
Un recente articolo del Wall Street Journal racconta una storia molto semplice, ma estremamente importante per chiunque abbia dei risparmi. Apple ha annunciato che sarà costretta ad aumentare i prezzi dei propri prodotti perché i costi delle memorie e dei chip di archiviazione sono esplosi. Negli ultimi anni la domanda proveniente dalle aziende che sviluppano intelligenza artificiale (Google, Microsoft, Meta, Amazon e altre) ha fatto impennare il prezzo di questi componenti, arrivato addirittura a quadruplicarsi.

L’andamento del prezzo dei chip di memoria negli ultimi 3 anni
Il CEO Tim Cook spiega nell’articolo che Apple ha cercato a lungo di assorbire questi aumenti senza scaricarli sui clienti, ma che ormai la situazione è diventata insostenibile. Per mantenere i propri margini di profitto, l’azienda dovrà inevitabilmente aumentare i listini.
La cosa interessante è che Apple non è sola. HP, Dell, Nintendo e molte altre aziende stanno facendo la stessa cosa. Quando i costi salgono, le imprese trasferiscono una parte di questi aumenti ai consumatori.
Ed è proprio qui che nasce l’inflazione.
L’inflazione è sempre presente nella vita delle persone
Molti pensano all’inflazione come a un evento eccezionale, qualcosa che accade solo durante le crisi. In realtà l’inflazione è una presenza costante nella nostra vita.
Ogni anno il caffè costa un po’ di più.
Ogni anno il ristorante aumenta leggermente il menù.
Ogni anno salgono le tariffe dei servizi, delle assicurazioni, delle bollette, dei viaggi, degli smartphone e delle automobili.
L’articolo di Apple ci mostra esattamente questo meccanismo in azione: aumentano i costi dei componenti, Apple aumenta i prezzi degli iPhone. È un fenomeno che avviene continuamente nell’economia, a volte lentamente, a volte molto velocemente, come nel 2022.
Ma non si ferma mai.

L’inflazione cresce in modo composto
C’è poi un aspetto che spesso viene sottovalutato (e che io mi sfiato nel cercare di far capire agli investitori): l’inflazione non si somma algebricamente. Si compone su sé stessa.
Facciamo un esempio semplice.
Immaginiamo un prodotto che oggi costa 100 euro.
Se l’inflazione è del 3%, l’anno prossimo costerà 103 euro.
Se l’anno successivo l’inflazione sarà ancora del 3%, il prezzo non salirà a 106 euro.
Salirà a 106,09 euro.
Perché il nuovo aumento si applica su un prezzo già aumentato.
E così via anno dopo anno. Ad esempio, con una inflazione media annua del 3% dopo 10 anni, quel prodotto costerà 134.86 euro. Avete letto bene: dopo 10 anni, con una inflazione del 3% MEDIO ANNUO, dopo 10 anni quel prodotto che compravate con 100 euro, ora costerà 134 euro. Sissignore.
Può sembrare una differenza minima anno su anno, ma nel lungo periodo diventa enorme.
Con un’inflazione media del 3%:
- dopo 10 anni i prezzi sono circa il 34% più alti;
- dopo 20 anni circa l’81% più alti;
- dopo 30 anni oltre il 140% più alti.
Tradotto in parole semplici: ciò che oggi compri con 100 euro, tra trent’anni potrebbe richiederne più di 240.
O detto in altre parole: se lasci i 100 euro sul conto, dopo 10 anni “valgono” solo circa 75 euro di potenziale spesa.
Ecco perché il tempo è il miglior amico dell’inflazione e il peggior nemico della liquidità improduttiva.
Il denaro fermo perde potere d’acquisto
Questo è il punto più importante per un risparmiatore: quando lasciamo i soldi sul conto corrente, il saldo nominale non cambia, perché 10.000 euro restano 10.000 euro. Ed è qui che la gente si sente “tranquilla”.
