
Perché molti investitori non disdegnano di avere portafogli di investimento concentrati su poche azioni, temi o settori?
Nel mio ultimo libro ho citato la risposta di uno dei più competenti (almeno per chi vi scrive) autore di contenuti sul tema finanza personale e investimenti, Larry Swedroe.
La risposta alla domanda iniziale ha almeno cinque risposte, ma la reazione suscitata da questo mio ultimo post su Linkedin credo renda utile per tutti (professionisti del settore compresi) citare almeno la prima giustificazione data da Swedroe come risposta al quesito.
Nel post su Linkedin era mia intenzione evidenziare quanto illusorio sia oggi pensare di vivere di rendita con i soli dividendi e/o cedole di azioni e obbligazioni.
Ho selezionato due indici, uno azionario globale e uno obbligazionario in euro, proprio per eliminare ogni forma di deviazione dal rischio di mercato.
Per un portafoglio bilanciato 50% azioni e 50% obbligazioni, il solo rendimento da dividendo su ETF al netto delle tasse risulta abbastanza magro.
Solo con 1,2 milioni di euro oggi si riesce a replicare una pensione mensile da 1.500 euro.
Un discreto impegno finanziario aggirabile ovviamente con altre strategie di decumulo che richiedono però un prelievo sistematico dal capitale.
Piani di decumulo, scenari realistici per non giocare a dadi con il destino
Un gesto che nella pratica (e in molti studi accademici) rappresenta uno degli ostacoli principali a livello comportamentale per chi decide di andare in FIRE, oppure semplicemente di integrare la pensione pubblica o privata con risparmio accumulato nel tempo.
Una parte (per fortuna non la maggioranza) di commenti che si sono scatenati sul tema mi ha sorpreso, soprattutto perché provenienti da professionisti del settore finanziario.
Basta prendere gli ETF azionari ad alto dividendo oppure obbligazioni high yield o in dollari americani e il problema è risolto, questo sembrava emergere da molte di quelle risposte.
Accidenti come ho fatto a non pensarci in questi miei 25 anni di carriera?
Anzi a dire il vero all’inizio della carriera, da inesperto della finanza che pensava di aver trovato nei libri la soluzione ad ogni dubbio, ho fatto esattamente queste scelte. Che naturalmente si sono rivelata sbagliate con il senno di poi.

quanto capitale serve per avere dividendi in grado di replicare la pensione inps
Ad esempio per quale motivo un investimento in obbligazioni americane in dollari realizzato 10 anni fa quando il differenziale di rendimento tra Treasury americani e Bund tedeschi era di 150 punti base (1,5% all’anno), non si è tradotto in un ben più generoso vantaggio a favore dell’investimento nell’equivalente ETF su bond americani a cambio aperto che invece ha raccolto appena il 5% in più nel decennio rispetto all’equivalente europeo?

Fonte dati: JustETF.com
Oppure perché investire in obbligazioni emergenti con rendimenti da favola non si è tradotto negli ultimi 10 anni passati in Europa nel mondo straordinario nel tasso zero o addirittura negativo, in un generoso vantaggio di rendimento ben superiore a quel modesto 6% complessivamente raccolto nella realtà (con una volatilità decisamente superiore per gli investimenti emergenti e nonostante il crollo senza precedenti dei bond europei)?

O ancora perché, uno degli argomenti a quanto pare più gettonati da chi ambisce a vivere di rendita come quello delle azioni ad alto dividendo, nonostante generosi flussi di cassa periodici distribuiti periodicamente (che ricordo vanno sempre decurtati da un 26% di imposte italiane, ma anche dalla doppia tassazione sui dividendi esteri che per gli USA è del 15%) ha ricompensato l’investitore con una performance complessiva in deficit tra l’80% e il 100% rispetto all’azionario globale?

L’errore nell’essere sedotti dall’apparente generoso rendimento distribuito fin da subito, che sia cedola o dividendo, fa parte esattamente del primo difetto citato da Swedroe come causa del persistere di questo bias comportamentale che frequentemente troviamo in chi investe denaro.
Una carente educazione finanziaria è la responsabile di tutto ciò.
Perché non permette di capire la differenza tra rischio buono (quello che compensa il rischio con il rendimento e che viene definito sistematico e non diversificabile) e quello cattivo (quello che al contrario non compensa il rischio altresì detto idiosincratico o diversificabile perché strettamente legato a dinamiche specifiche di una società non prezzato dal mercato).
Il rischio sistematico è tipicamente non diversificabile.
La volatilità del mercato azionario globale è quella, non può essere eliminata o ridotta aggiungendo altra diversificazione.
Sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili i prezzi già includono il rendimento atteso dal mercato per un determinato livello di rischio. Non esiste il rischio di perdere tutto acquistando, ad esempio, un ETF che replica l’indice delle azioni mondiali.
Il rischio idiosincratico (o diversificabile) è invece qualcosa di diverso.
Un rischio che corriamo quando acquistiamo una singola azione o, seppur in modo più sfumato, un ETF che investe su un solo paese, settore o tema.
Fondi tematici, tanto fascino ma poca concretezza
Si tratta di un rischio che dipende da variabili specifiche dell’azienda o di uno sparuto gruppo di società. Gli investitori non verranno ripagati per quel rischio che hanno deciso di assumersi perché può essere ridotto con la diversificazione.
Ecco spiegato perché ha poco senso investire su un singolo titolo azionario. Nessun beneficio atteso in termini di rendimento verrà riconosciuto dai mercati per questa porzione di rischio aggiuntivo.
Anche il rischio valutario, tanto decantato in questi mesi a favore del dollaro americano, è un rischio diversificabile perché si può coprire. Il mercato per questo non riconosce nel lungo periodo nessun premio aggiuntivo a chi si assume questo rischio.
Non si comprenderebbe altrimenti perché tutti noi europei non ci precipitiamo al bancone del bar a sorseggiare dollari americani con antipasti di real brasiliani e stuzzichini di lire turche. Magari con un bel dessert ad alto dividendo azionario.
Il desiderio e l’apparenza spesso si mescolano insieme creando mondi finanziari paralleli nei quali ci sentiamo a nostro agio vivere.
Non è sbagliato inserire nei portafogli azioni ad alto dividendo oppure obbligazioni emergenti. Anzi, ha una sua logica agire in tal senso ma in ottica di efficienza del portafoglio e noi stessi strutturiamo portafogli dei clienti con prodotti di questo tipo a certe condizioni.
Ma la realtà (e la storia) racconta anche altro e il risveglio da quello che sembra essere un pasto gratis ed invitante potrebbe essere non così piacevole per chi cerca una facile scorciatoia al club dell’indipendenza finanziaria. Soprattutto quando l’orizzonte temporale che ci separa dall’obiettivo si sarà inevitabilmente accorciato e il tornare indietro per rimediare alla somma di errori si farà terribilmente complicato.
Buon investimento.

