ETF, blockchain, bitcoin, fiscalità e dintorni

Nella giornata della quotazione ufficiale a Wall Street di Coinbase, la più grande piattaforma globale di trading su criptovalute, prosegue il nostro viaggio dedicato al mondo delle crypto e della tecnologia blockchain. Il nostro autore super specialista del settore ci spiega come si acquistano criptovalute e cosa contengono gli ETF tematici che investono in società operanti nella tecnologia blockchain. Buona lettura.

Immagine, Impostare, Interfaccia

Dopo avere descritto negli articoli delle scorse settimane il funzionamento della rete Bitcoin e i principi su cui sono basate le applicazioni blockchain, in questo articolo proveremo a descrivere le diverse modalità con cui è possibile “investire” in questi settori e provare anche a fare chiarezza sulle differenze che esistono tra di loro, anche per cercare di comprendere dove potrebbe finire la tecnologia e iniziare il marketing. Ad esempio, tra i componenti di un ETF che dichiara di investire in azioni blockchain, quali titoli ci aspetteremmo di trovare? Probabilmente ci attenderemmo una lista di aziende tecnologiche che stanno progettando applicazioni basate sulla blockchain che potrebbero potenzialmente in futuro “cambiare il mondo”. Vedremo più avanti se sia effettivamente così.


Trattandosi di investimenti, è necessario innanzitutto iniziare con un disclaimer, ripreso da quello abitualmente inserito nel blog: ogni lettore deve considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti e per l’uso che fa delle informazioni contenute in queste pagine. I consigli proposti hanno come unico scopo quello di fornire informazioni. Non sono, quindi, un’offerta o un invito a comprare o a vendere titoli.

Visto inoltre che descriveremo anche alcuni aspetti fiscali relativi alla dichiarazione e tassazione delle criptovalute, preciso che ad oggi in Italia non esistono leggi specifiche e quanto indicato di seguito rappresenta solo una delle interpretazioni normative più diffuse. E’ quindi necessario, nel caso in cui si detengano criptovalute, rivolgersi a un professionista per definire con precisione la propria situazione, e quanto segue non è da intendersi come consulenza fiscale.

Vorrei inoltre aggiungere un’ulteriore premessa: prima di valutare di acquistare criptovalute o investire in azioni di “aziende blockchain” sarebbe probabilmente opportuno che ogni investitore valutasse attentamente se questo non rappresenti una deviazione dal suo piano di investimento. In altre parole: c’è un motivo preciso per cui nella sua asset allocation potrebbero rientrare questi elementi, o semplicemente non vuole “perdere il treno” che sta passando?

Concluse le premesse, iniziamo a descrivere le principali modalità di investimento possibili nel settore criptovalute e blockchain. La prima è quella dell’acquisto diretto di criptovalute. Questo può essere effettuato presso un “exchange” a scelta (gli exchange sono descritti nella Lezione 4 di Bitcoin), ma esistono delle differenze fiscali in base al periodo di detenzione, all’importo e alle modalità di conservazione delle criptovalute.

Non esistendo leggi che normano le criptovalute, l’attuale interpretazione normativa deriva prevalentemente dalla risoluzione 72/E del 2 settembre 2016 dell’Agenzia delle Entrate e da alcuni interpelli successivi, che inquadrano sostanzialmente in Italia le criptovalute come valuta estera. Questo può comportare degli obblighi dichiarativi in base a dove sono detenute le “chiavi pubbliche e private” delle criptovalute acquistate. Infatti, dal momento che il funzionamento della blockchain prevede che il “registro distribuito sia replicato in tutti i computer della rete dislocati nel mondo, non è possibile stabilire in quale Paese sia detenuta la criptovaluta, a differenza delle valute estere fisiche. L’interpretazione prevalente considera quindi che sia il luogo dove sono conservate le chiavi delle criptovalute a stabilire se queste debbano essere dichiarate o meno. Se ricordate, infatti, il possesso della chiave privata di una criptovaluta è l’unico mezzo con cui si può trasferire la criptovaluta stessa. Se le criptovalute sono quindi lasciate in custodia presso un exchange straniero (es. Coinbase, Binance, Kraken, Bitstamp, ecc.), il possesso di criptovalute deve essere dichiarato nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, indipendentemente dall’importo delle stesse, in quanto le chiavi sono in possesso dell’exchange e quindi considerate detenute all’estero. Questa dichiarazione non comporta il pagamento di tasse o imposte ma va comunque effettuata. Se invece l’exchange è situato in Italia (es. The Rock Trading) la dichiarazione non deve essere effettuata, anche se si lasciano in custodia le criptovalute presso l’exchange, in quanto anche le chiavi sono situate in Italia. Allo stesso modo, se le chiavi sono detenute in un “wallet” hardware (ad esempio quelli di Ledger[7] o Trezor) situato in Italia, ad esempio presso la vostra abitazione, l’orientamento prevalente è quello di ritenere che non sia necessario dichiarare il possesso delle criptovalute. Se invece utilizzate un wallet software, ad esempio una app sul vostro smartphone, la situazione potrebbe variare se vi spostate in altri Paesi durante l’anno portando lo smartphone con voi.