Il problema è che cambia continuamente ciò che quei 10.000 euro possono comprare.
Se i prezzi salgono del 3% all’anno, tra dieci anni quei 10.000 euro avranno un potere d’acquisto equivalente a circa 7.400 euro di oggi.
Il numero sul conto è identico ma la capacità di acquisto no: è una perdita silenziosa che non compare negli estratti conto ma che colpisce ogni santo giorno.
Lo stesso problema riguarda molti investimenti a reddito fisso. Le nostre beneamate obbligazioni, soprattutto beneamate dal nostro governo e Stato che le lancia con nomi altisonanti e “sognanti”, come “futura”, “Italia”, “sì” – aspetto con ansia il prossimo nome.
Pensiamo a un’obbligazione che paga una cedola del 2%.
Se l’inflazione corre al 2.5% medio annuo, già dopo solo un anno di “cedole”, quella cedola non basta più per stare dietro all’inflazione: l’investitore continua a ricevere il proprio flusso di cedole, ma ogni anno quei flussi valgono meno in termini reali.
La cedola è fissa.
L’inflazione no.
E quando l’inflazione accelera, il rischio è di illudersi di guadagnare mentre in realtà si sta perdendo potere d’acquisto.
Per questo oggi non possiamo più permetterci il lusso di lasciare grandi patrimoni parcheggiati:
- sui conti correnti;
- sui conti deposito;
- nelle polizze a capitale garantito;
- in strumenti che promettono stabilità nominale ma non proteggono il valore reale del patrimonio.
La vera domanda non è: “I miei soldi sono al sicuro?” ma: “Tra dieci, venti o trent’anni questi soldi compreranno ancora le stesse cose?”
L’inflazione è creata dalle aziende stesse
Torniamo ora ad Apple.
Perché aumenta i prezzi?
Perché vuole mantenere i propri margini.
Se i costi salgono del 10%, l’azienda cerca di aumentare i prezzi per continuare a guadagnare come prima.
Questo vale per Apple.
Vale per Ferrari (lasciate perdere per un attimo il lancio della tanto discussa “Luce”)
Vale per LVMH.
Vale per Nestlé.
Vale per Microsoft.
Vale per migliaia di aziende nel mondo.
L’inflazione non è altro che la somma di milioni di decisioni aziendali di questo tipo.
Ogni impresa aggiorna i propri listini per proteggere i propri profitti.
Ecco perché, nel lungo periodo, le aziende rappresentano una delle migliori difese naturali contro l’inflazione.
Perché l’azionario protegge dall’inflazione
Se possiedi solo liquidità, subisci l’aumento dei prezzi sicuramente e se possiedi obbligazioni a reddito fisso, spesso subisci l’aumento dei prezzi.
Se possiedi quote di aziende, partecipi alla loro capacità di aumentare i prezzi.
Apple aumenta il prezzo dell’iPhone.
Microsoft aumenta il prezzo dei servizi cloud.
Ferrari aumenta il prezzo delle automobili (e magari non venderà neanche una Luce a 550.000 euro e, infatti, il mercato la sta punendo non a caso, ma questa è un’altra storia).
LVMH aumenta il prezzo delle borse.
Nestlé aumenta il prezzo dei prodotti alimentari.
Quando queste aziende riescono ad aumentare i listini mantenendo i clienti, i ricavi crescono e nel tempo crescono anche gli utili.
E il valore delle aziende tende a riflettere proprio questa crescita.
Naturalmente esistono periodi difficili.
Nel 2022, ad esempio, le banche centrali hanno alzato i tassi di interesse in modo molto aggressivo per frenare l’inflazione. In queste fasi i mercati azionari possono soffrire nel breve periodo e tutti ce ne ricordiamo giusto? Giusto?
Le recessioni possono temporaneamente ridurre i consumi.
Gli utili possono rallentare.
