In attesa di un alito di volatilità

Interessante analisi storica quella presentata dalla società LPL Research nei giorni scorsi e che spezza un po’ le motivazioni che molti “orsi” cronici sembrano portare ogni volta che incitano all’imminente scoppio della bolla speculativa.

Come si vede dal grafico, nel 2017 sono state 8 le variazioni superiori al 1% per l’indice azionario americano.

Non siamo di fronte ad un valore da record storico, per quello bisogna tornare al 1963. Singolare come tutto questo è successo da quando il neo Presidente americano Trump ha preso possesso della Casa Bianca. Ma non doveva provocare disastri? Forse sarà così, ma per il mondo degli affari al momento questa storia non esiste proprio. La striscia storicamente più favorevole di bassa volatilità arrivò ancora una volta paradossalmente dopo un evento presidenziale potenzialmente nefasto, l’assassinio di Kennedy.

I soliti gufi che sistematicamente invocano il disastro sono stati battuti nettamente quest’anno ma state certi che al primo alito di vento per loro la tempesta è all’orizzonte.

Ovviamente non abbiamo la più pallida idea di quando le oscillazioni si faranno più frequenti sui mercati azionari, ma vale la pena ricordare di come la volatilità crea anche opportunità per chi deve investire denaro e che la stessa rappresenta semplice rumore per chi ha orizzonte di lungo periodo.

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Volatilità = Perdite in Borsa = Mezza Verità

volLa volatilità è un concetto che solitamente incute timori in un investitore poichè è spesso (se non sempre) associata a fasi di mercato calanti. Quando le borse scendono, lo fanno in modo rapido, con oscillazioni scomposte e da qui l’associazione volatilità = bear market.

E’ vero, tutto ciò? La risposta è no, non è sempre vero e quindi diffidate da chi vi dice che ci dobbiamo aspettare un mercato molto più volatile e perciò ribassista.

Ma mettiamo in fila le cose e cerchiamo di capire meglio tutti questi concetti.

Punto 1) Il Dow Jones nell’ultimo mese ha vissuto il periodo meno volatile della sua storia. Tra massimo e minimo la distanza non è stata superiore al 1.4%.

Punto 2) Il Vix (ovvero l’aspettativa di volatilità sul mercato azionario americano S&P500) ha chiuso il quinto anno consecutivo con un livello medio inferiore a 20. Per un semplice effetto statistico di ritorno verso la media il 2017 (o al massimo il 2018) sono candidati a rivedere un Vix sopra 20.

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Il desiderio di essere sempre dalla parte giusta

Molto spesso gli investitori si fanno tentare da forme più o meno esoteriche di scommessa. “Acquistare” volatilità è una di queste e ringrazio un nostro assiduo lettore per avercelo ricordato.

Il desiderio di essere sempre dalla parte giusta fa parte dell’essere umani. Non si accettano le sconfitte finanziarie e si vuole che ogni Euro investito sui mercati progredisca giorno dopo giorno (per questo guardiamo continuamente il nostro deposito titoli).

Ecco allora che quando sui giornali appaiono costanemente titoli che richiamano i massimi storici delle borse contestualmente al minimo della volatilità si fa una bella associazione e si pensa che comprando quest’ultima si evitino le perdite sul mercato azionario e si guadagnino soldi salendo sull’onda della volatilità.

L’aspettativa di volatilità sullo S&P500 americano è misurata dall’indice VIX.  Quando la borsa scende il Vix sale e viceversa.

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