Vi spiego con un gioco perchè conviene diversificare

Osservate l’immagine seguente e facciamo questo gioco insieme.

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Abbiamo a disposizione una moneta. La lanciamo 10 volte. Partiamo con 1000 € e se esce testa raddoppiamo il valore, se esce croce perdiamo il 50%. Ovviamente la moneta non è taroccata e la probabilità che esca testa è pari al 50%.

Nella colonna numero tre  della tabella vediamo come si muove il nostro capitale in base all’uscita di testa o croce. Con la probabilità del 50% di ogni uscita alla fine il risultato finale sarà quello di partenza, 1000€. Qualcuno dirà che possono anche uscire 8 teste e due croci. Vero ma come ben sapete “mediamente” e soprattutto quando il numero di lanci si fa più numeroso, la convergenza è sempre verso un risultato di 50 e 50 e in una vita di compravendita di strumenti finanziari è giusto prevedere osservazioni di lungo periodo.

Facciamo adesso la stessa simulazione ma assumendo di giocare ogni volta solo la metà dell’importo che abbiamo disponibile. In caso di vittoria prendiamo il 100% di quello che abbiamo messo sul piatto, in caso di sconfitta perdiamo la metà.

Con la stessa combinazione di testa e croce precedente magicamente il risultato diventa dell’80% più alto. Continua a leggere

Il Selfie “finanziario” degli italiani

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Interessante articolo apparso su Citywire qui  nel quale viene citato un sondaggio condotto da GFK per conto di M&G Investments.

Di seguito alcuni estratti degli aspetti a nostro modo di vedere interessanti e specchio di una realtà non propriamente incoraggiante.

Il 48% degli italiani pensa di aver cominciato a risparmiare troppo tardi, e il 57% è preoccupato di non aver risparmiato abbastanza per far fronte alle proprie necessità quando sarà in pensione.

Nel durante si vive con l’angoscia, quando serviranno i soldi con i rimpianti. Non è meglio cambiare lo stile di consumo e risparmio nel momento in cui si prende consapevolezza del fenomeno?

Molti italiani iniziano a risparmiare troppo tardi e, quando lo fanno, raramente mettono a frutto i loro guadagni. In particolare, il 65% degli intervistati ammette di tenere i propri risparmi principalmente sul conto in banca, e solo il 9% dichiara di pianificare i propri obiettivi finanziari avvalendosi di un consulente.

Il tempo è la risorsa gratis che tutti noi abbiamo a disposizione. Oltretutto è anche quella più profittevole visto che smussa la volatilità nel lungo periodo.

Tenere i risparmi fermi in banca per tanto tempo produce una perdita di potere d’acquisto che alla lunga rende più poveri. La pianificazione di un viaggio è gradevole e necessaria per non avere imprevisti nel momento in cui soddisferemo il nostro bisogno di svago. Qualcuno dovrebbe spiegarmi per quale motivo questo non deve valere anche per gli investimenti.

Più frequentemente (37%) ci si appoggia ad amici e conoscenti non professionisti, e il 7% pensa che investire in fondi comuni sia troppo dispendioso.

Il problema non sono i fondi comuni, ma lo sono quelli troppo dispendiosi e se solo il 7% ne è consapevole c’è ancora da lavorarci su.  Vi fareste prescrivere una medicina o una consulenza legale da  parenti ed amici? Se sì allora auguri…

Per gli italiani cosa significa accantonare denaro già oggi in ottica futura?

per il 39% pensare al futuro quando si sarà andati in pensione è la molla principale che spinge al risparmio e investimenti; segue l’esigenza di accantonare per spese quotidiane (23%), acquisto della casa o immobile (19%), scuola o tasse universitarie dei figli (19%), o per una vacanza importante (6%).

Quando si chiede quale sia la principale preoccupazione finanziaria per il proprio futuro, il 72% degli intervistati indica il costo delle spese per le cure sanitarie presenti e future; segue il timore di perdere il lavoro (39%), il costo per l’educazione dei figli (33%), non avere sufficienti soldi per mantenere uno standard di vita adeguato in pensione (26%), e dover affrontare spese inattese (23%).

Sarebbe curioso sapere se alla consapevolezza segue l’azione.

l’83% degli investitori  afferma di avere come obiettivo d’investimento il capitale garantito e rischi pari a zero anche a costo di ritorni bassi o bassissimi.

