La teoria della parità dei poteri d’acquisto

La teoria della Parità dei Poteri d’acquisto (Purchasing Power Parity o PPP  è basata sulla legge del prezzo unico.
Il pilastro fondamentale della teoria è rappresentato dal fatto che, in un mercato efficiente, il valore di una paniere di beni e servizi oggetti di libero scambio all’interno del paese X, aggiustato per il cambio vigente, dovrebbe essere venduto allo stesso prezzo applicato ll’interno del paese Y.

Il valore di cambio tra le valute dei paesi X e Y dovrebbe in teoria essere determinato dal rapporto tra il prezzo globale del paniere di beni e servizi del paese X e quello del paese Y. Qualora, ai cambi attuali, il paniere di beni e servizi del paese X risultasse essere più a buon mercato di quello del paese Y allora, seconda la teoria, la maggiore domanda estera riporterebbe i prezzi di X sul valore di equilibrio.

La dinamica inflazionistica delle due aree di riferimento assume certamente una rilevanza fondamentale nella formazione del cambio e, ad un aumento dell’inflazione, dovrebbe corrispondere una svalutazione della valuta per mantenere invariato il PPP.
Un esempio concreto può aiutarci a capire il meccanismo della teoria.
Se in Italia un tablet costa 500 euro ad un cambio EurUsd di 1.30 (1 € = 1.30 $) il medesimo modello dovrebbe costare negli Stati Uniti 650 Usd.
Se il costo del tablet venduto negli Usa (ad esempio su un qualunque sito online) risultasse pari a 500 Dollari allora il cliente italiano troverebbe più conveniente acquistare, al cambio attuale di 1.30, il tablet negli Stati Uniti.

parità1
Ovviamente appaiono evidenti i limiti di questa teoria; tariffe doganali, spese di trasporto, dazi, sono solo alcuni dei fattori che rendono molto più difficoltosa una precisa valutazione (e convenienza pratica) per effettuare acquisti all’estero a condizioni favorevoli.
Oltre al fatto che questa legge può essere applicata solo ai beni o servizi commerciabili a livello internazionale escludendo perciò i beni immobili, un altro elemento di criticità di cui tenere conto è legato al fatto che il paniere di beni e servizi utilizzato nella formulazione del PPP (il cosiddetto cambio di equilibrio) è uguale per tutti i paesi, sottostimando quelle che sono le preferenze di mercato dei vari consumatori mondiali, fattore determinante nella formazione di un prezzo di vendita.

Pur nel rispetto di questi limiti, l’analisi dello scostamento dei livelli di cambio attuali dal PPP fornisce l’immediato riscontro se una valuta è sopra/sotto valutata in termini fondamentali. Nel breve termine questo elemento non fornisce elementi di supporto al trading in quanto la tendenza a vedere una convergenza del cambio verso il livello di equilibrio richiede statisticamente tra i 4 e i 10 anni.
Allo stato attuale e rispetto all’Euro, la tabella che segue riporta le monete sopra e sotto valutate in base ai criteri stabiliti dall’Ocse. Ad oggi il Dollaro americano è tornato ad esempio ad essere sopravalutato nei confronti dell’Euro.

ppp

Esistono comunque metodi alternativi di misurazione della parità dei poteri d’acquisto, tra cui il famoso Big Mac Index.
Il Big Mac index è uno strumento di comparazione del potere d’acquisto di una valuta stilato dal 1986 dal giornale economico “The Economist” ed aggiornato periodicamente dallo stesso editore.
Questa misurazione assume come valida la teoria della parità dei poteri d’acquisto, teoria che, come illustrato in un articolo precedente e con le limitazioni di cui abbiamo già parlato relativamente alla metodologia in questione, presuppone che il tasso di cambio tra due valute dovrebbe tendere naturalmente ad aggiustarsi in modo che un paniere di beni abbia lo stesso costo in entrambe le valute.