grazie Lorenzo, come sempre chiaro e sintetico
la macro logica del fire prevede una lunga fase di accumulo ( attraverso strumenti ad acc.) e poi una fase di decumulo, ed in questa seconda fase sarebbe meglio avere strumenti a distr. per poter utilizzare cedole e dividendi. la mia domanda è : come si fa, ad una certa data, a trasformare un portafoglio con strumenti ad acc. in un portafoglio con strumenti a distr. ? se non vendendo tutto e ricomprando, ma mi sembra poco eff.
grazie
Effettivamente è così, è poco efficiente fiscalmente. Diciamo che il fattore distribuzione può avere senso considerarlo se si sta costruendo o ristrutturando un portafoglio, non certamente per smantellare l’esistenze ad accumulazione. In questo caso la vendita di quote necessarie (che probabilmente venderei in parte anche con distribuzione) è la scelta migliore.
Vatti a vedere l ishares jpm emerging market quanto rende…con 500mila euro hai 2000 euro netti al mese!
Certo sarebbe tutto bellissimo ma…
Ma se prendo ad esempio gli ultimi 5 anni avrei anche una minusvalenza sul prezzo di 100 mila euro (-20%). Con una mano ti ha dato, con l’altra se li è ripresi insomma.
E infatti il bilancio finale dell’investimento fa zero, questo ETF in 5 anni non ha guadagnato praticamente nulla, ha perso anche contro l’inflazione italiana ma con un aggravante.
Per avere delle ricche cedole si sono pagate anche ricche tasse allo stato in via anticipata. Lo stesso ETF in versione accumulazione non avrebbe pagato nulla in anticipo e il saldo finale al netto delle tasse sarebbe migliore di quello a distribuzione.
In base alla vostra tabella, il rendiconto netto annuale sarebbe di circa1,6%. Mi sembra un calcolo eccessivamente pessimistico. I titoli di stato italiano rendono di più.
Non è un calcolo pessimistico, sono gli attuali dati di mercato considerando i titoli presenti all’interno dei vari ETF. Basti pensare che i dividendi sulla borsa americana sono del 1,5%. Le cedole sui Bund tedeschi a 10 anni del 2,5%. Questo l’aspetto di reddito “erogato”, poi ovviamente per l’azionario c’è anche da considerare l’aspetto della crescita di valore nel tempo. Per quanto riguarda i BTP ho già risposto nel commento precedente, ma ricordo sempre che maggiore rendimento uguale maggiore rischio, soprattutto se il rischio è concentrato su un unico emittente.
Perché calcolate un interesse così basso ,quando un btp italiano rende molto di più anche ora che i prezzi sono saliti? Su 1,2 milioni di euro al 4% sono 48k l’anno …. 4k al mese
Perché un giorno l’Italia potrebbe essere una nuova Grecia (siamo pur sempre il secondo debito pubblico del mondo), perché un giorno l’inflazione potrebbe salire al 5% e il tuo tasso fisso apparentemente generoso sarebbe una perdita costante, perché allora non investire in obbligazioni che rendono anche l’8%, perché mettere tutti i propri risparmi nel debito del paese in cui si vive, si lavora, si incassa la pensione è una pessima idea e potrei andare ancora avanti. Certo si può fare questa scelta, ma senza diversificare stiamo mettendo tutte le nostre fiche sul nero della roulette. E se quando saremo vecchi e stanchi uscisse il rosso?
Mamma mia che disastro, qui mi sa che ci tocca lavorare tutti ed ancora per molto ….. :-)
Da questa analisi, si evince che in fase di decumulo la scelta migliore è liquidare le quote di capitale sufficiente a garantire il flusso mensile e/o annuale
Non esattamente. Liquidare per pagare tasse non ha un gran senso, meglio ribilanciare di volta in volta. Per chi ha portafoglio da strutturare risulta indifferente ribilanciare o costruire portafogli con cedole e dividendi che alimentano il flusso di reddito. Da questo articolo si evince però e soprattutto che chi utilizza il metodo di utilizzare queste fonti di reddito come sostegno e integrazione alla propria pensione o ha grandi importi, oppure deve imparare a vivere con molto poco.
Personalmente riesco da anni a lucrare € 45/48000 netti annui con un capitale investito di circa € 1200000. Tutte azioni: Generali,Unipol,Swiss Re, Mediobanca,Unicredit, Esprinet, British American Tobacco,Aviva, Poste Italiane e poche altre. Il capitale è inoltre cresciuto,negli anni, di valore dagli iniziali €800.000 circa. Sono conscio che cmq è andata bene,acquistando selettivamente nei crolli.