Ogni tendenza nasce da un cambiamento

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Da poco ho terminato la lettura del libro di Darrell Huff Mentire con le statistiche e tra i tanti ragionamenti di buon senso che l’autore appunta sul suo libro, uno in particolare ha trovato la mia assoluta condivisione. Fidarsi ciecamente delle proiezioni statistiche  significa molto spesso convincersi che possa esistere una tendenza senza cambiamento.

Cerco di spiegare meglio il concetto.

Oggi ancora più di allora (Duff scrisse il libro di statistica più venduto al mondo nel 1954), siamo inondati da proiezioni statistiche che tendono a mostrarci il futuro sulla base dell’andamento del passato.

Lo vediamo continuamente, dalle previsioni dei risultati elettorali, fino a questioni “secolari” sulla demografia o la crescita economica.

Ho notato nell’ultimo lustro un impressionante aumento della produzione di outlook o analisi di mercato da parte delle più importanti società di ricerca finanziarie nei quali si cerca di spiegare l’impatto che deflazione tecnologica o crescita zero della demografia o ancora dell’avvento della robotica nel mondo del lavoro, avranno sul futuro degli investimenti finanziari. Continua a leggere

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So quello che non voglio

In uno dei post apparso sul sito realinvestmentadvice.com, l’autore Lance Roberts, commentando l’enorme problema demografico a cui il mondo occidentale sta andando incontro, ha pubblicato due tabelle molto interessanti. Seppur datati 2013, questi grafici mostrano la quantità di risparmio disponibile per i cittadini americani mettendoli a confronto con l’ammontare di denaro che previdenti cittadini hanno messo invece in un fondo pensione.

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Impressionante vedere come la media generale dei lavoratori senza “retirement account” possieda appena 2.500 Dollari, ma ancora più incredibile è vedere come coloro che sono nella fascia 55-64 possiede mediamente 14.500 Dollari, contro gli oltre 100 mila di chi è possessore di fondo pensione.

Con le politiche di welfare che, per effetto di debiti pubblici sempre più alti tenderanno ad essere in futuro meno “generose” in Europa, trovarsi impreparati nel momento della vita in cui i gesti lavorativi cominciano  ad essere sempre meno produttivi, è una follia totale. Continua a leggere

Effetto Demografia sul Risparmio del Futuro

Il sito internet di Jonathan Clements, l’autore del libro The Little Book of Main Street Money: 21 Simple Truths That Help Real People Make Real Money , è spesso e volentieri un concentrato di pillole di buon senso, invidia pura per blogger come noi che cercano spesso la sintesi nei post quotidiani.

Clements ha discusso in 7 punti gli effetti  del cambiamento demografico in atto sui nostri soldi. Ovvio sono ipotesi e come tali vanno interpretate, però l’invecchiamento della popolazione è un fenomeno in corso con il quale dovremo fare i conti ancora per parecchi lustri.

E allora vediamoli questi sette punti.

Punto 1) La crescita economica rallenterà. Negli ultimi 50 anni in America la metà della crescita annua del Pil (mediamente il 2,9%) è stata generata dall’incremento nel numero dei lavoratori e l’altra metà dall’aumento della produttività. Se la forza lavoro è prevista crescere negli USA del 0,5% all’anno è inevitabile un rallentamento della crescita. Ammesso e non concesso che la produttività tenga il passo, gli utili aziendali si ridurranno e quindi il ritorno dell’azionario sarà inferiore in termini di rendimento rispetto alle medie storiche. Nulla di nuovo, come ben sapete già con alcuni parametri di mercato possiamo avere una stima di questi rendimenti futuri attesi. La soluzione? Aumentare la quantità di denaro risparmiato a parità di obiettivi.

Punto 2) Si lavorerà di più. La minor crescita economica ridurrà il welfare a favore dei cittadini oppure aumenteranno le tasse per mantenerlo. Inevitabile quindi allungare i tempi di percezione di reddito da lavoro per mantenere un tenore di vita adeguato.

Punto 3) Lavorare di più dimenticandosi che per quattro o cinque decadi si possano fare le stesso cose anche in posti di lavoro diversi. Servono aggiornamenti professionali continui e sappiamo bene come da una certa età in avanti la flessibilità mentale comincia a diminuire.

Punto 4) La pensione diventerà un affare sempre più oneroso. L’età media si allunga, il tempo al lavoro anche. Per mantenere lo stesso tenore di vita servono quindi più soldi e le spese sanitarie private inevitabilmente aumenteranno.