Ma quando si osservano decenni e non mesi, emerge una realtà molto chiara:
l’azionario è l’unica grande asset class che incorpora al proprio interno la capacità delle imprese di adeguare prezzi, ricavi e utili all’inflazione.
È esattamente ciò che Apple sta facendo oggi.

La lezione per gli investitori
L’articolo su Apple non parla soltanto di smartphone più costosi, ma parla di una forza economica che agisce ogni giorno sul patrimonio di tutti noi.
L’inflazione non chiede il permesso ma lavora tutti i santi giorni in silenzio su ogni bene e servizio che acquistiamo.
Per questo il vero rischio oggi non è la volatilità di un portafoglio ben costruito: il vero rischio è vedere il proprio patrimonio perdere valore reale mentre sembra immobile e sicuro.
Per chi investe con un orizzonte di lungo periodo, la sfida non è conservare il capitale nominale, ma di conservare e accrescere il potere d’acquisto, perché il futuro non si paga con gli euro scritti sull’estratto conto, ma si paga con ciò che quegli euro saranno in grado di comprare.
Il rischio che nessuno vede
Molti risparmiatori passano una vita intera cercando di evitare il rischio.
Per questo vengono attratti da parole rassicuranti come “capitale garantito”, “capitale protetto”, “difesa”, “defense”, “conservazione”, “sicurezza”.
Sono parole che fanno sentire al riparo.
Ma c’è una domanda che dovremmo sempre porci:
Protetto da cosa?
Perché se un investimento protegge dalle oscillazioni dei mercati ma non protegge dall’inflazione, allora sta combattendo la battaglia sbagliata.
L’inflazione non fa rumore e non compare in rosso sullo schermo del tuo conto corrente: soprattutto non genera paura e non provoca panico.
Eppure, anno dopo anno, è uno dei più grandi distruttori di ricchezza che esistano.
È una tassa invisibile che colpisce ogni euro lasciato fermo.
È il motivo per cui i soldi che oggi sembrano al sicuro potrebbero non essere sufficienti domani per mantenere lo stesso tenore di vita.
Per questo il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente proteggere il capitale.
Dovrebbe essere proteggere il suo potere d’acquisto.
Proteggere il nostro futuro e la nostra libertà e indipendenza finanziaria.
Ed è qui che l’azionario cambia completamente prospettiva.
Molti lo vedono come un rischio.
In realtà, nel lungo periodo, rappresenta una delle forme più efficaci di protezione dall’inflazione.
Perché quando compriamo azioni non stiamo comprando un grafico che sale e scende.
Stiamo comprando una quota di proprietà di aziende reali: ovvero le stesse aziende che ogni giorno innovano, producono, vendono, aumentano i prezzi e generano utili.
Le stesse aziende che contribuiscono a creare quell’inflazione che tutti subiamo come consumatori.
Apple aumenta il prezzo degli iPhone.
Microsoft aumenta il prezzo dei suoi servizi.
Ferrari aumenta il prezzo delle sue auto.
LVMH aumenta il prezzo dei suoi marchi.
Come consumatori paghiamo questi aumenti e li dobbiamo subire, oppure cerchiamo alternative a più basso prezzo e, anche, a più bassa qualità magari. Ma stiamo facendo dei compromessi al ribasso, appunto.
Come azionisti possiamo partecipare ai benefici che ne derivano: è una differenza enorme, perché significa passare dall’essere spettatori all’essere soci. Dall’essere vittime dell’inflazione all’essere partecipi della crescita che l’inflazione stessa genera nelle aziende di qualità.
Naturalmente il percorso non è sempre lineare. Ci saranno anni difficili, momenti di volatilità e fasi in cui i mercati sembreranno muoversi nella direzione sbagliata.
Ma la storia economica ci insegna una lezione semplice e potente: nel lungo periodo il capitale non viene premiato perché è fermo. Viene premiato perché lavora.
