
Oggi articolo un po’ fuori dal tema finanza e investimenti, ma neanche più di tanto visto che gli attori protagonisti e le comparse appartengono a questo mondo. E l’obiettivo è quello di migliorare il processo di trasmissione dell’educazione finanziaria da chi ha la conoscenza a chi non ce l’ha.
Un’esperienza personale mi ha dato l’ennesima conferma che uno dei principali fattori di attrito nel miglioramento dell’educazione finanziaria nel nostro paese forse viene proprio da chi dovrebbe ergersi ad esempio verso il pubblico meno preparato. O quanto meno da una parte neanche tanto marginale, sicuramente la più chiassosa, dell’universo di chi si occupa quotidianamente di finanza.
Ci sono tanti esperti che fanno un egregio lavoro ma che faticano terribilmente a trasmettere i propri virtuosi messaggi e questo è irritante.
Perché l’informazione umile, oggettiva e non urlata non attira.
Perché l’educazione finanziaria, quella vera, è abbastanza noiosa se non condita da qualche esoterica previsione sul futuro.
Perché troppo spesso il megafono social della rete preferisce altro, possibilmente conflitti, complotti e gradassate varie.
E siccome nel marasma dei contenuti che girano oggi (ripeto per fortuna non tutti) ci sono anche parecchi soggetti che remano involontariamente (gli ignoranti del settore) o volontariamente (i moderni gatto e volpe) contro, la frittata è bella che fatta spiegando seppur parzialmente perché il portare acqua nel secchio dell’educazione finanziaria non ha prodotto nel tempo ad un miglioramento sostanziale del livello medio degli italiani. Consiglio al riguardo un recente articolo de Il Sole 24 Ore.

Il mio post “incriminato” a cui facevo riferimento risale a Ferragosto e il sottoscritto l’ha pubblicato su Linkedin. Eccolo qui.
Breve, conciso e di impatto immediato per adattarsi bene al clima. In quel momento ho preso banalmente atto dello zero o giù di lì che avevano offerto i mercati finanziari agli investitori nel 2025, almeno fino a quel momento.
Fortunatamente le cose per alcune asset class sono migliorate, per altre peggiorate. Ma non è questo il punto.

La situazione dei mercati a Ferragosto
Tutto sommato quello che sta accadendo sui mercati è normale. Le borse stanno digerendo i maxi rialzi del 2023 e 2024 e lo stanno facendo in modo indolore.

La situazione dei mercati oggi
Ma come non siamo abbondantemente oltre i massimi storici di tutti i tempi caro Lorenzo?
Certo che lo siamo, soprattutto con una Wall Street che li ha ritoccati diverse volte, alla faccia di dazi, guerre e tassi di interesse. Ma c’è un piccolo e non irrilevante particolare che spesso vedo dimenticato nelle varie discussioni sul tema.
Per un investitore italiano il massimo storico si misura aumentando o sottraendo alla performance dell’indice quello della valuta in cui lo stesso indice è quotato. Un indice azionario mondiale in buona parte è composta da azioni non euro, soprattutto americane che vanno ben oltre il 60% del totale.
Global Market Portfolio, la strategia perfetta per l’investitore indeciso
E siccome il dollaro ha perso parecchio terreno la realtà è che le borse americane, comprendendo i dividendi, sono allo stesso livello di fine gennaio/inizio febbraio, spiegando bene perché i principali ETF che investono sullo S&P500 in versione total return si fermano a +2,5% da inizio 2025.