Bitcoin, Monete, Virtuale, Valuta

Per quanto riguarda la tassazione delle eventuali plusvalenze derivanti dalla conversione di criptovalute in euro, queste sono trattate come redditi derivanti dall’impiego di capitale ed esiste una distinzione nel caso in cui siate privati cittadini o imprese. Nel primo caso l’interpretazione prevalente è quella di non considerare l’acquisto e la vendita di criptovalute come investimento speculativo, per cui non sono previste tassazioni sulle plusvalenze, a meno che non si raggiunga per almeno 7 giorni lavorativi continuativi nel periodo di imposta il valore complessivo di 51.645,69 euro delle criptovalute detenute (considerando anche eventuali altre valute estere detenute in conti correnti o depositi). In quest’ultimo caso viene invece riconosciuta la finalità speculativa, per cui va applicata la ritenuta a titolo di imposta del 26%, ed è richiesta l’indicazione della plusvalenza nella dichiarazione dei redditi. Gli exchange infatti non svolgono normalmente il ruolo di sostituti di imposta. Non è invece chiaro cosa succeda nel caso di vendita di criptovalute per l’acquisto di altre criptovalute, ad esempio la vendita di bitcoin per acquistare Ethereum, senza cioè convertire le criptovalute direttamente in euro. L’orientamento prevalente è quello di considerare comunque tassabile, con gli stessi criteri descritti sopra, l’eventuale plusvalenza realizzata al momento della vendita. In ogni caso è consigliabile conservare tutta la documentazione prodotta dagli exchange e relativa alle operazioni effettuate per eventuali controlli fiscali futuri, oltre che, come indicato in precedenza, rivolgersi a un commercialista per inquadrare correttamente le propria posizione.

In sostanza, il piccolo investitore che non supera la soglia dei 51.645,69 euro indicati sopra, avrebbe oggi la possibilità di non pagare tasse sulle eventuali plusvalenze realizzate con la vendita di criptovalute, ma dovrebbe evitare che le criptovalute restino in custodia presso un exchange straniero se non vuole doverne indicare il possesso nella dichiarazione dei redditi.

Quanto indicato sopra potrebbe comunque cambiare in qualsiasi momento a seguito di un intervento legislativo o di altre interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate.

La seconda modalità di acquisto di criptovalute, più comoda per chi non desidera avere complicazioni fiscali, è quella di acquistare un ETN (Exchange Traded Note, simile a un ETF ma con meno tutele per l’investitore) che investa in bitcoin o criptovalute. Ne esistono diversi quotati ad esempio su Xetra (mercato tedesco), acquistabili di norma direttamente sulle piattaforme di home banking italiane con le stesse modalità dei normali ETF. Questi ETN investono generalmente direttamente nelle criptovalute “fisiche”, per cui le variazioni di quotazione degli ETN rispecchiano di solito quelle delle criptovalute sottostanti. In questo caso sarà la banca a operare da sostituto di imposta, per cui non è necessaria nessuna dichiarazione fiscale. Tuttavia si paga il costo di gestione dell’ETN, l’imposta di bollo annuale dello 0,2% e, soprattutto, il 26% su tutte le eventuali plusvalenze realizzate, indipendentemente dall’importo, a differenza della detenzione diretta di criptovalute.