Inoltre, la mancanza di diversificazione è un rischio che spesso viene sottostimato, come dimostrerebbe il fatto che il 58% degli intervistati investono in gran parte in singole azioni ed emissioni, e che quando viene chiesta quale sia la ripartizione geografica degli investimenti, il 69% conferma che il proprio portafoglio è esclusivamente esposto ad asset italiani.

Troppo home bias, troppa concentrazione prodotti, troppo rischio, scarso rendimento prospettico e cocenti delusioni. Ricordatevi che se c’è una cosa che non potete controllare è l’evoluzione futura dei mercati.

Ben vengano queste misurazioni della “febbre” culturale degli italiani. Ora dalle parole bisogna passare ai fatti e questi fatti si chiamano educazione finanziaria. Non servono prospetti informavi chilometrici o piano di investimento basati su fumose proiezioni del futuro. Serve concretezza, poche ma intelligenti mosse, pochi ma giusti prodotti, pochi ma corretti concetti. E la salute finanziaria degli italiani, almeno lato gestione dei risparmi (quando ci sono), migliorerà.

Educazione finanziaria, non mettiamo la testa sotto la sabbia!

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Quelli  che vedete riportati sopra sono i risultati del test PISA sull’alfabetizzazione finanziaria di 18 paesi Ocse tra cui l’Italia. Il risultato è sconsolante, ma prima di entrare nel dettaglio vi spiego cosa intende l’Ocse per alfabetizzazione finanziaria e cosa sono i test PISA.

PISA 2012 definisce l’alfabetizzazione finanziaria come “…la conoscenza e la comprensione dei concetti e dei rischi finanziari unite alle competenze, alla motivazione e alla fiducia in se stessi per utilizzare tale conoscenza e comprensione al fine di prendere decisioni efficaci in un insieme di contesti finanziari, per migliorare il benessere finanziario delle singole persone e della società e consentire la partecipazione alla vita economica”

Per capire le competenze degli studenti che terminano il periodo della scuola dell’obbligo sono stati effettuati dei test attitudinali che miravano a

indicare in quale misura gli studenti quindicenni hanno acquisito il bagaglio di conoscenze e di competenze finanziarie necessario per la transizione dalla scuola all’istruzione superiore, al mondo del lavoro o dell’imprenditoria

Per la prima volta a test attitudinali su proprietà del linguaggio, di lettura, di matematica, ecc… si è voluto affiancare nel 2012 il grado di conoscenza e competenza finanziaria dei nostri ragazzi ed il risultato è sconsolante.

La classifica dice già tutto, non merita grandi commenti.

I risultati dell’Italia in materia di alfabetizzazione finanziaria sono inferiori alla media dei 13 Paesi ed economie dell’OCSE che hanno partecipato all’indagine. Più di uno studente su cinque in Italia (21,7% rispetto al 15,3% in media nei Paesi ed economie dell’OCSE) non riesce a raggiungere il livello di riferimento per le competenze di alfabetizzazione finanziaria (Livello 2). Solo il 2,1% degli studenti raggiunge il livello più alto nella scala PISA (rispetto a una media del 9,7% nei Paesi ed economie dell’area OCSE. Continua a leggere

Postafuturo da grande, buona idea ma troppo costosa

Nei giorni scorsi, navigando in rete tra i prodotti finanziari destinati ai minorenni, mi sono imbattuto nella polizza assicurativa Postafuturo da grande di Poste Italiane.

In passato i tassi di interesse più elevati permettevano a Poste di emettere Libretti e Buoni Postali certamente interessanti sia lato educazione finanziaria del bambino, sia rendimento (ad esempio ricordo con piacere i buoni postali indicizzati all’inflazione il cui collocamento è purtroppo sospeso come si vede qui )

Tra i prodotti in collocamento rimane qualche cosa che ha ancora contenuti perlopiù educativi, mentre praticamente nulla rimane lato crescita del capitale.

Di recente è stata emessa questa polizza denominata Postafuturo da grande a favore di bambini da zero a 10 anni. Continua a leggere

So quello che non voglio

In uno dei post apparso sul sito realinvestmentadvice.com, l’autore Lance Roberts, commentando l’enorme problema demografico a cui il mondo occidentale sta andando incontro, ha pubblicato due tabelle molto interessanti. Seppur datati 2013, questi grafici mostrano la quantità di risparmio disponibile per i cittadini americani mettendoli a confronto con l’ammontare di denaro che previdenti cittadini hanno messo invece in un fondo pensione.

