By |Categorie: Investimento, Risparmio|Pubblicato il: 5 Gennaio, 2024|

In Italia, purtroppo, c’è un forte gap intergenerazionale su modi e tempi con cui gestire i propri risparmi e patrimoni.

Se da una parte, investire quando si è giovani ha grossi vantaggi, ad esempio quello di avere un orizzonte temporale lungo davanti a sé che, combinato ai benefici effetti dell’interesse annuo composto può portare a grandi risultati; dall’altra parte però le capacità economiche e le conoscenze finanziarie dei giovani molto spesso non permettono di fare delle scelte finanziarie adeguate.

Come riportato dall’indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani condotta da Intesa San Paolo con il centro di ricerca Luigi Einaudi, “nel giro di vent’anni, le nuove generazioni hanno collezionato crisi, pandemie, guerre, catastrofi naturali e shock di ogni sorta, e se è vero che quel che non distrugge fortifica, potenzialmente potremmo trovarci di fronte alla generazione più resiliente della storia nazionale”.

Facendo parte anch’io della categoria giovani under 30, mi rendo conto che riuscire a destinare una quota del reddito al risparmio non è così scontato. Di conseguenza l’investimento non viene nemmeno preso in considerazione per molti miei coetanei, se non quello per l’acquisto della prima casa.

Ma vediamo punto per punto cosa ci dicono i dati sul comportamento dei giovani riguardo le loro scelte finanziarie, anche a fronte di eventi estremi come quelli accaduti negli ultimi anni.

Educazione Finanziaria

Innanzitutto, cominciamo con il parlare di educazione finanziaria in Italia, purtroppo un tasto dolente.

Secondo i dati pubblicati dall’OCSE, nel 2020 l’Italia si trovava nelle ultime posizioni in classifica e i dati raccolti dalla ricerca Einaudi-Intesa nel 2022 confermano quanto detto nel 2020: una buona educazione finanziaria non sembra essere così diffusa, neanche tra i giovani.

L’educazione finanziaria è strettamente legata alle caratteristiche sociodemografiche di ciascun individuo. Dalle ricerche, infatti, emerge che la maggior parte delle conoscenze finanziarie e la preparazione dei giovani su risparmio, investimenti e denaro in generale derivino principalmente dalla famiglia e dalla vita quotidiana.

Secondo i dati dell’Osservatorio internazionale EDUFIN, i giovani sono consapevoli della loro bassa alfabetizzazione finanziaria, ma cresce la voglia di informarsi. Questo interesse è aumentato negli ultimi anni, dopo la pandemia e la guerra in Ucraina, l’innalzamento dell’inflazione e l’instabilità economica. Pochi giovani però riservano all’educazione finanziaria uno spazio in modo regolare e periodico. Molto spesso, invece, ci si informa solo in caso di eventi eccezionali. E questo spiega anche come mai l’interesse nei confronti dei temi economico-finanziari stia crescendo proprio in scia alla crisi in atto.

La generazione più attenta agli aspetti che riguardano la finanza è quella dei cosiddetti boomers (nati tra il 1945 e il 1964). I millenials (cioè, quelli nati tra il 1981 e il 1996) sembrano essere maggiormente interessati rispetto la generazione Z (i nati dal 1997 in poi).

Quello che i giovani percepiscono è che materie come economia e finanza sono troppo complesse e difficili da comprendere. La causa sembra derivare dalla mancanza di buoni contenuti educativi.

A livello europeo, per quanto riguarda sia il grado d’interesse che il livello di conoscenze, Francia e Germania sono allineate all’Italia, la Gran Bretagna è sopra la media, mentre la Spagna resta più indietro.

Secondo i giovani, dovrebbero essere scuole e università a introdurre l’educazione finanziaria, prima ancora di istituzioni come Bankitalia-Consob.

Questa tendenza comunque cambia da paese a paese. Infatti, l’educazione finanziaria viene promossa maggiormente dallo Stato e dai regolatori in Italia e in Spagna. Mentre in altri paesi come Germania e Francia l’educazione finanziaria viene promossa con maggior forza nelle scuole e nelle università. In Gran Bretagna invece, hanno un ruolo più importante i consulenti finanziari.

Risparmio e pensioni

Il risparmio aumenta con l’aumentare dell’età, come conseguenza del fatto che il capitale a disposizione cresce con il passare degli anni, per gli avanzamenti di carriera, per lasciti ereditari ecc.

