By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 9 Maggio, 2018|

E’ passato esattamente un mese dalla accesa discussione della “guerra commerciale” e dei dazi di Trump contro la Cina ed il commercio mondiale.

Un mese fa, tutti più o meno a strapparsi i capelli sull’inizio di una vera e propria guerra commerciale e sull’impatto nefasto che ciò avrebbe avuto sull’economia mondiale, sui mercati finanziarie e sui portafogli.

Qualcuno ne parla più? qualcuno si strappa ancora i capelli? Qualcuno è ancora preoccupato?

Ovviamente no, perchè sappiamo ormai da più newsletter a questa parte che i mercati sanno discernere gli eventi che veramente possono avere un impatto sui corsi degli investimenti e dei mercati azionari da quelli di facciata.

Si era scritto il mese scorso che i dazi erano dei tentativi, paradossalmente, da parte di Trump di aprire ancora di più mercati chiusi come quello cinese (ed anche europeo per certi versi) ed incrementare, ancora più paradossalmente, il commercio mondiale.

I mercati azionari da Aprile non hanno fatto altro che salire (vedere grafico qui sotto), anche se rimangono molto volatili e fondamentalmente piatti da inizio anno: italia (grafico rosso) +6%, America (in Euro Grafico blu) -2.4%, Germania (verde) -3%.

Italia (rosso), America (blu) Germania (verde).

Ora, ovviamente, c’è la nuova “apocalisse” giornaliera: magari passata un po’ inosservata, ma comunque questa sì di impatto importante.

E parliamo della crisi del Peso Argentino, dei tassi di interesse argentini che sono stati alzati al 40% settimana scorsa, del debito e del deficit argentino che sono tornati ad essere fuori controllo.

Il default dei bond argentini del 2001 è ancora una ferita aperta a livello mondiale, ma soprattutto qui in Italia. Con moltissimi risparmiatori che non hanno potuto rivedere i propri soldi per circa 15 anni quando, un paio di anni fa, finalmente l’Argentina ha rimborsato chi non aveva partecipato alla prima ristrutturazione (che aveva tagliato d’amblè il valore dei propri investimenti dell’80% per chi invece accettò all’epoca).

Non è bello nè scriverne, nè leggerne del default argentino, ma questa newsletter vuole mettere l’accento e far capire la connessione tra gli errori del passato, i rischi del presente ed il valore del consulente finanziario.

Il Lancio del bond argentino a 100 anni a fine Giugno 2017

A giugno 2017 fu lanciato il bond argentino a 100 anni (!)….100 anni! non so se mi sono capito? (come avrebbe detto il bravo presentatore Frassica degli anni ’80).

Certo, chi ha comprato sono stati soprattutto gli istituzionali (fondi pensione, assicurazioni, banche) che hanno bisogno di flussi di cedole costanti e continue nel tempo (il bond argentino ha una cedola fissa in $ del 7,9% – a qualcuno fischiano le orecchie?), ma so che ci sono stati anche investitori privati italiani.

Come dire, non si impara dai propri errori del passato in questo paese?

Forse una metafora proprio della stato in cui versa questo paese, con una memoria corta e la cancellazione mentale di quello che è stato nel passato: ma come si fa a comprare un bond Argentino, per lo più a 100 anni, dopo quello che è successo sui bond Cirio, Parmalat, Argentina (appunto), per non parlare dei disastri combinati dall’azzeramento delle azioni e (in alcuni casi delle obbligazioni) Monte dei Paschi, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza?

Il prezzo del bond Argentino nell’ultimo anno: – 16%.

Tanto per iniziare, il bond in un anno ha perso il 16% del proprio valore: con tanti saluti alla cedola del 7,9%.

Ma, in più, essendo noi investitori in EURO, abbiamo anche l’effetto cambio.

E, guarda un po’ che sfortuna, il dollaro ha perso nello stesso periodo contro EURO il 9,75%.

Quindi, algebra alla mano: -16-9,75+7,9 = -17,85%. Cioè la cedola ha compensato solo in parte per la perdita sul cambio, ma la perdita sul controvalore dell’investito (-16%) rimane tutta.

Quanti e quali rischi si sono assunti per andare dietro alla cedola del 7,9%?

La risposta già la sappiamo.

Quale è Il valore di un buon consulente finanziario?

Concludo quindi con il sillogismo finale di questo newsletter.

Poichè i mercati non hanno fatto granchè negli ultimi 6 mesi ed, anzi, in certi casi hanno solo corretto, a volte ci si chiede perchè si debbano pagare i consulenti finanziari quando i portafogli non salgono.

O, se non si mettono in discussione i loro “costi”, ci si chiede come mai non si fa niente sul portafoglio, non si movimenta, non si vende e compra.

La conclusione è che non sempre bisogna operare sui portafogli, soprattutto se poi i mercati sono laterali e volatili. Meglio attedere, soprattutto, se i portafogli sono ben strutturati.

Ma, soprattutto: quanto valore è stato aggiunto dal dissuadere investitori a comprare il bond con scadenza 2117 (!) al 7,9% di cedola? Un valore che è un multiplo del costo annuo del consulente.

Quanti soldi NON si sono persi seguendo il consiglio del proprio consulente ed evitando di seguire le sirene del cedolone?

Il consulente deve anche fare da albero maestro agli investitori (come nel bel quadro su Ulisse del primo ‘900 di Draper), per tenerlo legato alla realtà, farlo navigare tranquillo nei mari finanziari, non cadere nei tranelli delle sirene, all’interno del viaggio verso il raggiungimento dei propri obiettivi finanziari e di vita.

Condividi