Quanto visto finora è relativo all’acquisto di criptovalute. Passiamo invece adesso a considerare quello che a prima vista potrebbe sembrare l’investimento più consono a un investitore prudente che vuole correre rischi limitati, soprattutto vuole stare alla larga da Bitcoin e dalla speculazione sulle criptovalute, tuttavia desidera destinare parte dei suoi investimenti alla tecnologia blockchain, per cui inizia a valutare di acquistare un ETF specializzato nelle azioni blockchain. Consideriamo quindi a titolo di esempio il più grande ETF disponibile in Italia, Invesco Elwood Global Blockchain, che ha un patrimonio gestito di quasi un miliardo di euro. Che tipo di titoli ci attendiamo siano presenti all’interno dell’ETF?

Mockup, Macchina Da Scrivere, Parola

Come indicato all’inizio, probabilmente ci attenderemmo che i titoli più rappresentati siano quelli di aziende tecnologiche che stanno investendo per realizzare applicazioni basate sulla blockchain e non certo di aziende che si occupano prevalentemente di Bitcoin, criptovalute, exchange o “mining” di criptovalute.

Vediamo quindi l’effettiva composizione. L’ETF, alla data del 01/04/2021, risulta composto da 48 titoli di cui i primi 10 pesano per il 43,04% del totale, per cui è molto concentrato. I principali titoli dell’ETF sono i seguenti (tra parentesi è indicato il peso percentuale del titolo nell’indice):

  • CANAAN (8,52%): un produttore cinese di chip ASIC per il “mining” di criptovalute. Se ricordate, nella seconda lezione di Bitcoin, abbiamo visto come per “minare” bitcoin e criptovalute analoghe sia attualmente consigliato utilizzare hardware dedicato, denominato ASIC.
  • SILVERGATE CAPITAL (5,38%), una banca aziendale statunitense, che offre servizi bancari e di deposito al settore blockchain.
  • MONEX GROUP (5,34%): azienda di intermediazione online giapponese, con un exchange di criptovalute.
  • MICROSTRATEGY (4,52%): azienda di software con sede negli Stati Uniti, che ha un’esposizione diretta in Bitcoin.
  • HIVE BLOCKCHAIN TECHNOLOGIES  (3,71%): un minatore Ethereum quotato in Canada.
  • CERES (3,21%): azienda giapponese specializzata nel mercato dei punti fedeltà, con investimenti in exchange di criptovalute.
  • CME GROUP (3,19%): operante nel mercato finanziario statunitense nello scambio di future e derivati. Gestisce anche dei future relativi alle principali criptovalute.

È proprio questa la composizione che si attenderebbe l’investitore che non vuole avere un’esposizione in criptovalute ma preferisce investire nella tecnologia blockchain?

In effetti, se si verifica la descrizione presente sul sito dell’indice Elwood Blockchain Global Equity si può leggere: [l’indice] mira a offrire esposizione alle società quotate che partecipano o hanno il potenziale per partecipare all’ecosistema blockchain o criptovaluta.

Il dubbio che può ragionevolmente venire è che questo ETF (come altri analoghi) rappresenti per lo più un’operazione di marketing per attirare quegli investitori che non acquisterebbero mai direttamente bitcoin o criptovalute, ma che potrebbero ritenere più appetibile una formula come “ETF blockchain”. Ma, data la composizione dell’indice, quanto pensate che sia indipendente l’andamento dell’ETF da quello di Bitcoin e delle altre criptovalute?

La realtà è che, allo stato attuale, la tecnologia blockchain è solo agli inizi, e di fatto tutto il mondo degli investimenti e della speculazione ruota sostanzialmente ancora intorno a Bitcoin. Se la quotazione di Bitcoin sale, trascina con sé tutto il contorno di criptovalute e blockchain, se scende, scende tutto. In futuro le cose potrebbero cambiare, ma fino ad oggi è sempre stato così. Serviranno probabilmente ancora alcuni anni prima che si possano iniziare a vedere le reali “aziende blockchain”, che non siano solo le grandi aziende informatiche già esistenti.

