Un rischio sottovalutato, l’illiquidità di uno strumento finanziario

Water, Rapids, Stream, Cascade

Il fattore liquidità è da sempre un elemento cruciale per il successo di un piano di investimento. Un fattore però molto spesso sottovalutato dall’investitore medio.

Tendenzialmente ricordiamo solo periodi particolarmente critici per le asset class di investimento più tradizionali (vedi il caso del 2008), momenti in cui i book azionari ed obbligazionari vivono momenti della giornata “deserti” in cui l’incrocio tra denaro e lettera risulta problematico. In realtà questo elemento è sempre presente in misura più o meno intensa.

Dipende per l’appunto dalle caratteristiche degli strumenti utilizzati, ma anche dai momenti di mercato e dalle politiche monetarie.

Quando le banche centrali inondano il mercato con la liquidità gli spread di qualsiasi natura si restringono ed anche investimenti particolarmente illiquidi suscitano l’interesse degli investitori comprimendo il premio per il rischio.

Il premio per l’illiquidità è un elemento anch’esso trascurato ma determinante nella definizione del rendimento atteso di un investimento. Continua a leggere

La sindrome della testa nel forno e i piedi nel frigorifero

Roller Coaster, Ride, Fun, Amusement

  • Non serve una cultura finanziaria da laureato per investire, bastano alcune pillole fondamentali
  • Conoscere alcuni concetti statistici come la volatilità storica dei rendimenti delle asset class è fondamentale per investire nel modo corretto
  • La diversificazione è il miglior strumento gratuito a disposizione di tutti per ridurre i rischi

Questa frase  fu pronunciata dallo scrittore americano Charles Bukowski su risposta ad una domanda circa il suo pensiero verso la statistica.

Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media.

E proprio questa celebre frase mi serve per spiegare meglio il concetto di varianza, ovvero di ampiezza dell’oscillazione del rendimento di un titolo o di un fondo attorno alla sua media.

Come scrive Peter Bernstein nel suo libro “Più forti degli Dei”

Il concetto di varianza è legato matematicamento allo scarto quadratico medio ed in effetti i due concetti sono intercambiabili. Tanto maggiori sono varianza o scarto quadratico medio  attorno alla media, tanto meno il rendimento medio è rappresentativo di quello che sarà verosimilmente l’esito. La situazione di varianza elevata ci riporta alla sindrome testa nel forno piedi nel frigorifero.

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Il Gioco delle Medie – parte 2

  • Il metodo di calcolo di un rendimento non è un concetto banale soprattutto quando sono terze parti a presentare il dato
  • La media geometrica è un metro di misura più corretto per misurare i rendimenti di un investimento
  • Vi spiego un trucchetto per ricavare la media geometrica partenzo dalla media aritmetica

In un articolo del 2018 intitolato “Il Gioco delle Medie” avevo mostrato  come cambiando il metodo di  calcolo di rendimenti storici si  potevano ottenere risultati decisamente diversi.

Molto spesso prendiamo per buoni i dati che ci vengono forniti da consulenti, schede prodotti o siti internet. Ma come calcolare un rendimento e con quale metodo non è un dettaglio da poco quando si decide di investire del denaro nel lungo periodo.

Ricordo per comodità la differenza tra i due  metodi di calcolo, media aritmetica e media geometrica.

Supponiamo di avere  20 anni di performance annue di un investimento tutte in fila.

La media aritmetica è semplicemente la somma dei dati divisa per il numero di rilevazioni.

La media geometrica alla somma sostituisce la moltiplicazione dei numeri estraendo la radice quadrata invece che dividere per le rilevazioni.

Per chiarire ancora meglio il concetto riprendo una parte di quell’articolo. Continua a leggere

Il gioco delle illusioni

finanza e illusione

Prendete un mondo di tassi negativi con tanto, ma tanto risparmio desideroso di investire ed accrescere il proprio valore. Prendete un mercato di ETF in crescita esponenziale che offre di tutto e di più. Infine prendete una cultura finanziaria non elevatissima che si combina a tutto quello che vi ho detto prima.

Il risultato sarà un cocktail di denaro che finirà su strumenti di investimento che promettono tanto, ma dopo i classici conti della serva, manterranno veramente poco.

Naturalmente la lista di questi prodotti dall’alto rendimento è lunga e nonostante il mercato ci sta dicendo che per essere sicuri di non perdere capitale… bisogna perderlo (scusate il gioco di parole), i risparmiatori non accettano questa realtà ed invece di abbassare le attese di rendimento del portafoglio investito preferiscono cercare le scorciatoie. Continua a leggere

Amica Volatilità

La volatilità sul mercato azionario mondiale è tornata e questo, dopo un’annata di minimi storici in termini di oscillazione dei prezzi, era una cosa assolutamente normale e prevedibile.