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Impressionante vedere come la media generale dei lavoratori senza “retirement account” possieda appena 2.500 Dollari, ma ancora più incredibile è vedere come coloro che sono nella fascia 55-64 possiede mediamente 14.500 Dollari, contro gli oltre 100 mila di chi è possessore di fondo pensione.

Con le politiche di welfare che, per effetto di debiti pubblici sempre più alti tenderanno ad essere in futuro meno “generose” in Europa, trovarsi impreparati nel momento della vita in cui i gesti lavorativi cominciano  ad essere sempre meno produttivi, è una follia totale. Continua a leggere

Per dormire sonni tranquilli

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Si parla tanto e giustamente della scarsa educazione finanziaria degli italiani, ma a mio parere non serve a molto trasmettere a forza qualche concetto a studenti e / o lavoratori se questo non si intreccia con una maggiore cultura relativa alla pianificazione finanziaria.

Tutti quanti abbiamo fatto un corso di scuola guida studiando anche il motore. Per questo possiamo dire di conoscere i pericoli che corriamo quando guidiamo un’automobile? Per questo possiamo dire di sapere esattamente come utilizzare al meglio il nostro mezzo motorizzato? No, anche perché spesso e volentieri in Italia il concetto di educazione legato a materie diverse da quelle classiche (vedi l’inglese o l’informatica a scuola tanto per fare unlo esempio) è spesso legato ad una volontà politica di sentirsi con la coscienza a posto lasciando poi ai singoli la capacità di approfondire. Ecco allora che fioriscono corsi privati di inglese per bambini o di informatica per adulti proprio per l’inadeguatezza passata e presente di educare con uno sguardo verso il futuro.

Finirà così anche con l’educazione finanziaria visto che il presupposto è evitare che il risparmiatore si faccia coinvolgere in truffe o raggiri e non insegnare al risparmiatore come pianificare ed investire al meglio il proprio denaro. Vedremo cosa accadrà, anche se meglio qualche cosa piuttosto che nulla. Continua a leggere

Il Risparmio è un Gioco…da Ragazzi

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Ci sono tanti modi per far conoscere ai bambini il significato dei soldi. Ne abbiamo parlato qui, ma esistono in giro per l’Italia tanti bravi e volenterosi autori che creano libri o giochi capaci di catturare l’attenzione dei bambini e allo stesso tempo educarli al risparmio e all’uso consapevole del denaro.

Ringrazio pubblicamente Erga Edizioni per aver concesso al nostro blog la possibilità di provare il gioco ideato da Enzo Marciante e Carla Scarsi –  Risparmio… un gioco per ragazzi.

Due sezioni compongono il gioco. La prima è un viaggio storico che parte con gli albori dei primi denari fino ad arrivare ai giorni nostri dove la classica moneta metallica è evoluta in qualcosa di diverso e certamente più complesso. Interessanti alcune divagazioni in cui vengono citate  curiosità storiche che personalmente non conoscevo. Ad esempio l’origine della parola Pound. Se oggi la Sterlina inglese si chiama così è perchè agli inizi il suo valore coincideva con una libbra di argento. Continua a leggere

Rendimento Reale, Questo Sconosciuto

segaIn un articolo recentemente pubblicato sul sito online del Sole24Ore vengono fatte alcune considerazioni circa il contesto attuale dei tassi negativi nel mondo, spiegando perché Stati Uniti e Gran Bretagna non sono finiti dentro la spirale del tasso negativo a differenze di altre aree economiche concorrenti. Le considerazioni di fondo dell’articolo possono essere condivisibili, ma ancora una volta si racconta al lettore una storia che dal punto di vista educativo non regge.

Come indicato dal sito Zerohedge siamo arrivati a quota 13.7 miliardi di dollari con le emissioni a rendimento negativo dei paesi del G10, il 35% di tutto il debito di questi paesi. Il Giappone conta per il 58% di questo importo. Ribaltando la questione e guardando ai tassi negativi si scopre che gli Stati Uniti detengono il 60% delle emissioni a rendimento positivo del G10 che diventano 89% nelle scadenze inferiori all’anno. Secondo questa tesi chi vuole avere rendimenti positivi dovrebbe investire solo in America, ma…c’è un ma. Continua a leggere