Come moltiplicare per 40 il capitale in 100 anni (garantito al 99.9%)

L’anno scorso le principali testate giornalistiche specializzate in economia e finanza hanno messo in risalto tra incredulità e scetticismo la previsione di Warren Buffett. Il guru di Omaha ha infatti dichiarato apertamente come tra 100 anni il Dow Jones toccherà quota 1 milione di punti.

Qui la news http://www.trend-online.com/prp/buffett-dow-jones/

Considerando che il Dow gira in questi mesi attorno ai 24-25 mila punti, la previsione di Buffett ci porta a concludere che un investimento fatto oggi sulla borsa americana fra un secolo avrà un valore 40 volte superiore.

Investite 25.000 Euro oggi per vostro figlio appena nato (o nata) e se avrà la fortuna di diventare centenario lascerà in eredità ai vostri nipoti 1 milione di Euro.

Lo so già cosa state pensando. La solita sparata fatta ad arte per far luccicare gli occhi dei potenziali investitori, ma sostanzialmente irrealizzabile.

E invece no cari amici. Il vecchio Warren è un volpone e non vuole certo essere messo in difficoltà da un pubblico di scettici o da trader rampanti che non vedono l’ora di proclamarne la sua fine come mago della finanza.

Se vi dicessi che Buffett è stato anche fin troppo conservativo e prudente mi credereste?

Ora ve lo dimostro. Continua a leggere

Punto della Situazione

Ogni tanto è giusto fare un punto della situazione sulle valutazioni dei mercati ed i grafici di Doug Short rappresentano per il sottoscritto un eccellente  riferimento.

Senza pretese e consapevoli che servirebbero paginate di analisi per arrivare a conclusioni più approfondite, cominciamo con i principali criteri di valutazione fondamentale del mercato azionario americano. Non ci sono grandi dubbi circa il fatto che dopo oltre 8 anni di bull market le borse sono acquistate in questo momento a caro prezzo. Nella migliore delle ipotesi (il QRatio di Tobin) abbiamo valutazioni distanti almeno il 50% dalle medie storiche. La media dei 4 valori presi in considerazione da Doug Short ci porta a due deviazioni storiche di distanza dalla media storica.

peValutazioni care non significa necessariamente rendimenti elevati per tutti coloro che hanno investito. Chi ha comprato nel 2000 ha finora vista un ritorno nominale del 49.2% sullo S&P500 e del 11.2% sul Nasdaq. Siccome un investimento si valuta in termini reali (quindi al netto dell’inflazione) si può vedere dal grafico successivo come ancora c’è qualcuno che maledice il buy and hold.

2000 Continua a leggere

Quando il Controllo dei Costi supera l’Asset Allocation

Veramente interessante l’articolo del Financial Times del 4 marzo  dal titolo “Fees matter than  asset allocation” in cui si mette in evidenza come, nel lungo periodo, il contenimento dei costi di investimento rappresenta un fattore più determinante dell’asset allocation per generare performance.

feesNon è la prima volta che discutiamo di questa questione sul blog ed ormai da anni in America il focus si è spostato su questa criticità spingendo molte case di gestione ad abbandonare i classici prodotti a benchmark perché soffocati dalla concorrenza di index funds e ETF.
Il Financial Times nel suo articolo non fa altro che riprendere un estratto dell’interessantissimo libro Global Asset Allocation: A Survey of the World’s Top Asset Allocation Strategies (English Edition) di Meb Faber (acquistabile in formato ebook su Amazon e che vi consiglio vivamente seppur in inglese) in cui l’advisor americano ha messo a confronto la classica strategia 60% azioni 40% bond, con le principali strategie di “grido” di personaggi come Buffett, El-Erian, Arnett e lo stesso Faber. Continua a leggere

Fare un Tagliando delle Aspettative di Rendimento

Interessanti soprattutto per chi deve costruire portafogli di investimento i grafici che ho trovato in questo articolo.
Serve sempre molto rinfrescare le proprie aspettative di rendimento future soprattutto ora che i mercati marciano quasi a senso unico come ora. Ovviamente sono due le asset class che dobbiamo considerare quando decifiamo di dirottare i nostri risparmi in investimenti.
Per quello che riguarda i bond abbiamo già commentato in tutte le salse come i rendimenti attuali sulle scadenze lunghe esprimano ovviamente le attese dei mercati, ma anche e soprattutto il rendimento che ragionevolmente la storia ci ha insegnato i bond ritorneranno allo stesso investitore. Continua a leggere

Quando il Controllo dei Costi supera l’Asset Allocation

Veramente interessante l’articolo del Financial Times del 4 marzo  dal titolo “Fees matter than  asset allocation” in cui si mette in evidenza come, nel lungo periodo, il contenimento dei costi di investimento rappresenta un fattore più determinante dell’asset allocation per generare performance.

feesNon è la prima volta che discutiamo di questa questione sul blog ed ormai da anni in America il focus si è spostato su questa criticità spingendo molte case di gestione ad abbandonare i classici prodotti a benchmark perché soffocati dalla concorrenza di index funds e ETF.
Il Financial Times nel suo articolo non fa altro che riprendere un estratto dell’interessantissimo libro Global Asset Allocation: A Survey of the World’s Top Asset Allocation Strategies (English Edition) di Meb Faber (acquistabile in formato ebook su Amazon e che vi consiglio vivamente seppur in inglese) in cui l’advisor americano ha messo a confronto la classica strategia 60% azioni 40% bond, con le principali strategie di “grido” di personaggi come Buffett, El-Erian, Arnett e lo stesso Faber. Continua a leggere