Nell’indice Big Mac, il paniere è composto da un singolo Big Mac, così come viene venduto dalla catena di fast food della Mc Donald’s in tutto il modo. Il Big Mac è stato scelto perché è disponibile con le stesse specifiche in diverse nazioni del mondo, e gli affiliati McDonald’s locali hanno una notevole responsabilità nella negoziazione dei prezzi.
Per questi motivi, l’indice permette una comparazione significativa tra le valute di molte nazioni creando non tanto opportunità di arbitraggio, quanto indicazioni su quanto può essere considerata “cara” in termini fondamentali una valuta rispetto ad un’altra.

parità3

Il rapporto della parità di potere d’acquisto del Big Mac tra due valute si ottiene dividendo il costo di un Big Mac in una nazione (nella sua valuta) per il costo di un Big Mac nell’altra nazione (nella sua valuta). Questo valore viene confrontato con il tasso di cambio attuale; se è più basso, allora la prima valuta è sottovalutata (secondo la teoria della parità del potere d’acquisto) rispetto alla seconda, mentre se è più alto, allora la prima valuta è sopravvalutata.

Un esempio può chiarire meglio il calcolo; a luglio 2014 un Big Mac costava 4,95$ (ai cambi di quel momento) nell’Area Euro e 4.80$ negli Stati Uniti con una sopravalutazione della moneta europea del 3,3%. In base a questa considerazione la parità teorica dei poteri d’acquisto si otteneva sottraendo il 3,3% al cambio spot EurUsd di luglio 2014, ovvero 1.351 ottenendo così un ipotetico punto di equa valutazione del cambio attorno a 1.30.
Per un aggiornamento delle sopra/sotto valutazioni delle valute mondiali rispetto al Dollaro Usa può essere utile il link Economist.

In conclusione il principio della parità dei poteri d’acquisto non è certamente uno strumento utile ai trader, ma per gli investitori di lungo periodo e di buon senso può essere una buona bussola per cercare di indirizzare la propria esposizione valutaria verso divise palesemente sottovalutate. Come sempre non sappiamo cosa ci riserverà il futuro e potrebbero passare anni prima che questo tipo di parità torni ad essere raggiunto, ma il concetto del ritorno verso la media ha un’elevata probabilità nel lungo periodo di dare delle soddisfazione all’investitore.

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5 risposte a "La teoria della parità dei poteri d’acquisto"

  1. am 6 gennaio 2015 / 20:44

    eh ben … come spiegare big mac a 1.5 euro in cina?—-flagello in arrivo?

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    • archeowealth 6 gennaio 2015 / 21:31

      Il Big Mac a luglio 2014 secondo l’Economist prezzava in Cina 2,73$ che rispetto all’equivalente americano (4,80$ in Euro circa 2,27) indicava una valuta sottovalutata del 43%. il Renmimbi cinese si sta pregressivamente rivalutando (nel 2007 era sottovalutato del 60%), ma il problema è il rallentamento globale (al netto degli Usa) che probabilmente arresterà un pò il fenomeno di rivalutazione. Dei problemi cinesi se ne parla tanto, annoto però che la borsa di Shanghai negli ultimi mesi sta salendo alla grande e come sempre a infausti presagi corrispondono andamenti finanziari opposti. Non so se arriverà un flagello, so solo che se correzioni e volatilità ci saranno come sempre bisognerà essere lucidi e non pensare che questa volta è diverso proseguendo imperterriti i propri piani di investimento di lungo periodo.

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      • am 11 gennaio 2015 / 0:59

        Grazie mille per la risposta. uhm pensavo costasse un po’ di meno il bigmac, ma probabilmente sono io che ho fatto confusione , dato che dividevo i prezzi per 10 e non per 8.
        Riguardo agli investimenti in campo cinese, io ci lavoro per questi matti…speriamo bene

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      • archeowealth 11 gennaio 2015 / 9:54

        In che senso ci lavori? In che campo? Qual’è la situazione? Mi interessa sapere qualcosa da chi vive la realtà…spesso e volentieri report finanziari o giornali raccontano cose un pò troppo “alte” mentre invece le esperienze dirette sono molto più formative.

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