Quello che emerge è che la disuguaglianza intergenerazionale è aumentata negli ultimi tempi. Infatti, il maggior calo del reddito medio reale annuo (già al netto degli effetti dell’inflazione) è stato subito proprio dai giovani. Purtroppo, questo declino si è accentuato dopo la pandemia. Anche se c’è la consapevolezza tra i giovani di quanto sia importante risparmiare, molti faticano a destinare una quota del loro reddito al risparmio, a causa di un attuale costo della vita troppo elevato.

Un tema molto importante riguarda l’aspetto pensionistico. I dati parlano chiaro, le pensioni si stanno sempre più impoverendo.

Anche se sembra troppo presto per pensarci quando si è giovani, in realtà non dovrebbe essere così, perché saremo proprio noi giovani a rimetterci più di tutti sul tema delle pensioni.

Nel rapporto 2021, Pensions at a Glance, lʼOCSE ha evidenziato che la generazione che entra ora nel mercato del lavoro in Italia andrà in pensione in media a 71 anni di età. Si tratta di una delle medie più alte fra i Paesi dell’intera area OCSE, la cui media è di 66 anni. Le pensioni risultano troppo basse e non saranno in grado di mantenere lo stile di vita che si aveva prima di andare in pensione.

Fonte: Ocse

I giovani non hanno ben chiara l’importanza della pensione integrativa e i vantaggi che ne derivano.

Infatti, secondo alcune ricerche, molti giovani non hanno sottoscritto un fondo pensione e non sono a conoscenza della possibilità di destinare non solo il TFR al fondo pensione, ma anche una parte del proprio reddito. Ricordo inoltre che questa parte di reddito non verrà tassata fino ad un tetto massimo di contribuzione al fondo pensione pari a 5.164 euro.

L’investimento e i giovani

Sono pochi i giovani che decidono di investire i propri risparmi. Molti decidono di lasciarli sul conto, la motivazione principale non è tanto la scarsa educazione finanziaria oppure lo scarso orientamento fra le proposte di investimento. Il motivo, secondo le ricerche, lo si deve al fatto che i giovani non hanno somme da investire e non si fidano, ma soprattutto si fidano poco di chi dovrebbe aiutarli nelle scelte finanziarie. Perché, la percezione è che gli interessi siano focalizzati più sul risultato che sul cliente. La fiducia verso le banche è molto bassa, è maggiore la fiducia verso gli influencer e i blog rispetto alle banche e le assicurazioni. Infatti, tra i canali di apprendimento i media e gli spazi tradizionali stanno perdendo terreno, a vantaggio di strumenti e ambienti online.

Le soluzioni di investimento devono essere semplici, obbiettive e flessibili.

Non amano più andare fisicamente in banca, ma preferiscono avere tutto a portata di mano. Inoltre, sono più attenti all’etica e ai temi sociali, così come all’ambiente. Ci sono alcuni giovani che preferiscono avere una consulenza più personalizzata, soprattutto quando si trovano a dover gestire patrimoni importanti. Ad esempio, in occasione del passaggio intergenerazionale.

L’investimento “preferito” dei giovani in Italia è quello del mattone. Seguito poi da titoli di Stato, obbligazioni (anche di Stati esteri, organismi internazionali, banche e aziende) e oro.

Le motivazioni che spingono i giovani ad acquistare obbligazioni è il fatto che sono ritenute più sicure e meno rischiose, ma anche per le cedole periodiche offerte.

I giovani che hanno scelto, invece, l’azionario come investimento sono pochi. La motivazione sembra essere il fatto che l’investimento in azioni viene visto come troppo rischioso e troppo tecnico e che necessita di capitali elevati. Ma allo stesso tempo molti giovani dichiarano di non conoscere il funzionamento del mercato azionario.

Più aumenta l’età e il capitale a disposizione, più aumenta anche l’esposizione azionaria in portafoglio.

Questo risultato è probabilmente frutto della maggiore educazione finanziaria che si acquisisce con l’età, visto che l’investimento in azioni appare troppo tecnico e troppo volatile per i giovani. Questo dato che emerge è un po’ controintuitivo, dato che la volatilità diminuisce con l’aumentare dell’orizzonte temporale e un giovane ha potenzialmente un orizzonte temporale lungo davanti a sé rispetto, ad esempio, un 50-60enne.

Ma le ricerche mostrano come la propensione al rischio delle persone aumenta con l’aumentare dell’età e i giovani italiani sono molto avversi al rischio. La maggior parte è preoccupata a mantenere la liquidità per le spese di breve periodo.

Conclusione

In conclusione, in Italia c’è una persistente bassa alfabetizzazione finanziaria che porta ad una crescente diffidenza nelle scelte finanziarie.

