By |Categorie: Risparmio|Pubblicato il: 9 Novembre, 2016|

Chi non ha mai letto la la favola di Esopo “la cicala e la formica”? Un racconto per bambini che dovrebbe essere riletto ogni tanto anche dagli adulti. Tante sono le morali che i vari filosofi hanno estrapolato da questo racconto nel corso degli anni. Ad esempio quella secondo cui in qualsiasi faccenda, chi vuol evitare dolori e rischi non deve essere negligente. Oppure chi nulla fa, nulla stringe.

Quello che a noi interessa da bravi esperti del mondo della finanza personale è che buona parte dei concetti espressi nel nostro blog poggiano proprio sui concetti di sacrificio, rinuncia temporanea, pianificazione, orizzonte temporale. Chi racconta di guadagni facili in poco tempo magari battendo sistematicamente il mercato sappiamo già che ruolo riveste nella favola.

Nella favola di Esopo troviamo tutti questi concetti e per questo vi chiedo semplicemente di riflettere su cosa questo racconto può significare per la nostra vita presente e soprattutto futura. Buona lettura.

In una calda estate, un’allegra cicala cantava sul ramo di un albero, mentre sotto di lei una lunga fila di formiche faticava per trasportare chicchi di grano.

Fra una pausa e l’altra del canto, la cicala si rivolge alle formiche: “Ma perché lavorate tanto, venite qui all’ombra a ripararvi dal sole, potremo cantare insieme!”

Ma le formiche, instancabili, senza fermarsi continuavano il loro lavoro..

“Non possiamo! Dobbiamo preparare le provviste per l’inverno! Quando verrà il freddo e la neve coprirà la terra, non troveremo più niente da mangiare e solo se avremo le dispense piene potremo sopravvivere!”

“L’estate è ancora lunga e c’è tempo per fare provviste prima che arrivi l’inverno!

Io preferisco cantare! Con questo sole e questo caldo è impossibile lavorare!”

Per tutta l’estate la cicala continuò a cantare e le formiche a lavorare.

Ma i giorni passavano veloci, poi le settimane e i mesi. Arrivò l’autunno e gli alberi cominciarono a perdere le foglie e la cicala scese dall’albero ormai spoglio. Anche l’erba diventava sempre più gialla e rada. Una mattina la cicala si svegliò tutta infreddolita, mentre i campi erano coperti dalla prima brina.

Il gelo bruciò il verde delle ultime foglie: era arrivato l’inverno.

La cicala cominciò a vagare cibandosi di qualche gambo rinsecchito che spuntava ancora dal terreno duro e gelato.

Venne la neve e la cicala non trovò più niente da mangiare: affamata e tremante di freddo, pensava con rimpianto al caldo e ai canti dell’estate.

Una sera vide una lucina lontana e si avvicinò affondando nella neve: “Aprite! Aprite, per favore! Sto morendo di fame! Datemi qualcosa da mangiare!”

La finestra si aprì e la formica si affacciò: “Chi è? Chi è che bussa?”

“Sono io, la cicala! Ho fame, freddo e sono senza casa!”

“La cicala?! Ah! Mi ricordo di te! Cosa hai fatto durante l’estate, mentre noi faticavamo per prepararci all’inverno?”

“Io? Cantavo e riempivo del mio canto cielo e terra!”

“Hai cantato?” replicò la formica, “Adesso balla!”

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Un commento

  1. erreffe 12 Novembre 2016 at 18:07 - Reply

    fantastica questa favola che ci raccontavano i nonni quando eravamo bambini..
    manca però la parte finale..quella in cui il boss del regno animale, di chiare simpatie socialdemocraticomuniste, mette una bella patrimoniale alle ricche formiche e consente alle tante cicale di sopravvivere..:D ;)

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