Pagare per perdere soldi (la vera storia dei fondi obbligazionari di oggi)

Post non molto lungo quello di oggi ma che credo possa servire come spunto di riflessione a chi ancora oggi sta pagando fior di quattrini per investire i propri soldi in strumenti che non offriranno rendimenti in modo matematicamente certo nei prossimi 5-10 anni.

Come investire i propri soldi in questo momento di mercato non è semplice soprattutto per chi ha una propensione al rischio bassa.

La BCE riaprirà il QE forse tagliando ancora i tassi in un contesto che si fa sempre più delicato con un’inflazione attesa in Europa che non supera lo 0,5%, in Italia come in Germania.

Non sto a ripetermi sull’importanza del controllo dei costi su ogni tipo di investimento ma su quelli obbligazionari ancora di più.

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Un prestito a tasso zero dallo Stato

Nel libro di Robert Hangstrom dedicato a Warren Buffett c’è un passaggio nel quale il guru (con la G maiuscola) di Wall Street fa un esempio molto illuminante circa l’enorme vantaggio fiscale che nel tempo viene generato dal reinvestimento automatico degli utili, senza mai “portare a casa” gli stessi con la classica vendita.

Quello che Buffett definisce “prestito a tasso zero del Tesoro” altro non è che un meccanismo di rinvio in avanti dell’applicazione dell’imposta in caso di plusvalenza. Più passa il tempo più la capitalizzazione composta lavora a nostro favore.

L’esempio di Buffett è semplicissimo.

Supponiamo di investire 1€ e di raddoppiare il capitale al termine di ogni anno. Alla fine del primo anno disporremo quindi di 2€. Possiamo scegliere di mantenere l’investimento oppure di realizzare il profitto incassando il denaro per poi reinvestirlo successivamente al netto delle tasse. In quel caso al termine del primo anno di investimento disporremo di 1,74€ (ipotizzando una tassazione del 26%), 2€ nel caso di non realizzo dell’utile. Continua a leggere

Ma è normale quello che stiamo vedendo?

E’ tutto normale quello che sta succedendo sui tassi? Questo è il tono di alcune domande dei lettori dopo la pubblicazione del grafico della settimana sui tassi americani.

Per quello che può valore il mio pensiero, la risposta è sì e no. Sì perché stiamo ancora pagando il dazio della crisi finanziaria del 2008. Le poderose misure monetarie delle banche centrali avrebbero rivitalizzato un morto e probabilmente senza di quelle ci saremmo ritrovati in un mondo pesantemente deflazionato. Pensare però che un lustro sarebbe stato sufficiente per scacciare i fantasmi era utopia.

Sì anche per motivi demografici, di bassa produttività, di eccesso di capacità produttiva in quello che sembrava l’Eden terrestre (i paesi emergenti).

Sì perché in termini di tassi reali la situazione non è assolutamente nuova. Mi prenderete per matto lo so, ma i rendimenti che offre oggi un deposito a 3 mesi sono superiori a quelli che offriva lo stesso titolo nel 1980 quando i tassi italiani arrivarono al 17%. Ma non dire sciocchezza Archeowealth! Continua a leggere