Si tratta di un gap importante da colmare poiché nel lungo termine potrebbe condurre a scelte finanziarie sbagliate. Inoltre, all’avanzare dell’età e al miglioramento della carriera lavorativa, ci si troverà magari a dover amministrare patrimoni più consistenti, sui quali si dovranno prendere decisioni che richiederanno una base solida di conoscenze.

Per quanto riguarda la mia esperienza, prima di cominciare il mio percorso prima universitario studiando finanza, poi lavorativo come consulente finanziario, il mondo finanziario per me era un universo sconosciuto. Non avevo idea di come funzionasse e dell’importanza dell’investimento per raggiungere i miei obiettivi di vita. Fin da subito però ho cercato di dare molta importanza al risparmio, cercando il più possibile di destinarne una quota, derivante da mance o regali di compleanno e poi successivamente dal reddito di lavoro.

La prima esperienza di investimento l’ho fatta tramite una banca, che non mi ha certo chiarito le idee. Anzi sembrava ancora tutto più confuso.

Il consiglio era stato quello di investire in un fondo obbligazionario. Come è emerso dalle ricerche pensavo anch’io che l’azionario fosse troppo rischioso per me e nessuno mi aveva spiegato bene come funzionasse. Con il tempo, ovviamente questa cosa è cambiata. Prima di tutto, ho deciso di investire per la mia pensione e ho aperto un fondo pensione, scegliendo proprio l’azionario come asset predominante, dato che ho un orizzonte temporale davanti a me di più di 30 anni. Successivamente ho cominciato ad investire una quota di risparmio nei mercati finanziari per altri obiettivi di vita, scegliendo anche qui come asset predominante l’azionario, visto l’orizzonte temporale lungo.

Ma prima ancora dell’investimento un passo importante da fare, nonostante le difficoltà di risparmio e l’attuale costo della vita e che a me personalmente aiuta molto, è quello di tenere traccia delle proprie spese. Una cosa che consiglio è quella di tenere un bilancio delle uscite e delle entrate e aggiornarlo periodicamente.

Ci sono vari modi per controllare le uscite e le entrate; ad esempio si possono utilizzare app che semplificano di molto questo lavoro (ad esempio io utilizzo Monefy). Una volta iniziato il processo di inserimento periodico delle entrate e delle uscite, con il tempo verrà automatico, l’importante è essere costanti. A fine anno si potrà redigere un bilancio, facendo l’elenco di tutte le spese sostenute e le entrate. Dopodiché banalmente si farà la differenza tra le due. In questo modo aumenterà la consapevolezza sull’entità delle proprie spese, facendo anche una suddivisione delle spese personali essenziali (ad esempio per il cibo, le bollette, affitto/mutuo), le spese per gli hobby e altro.

Da questo bilancio poi, si potrà fare una previsione per l’anno successivo: considerando prima di tutto le spese ordinarie che sono state monitorate  e che si presume saranno presenti anche l’anno successivo; poi considerando anche eventuali spese straordinarie che ognuno può stimare, pensando a degli eventi inattesi che potranno verificarsi.

In questo modo si potranno fare dei ragionamenti per i periodi successivi: ad esempio si possono impostare dei budget personali, diminuendo la quota destinata ad alcune spese che si ritengono meno importanti, per aumentare la quota destinata al risparmio. Dopodiché, ad esempio attraverso un piano di accumulo, si potranno investire anche piccole somme periodicamente.

La gestione e la consapevolezza delle proprie finanze migliorano la propria educazione finanziaria e aiutano a raggiungere gli obiettivi di vita.

In tempi di incertezza come quelli che stiamo vivendo, avere delle buone conoscenze finanziarie, vuol dire avere una bussola per orientarsi meglio.

I benefici derivanti da un miglioramento dell’educazione finanziaria saranno ad esempio una minore ansia finanziaria, una migliore capacità di sapersi districare tra gli investimenti finanziari, meno ore da dedicare a risolvere problemi finanziari.

FONTI:

  • Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani condotta da Intesa San Paolo con il centro di ricerca Luigi Einaudi per l’anno 2022: La definizione di «giovane» qui adottata comprende tutti gli individui maggiorenni fino a 34 anni.
  • Osservatorio Internazionale Edufin Pictet: la finanza secondo le nuove generazioni: Ricerca promossa da Pictet Asset Management sul tema dell’educazione finanziaria in Italia, Francia, Germania, Spagna e UK
  • OECD/INFE 2020 International Survey of Adult Financial Literacy
  • RAPPORTO EDUFIN 2023 Educazione finanziaria: iniziamo dalla scuola

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