Se quindi pensavate di acquistare un ETF contenente quella che sarebbe diventata la nuova Amazon, Facebook o Tesla per il mondo blockchain, non la troverete probabilmente neanche nelle componenti minori dell’indice, dove invece sono presenti proprio aziende come Amazon, Facebook, Intel, Samsung, Santander, cioè aziende che probabilmente sono già presenti in altri ETF che acquistate abitualmente.

In conclusione, prima di decidere se acquistare bitcoin, altre criptovalute o ETF blockchain, così come per qualsiasi altro investimento, come sempre sarebbe utile cercare di approfondire il più possibile cosa si sta comprando (e magari anche perché), stando sempre attenti alle possibili operazioni di marketing che periodicamente provano ad attrarre gli investitori con terminologie tanto affascinanti quanto (a volte) discutibili.

La Rivoluzione Blockchain #2

Diversi lettori hanno apprezzato la serie educational dedicata a Bitcoin e allora abbiamo chiesto al nostro amico lettore super specialista del settore (al quale mandiamo un enorme grazie) se per caso avesse voglia di scrivere un’altra mini serie in due puntate dedicata a quella che sembra essere una vera e propria rivoluzione. La tecnologia Blockchain. Alcuni troveranno forse un pò troppo tecnico l’articolo, ma la materia non è semplice ed il nostro autore ha cercato di semplificare i concetti anche con alcuni esempi pratici. Buona lettura.

Blockchain, Criptovaluta, Rete, Virtuale

La Rivoluzione Blockchain #1

La rivoluzione blockchain – Parte 2

Nell’articolo precedente abbiamo visto come le applicazioni blockchain potrebbero risolvere alcune tipologie di problemi che oggi comportano situazioni difficilmente risolvibili, in particolare quando riguardano entità situate in nazioni differenti del mondo.

Come anticipato alla fine dell’articolo, una di queste tipologie è sicuramente rappresentata dai veicoli usati. Chi, acquistando un’auto usata, non ha mai avuto qualche dubbio sull’effettivo stato dell’auto? Non sarebbe bello poter visionare prima dell’acquisto la cronologia dei tagliandi, un report su eventuali danni occulti o ripristini del chilometraggio, le foto storiche, il numero dei proprietari e l’eventuale registro dei furti? Magari con la garanzia di avere sotto mano dati certi e non alterabili, provenienti anche da eventuali altre nazioni dove l’auto sia stata immatricolata nella sua vita?

Date le caratteristiche della blockchain, questa sarebbe sicuramente un’ottima applicazione per sfruttare i benefici di tale tecnologia. E infatti, alla fine del 2017, un gruppo di esperti di auto situati tra la Lituania e l’Estonia, Paesi dove le problematiche relative alle auto usate sono molto sentite, ha deciso di fondare un’azienda, denominata carVertical, con lo scopo di raccogliere informazioni relative alle automobili da tutte le fonti dati possibili (officine, flotte di veicoli, compagnie di assicurazione, registri statali, ecc.), proteggerle tramite la blockchain e consentire a chiunque di consultarle, dietro il pagamento di una piccola cifra, indicando solamente il “numero di identificazione del veicolo” (VIN, che tutte le auto hanno impresso normalmente sul motore, sul telaio e in vari altri punti dell’auto) o, più semplicemente, la targa.

La storia di carVertical è molto simile a quella di altre aziende che hanno provato a sviluppare applicazioni blockchain ed è sicuramente utile per chiarire il ruolo che rivestono in genere i vari elementi di un’applicazione blockchain: l’applicazione stessa, la blockchain di supporto e la criptovaluta. Continua a leggere

La Rivoluzione Blockchain #1

Diversi lettori hanno apprezzato la serie educational dedicata a Bitcoin e allora abbiamo chiesto al nostro amico lettore super specialista del settore (al quale mandiamo un enorme grazie) se per caso avesse voglia di scrivere un’altra mini serie in due puntate dedicata a quella che sembra essere una vera e propria rivoluzione. La tecnologia Blockchain. Alcuni troveranno forse un pò troppo tecnico l’articolo, ma la materia non è semplice ed il nostro autore ha cercato di semplificare i concetti anche con alcuni esempi pratici. Buona lettura.