Punto 5) Il rischio più grande diventerà quello di vivere troppo a lungo e non avere denaro a sufficienza in un momento della vita in cui non si potrà più tornare indietro e soprattutto sarà impossibile rientrare nel mondo del lavoro. Quindi prevenire è meglio che curare.

Punto 6) Si riducono le aspettative di rendimento su azioni ma anche sulle obbligazioni ed ai tassi attuali non ci vuole molto a capirlo. Inevitabile quindi allungare l’orizzonte temporale in avanti (in fondo si lavorerà di più e si vivrà di più, almeno si spera), ce lo possiamo e ce lo dobbiamo permettere nel tentativo di catturare quei punti di rendimento aggiuntivi che serviranno al nostro capitale per essere più elevato nel momento del bisogno.

Punto 7) Alla luce dei punti precedenti cominciamo a risparmiare il prima possibile. Il tempo è dalla nostra e compreremo con pazienza la nostra sicurezza sociale del futuro.

Egoismi ed Ipocrisie

In questo blog non ci occupiamo quasi mai di politica ma certe cose o parole fanno riflettere anche chi si occupa di finanza ed ancora di più dovrebbero fare riflettere chi è in età giovanile. Nei giorni scorsi il Presidente dell’Inps Tito Boeri ha illustrato una proposta concreta di aggiustamento del sistema previdenziale; tra i suoi pilastri fondamentali quello di restituire equità tra i percettori di rendita pensionistica attuale e quelli futuri (salvaguardando le pensioni medio basse) aumentando allo stesso tempo le tutele per chi perde lavoro oltre i 55 anni ed ancora non può accedere alla prestazione pensionistica.

La proposta la trovate qui .

Quello che dovrebbe fare in…..re molti italiani (soprattutto giovani) è il rifiuto del Governo di discutere una proposta che almeno nella filosogia appare corretta. Una generazione che ha ottenuto vantaggi enormi semplicemente aumentando il debito pubblico, rinuncia ad una parte di quei privilegi per concedere ai propri figli/nipoti un maggiore benessere in prospettiva. Sembra tanto corretto quanto logico. Continua a leggere

I Millennials, Ferrari Ferme in Garage

A volte si ha la fortuna (o sfortuna dipende dai punti di vista) di vivere momenti storici di grandi cambiamenti. Non so se la crisi del 2007-2008 rappresenta un punto ideale di spartiacque ma è chiaro che da quel momento sono cambiate delle tendenze secolari dando il via ad aggiustamenti finanziari e sociali che stanno avendo conseguenze notevoli.
Dei Millennials ne abbiamo già parlato qui, ma la generazione degli attuali ventenni deve fare i conti con un paesaggio che non è più quello visto dai genitori. Globalizzazione e nuove tecnologie offrono incredibili nuove opportunità, ma chiudono la porta ad un mondo a cui tutti quanti eravamo abituati e questo è un problema senza ombra di dubbio. Continua a leggere

Un Primato non Invidiabile

Vi consiglio se ne avrete tempo e voglia la lettura di questo articolo  apparso sul sito Neodemos.info.

Come sempre i numeri e i grafici esprimono i concetti in modo chiaro e limpido su come le cose stanno andando nella nostra società e purtroppo essere sul podio come è l’Italia in questo momento in questa singolare curva del Grande Gatsby non è affatto un merito.

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Il Futuro Demografico sotto un altro Punto di Vista

religSapete che ritengo la variabile demografica molto importante ed i tre post che abbiamo pubblicato testimoniano questo interesse. In fondo molte delle prospettive economiche a cui i mercati finanziari andranno incontro nei prossimi anni (inflazione, utili aziendali, richiesta di denaro, tassi di crescita economica) si dovranno scontrare con le dinamiche di popolazione di un mondo sempre più automatizzato e popoloso. Se si fanno progetti di investimento di lungo periodo credo che non possano non andarsi ad intersecare con le dinamiche demografiche. Continua a leggere

Scelte Difficili ci Aspettano

Riprendo ancora la discussione circa l’evoluzione demografica mondiale già trattata qui (il problema europeo non è la Grecia ma la demografia)  e qui e che, almeno secondo il sottoscritto, potrebbe influenzare parecchio le aspettative di qualsiasi investimento nei prossimi anni. L’interessante articolo di Paul Kasriel di Econtrarian  mostra come la curva demografica americana, pur essendo meno drammatica di quella europea, presenta degli elementi strutturali per i prossimi 40/50 anni piuttosto prevedibili e sui quali fare qualche ragionamento, come sempre in questi casi molto in libertà. Continua a leggere