Le performance passate non sono indicative di quelle future…soprattutto se manipolate

Titolo provocatorio quello del post di oggi, ma che mira a fare un pò di chiarezza sui differenti modi di presentare i rendimenti  di un indice o di un prodotto finanziario. Abbiamo già parlato parzialmente di questi temi qui e qui , ma certi concetti è meglio ogni tanto rispolverarli e se possibile aggiornarli.

Di seguito scriverò tre modi alternativi di presentare un rendimento.

Rendimento di prezzo e Rendimento total return

Se l’indice nel quale ho investito partendo dal prezzo di 100 alla fine dell’anno raggiunge il valore di 110, ho un rendimento di prezzo del 10%. Se durante l’anno ho incassato un dividendo di 4 ho un rendimento total return di 100+10 di prezzo+4 di dividendo = 114 ovvero il 14%.

Se prendiamo l’indice S&P500 degli ultimi 20 anni il rendimento da solo prezzo è stato del 181%. Se però aggiungiamo i dividendi il rendimento totale diventa del 306%.

La differenza è notevole, ma questo trucchetto può essere usato anche per occultare performance non esaltanti. Se io confronto l’andamento del mio fondo con un benchmark solo prezzo il gioco è fatto. Peccato che un rendimento di mercato non è mai solo prezzo visto che ogni anno i dividendi (alti o bassi non importa)  su un indice li incasserete sempre generando l’indice corretto con cui confrontarsi, ovvero quello total return.

Rendimento nominale e rendimento reale Continua a leggere

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Il 2016 dei Fondi Long Short, Rilancio o Archiviazione Definitiva?

Nel post “Long Short compromessi da accettare” avevamo messo in evidenza quanto complessi e deludenti fossero risultati nel 2015 questi prodotti gestiti confezionati ed infiocchettati ad arte dal marketing delle principali case di investimento; tutto con l’ottica di proporre al cliente soluzioni in grado di risolvere i problemi di performance e volatilità in un ambiente molto incerto.
Belle le promesse ma i risultati non sono stati all’altezza e ce lo conferma, nel solito post ricco di buon senso, l’advisor americano Ben Carlson.
Tipicamente questi fondi sono investiti in percentuali di esposizione netta al mercato azionario nell’ordine del 40/60% e giustamente Ben confronta l’indice HFRI Equity Hedge Index con un portafoglio bilanciato 60% azioni 40% bond. Continua a leggere

La Libertà si Paga

Interessante articolo del Financial Times che evidenzia ancora una volta quanto l’industria del risparmio gestito sa assecondare nel momento giusto i desideri e le paure degli investitori.
L’oggetto dell’articolo sono i cosiddetti fondi “Unconstrained”, ovvero quei prodotti prevalentemente id natura obbligazionaria che esplosero in termini di popolarità nel 2013 quando Bernanke annunciò l’avvio del tapering, ovvero la rimozione degli stimoli monetari. A quel punto ogni investitore cominciò a temere il rialzo dei tassi e soprattutto consistenti perdite sui bond in portafoglio. Ecco allora che il marketing finanziario arrivò in soccorso proponendo prodotti “No limits” che potevano investire su qualsiasi tipo di mercato obbligazionario, scopo raggiungibile utilizzando anche l’ampio spettro della duration che in alcuni casi poteva anche diventare negativa. Continua a leggere

Concetti Chiave per Investire Bene

Interessante articolo di Michael Batnick apparso nei giorni scorsi sul blog del Cfainstitute.
L’analista americano si pone alcune domande che spesso e volentieri vengono in modo inappropriato girate dai consulenti finanziari ai clienti anche per scaricare alcune responsabilità di eventuali e future inefficienze gestionali.
Tra questi quesiti ci sono ad esempio qual è l’orizzonte temporale più appropriato per misurare i risultati o quale tipo di rendimenti utilizzare nella misurazione delle performances o ancora su quale scansione temporale è più opportuno confrontarsi.
Comincio fin da subito a dire che personalmente non ho una posizione netta. Ogni investitore fa storia a sé. Situazione familiari diverse, obiettivi diversi, condizioni economiche di partenza diverse. Generalizzare è impossibile e spesso fuorviante, fattori che purtroppo i questionari propinati dai vari istituti di credito non catturano. Sicuramente su questo punto il consulente “umano” è irraggiungibile dalla “macchina” e qui bisognerebbe investire parecchio in conoscenza per creare valore aggiunto.
Chiusa questa parentesi vediamo alcuni concetti di fondo sui quali ogni investitore dovrebbe sempre cercare di ragionare in modo lucido.
Ad esempio corre una bella differenza tra Price Return e Total Return. Continua a leggere

Quanto Hanno Reso Finora i Bond Emergenti

Ringrazio gli amici di Age Italia per avermi permesso di pubblicare un estratto del loro interessante report “Strategie Valutarie“.

Trovo molto interessante soprattutto la tabella dei ritorni complessivi di investimenti in bond ad alto rendimento su archi temporali anche piuttosto lunghi. Rubando la frase all’analista di Age Italia, non è tutto oro quello che luccica.

Ecco l’estratto dell’analisi

“E’ sempre interessante verificare il rendimento di certi investimenti nelle cosiddette valute high yield emergenti soprattutto per rendersi conto che non tutto quello che luccica è oro.
Nella tabella abbiamo riportato i rendimenti total return di investimenti in valuta emergente remunerate ad un tasso monetario, il tutto su scansioni temporali a 5, 10 e 15 anni. A fianco di numeri generati dalla somma apprezzamento/deprezzamento valutario + interessi, abbiamo inserito il dato medio dell’inflazione degli ultimi 15 anni per ottenere anche un ritorno reale dell’investimento. Continua a leggere

Long Short Azionari, compromessi da accettare

Nell’ultimo anno l’asset management ha sfornato prodotti long short azionari in grandi quantità e questo per accogliere le richieste della clientela di avere a disposizione prodotti in grado di abbassare la volatilità (quindi il rischio) dei portafogli azionari complice il timore di assistere, dopo oltre sei anni di rialzo, a pericolosi capitomboli. Ovviamente in mezzo a queste belle intenzioni da boy scout ci sono generose commissioni di gestione (sommate a quelle di performance) che i gestori si portano a casa solo ed esclusivamente gestendo “la paura” di un calo. Di questi fondi non direzionali ne abbiamo già parlato qui e proprio la voce costi è quella che negli ultimi anni ha infastidito di più gli investitori scoraggiati da ritorni non proprio esaltanti. Continua a leggere

L’investitore Sfortunato… is Back

Ringraziando l’autore dell’ottimo blog Novelinvestor.com che ci permette ogni tanto di estrarre qualche contenuto dai suoi post,  vogliamo mettere un altro tassello nel puzzle dell’investitore sfortunato di cui abbiamo già parlato qui e qui.
Quando si osserva un grafico di qualsiasi mercato azionario (il grafico rappresenta lo storico dello S&P500 dal 1960) spesso l’investitore è spaventato dalle pericolose parabole discendenti che prende un mercato durante un bear market.

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