Blockchain, Tecnologia, Digitale, Rete

La rivoluzione blockchain

Negli articoli pubblicati in precedenza abbiamo visto le ragioni per cui è nato Bitcoin e i principi di come funziona la blockchain di Bitcoin. Al termine abbiamo anche accennato alla nascita delle altcoins e all’importanza delle applicazioni blockchain.

Ma, all’atto pratico, perché questo argomento è così importante? Perché viene definito “la rivoluzione blockchain” e quali impatti possiamo davvero attenderci sulle nostre vite quotidiane?

Per comprendere “quali” saranno gli impatti è necessario prima capire “perché” ci saranno questi impatti, e per farlo dobbiamo completare la descrizione della blockchain, approfondendo due ulteriori concetti tecnici, utilizzati da Satoshi Nakamoto per progettare Bitcoin, e ripresi successivamente dalle criptovalute e dalle applicazioni basate sulla blockchain: il “registro distribuito” (distributed ledger) e la “marca temporale” (timestamp).

La comprensione di questi aspetti tecnici, uniti a quelli della firma digitale e della “catena di blocchi”, visti in precedenza, dovrebbe fornire a tutti le basi per la comprensione dei fondamenti su cui si basano le attuali e future applicazioni blockchain e comprenderne quindi le potenzialità e i limiti ancora esistenti.

Iniziamo dal “registro distribuito”. Continua a leggere

A lezione di Bitcoin #5 – Considerazioni Finali

L’autore-lettore dell’apprezzata serie educational dedicata a Bitcoin ha deciso di chiudere questa esperienza molto formativa (almeno per il sottoscritto) con un’appendice che racchiude le sue considerazioni finali. Naturalmente alcuni saranno d’accordo con queste idee, altri meno, ma in questo blog oltre a discutere di finanza personale e investimenti apprezziamo i toni pacati e civili. Nessuno qui pretende di essere nel giusto, ma desideriamo un confronto il più possibile basato su criteri oggettivi. Dove starà il giusto lo capiremo solo vivendo. Buona lettura.

Bitcoin, Moneta, Denaro

Come appendice della serie di articoli relativa a Bitcoin, approfitto dell’ospitalità che mi è stata gentilmente offerta dagli autori di investireconbuonsenso.com, per esprimere alcune considerazioni che non sono state inserite negli articoli, in quanto riflettono esclusivamente le opinioni personali di chi scrive. Per ognuna di queste considerazioni è possibile trovare in rete considerazioni opposte, per cui, come sempre, si raccomanda di effettuare la necessaria “due diligence” (cioè gli approfondimenti del caso), prima di prendere qualsiasi decisione di investimento. Continua a leggere

A lezione di Bitcoin #4

Gli ultimi articoli che questo blog ha trattato a tema Bitcoin hanno scatenato polemiche, riflessioni, commenti concitati con tanto di tifo da stadio pro e contro criptovalute. Quando succede tutto questo credo che sia doveroso cercare di comprendere meglio il fenomeno bitcoin senza preconcetti, possibilmente attingendo le informazioni da fonti competenti. Fortunatamente tra i nostri lettori ci sono persone esperte di questa materia complessa. Una di queste persone (che ringrazio di cuore) ha scritto per noi una serie di articoli che speriamo possano aiutare i lettori di investireconbuonsenso.com a capire, nel modo più semplice possibile, come funziona Bitcoin e tutto ciò che vi gira attorno. Sarà un viaggio a puntate dove scopriremo le origini di Bitcoin e della blockchain, capiremo pregi e limiti di questa tecnologia, tenteremo di capire come spendere, conservare e convertire bitcoin con un occhio rivolto a quello che i Governi mondiali potrebbero (o non potrebbero) fare per gestire questo fenomeno.