Se qualcuno omette questa informazione lo fa perché o è un ignorante della materia oppure è in malafede.
Altrimenti perché non comprarci tutti allegramente azioni turche infischiandocene dello valuta patacca nella quale sono quotate?
Le obbligazioni europee stanno cercando ancora di riparare le dolorose ferite inferte dal violento rialzo dei tassi del 2022 e qui per ovvi motivi matematici visto (si partiva da rendimenti zero anche sulle lunghe scadenze), la strada per il recupero richiederà ancora qualche anno (salvo un ritorno al tasso zero a breve). Il bilancio degli ETF che investono in bond di questo 2025 non ripaga nemmeno l’inflazione.
Il cash fa il suo lavoro remunerando al tasso BCE o giù di lì gli investitori, coprendo la perdita di potere d’acquisto come storicamente è quasi sempre accaduto tranne che nei casi di interventi straordinari delle banche centrali in stile QE.
Il post ha avuto, con mia sorpresa vista la banalità del contenuto, un numero importante di visualizzazioni e commenti, diciamo 10 volte più di quelle che avrebbe un articolo strutturato appena pubblicato su ICBS e rilanciato su LinkedIn.
La cosa mi ha fatto riflettere su quanto un social network come questo possa effettivamente essere utile nel diffondere contenuti educativi (anche se questo post non lo era), ma questo è un altro tema ancora.
Alcuni commenti di quel post erano la semplice constatazione dell’ovvio, altri incredibilmente spocchiosi e critici.
Un classico esempio del perché il mondo degli esperti della finanza fatica ad accreditarsi verso quel pubblico che i bancari o le autorità di vigilanza chiamano maldestramente “retail”. Io le chiamo persone e soprattutto il pubblico più giovane per fortuna ad un certo marketing dell’autopromozione non crede più (o almeno voglio sperare che sia così).
Nei commenti al mio post c’è chi ha dissentito scrivendo che investendo su X, Y e Z ha guadagnato un sacco di soldi. Chi confonde la performance YTD che ho utilizzato io (da inizio anno) con Y/Y (a un anno). Chi accampa l’incredibile valenza consulenziale dei consigli tattici. Infine, immancabile, il fenomeno che lui sì che sta guadagnando su tutto. Il che ci potrebbe anche stare. Tirando in aria una moneta e ripetendo l’esercizio 10 volte, non è impossibile che esca 10 volte testa (ricordati le scimmie di Markiel?). Se fosse stato Warren Buffett a commentare il mio post ok, mi sarei inchinato al re di Wall Street. Ma i curriculum dei critici sinceramente non giustificava tale gesto.
Ovviamente se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata una carriola, ma anche ammettendo che tutti questi poteri divinatori paranormali concentrati in poche persone si fossero rivelati reali, continuo da una vita a non comprendere perché l’investitore medio si dovrebbe ostinare irrazionalmente a non seguire quei consigli. Sì avete letto bene. Perché tutti quanti, me compreso, invece che aspettare con pazienza i ritorni di un investimento ben diversificato, non abbracciamo la tesi di questi moderni re Mida che trasformano in oro tutto ciò che toccano?
Ancora meno comprensibile mi è il perché il motivatore di turno ancora non abbia deciso di godersi la vita su qualche spiaggia tropicale con le immense ricchezze accumulate, invece di commentare quotidianamente sui social i post altrui e perdere sostanzialmente tempo prezioso della sua vita.
Ma vabbè questo è il mondo e la finanza non si smentisce, la conosco ormai da troppo tempo per meravigliarmi.
Se queste “annotazioni” a margine del mio post arrivano da personaggi che oggi si dipingono fenomeni e poi ieri (e magari domani), di fronte alle difficoltà, raccontavano (o racconteranno) che il mercato non capiva (o non capirà) le loro complesse scelte di investimento, costringendoli a mettere in archivio strategie mirabolanti vendute al povero cliente comune sotto forma di fondi o gestioni patrimoniali, beh allora tutti quanti noi del settore stiamo fallendo nel trasmettere un sano concetto di educazione finanziaria al mondo esterno, non rispondendo riga per riga alle critiche di certi personaggi.
Devo dire che a parte rare occasioni, anche tra i più influenti e celebrati personaggi della rete sulla materia finanza personale ultimamente sto notando un certo atteggiamento passatemi il termine, “conigliesco”. Molto meno “aggressivo” nei confronti di questa parte di pseudo professionisti della finanza. Complicità? Conflitto di interesse? Desiderio di evitare l’attacco frontale? Non lo so. Credo però che la loro (e la nostra, la mia sicuramente) missione educativa sia quella di smontare sistematicamente giorno dopo giorno favole e teoremi campati sul nulla.