Sapete bene cosa pensiamo della volatilità dei prezzi azionari, opportunità e non certo rischio per un investitore di lungo termine. La volatilità è il prezzo da pagare per una over performance nel lungo periodo. Questa frase non è nostra ma l’abbiamo estrapolata da un interessante articolo apparso sul sito inglese di Vanguard

Di questo articolo riteniamo interessanti alcuni passaggi che vogliamo condividere con i lettori.

Il primo è relativo a quello che successe nel 2008. L’indice americano S&P500 trovò a novembre 2008 il suo picco di volatilità, ma chi tenne duro fino a quando la volatilità scese 10 mesi dopo sotto la sua media storica avrebbe prodotto un ritorno del 33%. Come giustamente dice il premio Nobel Daniel Kahneman, se possedere azioni è un progetto di lungo termine per noi stessi, seguire il loro andamento nel breve termine è veramente una cattiva idea, anzi è la cosa peggiore che possiamo pensare di fare.

In fondo la volatilità altro non è che la misura di quanto il rendimento del nostro investimento si discosta dal suo valore medio. Meno guardiamo l’andamento del nostro portafoglio meno rischiamo di vedere numeri che potrebbero infastidirci e rovinare il nostro piano di investimento. Continua a leggere

Volatilità bassa, mercati pronti a crollare!

Ok lo ammetto, un bel titolo che è andato a caccia di clic. Mi dispiace per chi è entrato qui sperando di trovare una conferma alla sua tesi da orso pessimista, ma questo titolo è una delle tante “bombe” che periodicamente si leggono o si sentono sui mercati finanziari.

Sul blog Awealthofcommonsense è apparso un articolo molto interessante sulla volatilità che il sempre ottimo autore Ben Carlson ha saputo spiegare in modo semplice e soprattutto di buon senso.

Prendendo come spunto la tabella che segue, il messaggio chiave trasmesso dal blogger americano è semplicemente quello che la volatilità può trovarsi ovunque senza fornire per questo indizi anticipatori dei massimi di un mercato azionario.

Come si vede dalla tabella ci sono stati bear market che 30 giorni prima del massimo avevano una volatilità infima (sotto a 10), altri avevano una volatilità esplosiva (sopra 25).

Possiamo quindi ricavare delle conclusioni che la volatilità bassa rappresenta un pericolo per il futuro dei prezzi azionari? No, possiamo solo dire che questo fenomeno non è anomalo e può durare a lungo.

Capisco il nervosismo di chi è rimasto fuori dall’azionario in questi anni perchè timoroso di valutazioni eccessive degli indici azionari.

Capisco anche che più si sale, più chi è rimasto fuori (o il consulente che pensando di prevedere il futuro vi ha fatto rimanere fuori) cerchi disperatamente motivazioni per giustificare un comportamento assurdo che, ora possiamo dirlo, ha fatto perdere a tanti investitori il bull market più spettacolare dal dopoguerra, roba che si vede una volta a generazione se va bene.

Quando la prossima volta un amico, un consulente o chicchesia vi dirà che la volatilità è troppo bassa ed il mercato sta per crollare, fate esattamente l’opposto. Forse il sentiment non è ancora così euforico da giustificare un calo massiccio nei prezzi.

La storia non conferma nè smentisce la sua tesi, semplicemente fa il suo corso e noi non possiamo prevederlo.

La campana del rischio – rendimento

Mi piacciono quei post dove le immagini valgono più di mille parole.

Questo grafico è stato estrapolato dal blog dell’autore Daniel P.Egan e tratta l’argomento del rischio e della sua percezione da parte degli investitori.

Assumendo di investire per il 50% in asset azionari con un rendimento medio annuo del 6% ed una volatilità al 17% (il resto del portafoglio è assunto senza rischio), dal grafico possiamo percepire come nei primi anni il rischio di perdite è consistente in termini di numerosità delle rilevazioni, poi con il passare del tempo questa campana si appiattisce fin quasi a stendersi. La parte inferiore della campana (quella delle perdite per intenderci) risulta al decimo anno molto schiacciata e con una numerosità di rilevazioni decisamente bassa.

I pallini rossi indicano poi i percentili di rilevazione delle performance, rispettivamente il 20esimo, il 50esimo e l’80esimo. Già a partire dal settimo anno la statistica comincia ad essere dalla nostra parte con una elevata probabilità di non perdere soldi.

Osservate anche dove arriva la campana finale estremamente schiacciata dal lato positivo e dal lato negativo del ritorno atteso. Non solo probabilità a favore, ma anche potenzialità di guadagno superiori alle perdite.

Certo non possiamo escludere perdite quando investiamo metà del nostro patrimonio in azioni, ma siamo sicuri che vale la pena rinunciare ai potenziali guadagni solo perchè riteniamo, non si sa in base a cosa, che i nostri soldi finiranno sotto la linea dello zero di rendimento?