
Per scorta di emergenza nel mondo della finanza personale si intende comunemente quella quota di denaro che viene mantenuta liquida o investita a brevissimo termine per far fronte agli imprevisti. Imprevisti che possono essere banali e del valore di di poche centinaia di euro, oppure importanti e tali da rendere necessario l’esborso di decine di migliaia di euro.
La teoria della finanza personale dice che la scorta di emergenza assume un valore crescente a seconda del tenore di vita, della condizione familiare, lavorativa, patrimoniale e tanto altro. Gli stessi strumenti per costruire questa ruota di scorta possono essere diversi. Tutti con pro e contro.
Non è questo l’articolo per ripetere concetti che abbiamo già approfondito a più riprese su questo blog. Vi lascio semplicemente un paio di link che saranno utili per rispolverare qualche concetto importante.
Conto di emergenza, perché non farne a meno e come costruirlo
Ma se alla scorta di sicurezza solitamente vengono abbinati prodotti come fondi monetari, Bot, conti deposito o vincolati, nell’articolo di oggi inserisco una piccola dose eretica al concetto proponendo, udite udite, un investimento azionario come possibile strumento per coprire le emergenze.
Ma quali emergenze?
Non certamente quelle di domani. Ma sicuramente quelle di dopo domani. Cerco di spiegarmi meglio.
L’idea ad alcuni sembrerà “balzana”, ad altri psicologicamente insostenibile visto il periodo della vita che l’accompagna, ma se ci troviamo nel periodo del cosiddetto “retirement” (pensionamento anticipato o meno) e abbiamo deciso di integrare la pensione pubblica con strumenti molto prudenti e sicuri (tipicamente obbligazioni) perché non sopportiamo la volatilità dei mercati azionari, dobbiamo fare i conti con il rischio di un esaurimento preventivo di un capitale che potrebbe non tenere il passo dell’inflazione.
Come calcolare facilmente la propria pensione futura
La conseguente necessità di trovare risorse di “emergenza” nel momento in cui il pozzo sarà definitivamente prosciugato potrebbe essere un problema considerando l’età. Tornare al lavoro appare improbabile, risparmi aggiuntivi sono complicati da reperire salvo confidare in eredità varie, e la flessibilità di spesa con il passare degli anni diventa sempre più un’utopia.
Un capitale di 1 milione di euro all’età di 65 anni dal quale si prelevano 50k annui con rendimento annuo da obbligazioni uguale al tasso di inflazione (rendimento reale zero), a 86 anni è definitivamente esaurito.

Nel tentare di eliminare il rischio “mercato” stiamo aumentando contemporaneamente il rischio “longevità“, ovvero vivere oltre la data di esaurimento di quel capitale privato che doveva aiutarci durante la pensione a mantenere, o meglio migliorare, il tenore di vita offerto dalla sempre più magra pensione pubblica.
Ma se la teoria consolidata dice che la scorta di emergenza durante la fase dell’accumulazione dovrebbe rigorosamente essere liquida e priva di rischio, durante la fase del “decumulo”, pur rimanendo valido lo stesso concetto come abbiamo già scritto in occasione di questo articolo, l’emergenza difficilmente ha impatti così devastanti quando le risorse finanziarie disponibili sono solitamente più abbondanti e gli obblighi familiari meno pressanti. I figli dovrebbero essere sistemati, il mutuo ripagato e a questo si aggiunge la presenza di una componente di reddito fisso e garantito come la pensione, non soggetto a rischi di licenziamenti improvvisi o cali di fatturato per gli autonomi.
Ha senso durante i primi anni di questa fase “servire” le spese quotidiane con investimenti obbligazionari che vanno a scadere (la tecnica a scala può essere molto utile al riguardo) per fronteggiare il rischio insito nella componente azionaria del portafoglio e noto come sequenza dei rendimenti.
Il conto di emergenza deve naturalmente vivere di vita propria, dormendo però tra due guanciali, ovvero quella quota parte di obbligazioni destinate a finanziare le spese di base all’occorrenza prestando al conto di emergenza ciò che serve. Da qui poi deriva la pressante necessità di gestione dinamica e varabile dei tassi di prelievo del capitale. Ma questo è un altro argomento.
Un conto di emergenza che può quindi essere più magro rispetto al periodo dell’accumulazione, destinando una quota parte dello stesso ad un secondo conto di emergenza che servirà per fronteggiare gli imprevisti che si verificheranno fra 10-15 anni dal pensionamento.
Essendo questo un periodo di tempo nel quale l’inflazione può essere sconfitta con elevate probabilità di successo solo con investimenti azionari (oppure bond indicizzati all’inflazione), una soluzione contro questi remoti e futuri rischi potrebbe essere quella di creare fin da subito una scorta di emergenza 100% azionario globale e dimenticarsene per almeno 15 anni.

Fonte dati: Bloomberg, elaborazioni dell’autore
La storia dimostra che a distanza di 15 anni l’indice azionario globale Msci World total return (ahimè purtroppo espresso in dollari Usa in assenza di dati in euro dal 1970) è sempre risultato in generosa crescita (picco minimo 59% nel periodo 1999-2014, massimo 994% nel periodo 1989-1974), ma soprattutto ha sempre battuto l’inflazione (qui ovviamente americana) conservando il potere d’acquisto.
In futuro potrebbe non andare nello stesso modo per l’azionario?
Certamente sì, ma evidenze e probabilità invitano a non scartare l’idea, soprattutto per avere una consistente possibilità di disporre di una scorta di emergenza decisamente più abbondante e protettiva negli anni avanzati della pensione, quando salute, casa e famiglia vedranno aumentare i rischi a fronte di un capitale umano inevitabilmente sempre meno redditizio.
Buon investimento.