Criptovaluta, Business, Finanza, Soldi

Parte 4 – L’acquisto di bitcoin, l’utilizzo, le altcoins

L’acquisto di bitcoin: come trasformare i bitcoin in valuta fiat e viceversa, come spenderli e conservarli

Negli articoli precedenti abbiamo descritto come funziona la rete Bitcoin, ma come si acquistano i bitcoin e come si forma il prezzo? Come si vendono? Come si conservano o si spendono?

In precedenza abbiamo visto che i nuovi bitcoin vengono prodotti ogni 10 minuti in base ad un algoritmo predefinito, quindi per comprare dei bitcoin con una valuta legale (definita valuta fiat, cioè emessa da uno Stato o da una Banca Centrale), ad esempio dollaro o euro, occorre “concordare” con qualcuno che possiede dei bitcoin il prezzo a cui scambiarli. Questo scambio bitcon-valuta fiat avviene in luoghi chiamati “exchange” (i più noti sono Coinbase e Binance, ma ne esistono centinaia). Questi sono normalmente dei portali Internet e funzionano in maniera molto simile agli scambi di borsa. Ognuno inserisce le sue proposte di acquisto e vendita e quando due proposte si incrociano avviene lo scambio. Il valore che assume di volta in volta nei vari exchange questo incrocio diventa il prezzo di bitcoin, che quindi dipende esclusivamente dalla volontà degli acquirenti e dei venditori attivi in un certo momento e, anche per questo motivo, può avere normalmente delle oscillazioni quotidiane superiori al 10%.

Dal momento che gli exchange sono molti, tuttavia, il prezzo di bitcoin non è mai identico nei vari exchange, perché in ognuno di questi la domanda e l’offerta possono essere differenti in un certo momento. Non esiste quindi un prezzo “ufficiale” di bitcoin e in ogni sito dove viene riportato il prezzo di bitcoin è normalmente indicato anche l’exchange che comunica quel prezzo (ad es. per Google è Coinbase). Per via del funzionamento della rete Bitcoin, inoltre, per gli speculatori non è possibile intervenire efficacemente con un’azione di arbitraggio, cioè comprare in un exchange dove il valore è più basso e vendere in uno dove è più alto, consentendo di raggiungere lo stesso prezzo dovunque, come avviene normalmente nei mercati regolamentati. Questo per via delle 6 conferme che è necessario attendere per trasferire i bitcoin da un exchange all’altro. Se ricordate, in precedenza abbiamo visto come sia normalmente necessario attendere la produzione di 6 blocchi per “confermare” una transazione, ognuno dei quali viene prodotto ogni 10 minuti circa. Ma, data l’elevata volatilità di bitcoin, dopo un’ora il prezzo potrebbe essere cambiato abbastanza da non rendere più conveniente l’operazione. Alcuni exchange hanno ridotto il numero di “conferme” richiesto, tuttavia il problema rimane. Continua a leggere

Se avessi comprato… adesso sarei ricco

Speranza, Rimpianti, Futuro, Passato

Quando un mercato sale in maniera prepotente come negli ultimi mesi, oppure quando asset alternativi fino a poco tempo fa semi sconosciuti realizzano guadagni in tripla cifra, tra molti investitori di tutto il mondo serpeggia il rimpianto.

Il rimpianto per non aver comprato una certa azione o una certa criptovaluta. Il rimpianto per aver venduto troppo presto quella che si è rivelata essere la nuova Amazon, Il rimpianto per non aver ascoltato l’amico o il sito internet votato al trading che una ne prende e dieci ne sbaglia ma al quale continuiamo a dare credito confermando in pieno la teoria del broker di Baltimora.

In mesi esaltanti come quelli che stiamo vivendo questo bias del rimpianto è vivo più che mai.

Ma tra le cose che più mi fanno sorridere ci sono frasi del tipo

Se avessi comprato bitcoin quando stava a 1000 $ ora sarei ricco.

O ancora

Se avessi comprato Tesla quando stava a 100$ avrei raggiunto l’indipendenza finanziaria in meno di 2 anni senza dover sorbirmi quella pizza del lungo periodo e della diversificazione.

Oppure

Se avessi messo tutto in borsa due anni fa avrei raddoppiato il mio capitale, altro che obbligazioni per ammortizzare il rischio.