Perché è ovvio che il mercato è una sintesi, una media di operatori che ogni giorno prendono posizioni diverse. Una media di qualsiasi cosa. Settori, geografie, società e tanto altro. Una media è sempre composta da chi fa meglio e chi fa peggio. Altrimenti non sarebbe una media.
Quello che le evidenze scientifiche hanno ampiamente dimostrato è che nel lungo periodo in pochissimi (e non sono certamente coloro che hanno commentato il mio post su Linkedin) fanno meglio del mercato al netto dei costi. Se lo fanno non sono comunque persistenti. E le stesse evidenze dicono che il market timing è un concetto tanto evanescente quanto impossibile da realizzare in modo sistematico.
L’investitore medio dovrebbe prestare attenzione soprattutto ai gradini della piramide finanziaria: obiettivi, capitale, piano e strategia di investimento. Definiti questi passaggi con la dovuta attenzione, allora arriva l’asset allocation.
Infine, per ultimi e meno importanti soprattutto se fanno parte del catalogo autunno/inverno 2025/2026 dei fondivendoli (chiedo scusa a Mr. Rip se rubo il nome che lui ha appioppato ai venditori di fondi), i prodotti finanziari che sono l’ultimo anello di una catena di risultati spiegati in larga parte dal lavoro precedente.
Ma naturalmente chi ci guadagna nel vendere certi prodotti/strategie, oppure chi ha fatto bingo nell’azzeccarli al momento giusto dopo una carriera da gestore abbastanza scadente e riciclato (e siccome negli anni passati ne ho conosciuti tanti anche tra chi commenta i mie post rientra in questa categoria), si guarda bene dall’evidenziare questi concetti.
Vi siete mai chiesti perché i gestori di fondi che hanno cambiato casacca mettendosi a fare altro nella vita (ma rimanendo sempre nel dorato mondo della finanza) non mettono mai nero su bianco le performance delle loro strategie passate chiuse, fuse o ancora moribonde?
Se i cosiddetti specialisti di mercato vanno in giro a raccontare che loro sì che sono stati fighi, veggenti, strateghi rispetto al resto dell’umanità, figuriamoci a valle di questa pletora di fenomeni cosa può accadere.
Persone alla ricerca disperata di una guida, per ovvi motivi sceglieranno la soluzione più semplice, sexy e veloce per raggiungere i propri obiettivi.
Nessuno mette in dubbio che guardare come vanno le cose sui mercati dopo 8, 9 o 10 mesi è inutile. La mia era solo una sintesi per comunicare in modo sintetico cosa stava accadendo nel 2025.
Dobbiamo ragionare nel lungo termine. Sempre, se l’obiettivo è tale. Nel lungo che diventa medio e poi breve se ci stiamo avvicinando al traguardo. Altrimenti il lungo termine diventa una scusa in ogni contesto.
Ma tutto sommato anche da questa ammucchiata di commenti sparsi qua e là nel post è uscito qualcosa di buono di cui fare tesoro.
Siccome praticamente nessuno nel lungo termine batte la media del mercato, allora ogni racconto del fenomeno di turno è una preziosa informazione per sfruttare il mitico concetto di ritorno verso la media e uscire immediatamente a gambe levate da quelle indicazioni “interessate” prima che la statistica faccia il suo doveroso corso. Oltre ovviamente a essere una preziosa indicazione di chi non dovrebbe essere il “consigliere” dei nostri risparmi.
Anche questa sarebbe educazione finanziaria, mettere in cattiva luce chi esprime cattivi concetti. Altrimenti saranno sempre più visibili e rispettati. E oggi mi andava di raccontarlo ai fantastici lettori di questo blog.
Ultima nota. Un doveroso aggiornamento al mio inutile post di agosto.
A poco meno di un mese dalla fine dell’anno il mercato ci sta consegnando un’annata sotto tono ma non negativa per l’azionario. Di deludente (ma non negativo) per i bond, di prevedibile per il cash, di sbalorditivo per l’oro fisico che si conferma (come fa da secoli) volatile riserva di valore “consigliando” alla scalpitante riserva di valore digitale di ripassare fra parecchie decine di anni prima di pretendere questo titolo nobiliare.

fonte JustEtf.com
Buon investimento.

Quello che mi è sempre piaciuto di questo sito/blog: competenza assoluta, estrema chiarezza nei contenuti, profonda umiltà, sconfinata disponibilità…ps sono su linkedin e so di cosa parli.
Un caro saluto da un vecchio amico (di AW e del sito)!
Gli amici, soprattutto quelli di vecchia data di questo blog, non ti tradiscono mai -) Grazie Erreffe!
Io trovo calzante il termine “fuffaguru”.