Inflazione al 7% significa…

Ogni fine anno rappresenta il momento ideale per chiudere un bilancio e progettare il budget per l’anno successivo.

Un rituale al quale ovviamente non si sottrae il mondo della pianificazione finanziaria che troppo spesso omette colpevolmente un numerino dal risultato finale, quello della perdita di potere d’acquisto del denaro nell’anno appena concluso. In una parola sola l’inflazione.

Il dato shock appena pubblicato negli Stati Uniti ha generato l’incremento annuale dei prezzi al consumo più forte dall’inizio degli anni ’80. Un +7% che ha fatto tremare i polsi, ma che racchiude dentro di sè anche tante complicazioni per la classe medio bassa della popolazione. Non è un caso che appena rieletto il capo della Federal Reserve Powell ha svoltato ad U la politica monetaria, trasformando l’inflazione da temporanea a strutturale.

I prossimi anni saranno quella della lotta all’inflazione da parte delle banche centrali. Una lotta che come ho scritto in passato non sarà però all’ultimo sangue.

Ma inflazione non è una parola negativa per tutti gli attori in gioco. L’inflazione strillata in questi giorni in maniera anche un pò scomposta, va contestualizzata guardando alla storia e alle previsioni che quotidianamente mercati efficienti rendono disponibili al pubblico.

L’articolo di oggi spero possa aiutare il lettore nel muoversi con un pò meno di incertezza nell’attuale scenario.

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Cosa mi aspetto da un investimento per i prossimi 10 anni

Nell’articolo della settimana scorsa ho cercato di spiegare che l’esercizio di prevedere le performance future è particolarmente complesso da compiere per gli investimenti azionari, più semplice (ma non sempre preciso) per quelli obbligazionari.

Ma quali sono le mie attese di rendimento su azioni e obbligazioni per la prossima decade?

Uno dei miei metodi preferiti per arrivare al risultato è quello di Jack Bogle, il fondatore di Vanguard. Non è l’unico e non è sicuramente il più preciso in ogni momento storico. Nel corso degli anni ne ho apprezzato la semplicità di calcolo, la fondatezza delle ipotesi sottostanti e soprattutto la consapevolezza che ci sono elementi fuori dal nostro controllo che possono determinare scostamenti anche significativi dal percorso previsto.

Per la componente obbligazionaria di un portafoglio di investimento l’esercizio da compiere è piuttosto semplice. Si prendono i rendimenti offerti oggi dal mercato sui titoli di stato a 10 anni. Basta non dobbiamo fare altro, abbiamo già una buona stima di quanto guadagneremo nel prossimo decennio.

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Aggiustamenti di rotta per mercati imprevedibili

Stabilire le aspettative di rendimento di un investimento è un esercizio particolarmente complesso.

Le variabili sono tante e non tutte sotto il nostro controllo.

Possiamo però cercare di capire se la rotta di navigazione è quella giusta. Con maggior certezza per quello che riguarda le attese di rendimento di un investimento obbligazionario; con qualche approssimazione in più per il mercato azionario.

Alla fine del 2015 scrissi un articolo dal titolo “semplici idee per determinare le vostre attese di rendimento. Il metodo citato in quell’articolo per stimare le attese di rendimento future di un investimento è stato negli anni una delle mie bussole preferite per assolvere a questo compito.

Naturalmente non ho la più pallida idea di dove si posizionerà la borsa americana alla fine del 2022.

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L’asset allocation di ArcheoWealth (quarto trimestre 2021)

Il 2021 va in archivio come un altro anno da ricordare per gli investimenti sui mercati finanziari.

10 mila euro investiti il 30 dicembre 2020 in un portafoglio tradizionale 60% azionario globale e 40% obbligazionario globale a cambio coperto si sono trasformati in 11.610 euro al lordo di tasse e inflazione.

Questo guadagno del 16,1% replicabile anche con un portafoglio composto da due semplicissimi ETF, ha avuto un unico contributore, il mercato azionario. L’azionario globale comprensivo dei mercati emergenti ha infatti ritornato all’investitore una performance 2021 del 28% contro una perdita dell’investimento obbligazionario che sfiora il 3%.

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Missione impossibile, rendimento positivo sulla liquidità

come impiegare la liquidità sul conto corrente?

La gestione della liquidità sembra essere diventata improvvisamente centrale nelle strategie di istituti finanziari, imprese e piccoli correntisti. Ognuno di questi attori ha ovviamente una sua prospettiva e un suo interesse, ma quella di far “rendere” la liquidità è diventata per tutti quanti una missione da realizzare con ogni mezzo.

Dovrei pure pagare per portare i soldi in banca, questa la frase più gettonata che scatena la ricerca di conti correnti a costo zero e prodottini sicuri in grado di generare un pò di rendimento positivo sui soldi risparmiati.

Un privato cittadino con un livello di ricchezza medio difficilmente dispone di un saldo di conto corrente con oltre 100 mila euro per periodi prolungati di tempo. Questo gli permette di avere a disposizione uno strumento dove depositare il denaro tutto sommato privo di rischi (i depositi sono garantiti dal fondo interbancario di tutela dei depositi fino a 100 mila euro per depositante e per banca) e mediamente con costi molto contenuti.

Per imprese e banche il cash diventa invece un onere aggiuntivo da gestire in quantità sicuramente differenti che necessitano trattamenti diversi.

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Perchè i fondi battono gli investitori privati

Ad ogni investitore sarà capitato nel corso della sua “carriera” di ricercare scuse per giustificare il modesto rendimento degli investimenti. Un tema già affrontato su questo blog e che vede tra le cause principali la scarsa cura che l’investitore dedica a quelle poche variabili che sono sotto il suo controllo.

In altri casi, le “lamentele” appaiono ingiustificate visto che la sottoperformance di un investimento è determinata dalla ricorrente ricerca del timing giusto.

E così i tanti aspiranti investitori fai da te perdono per strada frazioni importanti di rendimento allungando i tempi necessari per raggiungere un obiettivo.

Alla fine di questo articolo vedremo quattro regole molto semplici che possono contribuire ad alleviare una buona parte degli errori più comuni.

Prima di arrivarci voglio però segnalare una ricerca molto interessante che ci spiega perchè i fondi battono gli investitori privati.

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Investimenti bilanciati: come sono andati gli ultimi 20 anni

portafogli di investimento bilanciati

Nel mondo degli investimenti si definisce bilanciata quella tecnica di allocazione del denaro che suddivide il rischio tra strumenti azionari e strumenti obbligazionari. Investire con un’asset allocation bilanciata è ormai considerato un esercizio obbligato dal risparmiatore italiano alla ricerca di quel rendimento che i titoli di stato non sono più in grado di offrire.

Investire in azioni permette al capitale di crescere con performance interessanti nel lungo periodo.

Investire in obbligazioni permette di conservare, almeno nominalmente, il capitale smussando la volatilità dell’investimento azionario.

Questa la narrazione che solitamente porta avanti un consulente finanziario quando cerca di convincere un cliente a investire in un fondo bilanciato o multi asset che dir si voglia.

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