Lo confesso anche il sottoscritto nel corso della sua carriera ha fatto questi pensieri che non sono affatto impuri, ma sono semplicemente inapplicabili e ora lo dimostrerò. Continua a leggere

A lezione di Bitcoin #3

Gli ultimi articoli che questo blog ha trattato a tema Bitcoin hanno scatenato polemiche, riflessioni, commenti concitati con tanto di tifo da stadio pro e contro criptovalute. Quando succede tutto questo credo sia doveroso cercare di comprendere meglio il fenomeno bitcoin senza preconcetti, possibilmente attingendo le informazioni da fonti competenti. Fortunatamente tra i nostri lettori ci sono persone esperte di questa materia complessa. Una di queste persone (che ringrazio di cuore) ha scritto per noi una serie di articoli che speriamo possano aiutare i lettori di investireconbuonsenso.com a capire, nel modo più semplice possibile, come funziona Bitcoin e tutto ciò che vi gira attorno. Sarà un viaggio a puntate dove scopriremo le origini di Bitcoin e della blockchain, capiremo pregi e limiti di questa tecnologia, tenteremo di capire come spendere, conservare e convertire bitcoin con un occhio rivolto a quello che i Governi mondiali potrebbero (o non potrebbero) fare per gestire questo fenomeno.

Bitcoin, Btc, Criptovaluta, Crittografia

Parte 3 – I limiti della rete Bitcoin, la privacy e i Governi

I limiti della rete Bitcoin

Per come è stata realizzata, la rete Bitcoin ha dimostrato nel tempo dei limiti molto evidenti, che hanno comportato negli anni la nascita di altre criptovalute (definite altcoins), che vedremo più avanti, con lo scopo di superarli.

Oltre al dispendio energetico a cui abbiamo accennato in precedenza, il limite principale è che la rete bitcoin può processare in tutto il mondo al massimo 7 transazioni al secondo (rispetto ad esempio alle migliaia di Visa); la seconda è che, per essere certi che una transazione sia confermata, occorre generalmente attendere la produzione di almeno 6 “conferme”, cioè di 6 nuovi blocchi prodotti, per cui, visto che un blocco viene prodotto mediamente ogni 10 minuti, almeno un’ora. Questo per evitare che eventuali diramazioni temporanee della blockchain dovute ad attacchi malevoli o semplicemente perché due minatori hanno prodotto contemporaneamente due blocchi differenti, ma validi entrambi avendo risolto il problema matematico contemporaneamente, possano annullare la transazione. Se ricordate, negli articoli precedenti abbiamo visto che in caso di discordanze nella blockchain, occorre attendere di verificare qual è la catena più lunga che si forma, cioè quella validata dalla maggior parte della potenza di calcolo dei computer della rete. Per questo è solitamente necessario attendere 6 conferme, in quanto, una volta accodati 6 blocchi alla blockchain, la probabilità che una transazione sia annullata è praticamente nulla.

Il fatto di poter processare così poche transazioni ogni secondo ha l’effetto collaterale che, se tante persone vogliono trasferire bitcoin, la rete si congestiona e le commissioni salgono. Se ricordate, in precedenza abbiamo visto che il “blocco” ha una dimensione limitata e può contenere quindi un numero limitato di transazioni, per cui, dal momento che i minatori scelgono quali transazioni inserire in un blocco, se le richieste sono molte, privilegeranno i richiedenti che sono disposti a pagare di più, lasciando gli altri “in coda” e innalzando quindi le commissioni richieste per chi vuole essere sicuro di essere elaborato nel blocco successivo.

Se Nakamoto aveva pensato a Bitcoin come a un sistema decentrato di moneta elettronica per le spese quotidiane, la realtà è che difficilmente si potrebbe acquistare un caffè pagando 10 euro di commissioni e dovendo aspettare un’ora per confermare il pagamento.

Attualmente sono in corso diverse sperimentazioni per cercare di aggirare questi limiti (la più promettente si chiama Lightning Network e prevede la creazione di canali paralleli alla blockchain principale), ma la situazione al momento è ancora quella descritta sopra. Continua a leggere