Il 2016 dei Fondi Long Short, Rilancio o Archiviazione Definitiva?

Nel post “Long Short compromessi da accettare” avevamo messo in evidenza quanto complessi e deludenti fossero risultati nel 2015 questi prodotti gestiti confezionati ed infiocchettati ad arte dal marketing delle principali case di investimento; tutto con l’ottica di proporre al cliente soluzioni in grado di risolvere i problemi di performance e volatilità in un ambiente molto incerto.
Belle le promesse ma i risultati non sono stati all’altezza e ce lo conferma, nel solito post ricco di buon senso, l’advisor americano Ben Carlson.
Tipicamente questi fondi sono investiti in percentuali di esposizione netta al mercato azionario nell’ordine del 40/60% e giustamente Ben confronta l’indice HFRI Equity Hedge Index con un portafoglio bilanciato 60% azioni 40% bond. Continua a leggere

La Libertà si Paga

Interessante articolo del Financial Times che evidenzia ancora una volta quanto l’industria del risparmio gestito sa assecondare nel momento giusto i desideri e le paure degli investitori.
L’oggetto dell’articolo sono i cosiddetti fondi “Unconstrained”, ovvero quei prodotti prevalentemente id natura obbligazionaria che esplosero in termini di popolarità nel 2013 quando Bernanke annunciò l’avvio del tapering, ovvero la rimozione degli stimoli monetari. A quel punto ogni investitore cominciò a temere il rialzo dei tassi e soprattutto consistenti perdite sui bond in portafoglio. Ecco allora che il marketing finanziario arrivò in soccorso proponendo prodotti “No limits” che potevano investire su qualsiasi tipo di mercato obbligazionario, scopo raggiungibile utilizzando anche l’ampio spettro della duration che in alcuni casi poteva anche diventare negativa. Continua a leggere

Concetti Chiave per Investire Bene

Interessante articolo di Michael Batnick apparso nei giorni scorsi sul blog del Cfainstitute.
L’analista americano si pone alcune domande che spesso e volentieri vengono in modo inappropriato girate dai consulenti finanziari ai clienti anche per scaricare alcune responsabilità di eventuali e future inefficienze gestionali.
Tra questi quesiti ci sono ad esempio qual è l’orizzonte temporale più appropriato per misurare i risultati o quale tipo di rendimenti utilizzare nella misurazione delle performances o ancora su quale scansione temporale è più opportuno confrontarsi.
Comincio fin da subito a dire che personalmente non ho una posizione netta. Ogni investitore fa storia a sé. Situazione familiari diverse, obiettivi diversi, condizioni economiche di partenza diverse. Generalizzare è impossibile e spesso fuorviante, fattori che purtroppo i questionari propinati dai vari istituti di credito non catturano. Sicuramente su questo punto il consulente “umano” è irraggiungibile dalla “macchina” e qui bisognerebbe investire parecchio in conoscenza per creare valore aggiunto.
Chiusa questa parentesi vediamo alcuni concetti di fondo sui quali ogni investitore dovrebbe sempre cercare di ragionare in modo lucido.
Ad esempio corre una bella differenza tra Price Return e Total Return. Continua a leggere

Quanto Hanno Reso Finora i Bond Emergenti

Ringrazio gli amici di Age Italia per avermi permesso di pubblicare un estratto del loro interessante report “Strategie Valutarie“.

Trovo molto interessante soprattutto la tabella dei ritorni complessivi di investimenti in bond ad alto rendimento su archi temporali anche piuttosto lunghi. Rubando la frase all’analista di Age Italia, non è tutto oro quello che luccica.

Ecco l’estratto dell’analisi

“E’ sempre interessante verificare il rendimento di certi investimenti nelle cosiddette valute high yield emergenti soprattutto per rendersi conto che non tutto quello che luccica è oro.
Nella tabella abbiamo riportato i rendimenti total return di investimenti in valuta emergente remunerate ad un tasso monetario, il tutto su scansioni temporali a 5, 10 e 15 anni. A fianco di numeri generati dalla somma apprezzamento/deprezzamento valutario + interessi, abbiamo inserito il dato medio dell’inflazione degli ultimi 15 anni per ottenere anche un ritorno reale dell’investimento. Continua a leggere

Long Short Azionari, compromessi da accettare

Nell’ultimo anno l’asset management ha sfornato prodotti long short azionari in grandi quantità e questo per accogliere le richieste della clientela di avere a disposizione prodotti in grado di abbassare la volatilità (quindi il rischio) dei portafogli azionari complice il timore di assistere, dopo oltre sei anni di rialzo, a pericolosi capitomboli. Ovviamente in mezzo a queste belle intenzioni da boy scout ci sono generose commissioni di gestione (sommate a quelle di performance) che i gestori si portano a casa solo ed esclusivamente gestendo “la paura” di un calo. Di questi fondi non direzionali ne abbiamo già parlato qui e proprio la voce costi è quella che negli ultimi anni ha infastidito di più gli investitori scoraggiati da ritorni non proprio esaltanti. Continua a leggere

L’investitore Sfortunato… is Back

Ringraziando l’autore dell’ottimo blog Novelinvestor.com che ci permette ogni tanto di estrarre qualche contenuto dai suoi post,  vogliamo mettere un altro tassello nel puzzle dell’investitore sfortunato di cui abbiamo già parlato qui e qui.
Quando si osserva un grafico di qualsiasi mercato azionario (il grafico rappresenta lo storico dello S&P500 dal 1960) spesso l’investitore è spaventato dalle pericolose parabole discendenti che prende un mercato durante un bear market.

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Azioni ad Alto Dividendo, una Strategia Veramente Vincente?

Bello studio di Alliance Bernstein che evidenzia come l’investitore di lungo periodo potrebbe trascurare tutte quelle strategie orientate alla ricerca del cosiddetto “income” azionario, ovvero la ricerca di azioni ad elevata capacità di generazione di reddito tramite dividendo.Effettivamente negli ultimi tempi fondi ed ETF a tema si stanno moltiplicando e questo è legato alla volontà delle case di gestione di cercare di rimuovere la preoccupazione che il cliente ha circa le attuali valutazioni dell’equity. Continua a leggere

Investire Sempre nel Momento Sbagliato, la Storia Continua

Nell’articolo Investire sempre nel momento sbagliato avevamo indicato come comprando sistematicamente sui massimi di trimestre la borsa americana negli ultimi 20 anni (quelli che hanno visto i due bear market del 2000 e del 2007) ci sarebbe stata la possibilità, nel caso di necessità di riscatto del capitale, di ritrovarsi con un valore negativo di circa il 5% dell’investito totale fino a quel momento. Questo scenario si sarebbe verificato nel settembre 2009 quando, a fronte di ipotetici 15 mila euro versati nella borsa americana con Pac annuali da 1000 euro sempre sui massimi trimestrali, l’investitore avrebbe visto ritornare 14256 euro.

Riproponiamo il grafico di quella dinamica

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Investite il Più Possibile in Prodotti ad Accumulazione dei Proventi

Troppo spesso gli investitori non prestano la dovuta attenzione a certe caratteristiche oggettive di un investimento minando alla base il ritorno di lungo periodo dello stesso. Abbiamo già parlato in questo post dell’importanza di rimanere investiti soprattutto con prodotti total return, ovvero che reinvestono automaticamente cedole e dividendi, così come abbiamo già parlato qui della difficile ricerca ed efficacia del market timing di un investimento. Vogliamo riprendere l’argomento total return legandolo soprattutto alla sorte di un investimento azionario. Continua a leggere