I soldi lasciati immobili cercano di conservare il passato e abbiamo prove provate che la gente non sappia fare i calcoli di quanto “rendano” veramente gli immobili: perché non calcolano tutti i costi sostenuti per l’acquisto (notaio, agenzia), durante (lavori di ristrutturazione, spese condominiali, inquilini che non pagano) e dopo (ancora agenzia ed eventuali tasse).
I soldi, invece, investiti nelle imprese migliori del mondo partecipano alla costruzione del futuro.
E il futuro, da sempre, premia chi ne diventa proprietario.

Niente da aggiungere. Condivido tutto
Bisognava esserci in quegli anni per capire le differenze rispetto ad oggi…oggi veramente si parla a sproposito di bolle, FOMO e si fa disinformazione solo per vendere qualche clic su qualche social. Dobbiamo “combattere” più con i media e i social appunto che con i mercati. Vabbè
Reputo fondamentale per chi meno avvezzo di noi proprio questa funzione di hedge dell’azionario (a lungo termine) contro inflazione… riuscire a recepire quelle quote come pezzi reali di business magnifici é essenziale per comprendere la modalità.
Qualsiasi altro asset non garantisce questa meravigliosa funzione: tbills / tips a breve (o simili governativi AAA) nel brevissimo garantissimo perlomeno una correlazione positiva ma subiscono in caso di tassazione su cedole ed aumenti di tassi ; oro non parliamone, resta buono soltanto su orizzonti secolari e senza crescita reale; immobili (solo se affittati, se rivalutazione almeno maggiore rispetto a tasso inflazione ecc…) con decine di se e decine di rischi che non compensano un bel niente e rendimento inferiore rispetto ad azionario… vogliamo poi parlare dell’illiquidità come illusione di assenza di volatilità? …
Ottimo articolo, dissento soltanto sulla modalità di creazione dell’inflazione: quest’ultima è sempre e comunque un fenomeno monetario.
Si crea inflazione soltanto quando l’aumento della quantità di moneta aumenta più velocemente della quantità di nuovi beni e servizi.
Senza una nuova iniezione di moneta, l’aumento di un prezzo viene compensato dal calo di altri, mantenendo l’inflazione complessiva sotto controllo.
É soltanto quando le banche centrali fremono e devono per forza dimostrare di dover agire di fronte a questi shock che viene creata inflazione: per evitare ulteriori cali dei consumi dei consumatori (che hanno dedicato cash a beni anelastici) e quindi recessioni / fallimenti, tagliano tassi ed inondano di nuova liquidità, dando il via ad aumenti generalizzati…
Probabilmente hai ragione tu sulla parte monetaria dell’inflazione (non sono un economista): il punto che volevo fare è che dobbiamo essere i soci delle aziende che aumentano i listini, almeno le loro azioni salgono grazie all’aumento del fatturato (al netto del fatto che i clienti continuino a voler comprare i loro prodotti) e ci compriamo così dall’inflazione.
ottimo articolo!
semplice e chiaro. Dovrebbero parlarne a scuola di questi temi anche perchè i concetti base sono relativamente semplici ma il solo fatto di considerare l’inflazione nel proprio orizzonte ci renderebbe più consapevoli delle nostre scelte.
Tornando indietro se qualcuno 30 anni fa mi avesse spiegato queste cose (e poche altre come la diversificazione e investire nell’ottica di medio/lungo periodo) a quest’ora avrei un capitale molto maggiore, tra l’altro senza forzare ulteriormente sul lato “risparmio”.
Oltretutto la conseguenza di quanto scrive sarebbe anche un mercato dei capitali più tonico e attivo anche in Italia con la possibilità di sostenere meglio le nostre imprese.
grazie per l’articolo.
Grazie a te per essere un lettore di questo e-magazine…no, a scuola ci insegnano tutto di biologia, storia dell’arte, chimica, matematica, latino, greco e quant’altro, ma zero concetti di un minimo di finanza personale….nel nostro piccolo cerchiamo di “ovviare”. Buon investimento