBond, allora il messaggio tanto tranquillizzante non è.

Perché questo? Perché il mercato metterebbe in chiaro come una manovra restrittiva in questo momento economico farebbe più male che bene. Questo è quello che succede ormai da 2 anni con un differenziale di rendimento passato da 270 punti base agli attuali 145.

Ma qual è la soglia del dolore? Personalmente credo che l’asticella che in passato è stata rappresentata dalla linea dello zero, alla luce dell’eccezionale politica di tassi a zero di questi anni può essere posizionata a 100/120 punti base, un livello che dal 2008 ha sempre arginato i tentativi di ribasso.

Bene ci siamo. Come potete vedere dal grafico seguente lo spread è entrato esattamente in quella zona ed  i mercati sono diventati improvvisamente nervosi. Abbattere questa fascia di supporto sarebbe fatale per la crescita economica americana.

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Miss Yellen si è ficcata in un bel guaio ed ora dovrà dimostrare di saper  riprendere il controllo della curva dei rendimenti. Inevitabili a questo punto (per una questione di credibilità) rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve. Queste mosse però non possono che alzare i tassi a breve e se questo non coinciderà con un analogo rialzo dei rendimenti sulle scadenze più lunghe, la parola recessione potrebbe essere una delle più ricercati su Google nei prossimi 12-18 mesi.

 

L’importanza della Curva dei Rendimenti

Il grafico che vedrete di seguito rappresenta la curva dei rendimenti americana espressa come differenza tra il tasso di interesse offerto da un’obbligazione con scadenza a 10 anni e quello offerto da un obbligazione con scadenza a 2 anni.
In condizioni di crescita economica la curva presenta un valore positivo, ovvero prendere a prestito denaro a breve per investire a lungo offre un cosiddetto “carry” positivo che rende interessante l’investimento in qualsiasi forma. Questa è la normalità che troviamo negli Stati Uniti o anche negli stessi paesi dell’Europa occidentale.
In talune condizioni (vedi Grecia di recente) o Italia nel 2011, la curva si inverte non solo per critiche condizioni economiche ma anche perché il mercato nutre una forte sfiducia nell’emittente e quindi richiede un premio molto più alto per prestare denaro con scadenza breve. Russia e Brasile sono ad esempio due paesi che in questo momento sulle emissioni in valuta locale hanno curve dei rendimenti invertite proprio perché il mercato si aspetta il proseguimento di una recessione economica anche nei prossimi trimestri.
Tornando a quella che è la curva dei rendimenti più osservata del mondo, quella americana, in questo momento il tasso a 2 anni è inferiore di poco meno di 150 punti base rispetto a quello a 10 anni (2.0%). Situazione tranquillizzante direte voi, ed in effetti così è…per ora. Continua a leggere

Ma come? I Guru non ci avevano raccontato un’altra storia?

A volte ricordare serve per fissare nella mente ciò che deve essere degno di attenzione oppure no.
In questo post il 29 dicembre del 2014 pubblicammo quelle che erano le previsioni su borsa e tassi americani per il 2015. Dopo 10 mesi possiamo vedere quale affidabilità hanno questi signori impomatati e con i gemelli ai polsini delle camicie.
Vi rimando direttamente a questo link per avere il dettaglio e vedere le foto di questi signori sorridenti che continuano a percepire stipendi milionari per sparare numeri molto approssimativi (per essere buoni) alla fine di ogni anno…e li chiamano “strategist”. Continua a leggere

Una Crisi Annunciata?

Potrebbe essere un classico al lupo al lupo, ma potrebbe anche essere un indizio di dove si concentreranno le prossime scosse dei mercati finanziari quello che la Banca dei Regolamenti, ovvero la BIS, ovvero la Banca Centrale delle Banche Centrali, ha scritto nel suo rapporto trimestrale di settembre.
Per chi ha voglia di leggersi il documento in italiano vi rimando qui ma focalizzerei l’attenzione sulle pagine 15 e 16. Nel paragrafo denominato “Indicatori di allerta precoce” trovate una tabella. Più i colori sono intensi più gli squilibri si stanno aggravando. Continua a leggere